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Polygree, la startup italiana per il fact checking

"Una piattaforma online che nasce col preciso scopo di verificare gratuitamente e in modo scientifico e obiettivo qualsiasi informazione" - Jacopo Bernardini

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    Questo post è a cura di Michaela Matichecchia – consulente web marketing per Tourtools e docente di Ninja Academy

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    In una recente ricerca pubblicata dalla Stanford University emerge come l’82% degli intervistati (studenti nativi digitali) non sappia distinguere un contenuto pubblicitario da una notizia. Inoltre gli studenti intervistati hanno giudicato credibili notizie pubblicate sui social media senza verificarne la fonte, ammaliati più da immagini e formati che dal contenuto della notizia.

    In questo scenario, che molto probabilmente potremo rilevare anche in Italia, si fa largo una nuova startup, nata a Perugia quest’anno nell’ambito accademico universitario: Polygree.

    Oggi ho il piacere di intervistare uno dei nove soci e Amministratore Unico di Polygree, Jacopo Bernardini, dottore di ricerca in Teoria e ricerca sociale e politica, esperto conoscitore dei Millennial (ne ha discusso i tratti distintivi in I millennial. I tratti di una generazione, la difficile maturazione, Vega Journal, 10(1), 2014 e il comportamento elettorale online in Giovani nella rete della politica, FrancoAngeli, 2015), per parlare di Polygree e per capire insieme come social network, fact checking (verifica delle informazioni) e ricerca scientifica possano essere coniugate per la ricerca della verità.

    polygree

    Buongiorno Jacopo, ci puoi spiegare sinteticamente cos’è Polygree?

    Polygree è una piattaforma online che nasce col preciso scopo di verificare gratuitamente e in modo scientifico e obiettivo qualsiasi informazione, dalla notizia-bufala, ai dati di sondaggi di opinione, alle affermazioni di politici o di campagne pubblicitarie. Il processo di verifica è decisamente social: una volta che un utente ha segnalato un’informazione da verificare, tutti gli iscritti al sito possono votarla come vera o come falsa; la somma delle votazioni – ponderata da variabili relative al comportamento e ai dati socio-anagrafici dei votanti – determinerà un primo punteggio, lo User score.

    Una seconda valutazione sarà fatta dagli esperti in materia (accademici o professionisti), tramite una checklist di item inerenti la segnalazione. Il rating finale degli utenti esperti (l’Expert score) è dato dalla somma ponderata dei punteggi dei singoli item, ognuno dei quali ha un suo peso ben determinato

    Il meccanismo che verrà ad innescarsi ad ogni segnalazione affiancherà quindi il parere di due attori: la community e gli esperti. La sinergia tra i pareri e le valutazioni della massa e quelli degli esperti, tramite algoritmi dedicati, determinerà il rating di attendibilità finale dell’informazione (il Polygree score): un punteggio superiore a 3.0 contraddistingue l’informazione come vera, un punteggio inferiore come falsa.

    Jacopo, sembra che proprio i social media stiano generando nei più giovani confusione tra una notizia vera e una notizia falsa. Eppure Polygree si affida al social networking proprio per verificare la veridicità della notizia. Ci puoi spiegare come mai?

    Polygree: insieme per la ricerca della verità

    Credits: Adobe Stock #116358000

    Quella della verifica delle informazioni è una problematica sempre più presente e la ricerca che avete citato precedentemente ne è l’ennesima dimostrazione. La nostra soluzione si affida al social networking perché riteniamo si debba fare affidamento sulla condivisione delle conoscenze delle persone piuttosto che su complessi algoritmi che non potranno mai realmente comprendere scenari specifici. Come sostiene Surowiecki nella sua teoria della Saggezza della folla, una massa di individui può fornire una risposta adeguata e valida a una domanda.

    Recentemente, anche Google e Facebook hanno sviluppato codici – tutt’altro che convincenti – per distinguere le informazioni vere da quelle false. Il nostro approccio è significativamente differente, più orientato al qualitativo piuttosto che al quantitativo. Noi crediamo che non basti un algoritmo per distinguere il vero dal falso proprio come non è bastato un algoritmo per effettuare traduzioni. Il fattore umano e sociale è a nostro avviso fondamentale nella verifica dell’attendibilità di un’informazione.

    Pensi che Polygree possa aiutare i Millennial e i nativi digitali a capire realmente come verificare una notizia?

    Polygree: insieme per la ricerca della verità

    Credits: Adobe Stock #77928822

    Sin dalla progettazione, i Millennial hanno rappresentato il target ideale di Polygree, poiché naturalmente curiosi e tecnologici. Citando Prensky, sono loro i nuovi saggi: i saggi digitali. Ma non solo: come ho sempre sostenuto, i Millennial sono una generazione fortemente razionale e pragmatica: per loro, la ricerca della verità spesso supera la fede in un’ideologia e il nostro non può che rappresentare un utile strumento a una loro naturale propensione.

    Proprio ieri ho letto uno studio interessante di Walter Quattrociocchi, coordinatore del Laboratorio di Computational Social Science dell’IMT di Lucca. Il succo della ricerca era semplice: anche nell’epoca di Internet, se una persona vuole credere a una bugia, lo farà. Anche di fronte ad evidenze che smentiscono palesemente le sue convinzioni.

    La mia interpretazione – seppur diversa da quella di Quattrociocchi – rimanda tutto a una questione di cristallizzazione dei valori e successiva difesa a tutti i costi degli stessi, tipica dei tardo-adulti contemporanei. Ma i Millennial sono diversi, si distinguono dalle generazioni precedenti per essere maggiormente pragmatici e meno idealisti. Mettono costantemente in questione i loro stessi ideali – ancora non cristallizzati e maggiormente intercambiabili rispetto al passato – sono più diffidenti e usano numerosi canali per informarsi. È stata, la rete che è cresciuta assieme a loro, ad aver plasmato questo approccio multidimensionale alla “realtà”, questa maggior apertura mentale e, sicuramente, questa propensione a mettere sempre tutto in discussione, anche le loro stesse identità. Perché il “vero” vale più di un’idea.