Mashable svela ai Ninja il futuro del content marketing [INTERVISTA]

"La cosa più difficile per un giornalista in questo momento non è quale storia raccontare, ma come raccontarla" - Seth Rogin, CRO di Mashable

Con 42 milioni di visitatori unici al mese e una social audience composta da oltre 22 milioni utenti, Mashable è senza dubbio una delle media company più potenti al mondo.

In questi giorni siamo a Roma per il Festival of Media Global e qui abbiamo fatto una chiacchierata con Seth Rogin, CRO di Mashable.

Cominciamo con una domanda difficile. Pensa all’anno 2020: come saranno fruiti i contenuti?

La certezza è il mobile. E non dovremo aspettare al 2020, lo è già oggi. Al momento, più del 50% del business, più del 50% dell’audience di Mashable è su mobile e ciò è perfettamente comprensibile. Avremo una nuova generazione che salterà il computer e andrà direttamente verso un device mobile.

Come si è evoluto il concetto di authorship negli ultimi anni?

Io credo, dal punto di vista giornalistico, che i giornalisti debbano essere degli esperti multipiattaforma. Essere un giornalista ora è più impegnativo che mai, si tratta di un ruolo più difficile da definire.

Molti sono interessanti al contenuto, ma sempre meno persone sono interessate a contenuti credibili e di qualità. Io credo che la cosa più difficile per un giornalista in questo momento non sia quale storia raccontare, ma come raccontarla. Nel passato, all’epoca di quotidiani e della radio, era più semplice, perché conoscevi la piattaforma. Ora, se sei un giornalista digitale – e oggi dobbiamo esserlo tutti – la domanda è: lo dico cono un video? lo dico con un audio? Con un’inforgrafica? La sfida è che non bisogna essere solo storyteller, ma conoscere le piattaforme.

A due anni dal lancio, cosa ci ha insegnato Lift + Social di Mashable su brand storytelling e branded content sui siti di informazione?

Lift è un prodotto unico per noi. L’audience di Mashable è un’audience che condivide molto, pensa che chi legge Mashable condivide sui social media il 500% in più di un utente medio.

I brand stanno investendo in contenuti promozionali sperando che essi vengano condivisi sulle piattaforma social. Ma su una piattaforma come Twitter – che io amo, anzi direi che ne sono ossessionato – la metà degli utenti non twitta, lo stesso staff di Twitter lo dice.

Perché i brand investono affinché i loro contenuti promozionali vengano condivisi su una piattaforma su cui la gente non condivide? Io credo che stia per arrivare la nuova generazione della promozione sui social media, da identificare non con le piattaforme social ma con i “trampolini” social. Quali sono gli strumenti che permettono ad un contenuto di decollare?

 

Ora una domanda con due opzioni: puoi spiegare il programmatic buying ad un bambino di 3 anni o in 140 caratteri.

Scelgo i 140 caratteri! Media buying automatizzato ed infuso di dati.

Credi sia la risposta ai sogni più sfrenati di Don Draper?

No, il sogno più sfrenato di Don Draper è il legame umano. Credo che l’errore stia nel pensare che il programmatic elimini il legame umano, in realtà lo amplifica perché prende i dettagli di un pubblico e ti dà più tempo per focalizzarti sul contesto. A mio avviso la lezione del programmatic è: il contesto è più importante che mai! L’audience è più importante che mai! La differenza sta che ora le persone possano passare più tempo sul cuore della campagna, in un modo che non ha precedenti.

Scritto da

Adele Savarese

Editor-in-chief

Nasce a Los Angeles nel 1984, stessa annata dello spot "1984". Va a vivere ad Huntington Beach, detta Surf City USA, ed ogni venerdì va a Disneyland. Si trasferisce a Napoli a 5 ... continua

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