App of the Week

Cyberbullismo e anonimato: il caso dell’app Blindspot

Con Blindspot puoi inviare messaggi anonimi, ma le critiche non si fanno aspettare

L’app di cui parliamo oggi nella nostra rubrica App of the Week non è tra le nostre preferite, ma è indubbiamente un’app che ha fatto molto parlare di sé nel mondo e ha generato numerose critiche, anche molto accese.

Disponibile gratuitamente per Android e iOS, Blindspot è un’app di messaggistica one-to-one sviluppata  da Shellanoo Group, consente di inviare messaggi, note vocali, video e foto in maniera assolutamente anonima alle persone presenti nella tua lista contatti. Chi non possiede l’app non è escluso, sarà avvisato da una notifica e sarà invitato a scaricare Blindspot per accedere al contenuto. L’app ha ricevuto investimenti da celebrity come il proprietario della squadra di calcio Chelsea, Roman Abramovich e dagli artisti will.I.am e Nicki Minaj.

Bene, quello che resta da chiedersi è: perché inviare un messaggio anonimo? Per fare uno scherzo forse? Per dichiararsi alla persona amata perché manca il coraggio di farlo? Forse sì, a volte no!

Più spesso succede che evitiamo di farci riconoscere quando sappiamo che il nostro modo di agire non può essere reputato positivamente, quando quello che devi dire ha poco a che fare con sincerità, onestà e rispetto. Se anche tu sei d’accordo, sarà facile per te immaginare che per molti Blindspot non fa altro che legittimare bullismo, molestie sessuali e tutto ciò che può nascondersi dietro il mondo dell’anonimato.

Un’app troppo onesta o pericolosa?

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Come abbiamo già anticipato sopra, l’app non ha ricevuto una buona accoglienza né al di fuori degli app store, né al loro interno: al momento le recensioni nel Play Store sono molto negative. In Israele, luogo d’origine dell’app, alcuni membri del parlamento, esperti e opinion leader, nonché i giovani israeliani, ne hanno discusso pubblicamente e hanno manifestato il loro dissenso presidiando i social network con i loro reclami, oltre ad unirsi nella protesta contro Blindspot creando un video in cui si chiede chiaramente la morte della app.

L’applicazione è finita una settimana fa sotto il fuoco dei membri di una commissione della Knesset, il Parlamento israeliano. Durante un incontro, il deputato israeliano Merav Ben Ari si è detta preoccupata perché l’app potrebbe incoraggiare il cyberbullismo tra i giovani e avere responsabilità negli episodi di suicidio delle vittime.

Ben Ari ha affermato in seguito ad una riunione della commissione che “durante le due ore non abbiamo sentito nemmeno una cosa che era buona di questa applicazione”.  Ma David Strauss, portavoce della società sviluppatrice di Blindspot, ha risposto che l’anonimato online è  “semplicemente una evoluzione, che piaccia o meno”.

Ecco uno dei video di protesta contro Blindspot:

 

Nonostante le critiche e le proteste degli utenti, effettivi e potenziali, e all’attivismo di vittime di cyberbullismo, il team della app si difende ancora dicendo:

Blindspot non dovrebbe essere incolpata per le azioni dei suoi utenti, le persone potrebberlo usarlo per amore, situazioni romantiche.

E ancora:

Blindspot è l’evoluzione della messaggistica […] Consente agli utenti di dire ciò che vogliono realmente dire e non quello che ci si aspetta, ciò che si “dovrebbe” dire. Per le persone timide Blindspot è lo strumento per essere oneste senza paura.

In una delle ultime dichiarazioni Shellanoo Group infine rifiuta le critiche affermando:

Blindspot non è la prima applicazione anonima ma è di certo la più popolare. Inoltre i messaggi non sono pubblici ed esistono comunque delle precauzioni.

In effetti l’app prevede delle misure di sicurezza per chi non adotta un comportamento rispettoso, poiché le persone invadenti, insistenti o che feriscono in qualche modo la sensibilità del ricevente possono essere segnalate e bloccate all’istante. Inoltre se lo stesso mittente viene bloccato da almeno tre persone, sarà estromesso dalla app.

Insomma, Blindspot non vuole saperne in merito alle accuse che le sono state rivolte, continua a testa alta senza mostrare alcun dubbio sull’ambivalenza d’uso della propria app e sulla sua potenziale pericolosità, anzi, stando alle loro dichiarazioni il successo non manca: a un mese dal lancio gli utenti sono 750.000 e i messaggi inviati ammontano a 60 milioni.

Un dato che, comunque sia, fa riflettere e suscita una domanda: ne avevamo veramente bisogno? Sei d’accordo nel ritenere l’anonimato un’evoluzione nel campo della messaggistica o ritieni che, per valutarla soltanto positivamente, tra i rapporti umani ci sia ancora qualcosa da risolvere?