Marxismo 2.0: la Rivoluzione Permanente è digitale? [GUEST POST]

Tra sharing economy e mobile society, alcuni penseri su come il digital riesca a riattualizzare il pensiero marxista

Federica Comi

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    Questo articolo è scritto da Giorgio Triani: sociologo e giornalista. insegna all’università di Parma.

    Forse il successo de “Il capitale nel XXI secolo” di Thomas Piketty tradisce l’inconsapevole consapevolezza ( se mi si passa l’ossimoro) che un pensiero/pensatore (Marx e il marxismo) liquidati nei decenni passati come irrimediabilmente vetusti tornino invece di prepotente attualità.

    E’ lo sviluppo fantastico del mondo web&social il motore del marxismo 2.0. Ciò nel contesto assolutamente paradossale di un’innovazione che attualizza situazioni, atmosfere, sentimenti antichi. Un “futuro (tra)passato” (altro ossimoro) che registra il probabile prossimo inverarsi di numerose “profezie” marxiane e marxiste, cioè strettamente attinenti a Marx e alle varie vulgate fiorite sulle sue teorizzazioni.

    Ovviamente quelle che seguono sono solo suggestioni, ipotesi e similitudini però molto sollecitanti sotto l’aspetto non solo intellettuale ma anche culturale e politico.

    In primo luogo l’azione fortemente egualitaria del web, che non è il beppegrillesco “uno vale uno” bensì il carattere democratico di accesso universale alla rete. Al punto di essere accessibile anche agli anti-sistema. La “liberazione dalle catene dello sfruttamento capitalistico” trova oggi un concreto campo d’applicazione nelle tante esperienze che si stanno realizzando nell’ambito della “democrazia collaborativa” e della sharing economy.

    Loomio, app che riflette i valori del movimento Occupy, e Cobudget piuttosto che CouchSurfing (cfr. l’ottimo articolo di Nathan Schneider “Change the Model – Owning is the New Sharing”) sono la faccia libertaria e radicale di Facebook e Uber. Ovvero del più grand network e media globale che non è proprietario dei contenuti che pubblica (per altra strada siamo dunque arrivati all’abolizione della proprietà, perlomeno come condizione sine qua non del processo produttivo e della creazione di valore); e del più potente eversore dell’ordine economico costituito e disintermediatore per eccellenza, la cui novità dirompente non è solo l’evoluzione ( produttiva) del peer to peer, ma di fatto la creazione di un nuovo tipo di impresa (come BlaBlaCar) che però riporta in auge il precariato e la sottoccupazione (l’”esercito di riserva” ottocentesco, descritto da Marx). Cioè la massa crescente di giovani inoccupati, disoccupati, parzialmente occupati che lavorano nell’ambito dei servizi web&social, ma che a dispetto della folgorante terminologia ( director, strategist, blogger…) e con poche eccezioni guadagnano salari da fame. Da digital-proletari.

    Ma per concludere è molto marxiana la creative – e nel contempo – distruptive innovation con cui il web e la società mobile stanno procedendo. Sovvertendo valori e lavori con una velocità, estensione, intensità del processo che ha realmente, come mai ha avuto nella storia, l’aspetto della “rivoluzione permanente” teorizzata, ma non attuata, da Lenin.

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