Statistiche, casi e consigli per progettare una strategia vincente di WhatsApp Marketing

Ignorare 700 milioni di utenti è una scelta rischiosa. Ecco qualche spunto per una campagna vincente di WhatsApp Marketing

Il 21 gennaio scorso ho pubblicato su LinkedIn Pulse un mio vecchio post di Socialmediacoso dedicato alle strategie di marketing via WhatsApp. Con mia enorme sorpresa l’argomento ha prodotto una serie di commenti, alcuni a favore e altri contro, tutti ben argomentati.

Chi ha bocciato l’utilizzo di WhatsApp per realizzare campagne di marketing ha messo in evidenza tre elementi:

  1. scarsa praticità nell’utilizzo;
  2. policy dell’App;
  3. ridotte possibilità di profilazione.

A pensarci bene non sono delle critiche campate in aria, anzi, hanno una logica a tratti condivisibile, anche se non mi hanno convinto pienamente, in particolare per un motivo: il confronto con l’Sms.

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Stando a quanto scritto nei commenti da un paio di utenti, l’Sms è più efficace, perché chi lo riceve presta maggiore attenzione a un messaggino ricevuto sul cellulare rispetto ad altre forme di direct marketing, come l’email; inoltre, la necessità di avere una connessione dati per utilizzare WhatsApp lo renderebbe meno adatto ad una campagna di marketing.

Bisogna ammettere che gestire l’invio di messaggi via WhatsApp può essere molto scomodo, ma la conversazione, e il post che l’ha generata, sono nate prima del lancio della versione web del servizio IM, e questo cambia tutto, almeno in prospettiva.

L’idea che il vecchio Sms possa produrre risultati migliori rispetto al messaggio su WhatsApp non la condivido, e lo dico da consumatore e non da Social Media Manager. Quando ricevo Sms promozionali li cancello subito, perché sono costruiti seguendo un modo di fare marketing obsoleto, che non mi appartiene.

A sostegno, invece, delle campagne di WhatsApp marketing si sono schierati diversi utenti, esprimendo un parere o raccontando un’esperienza personale.

Come Elisa, che mi ha spiegato come ha impiegato WhatsApp per un salone di acconciature. Ecco cosa ha scritto:

Crei un gruppo in cui i clienti sono frutto di una scelta targettizzata specifica e definita, nel mio caso il gruppo ” colore” o il gruppo “piega” e quando vuoi fare un regalo anziché inviare massivamente sms a tutto il tuo database scegli testo, promozione e immagine in base all’esigenza di quel determinato cliente e sei certo di fare cosa gradita. Es.: cara amica in esclusiva per te una colorazione omaggio se ti prenoti entro 1 settimana. Lei prenota contenta perché le hai dato valore rispondendo ad una sua specifica esigenza, che risulta diverso dallo scrivere “mercoledì e giovedì sconto 20%”. Lei viene in salone, riceve un regalo e allo stesso tempo usufruirà di un servizio a pagamento (la piega in questo caso), quindi per te è un doppio successo. Lei sarà contenta che hai pensato “proprio a lei”. E lo stesso puoi fare per qualsiasi altra promozione mirata.

Non so voi, ma io la trovo una strategia molto interessante, e rispecchia perfettamente la mia idea di WhatsApp Marketing, ovvero di un’azione volta a fidelizzare il cliente facendolo sentire parte di una élite, un gruppo di persone meritevoli di ricevere attenzioni speciali da parte di un brand.

Utilizzare WhatsApp per vendere un prodotto o un servizio non è la scelta migliore, perché l’obiettivo deve essere un altro, quello di (passatemi il termine) “antropomorfizzare” l’azienda, umanizzarla, trasformandola da un’entità interessata esclusivamente alla conversione economica dell’azione da parte del cliente ad un nome, un volto, una persona con la quale costruire una relazione sociale.

Il caso di Absolut Argentina

Umanizzare il brand, ecco cos’ha fatto Absolut Argentina poco più di un anno fa per promuovere il party esclusivo di lancio della nuova Absolut Unique, una versione della famosa bottiglia di vodka in versione limitata.

Il party era aperto solo a un numero ristretto e selezionato di ospiti, tutti vip, eccetto due persone che avrebbero potuto vincere l’ingresso.

Il team marketing di Absolut Argentina ha pensato bene di creare una campagna su WhatsApp in una finestra temporale ridotta, appena tre giorni, durante i quali gli utenti avevano la possibilità di inviare dei messaggi attraverso l’app ad un numero dedicato per cercare di convincere il “buttafuori” a metterli in lista per il party.

Il buttafuori era Sven – in realtà il Community Manager – che per la durata del contest ha ricevuto più di mille contenuti originali, nei quali i circa 600 contatti hanno messo in campo una creatività non da poco, avendo solo due possibilità da giocarsi.

Due giorni, una scheda telefonica e un community manager. Ecco di cosa ha avuto bisogno Absolut per realizzare una delle campagne di marketing più originali degli ultimi anni.

Numeri da capogiro

Che piaccia oppure no, “snobbare” questo canale così diffuso per fare marketing è un errore, e negarlo vuol dire “mentire sapendo di mentolo”.
Tanto per capirci, quando parliamo di WhatsApp parliamo di un servizio di messaggistica istantanea capace di passare in un anno e mezzo da 200 a 700 milioni di utenti attivi – 200 solo tra aprile 2014 e gennaio 2015.

Statistic: Number of monthly active WhatsApp users worldwide from April 2013 to January 2015 (in millions) | Statista

Se il trend seguisse questo andamento, WhatsApp raggiungerebbe il miliardo di utenti entro la fine dell’anno: non proprio quattro gatti.

Volendo continuare con i numeri da capogiro, sempre statista.com ha stimato che ad aprile 2014 il volume di messaggi inviati equivaleva a 64 miliardi. Non milioni, miliardi!

Statistic: Daily mobile message volume of WhatsApp messenger as of April 2014 (in billions) | Statista

A rendere WhatsApp uno strumento prezioso per i marketer è la sempre crescente percentuale di accesso a internet da mobile.

La diffusione di smartphone e tablet e la presenza di connessioni 3G e 4G che consentono una navigazione abbastanza fluida e veloce (anche se in Italia la copertura non è presente ovunque) hanno contribuito all’evoluzione del modo in cui si fruisce dei contenuti online.

Questo è ancora più evidente tra i giovani, che si stanno allontanando sempre di più dai social generalisti, come Facebook, al quale preferiscono WhatsApp e simili. Il perché è presto detto: tutto quello che visualizziamo nell’app di IM è generato apposta per noi, è privato, non è il contenuto pubblicato dall’utente sulla sua bacheca e destinato a tutti e a nessuno.

… e in Italia?

In Italia siamo sempre lenti a recepire i trend che si sviluppano all’estero, ma qualcosa inizia a muoversi.

Repubblica.it ha annunciato lo scorso 9 gennaio l’introduzione del servizio di notifica delle notizie via WhatsApp, attraverso un numero dedicato. Per attivare la funzione è necessario inviare un messaggio via WhatsApp con scritto NEWS ON e si viene inseriti nella lista broadcast.

Una iniziativa molto interessante, che segue di poche settimane l’introduzione del pulsante di condivisione degli articoli via WhatsApp, da aggiungere a quelli social. Inizialmente pensato per un utilizzo da mobile, essendo l’app disponibile solo su smartphone e tablet, adesso con la nascita della versione web la sua diffusione potrebbe aumentare.

A volte le idee migliori si scovano nelle piccole realtà, quelle che nemmeno conoscevi. In fase di ricerca mi sono imbattuto in una notizia molto interessante riguardante la Cooperativa Radio Taxi Genova, che ha introdotto lo scorso 15 novembre 2014 la prenotazione del taxi via WhatsApp.

Come funziona? La centrale Radio Taxi Genova riceverà la richiesta da parte dell’utente tramite un messaggio Whatsapp al numero dedicato (+39) 392 5966 123. Il taxi più vicino prenderà in carico la richiesta e non azionerà il tassametro al momento della partenza ma solo quando giungerà al punto richiesto dall’utente.

Che dire? Complimenti a chi ha avuto questa brillante idea, che ha avuto subito un riscontro molto elevato. Come ha dichiarato a Repubblica Stefano Benassi, presidente della Cooperativa «risultano mille le chiamate attraverso WhatsApp nel mese di dicembre, il primo in cui il servizio è entrato a regime».

Insomma, ha sicuramente dei limiti, soprattutto strutturali, ma pensare di ignorare WhatsApp da un punto di vista del marketing può anche rivelarsi un rischioso boomerang.



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