Social media

7 vizi dei social media, visti con gli occhi di Shakespeare

Vanità, incomprensioni, bufale ma anche attesa e amore. Nell'anniversario dei 400 anni dalla morte, il Bardo ci aiuta a fare chiarezza sulle nostre ossessioni. Sì, anche su quelle online.

L’eco delle celebrazioni dei 400 anni dalla morte di William Shakespeare arriva da tutto il mondo. Il 2016 è un anno importante per la storia della letteratura occidentale e l’Italia, si sa, è stata sempre un posto speciale per il Bardo (che forse non vide mai il nostro paese con i propri occhi, ma cosa importa!). Per un paese speciale, c’è una regione ancora più iconica: è il Veneto di “Giulietta & Romeo”, de “La Bisbetica Domata”, di “Othello” e di quel “Mercante di Venezia” che prende ispirazione a piene mai dai luoghi storici del Ghetto, che proprio quest’anno (meraviglia della storia!) ricorda i 500 anni dalla sua istituzione.

ghetto

Tra le numerose iniziative culturali che stanno proliferando merita una menzione speciale “Shakespeare in Veneto“, un inedito tour teatrale nei luoghi storici delle opere del poeta di Stratford-upon-Avon.

Tra i talentuosi attori della compagnia (impegnati in ben 60 spettacoli fino a dicembre) c’è Giulia Bisinella, una giovane bellunese, dal sorriso contagioso e dalla bellezza un po’ retrò. Nata tra le dolomiti sfoggia un perfetto accento british. Da dieci anni vive a New York, dove lavora nel circuito di Brodway. Un’artista “in fuga”, tornata in italia giusto in tempo per una #ShakespeareWalk nel centro di Verona, per interpretare “Othello” (nel ruolo di Desdemona), “Il Mercante di Venezia” (Porzia) e, naturalmente, per avventurarsi con noi alla scoperta dei vizi più diffusi negli utenti dei social media.

Aiutandoci a non cadere nell’errore di Romeo e Giulietta, la tragedia dell’amore impossibile. “Io direi più la tragedia della mancata tempistica“, precisa Giulia, “O meglio ancora, della mancata comunicazione“. Su il sipario.

Giulia Bisinella

La vanità

Tra i vizi più diffusi nei social c’è sicuramente quello della vanità: filtri che fanno apparire tutti bellissimi e felici, selfie studiati ad hoc per prendere più “mi piace” possibile e altri stratagemmi.
Mostrarsi come non si è realmente è diventata la norma, eppure a differenza dell’era analogica, questa consuetudine va oltre la foto incorniciata in cui siamo “venuti bene” al mare, diventando la forma stessa della conversazione. Un mercato del pesce per corrispondenza insomma, in cui si vende agli altri un’apparenza spesso artefatta dalla realtà. Esiste un momento in cui il filtro smette di essere solo un trucco e diventa convinzione?
Il confine è sottile: “Tutto questo mi ricorda molto Rosalind quando rimprovera Phebe“, ci racconta Giulia, “A causa della sua vanità rifiuta le gentili attenzioni buon Silvius solo perché si crede migliore di lui“. L’opera in questione è “As you like it“, (“Come vi piace“), e quella ci propone Giulia è la Scena V dell’Atto III.

«E per quale ragione, se m’è lecito? Quale donna ha potuto
esserti madre che puoi coprir d’insulti, ed esultarne,
questo meschino? Per quale ragione, sprovvista come sei d’ogni bellezza –
perché di bello in te non so vedere più di quanto ne veda
andando a letto senza candela –
devi tu mostrarti con lui così spietata e presuntuosa?…
E che hai, che mi ficchi gli occhi addosso in questo modo?
In te non vedo nulla di più di quei prodotti
che Natura mette in vendita, grossi e dozzinali..

Prodotti grossi e dozzinali“: è così che Shakespeare giudica le vanità di Phebe. E alla fine la vera eroina è Rosalind: “Una donna brillante e intelligente, ispirazione di spontaneità e bellezza naturale per tutte“, ci tiene ad aggiungere Giulia, che non ha mai smesso di preferire gli applausi ai like.

selfie

L’ossessione del controllo

L’ossessione della vita degli altri è proprio un brutto vizio: i social media ci spingono a cadere nella tentazione di sbirciare tutti e in qualunque luogo. Ingordi di informazioni e contenuti, scambiamo la nostra home con il mondo, nell’illusorio tentativo di aver tutto sotto controllo. Dall’amica conosciuta in quella vacanza di tanti anni fa, al collega di lavoro; sappiamo cosa succede, anticipiamo le mosse, ci mostriamo migliori. Ma l’ossessione del controllo può diventare pazzia, distogliendoci dagli obiettivi primari della nostra vita.

Andiamo in Scozia, Giulia? “Certo. In ‘The Tragedy of Macbeth’- Atto III Scena IV, Macbeth parla al fantasma di Banquo che gli appare nella sala da pranzo, davanti a tutti gli ospiti. Solo lui lo vede, solo lui ne è spaventato. L’ossessione di aver tutto sotto controllo, al fine di portare a termine i propri piani, lo conduce alla follia“.

«Indetro! Vattene dalla mia vista! Ti nasconda la terra!
Senza midollo sono le tue ossa, il tuo sangue è gelato,
Non hai sguardo negli occhi
Che mi tieni fissi addosso!»

macbeth

Il Fraintendimento

Tra la sintesi forzata di Twitter, o uno status scritto in maniera troppo frettolosa su Facebook, il fraintendimento è sempre dietro l’angolo della tastiera. Attenti a cosa scrivete dunque, perché qualcuno potrebbe non comprendere bene le vostre intenzioni: proprio come quando Cassio rivela a Iago cosa pensa di Desdemona. “Cassio tutto immagina fuorché le sue parole possano essere travisate e usate contro di lui“. Quelle parole innocenti serviranno invece a Iago per creare un capo d’accusa contro il buon luogotenente.

«She’s a most exquisite lady. […]
She’s a most Frau and delicate creature. […]
An inviting eye, and yet, methinks, right modest. […]
She is indeed perfection. […]»

Dietro il fraintendimento verbale si cela sempre una trappola, che può diventare gaffe, errore, epic fail. Ma il fraintendimento è anche negli occhi di chi legge, o nell’insicurezza di chi ascolta: “Per questo non definirei Othello un’opera sulla gelosia, ci spiega GiuliaMa una tragedia d’invidia e inadeguatezza, stati d’animo spesso all’origine dei fraintendimenti“.

othello

Credere nelle bufale

Non conta il ceto sociale, l’età o la preparazione, la bufala – prima o poi – colpisce tutti. Ci troviamo dentro “Twelfth Night, or What You Will” (“La Dodicesima Notte“, o “Quel Che Volete“) – Atto II Scena V. “Malvolio riceve una lettera che crede scritta dalla sua Signora in cui gli vengono fatte strane richieste. Tuttavia, amandola follemente ed essendo convinto che il suo amore sia contraccambiato, farà quanto richiesto per poi essere preso in giro fino alla fine“.

«Sarò quello che lei vuole ch’io sia. Non son vane illusioni queste mie, divagazioni della fantasia: perché tutto m’induce ormai a crederlo: la mia padrona mi ama. Fu lei, difatti, ancor recentemente, ad ammirare le mie calze gialle e a lodar le mie gambe perché portavan giarrettiere a croce; e debbo dire ch’è proprio su questo ch’ella qui si palesa all’amor mio e mi esorta, anzi quasi mi comanda di non abbandonar queste abitudini, per il suo personale gradimento. Ringrazio le mie stelle!… Son felice. Me ne starò in superbia, distaccato, con calze gialle e giarrettiere a croce; anzi, le vado subito a indossare. Sia lode a Giove e alla mia buona stella!»

Spesso chi crede nelle bufale è anche convinto di essere quasi un illuminato, uno dei pochi che riesce a vedere al di là del sentire comune. Commenta Giulia: “Nonostante sia un servitore, Malvolio sembra avere un’alta considerazione di sé rispetto agli altri personaggi. Ma le sue sono presunzioni, viste da fuori, possono fare perfino tenerezza. Forse per dargli una lezione, gli altri personaggi lo trattano come una marionetta, prendendolo in giro fino a tormentarlo“. Vittima (o carnefice?) predestinato, l’erede del “fool” shakespeariano è l’orgoglioso appartenente alla “legione di idoti” (come ebbe a dire Eco) che affollano i social?

Chi crede nelle bufale spesso è proprio il “fool”, lo sciocco. Ma “fool” in Shakespeare ha numerosi significati: può essere l’ingenuo inconsapevole di ciò che lo circonda ma anche l’imbroglione. Quest’ultima, categoria, ben più pericolosa, può essere paragonato al “troll” di oggi. Due facce della stessa medaglia, insomma: spesso è un “fool” sia chi crede nelle bufale che chi le crea.

fools

Immaginare chi ci piace senza averlo mai visto

Tra i molti contenuti multimediali a disposizione, che si fanno beffa della privacy, l’immaginazione corre veloce trovando appigli in foto, video, status e interessi condivisi. Nell’era dei social l’infatuazione inizia molto spesso ben prima dell’incontro, ma tutti i pretendenti saranno di buon cuore come Bassanio e tutte le donzelle saranno davvero belle e assennate come Porzia?
Benvenuti in “The Merchant of Venice” (“Il Mercante di Venezia“), nel momento in cui Bassanio descrive ad Antonio, ricco mercante, la donna di cui è innamorato, Porzia, di cui però ha solo sentito parlare. Un’idealizzazione a due livelli: la bella ereditiera di Belmonte propone, a tutti i suoi numerosi spasimanti, il suo celebre enigma: dove si trova il ritratto, nello scrigno d’oro, in quello d’argento o in quello di piombo? “Quale migliore storia di quella in cui la fortuna aiuta gli audaci?“, si chiede Giulia, che sceglie per noi la Scena I dell’Atto 1:

«A Belmonte vive una signora, orfana e ricca, ed è bella,
E ciò che è più bello ancora,
Ha meravigliose virtù. Una volta dai suoi occhi ho ricevuto dolci messaggi muti.
Il suo nome è Porzia, in nulla inferiore
Alla figlia di Catone, la Porzia di Bruto;
Né il vasto mondo ignora il suo valore,
Poiché i quattro venti vi spingono da ogni costa
Rinomati pretendenti, e i suoi riccioli solari
Le scendono sulle tempie come un vello d’oro,
Che fa della sua sede di Belmonte una spiaggia della Colchide,
E molti Giasoni vengono alla sua ricerca».

Sedurre col la parola scritta

Se c’è una cosa certa, in tutta questa storia dei social e delle conversazioni online, è che le persone oggi scrivono moltissimo, forse più che in ogni altra epoca passata. “Se c’è un’altra cosa certa, tra le tante teorie su Shakespeare (‘era una compagnia di attori’, ‘era una donna’, ‘è veramente esistito?’), è questa: sapeva parlare d’amore”. Giulia su questo punto di scioglie un po’: “Dell’amore sapeva descrivere i dolori e le gioie, i desideri, le aspettative, le sensazioniNon è facile mettere su carta quello che si prova. A volte si usano citazioni di altri, ci si avventura in metafore per schermare i propri sentimenti, ci si sente inadeguati perché incapaci di esprimersi. Non Shakespeare: il Bardo scrisse tutte le possibili emozioni. Non solo, le mise anche in versi per la delizia dei nostri occhi e per farci sospirare“.

Sonnet #18 – Sonetto n° 18 – “Shall I Compare Thee To A Summer’s Day?” Probabilmente, il più noto e amato dei sonetti, cantato perfino da David Gilmur, in una celebre performance.

«Devo paragonarti a una giornata estiva?
Tu sei più incantevole e mite.
Impetuosi venti scuotono le tenere gemme di maggio,
E il corso dell’estate e’ fin troppo breve.
Talvolta troppo caldo splende l’occhio del cielo
E spesso il suo aureo volto e’ offuscato,
E ogni bellezza col tempo perde il suo fulgore,
Sciupata dal caso o dal corso mutevole della natura.
Ma la tua eterna estate non sfiorirà,
Né perderai possesso della tua bellezza;
Né morte si vanterà di coprirti con la sua ombra,
Poiché tu cresci nel tempo in versi eterni.
Finché uomini respirano e occhi vedono,
Vivranno questi miei versi, e daranno vita a te»

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La fretta

Nell’epoca della frenesia informativa, ogni contenuto nasce con una data di scadenza. Spesso le notizie si rincorrono tanto velocemente da rendere lento persino Google. Nell’epoca del fare-tutto-e-farlo-subito il rischio è di trascurare il presente, alla continua ricerca del momento successivo. Forse la fretta non sarà sempre cattiva consigliera, ma certamente non aiuta a vivere serenamente. Non potevamo che chiudere con l’opera più celebrata di Shakespeare: Giulietta attende Romeo per la notte di nozze e invita la notte a far presto; il suo monologo, “Gallop apace” è tra i più amati di tutta la storia della letteratura.

«Galoppate veloci, o voi corsieri dai garretti di fuoco, galoppate all’alloggio di Febo; un bravo auriga come Fetonte avrebbe già frustato il vostro ardore a raggiunger l’occaso, per ristender più presto su di noi il manto della nebulosa notte. E tu, notte, tu pronuba agli amori, ammantaci della tua nera veste, sì che possan le palpebre del giorno chiudersi finalmente sulla terra e il mio Romeo possa balzare qui, tra le mie braccia, da nessuno visto, e da nessuno udito. Per celebrare i riti dell’amore gli amanti vedon bene anche di notte, illuminati dalla lor bellezza; perché se è vero che l’amore è cieco, il buio della notte è il suo elemento. Scendi, o notte solenne, tu, matrona sobria matrona mia nero-vestita, ad insegnarmi come devo perdere una partita vinta, la cui posta son due verginità incontaminate».

Christian Mueller / Shutterstock.com

Christian Mueller / Shutterstock.com

Siete più savi o più folli?

In quale vizio vi siete ritrovati, al termine della nostra rassegna? Siete più folli, più sciocchi o peccate d’arroganza considerandovi saggi? In tempi in cui, a causa dei social, viene dato peso al parere di ogni sciocco, è bene rammentarsi le parole di Shakespeare. Giulia ci tiene ad un gran finale, con una vera perla tratta da “As You Like It” (“Come vi piace“): «The more pity that fools may not speak wisely what wise men do foolishly» ovvero, «Tanto peggio se i folli non possono dire da savi le cose che i savi fanno da matti».