Lavoro

Starbucks risponde a Trump con l’Immigration Advisory Program

L'azienda ha deciso di aprire uno sportello per consulenza legale gratuito rivolto a tutti i suoi dipendenti immigrati, veri partner su cui contare

Non possiamo nasconderlo, Trump sta sconvolgendo gli equilibri mondiali con la sua iniziativa di costruire un muro divisorio con il Messico o con la sua volontà di mettere al bando viaggiatori e lavoratori musulmani provenienti da una serie di Paesi considerati minaccia terroristica per gli americani.

Se le big company statunitensi sono a rischio boicottaggio come dimostra l’hashtag #AdiosProductosGringo, qualcuno ha già iniziato a correre ai ripari, come Starbucks che ha ribadito la sua volontà di continuare ad investire in Messico nonostante il blocco.

Ma non è finita qui, il gigante del caffè ha costituito uno sportello gratuito per la consulenza legale dei suoi dipendenti immigrati e le loro famiglie, preoccupati delle conseguenze delle nuove politiche di governo.

Starbucks tiene a precisare che i suoi partner rimarranno tali e che le sue politiche di assunzione puntano anche sui veterani e sulle nuove leve, giovani per i quali è stato creato un campus interno che dia loro la possibilità di studiare e realizzarsi.

Starbucks vs Trump, chi la spunterà?

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Una lettera ai dipendenti, ecco come Starbucks ha comunicato che continuerà ad investire sulle risorse umane, veri partner del suo business.

In particolare, i punti sui quali si concentra la comunicazione, sono: supportare i dipendenti, provenienti da situazioni disagiate o dall’estero, nel continuare a costruire il sogno americano così come assumere rifugiati o veterani favorendone l’inserimento nel mercato del lavoro, “costruire un ponte e non un muro con il Messico” dove Starbucks aveva e continua ad avere interessi nell’investire ed ampliare la sua rete di stores e partner, e infine la possibilità di accedere attraverso la company alla copertura assicurativa per i dipendenti e le loro famiglie.

Tornando, però, alla manovra di Starbucks in risposta al Trump Muslim Ban, l’azienda americana ha annunciato di aver aperto uno sportello di consulenza legale gratuito in collaborazione con Ernst&Young dove i dipendenti e le loro famiglie potranno recarsi per avere chiarimenti in merito allo status di immigrati post decreto. Tale possibilità rientra nell’Immigration Advisory Program e sarà totalmente gratuita, un’iniziativa volta a dimostrare, oltre che una grande filantropia, il valore che il brand ripone nelle figure che lavorano per l’azienda, considerate risorse strategiche.

Ma i piani per il futuro non riguardano solo Messico – dove Starbucks non ha intenzione di frenare gli investimenti – ed immigrazione, ma anche veterani e giovani con assunzioni che daranno la possibilità di ricollocarsi a diverse persone provenienti da estrazioni sociali completamente differenti tra loro.

Veterani e nuove leve, tutte le politiche di assunzione del gigante del caffè

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Il brand americano punta su veterani, rifugiati e giovani per il futuro, promettendo fino a 10.000 nuove assunzioni per le prime due categorie e creando un campus adatto a creare opportunità per i giovani tra i 16 e i 24 anni di età.

Nello specifico Stabucks ha sempre dimostrato un occhio di riguardo per i veterani ed i militari nelle sue politiche di sviluppo, creando store dedicati alla comunità militare, i cosiddetti Military Family Store localizzati vicino alle basi militari principali, per dare supporto alle comunità militari sparse sul territorio degli Stati Uniti e dove ex militari e mogli potessero trovare un lavoro e dare vita ad una carriera diversa da quella alle armi.

Ma Starbucks si è impegnato anche facendo una promessa di nuove assunzioni, 10.000 circa per questa categoria, entro il 2018.

Perché proprio le forze armate? Per le skill innate e la capacità di diventare leader di una community, vera forza che rende gli ex militari ottimi dipendenti e partner di sviluppo.

10.000 assunzioni in 75 diversi Paesi è questa la seconda strategia di sviluppo per Starbucks e che ha come protagonisti i rifugiati e gli immigrati di tutto il mondo e a cui si affianca il progetto di creare programmi di sviluppo per le zone meno sviluppate all’interno del territorio statunitense, per valorizzare e dare voce alle realtà locali partendo dalla formazione dei giovani futuri impiegati.

Insomma, Starbucks sembra essere un colosso mondiale ancora attento alle comunità locali  nelle quali apre i suoi nuovi punti vendita e filiali, rappresentando un’opportunità per tutti!

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Trump Executive Order, di cosa stiamo parlando?

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Abbiamo più volte citato, anche in apertura, l’Executive Order emanato da Trump, ma esattamente di cosa si tratta? In due parole una limitazione alla circolazione di stranieri all’interno degli Stati Uniti. Più approfonditamente, un blocco programmato per profughi, viaggiatori con regolare visto e lavoratori non statunitensi.

In particolare la restrizione ha colpito sette Paesi musulmani: Siria, Libia, Iran, Iraq, Somalia, Sudan, Yemen e rimarrà in vigore per almeno tre mesi, ciò vuol dire niente più profughi, ma anche lo stop al rinnovo automatico dei visti per lavoro e validità di visti per turismo, bloccando qualsiasi persona in partenza per gli USA da uno di questi Paesi.

L’esempio di Starbucks ispirerà altre aziende?

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