David Orban, sfide e opportunità di un mondo interconnesso [INTERVISTA]

In un mondo dove le comunicazioni sono istantanee risulta molto più agevole ed è evolutivamente adatto un approccio che punti sulla fertilizzazione incrociata di molte specializzazioni, ricercando le eccellenze in ognuno.

Fabio Casciabanca

Editor Business Ninja Marketing

David Orban mi ha sorpreso dicendomi che è necessario infondere un senso etico e morale alle intelligenze artificiali e instillandomi per la prima volta il dubbio della possibilità di un razzismo tecnologico.

Non che non avessi mai letto di Asimov e delle leggi sulla robotica, ma quella è fantascienza. O no?

A pensarci, l’uomo conosciuto al grande pubblico come il primo essere umano dotato di chip sottopelle per effettuare pagamenti Bitcoin, imprenditore, visionario, docente della Singularity University  in California, non poteva che stupirmi parlandomi di Network Society, delle opportunità delle monete matematiche per le economie dei paesi emergenti, illuminandomi, letteralmente, parola dopo parola. Si muove guidato dal motto “Qual è la domanda che dovrei fare?”.

La seconda edizione del Meet Magento Italy ci darà la possibilità di ascoltare direttamente dalla voce di David Orban i temi legati al suo keynote, in programma per il 5 marzo,  Networked Exponentials — Achieving More In A Hyperconnected World, per capire quali sono le sfide che le nuove tecnologie ci impongono e riuscire a superarle con successo. Oppure per spingerci a provarci subito, fallire il prima possibile se la strada non è giusta, per ricominciare.

Bitcoin, ecommerce, community, parole chiave del futuro, ma soprattutto del presente del commercio elettronico e dello sviluppo dei servizi correlati. Questi tra i tanti temi più o meno tecnici del grande evento dedicato al mondo del commercio elettronico che si svolgerà a Milano il 5 e il 6 marzo.

Come già detto, una ottima occasione per fare networking e un appuntamento irrinunciabile per gli operatori del settore ma anche per chi si avvicina con curiosità e interesse al mondo della vendita online, delle monete matematiche, dell’iperconnettività. E se tra gli speaker di livello internazionale compare anche David Orban, l’occasione è davvero imperdibile.

Ordinare una pizza, stamparla in 3D e pagarla con Bitcoin. L’iperconnettività è il presente o il futuro?

Le nuove opportunità che costruiamo fanno leva sulle infrastrutture già esistenti. Anche se Facebook non è stato il primo fra i social network, è riuscito ad imporsi come rete dominante anche per gli errori degli altri oltre che per il proprio valore. Il modo migliore di approcciarsi a questa struttura è rendersi conto che Facebook è una realtà e approfittarne lavorandoci sopra per costruire applicazioni correlate.

Analogamente, sapere che ci sono miliardi di cellulari nelle mani di persone su tutti i continenti e che questi diventeranno sempre più capaci, dotati di sensori, deve guidare la fantasia degli sviluppatori per realizzare prodotti e servizi moderni.

William Gibson, autore di storie di fantascienza ambientate nel presente,  ha scritto “Il futuro è già qui solo non è ancora uniformemente distribuito“. Possiamo dire che l’iperconnettività è già attorno a noi, anche se non tutti se ne rendono conto.

Le persone oggi hanno modo di cominciare a sperimentare le nuove tecnologie perché non ci sono più barriere particolari all’ingresso. Chiunque può, guidato dalla propria curiosità e dalle proprie passioni, avvicinarsi alle novità. L’immediatezza di queste esperienze e possibilità è allo stesso tempo esaltante e piena di sfaccettature.

Che differenza c’è tra Bitcoin e Linden dollars? Cosa è rimasto di Second Life nelle criptovalute attuali?

I mondi online, tra cui Second Life, hanno avuto una grande importanza nel preparare le persone a capire come lavorare insieme o divertirsi insieme superando le barriere geografiche, in un modo immersivo e sincrono.

La grande differenza tra le iniziative della prima generazione e quelle attuali consiste nella natura distribuita e decentralizzata delle architetture. Questo si riflette non solamente a livello dell’architettura economica, ma, in modo molto importante, anche relativamente alla comunicazione tra server e client. O, meglio ancora, le nuove generazioni tornano ad una visione originale che non faceva differenza tra le due categorie: si valorizzano i collegamenti P2P, peer-to-peer, da pari a pari.

Non è un caso che il fondatore di Second Life, Philip Rosedale, è andato avanti sulla strada realizzando la nuova piattaforma Hi Fidelity con un’architettura distribuita la cui moneta sarà Bitcoin o una moneta matematica da esso derivante. Proprio recentemente Hi Fidelity , che è in fase di test, ha ricevuto un finanziamento di 11 milioni di dollari.

Si sente dire che la rivoluzione Bitcoin partirà dai paesi meno legati alla finanza occidentale. Può essere la spinta per una effettiva accelerazione tecnologica dei territori meno sviluppati di Asia e Africa?

Nei paesi con reddito medio-alto le infrastrutture finanziarie, nonché quelle messe a disposizione dallo Stato, funzionano relativamente bene. Naturalmente si potrebbe obiettare che anche qui ci sono categorie di persone escluse dalle possibilità offerte da questi sistemi, soprattutto quelli più avanzati e completi. Tuttavia, raramente queste esclusioni sono sistemiche e di principio e risultano probabilmente superabili con una correzione relativamente modesta delle politiche sociali.

Nella quasi totalità dei paesi a reddito medio-basso, invece, i regolamenti internazionali imposti agli istituti finanziari escludono la possibilità alla maggioranza della popolazione di partecipare alla vita economica, anche con la semplice apertura di un conto bancario.

Di conseguenza, semplici operazioni essenziali come la registrazione della proprietà di un immobile, oppure la gestione dei documenti di identità, avvengono in modo estremamente farraginoso, spesso corrotto, oppure non sono affatto possibili.

In questo contesto, già oggi, le applicazioni delle monete matematiche rappresentano un’opportunità enorme di inclusione ed emancipazione per miliardi di persone, ma abbracciano un insieme molto più ampio di servizi: i cosiddetti contratti intelligenti, che vanno a porre le basi per nuove organizzazioni legali. Queste, esprimendo un grado di efficienza con cui gli Stati tradizionali non sapranno mai competere, formeranno il nucleo di un nuovo livello di organizzazione socioeconomica, che io chiamo la Network Society.

Qualche anticipazione per i lettori ninja sul keynote “Networked Exponentials — Achieving More In A Hyperconnected World”: quali sono le strategie per riuscire a fare leva sulle nuove ondate tecnologiche?

Quando la rapidità del cambiamento tecnologico non era così frenetica, era possibile presumere che una competenza acquisita potesse durare nell’arco di un’intera carriera. L’approccio di una specializzazione profonda era quello giusto.

Oggi è vero l’opposto: all’interno di un mondo dove le comunicazioni sono istantanee e, utilizzando semplici piattaforme a disposizione di tutti come LinkedIn, è possibile contattare chiunque, risulta molto più agevole ed è evolutivamente adatto un approccio che punti sulla fertilizzazione incrociata di molte specializzazioni, ricercando le eccellenze in ognuno.

Accettare i rischi di questo approccio significa una rapida valutazione dei tentativi per, eventualmente, dichiarare un fallimento altrettanto rapido. È essenziale perché solo le organizzazioni sufficientemente snelle e rapide, che daranno la possibilità alla persone più volenterose e produttive di avviarsi a queste sperimentazioni, potranno uscire vincenti dalle sfide che abbiamo di fronte.

Innovatori si nasce? Prima Second Life, ora il chip sottopelle per i pagamenti Bitcoin e in mezzo tanto altro. Cosa c’è nel futuro di David Orban?

Una delle sfide più importanti è quella di capire se ci sono limiti alla capacità di adattamento delle persone, di fronte ad ambienti sempre più diversi a cui abituarsi. Se, come è probabile, ognuno di noi prima o poi incontra il suo limite e, con l’allungarsi della vita media, le possibilità di espandere questo confine aumentano, dobbiamo valutare molto attentamente le conseguenze sociali che deriveranno da queste scelte.

Costruire una società tollerante che possa abbracciare sia coloro che vogliono continuare sulla strada della sperimentazione radicale di nuove tecnologie, sia coloro che invece, per ragioni personali oppure morali, non vogliono farlo, diventa essenziale. In particolare, la sfida di porre basi scientifiche al senso morale non è più rinunciabile: non solo perché il pianeta non potrà mai diventare una monocultura, e nemmeno vogliamo che lo diventi. Diverse culture e diversi approcci devono necessariamente imparare come convivere pacificamente.

L’aspetto forse ancora più importante è da individuare nel prossimo emergere di intelligenze artificiali, le cui azioni non saremo in grado di controllare del tutto. Dobbiamo quindi assicurarci che queste nuove menti siano infuse alla base di un senso etico e morale superiore, che non veda solamente i propri vantaggi nella pianificazione delle proprie azioni, ma che possa abbracciare quelli dell’umanità intera.