Big Data, automation e intelligenza artificiale ci ruberanno davvero il lavoro?

La tecnologia e le innovazioni ci facilitano la vita, ma ci sono anche dei rischi dietro le loro applicazioni

Quando durante la rivoluzione industriale furono introdotte per la prima volta le macchine, molti operai iniziarono a lamentarsi, dicendo che li avrebbero sostituiti poco a poco. In effetti così fu, ma solo in parte.

Nonostante le macchine avessero aiutato a velocizzare alcuni processi, l’uomo svolgeva sempre un ruolo fondamentale nel far sì che tutto filasse liscio, con un ruolo di supervisore su macchine che dipendevano sempre e comunque dal controllo manuale. Insomma, le macchine erano e sono ancora soltanto ammassi di metallo senza capacità decisionali e prive di un’intelligenza vera e propria.

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L’avvento di internet e l’intelligenza artificiale

Internet ha rivoluzionato tutta una serie di attività che prima eravamo abituati a svolgere manualmente. Online la fisicità si appiana e anche le nostre azioni sono soltanto bit e pixel in movimento, imitabili anche da un bot. Insomma, non esiste il lavoro manuale e le nostre azioni possono essere intraprese anche da una macchina.

Federico Pistono ha delineato nel suo libro “I robot ti ruberanno il lavoro ma va bene così” uno scenario alla Skynet in cui le macchine svolgeranno quasi ogni attività, e meglio di noi.

Oggi sofisticati algoritmi permettono di prevedere, grazie ai cosiddetti Big Data, cosa succederà nel breve e lungo termine. In qualsiasi ambito e settore.

Big Data, automation e algoritmi al lavoro

Esistono già startup innovative che stanno lavorando per cambiare “per sempre il modo di interpretare i dati ed il modo in cui vengono applicati“.

Tra queste la Data Robot. Già il nome da solo lascia presagire di cosa si tratta. Con 20 milioni di finanziamento, un team di ingegneri e data scientist sta sviluppando un algoritmo in grado di fare esattamente tutto quello che un uomo “pensante” oggi può concepire.

In pratica è possibile sapere se assegnare o meno una polizza in base allo storico personale, professionale e attitudinale di una persona. Predire l’andamento di una squadra durante il campionato o valutare quali giocatori acquistare e quali no. Lo stesso applicato in finanza, real estate, healthcare ed altri settori. Questi dati svolgono in parte quello che oggi può essere fatto attraverso un’investigazione approfondita ma potenziati da variabili in grado di predire addirittura il futuro.

Oggi i social network aiutano molto ad analizzare i comportamenti di una persona o il sentiment riguardo ad una particolare notizia o fatto accaduto.

Tutte queste informazioni sono le stesse che influenzano le fluttuazioni in borsa e sono le medesime che possono essere analizzate da macchine (o computer).

Insomma quando Big Data, intelligenza artificiale e automation si incontrato creano entità pensanti in grado di prendere decisioni strategiche sulla base di numeri, esperienze e statistiche. Molto meglio di un uomo poiché privi dell’emotività che a volte influenza decisioni critiche.

Non solo dati ma anche azioni

Alcuni potrebbero pensare che questi modelli predittivi servano solo a considerare le alternative migliori e che sia comunque sempre necessaria una persona per stabilire la decisione finale.

Non è così. Prendiamo The Grid, ad esempio. L’algoritmo di questa nuova startup, ancora in beta, non solo analizza i dati ma li utilizza per creare e sviluppare siti internet. Il tutto in completa autonomia.

Il futuro delle vendite

Un discorso simile è quello che coinvolge il mondo del Marketing Automation. Con questa definizione si intendono tutti quei processi o software automatizzati che partono dall’acquisizione di potenziali clienti (lead generation) alla conversione in clienti (lead nurturing). Un esempio? Quando scaricate un e-book gratuito su un sito che avete visitato, il vostro contatto email entra a far parte di una semplice newsletter oppure in un funnel di vendita. Nel secondo caso, partiranno una serie di email automatiche atte ad instaurare un rapporto di fiducia ed una relazione tra brand e futuro cliente.

Queste email, inviate lungo un lasso di tempo preimpostato, sono spesso formative e servono a mostrare in maniera efficace come il prodotto o servizio in questione possa aiutare a risolvere un problema. Al termine di queste email automatiche ci sarà la call to action che spinge l’utente ad effettuare l’acquisto.

Questo processo  sostituisce ed automatizza tutte le classiche visite commerciali che un tempo l’account di turno era costretto a fare prima di concludere una vendita: conoscere il cliente, instaurare un rapporto di fiducia, capirne la necessità e fugare domande o obiezioni.

Se a tutto ciò abbiniamo modelli predittivi e intelligenza artificiale potremmo sapere in anticipo quali clienti stiano cercando un fornitore, individuare il contatto in questione ed avviare in maniera automatica un approccio commerciale.

Il fattore umano

Resta una domanda: ma che fine faranno i rapporti umani che sono alla base di qualsiasi relazione?

Tutti questi processi, seppur automatizzati, richiederanno sempre una decisione alla fonte. Il potere decisionale sarà affidato però a poche persone che controllano aziende o sistemi automatici al servizio dell’uomo.

Il mondo online sta piano piano sgretolando le relazioni lavorative e umane. Ci sono centinaia di lavori su internet dove il contatto con altre persone è ormai ridotto ad una chiamata su Skype o ad uno scambio di mail. E se questo modo di lavorare da una parte ci dà la libertà di muoverci o lavorare dove vogliamo, dall’altra ci vincola ad adattarci ad un contesto liquido ed in continua evoluzione.

Tutto ciò ci faciliterà il lavoro fino al punto di sottrarcelo completamente?

Se un algoritmo ed un’intelligenza artificiale sono in grado di prendere decisioni per noi, pensare e agire, cosa risponderemo quando ci diranno: “sei licenziato”?