La casa del 2020? Eccola, nelle 7 previsioni di IKEA

Il responsabile di produzione IKEA Marcus Engman ci racconta come vivremo nel futuro

Come tutto anche il nostro modo di vivere e abitare evolve: cambiano l’esigenze e con queste le strutture, l‘arredamento, la funzionalità degli oggetti. Un’evoluzione la cui interpretazione diventa sfida chiave per proporre soluzione e rimanere protagonisti nel mercato. Ikea che da sempre fa dell’innovazione uno dei suoi tratti distintivi non poteva certamente sottrarsi a questa sfida. Non affatto un caso per chi conosce l’azienda svedese, da sempre in prima linea nel proporre al proprio pubblico un approccio sempre nuovo e distante dai soliti schemi: design, comunicazione, proposta commerciale, non c’è tratto che non sia influenzato da questa visione. Chi meglio quindi di Marcus Engman, responsabile Ikea per la progettazione di nuovi prodotti, poteva darci qualche previsione sulla casa del futuro?

La casa, uno spazio sempre più “fluido”

Per consuetudine e tradizione siamo sempre stati abituati a pensare alla casa come un’ambiente “fisso”, caratterizzato da una struttura e composizione molto rigida. Una camera con letto e armadio, una sala con divano e tv, schemi ordinati che nel prossimo futuro potrebbero scomparire. La continua urbanizzazione (entro il 2017, l’Organizzazione Mondiale della Sanità prevede che la maggioranza delle persone vivrà nelle aree urbane) sta spingendo verso spazi abitativi sempre più piccoli e soprattutto eclettici, capaci cioè di reinventarsi ed avere spesso utilizzi molto differenti.

Un cambiamento che segnerà profondamente anche l’arredamento, con oggetti che dovranno essere ibridi,  in grado di rispondere contemporaneamente a esigenze molteplici. Il classico divano sarà anche letto e perché no, luogo dove mangiare. “Stiamo già assistendo all’acquisto di molti più divani letto che divani”, dice Engman. Un trend che non smetterà e che potrebbe far diventare il nostro vecchio caro divano il centro della casa: un mobile multi-uso dove socializzare, riposarsi, mangiare.

Ben presto, uno sgabello potrebbe essere il mobile più importante

 

Come detto dovremmo abituarci a vivere spazi sempre più ridotti e conseguentemente meno ammobiliati. La contaminazione diverrà l’elemento essenziale in fase di progettazione, trasformando gli odierni mobili in elementi polifunzionali. Dice Engman:

 “È possibile che presto uno sgabello diventi uno dei pezzi più importanti dei mobili nella vostra casa, perché può fare così tante cose oltre essere uno sgabello. Si può usare come un comodino, una sedia, un tavolino o una scaletta e si può facilmente progettarli per renderli componibili.

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La fine delle “case magazzino”

La casa è sinonimo di memorizzazione. Ogni angolo di essa presenta strutture atte a conservare i nostri oggetti: cassettiere, armadi, librerie, mensole CD. Un’abitudine che già sta svanendo, stretta tra la limitazione di spazio degli appartamenti odierni e le nuove tecnologie di archiviazione che non necessitano di spazio fisico (cloud). Un minor numero di oggetti che ci porterà a migliorare il nostro rapporto con questi, spingendoci a renderli visibili e parte essenziale dei nostri spazi.

Vetrine e mensole aperte prenderanno il posto degli attuali armadietti e mobili chiusi, per accentuare il carattere esibizionista della casa. La gente vuole mettere in mostra le loro collezioni, non nasconderle e proprio per questo gli oggetti dovranno essere funzionali oltre che estetici, così da rispondere alle necessità polifunzionali a cui andremo in contro.

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Mobili intelligenti

Ecletticità che farà rima con intelligenza e con oggetti sempre più smart. Un esempio? Torniamo da Ikea. L’azienda svedese ha annunciato che lancerà a breve una serie di lampade capaci di caricare wireless dispositivi che supportano tale standard. Un primo piccolo passo verso un futuro in cui mobili e tecnologia conviveranno al meglio. Ciò non significa che i mobili diverranno presto gadget, ma che saranno in grado, grazie a nuove funzionalità, di far diventare la vita di casa più semplice e migliore. Un domani in cui la gente potrebbe scaricare un aggiornamento come oggi fa con lo smartphone e quindi aggiungere nuove features ai  propri mobili.

Una partita che suscita grande interesse tra i produttori. Non a caso Ikea ha presentato all’ultimo Salone del Mobile una cucina smart molto simile a ciò che potremmo ospitare in casa nostra negli anni a venire.

Il flat design al servizio del packaging

Parlando di Ikea, come si poteva non parlare di packaging? L’azienda svedese ha rivoluzionato il mercato con i suoi celebri kit di montaggio, croce e delizia di milioni di clienti. Sull’argomento packaging Engman è piuttosto diretto:Siamo sempre alla ricerca di imballaggi flat, una soluzione per rendere finalmente le spedizioni sostenibili e vantaggiose. I prossimi anni saranno chiave in tutto ciò e vedranno secondo Engman le aziende sempre più impegnate per trovare soluzioni d’imballaggio migliori, così da incentivare l’acquisto e ridurre il costo dei prodotti.

Una direzione potrebbero essere gli studi del MIT su materiali 4D programmabili, capaci di assumere forme se scaldati o bagnati. Sistemi avveniristici e probabilmente lontani, in grado però di tramutare in realtà questa volontà sempre più flat.

Parola chiave: personalizzare

La passione per la customizzazione, una volontà che conosciamo bene già oggi. Chiunque di noi, seppur in piccolo, vi è rimasto colpito. Una passione che è troppo spesso sinonimo di tempo e costi alti ma che non può non essere considerata dalle aziende. La personalizzazione, la capacità di rendere un oggetto unico e più vicino possibile al desiderio dell’utente/cliente, è probabilmente la frontiera più rilevante nel home design, ma non solo.

Una vera sfida per gli attuali player del mercato, una sfida promettente ma difficilmente conciliabile con le caratteristiche della produzione di massa. I diversi esperimenti che hanno visto la luce oggi indicano quanto rappresenti una priorità, un’eccezione che in futuro potrebbe diventare regola.

L’emozione del tatto

Le persone passano la maggior parte del loro tempo a toccare schermi, dice Engman. Una necessità irrinunciabile che può diventare noiosa, appiattendo le sensazioni tattili. Proprio per questo nelle abitazioni del futuro troveranno spazio tessuti strani e fortemente materici, progettati appositamente per contrastare l’effetto piatto dei touch screen.

Materiali capaci di emozionare ricordandoci un senso sempre meno stimolato e al tempo stesso aggiungere valore agli oggetti della nostra quotidianità.

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