Crisi del fast food, McDonald’s e il crollo delle vendite

La crisi non risparmia proprio nessuno, neanche il famoso colosso dei fast food

 

Il calo delle vendite che interessa ogni settore rappresenta un dato allarmante a cui siamo abituati, ma colpisce particolarmente ed ha un valore significativo il crollo di vendite del più famoso fast food del mondo, McDonald’s. La prima vera crisi del fast food.

Negli anni la gigantesca M gialla è riuscita a conquistare tutti, grandi e piccini, con hamburger e patatine, happy meal, sale attrezzate e marketing mirato alla fidelizzazione del cliente. I’m Lovin It? Forse non più.

McDonald’s è riuscito ad entrare e si è imposto con successo anche nei mercati di quei paesi con maggiore tradizione gastronomica (come l’Italia), e si è fatto pioniere del cibo fast o, come lo definirebbero alcuni, di junk food. Forte di una distribuzione capillare, di un marchio fortissimo, di una lunga storia aziendale, la multinazionale americana è spesso stata identificata con il simbolo stesso della globalizzazione e dell’imperialismo americano, attirandosi anche diversi movimenti di contestatori. La rivista The Economist usa l’indice Big Mac: la comparazione tra i prezzi del Big Mac in vari paesi può essere usata per calcolare in maniera informale il potere d’acquisto.

Eppure i dati di vendita mostrano che già alla fine del 2014 l’azienda aveva registrato un calo di vendite.

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McDonald’s e il suo “I’m lovin’it” diventa Not lovin’it

Il junk food non tira più. Stando alle ultime ricerche riguardanti il cibo, sulle tavole si registra infatti un aumento di consumo di cibi più sani e salutari, che vanno a sostituire hamburger e patatine. Questo nuovo trend si fa sentire in tutta la sua forza ed il colosso americano deve fare i conti e far fronte a questa concorrenza sempre più agguerrita.

 

 

I problemi sembrano moltiplicarsi per McDonald’s anche a causa dello scandalo sulle forniture di carne scaduta in Cina, che hanno fatto cadere a picco le vendite nella regione asiatica di circa il 9,9 %, a cui si aggiunge la chiusura di ristoranti in Russia per accuse di condizioni sanitarie inadeguate. Anche in Europa si è registrato un calo che sembra attestarsi all’1,1%.

“Il 2014 è stato un anno impegnativo per McDonald in tutto il mondo, la nostra performance e’ al di sotto delle nostre attese”, afferma senza mezzi termini l’amministratore delegato di McDonald’s, Don Thompson, sottolineando che i “venti contrari interni e esterni si sono dimostrati piu’ forti del previsto e continueranno nel quarto trimestre. Queste sfide significative richiedono cambi significativi”. Il colosso americano si impegna ad apportare grandi e piccoli cambiamenti per migliorare l’esperienza del cliente ma anche dei lavoratori stessi. Riconoscendo la propria difficoltà a mettersi al passo coi tempi, McDonald’s è pronto a lanciare una serie di iniziative, come il programma ‘Create Your Taste’, che viene incontro alla diffusa voglia dei consumatori di personalizzare i prodotti e i servizi, e proporre menù a prezzi più bassi e accessibili.

Young attention e crisi del fast food

La perdita di attrazione nei confronti delle nuove generazioni, dagli adolescenti ai trentenni, che preferiscono locali casual e con menu di migliore qualità, ha eroso in parte la popolarità del fast food intaccata anche dal fatto che sempre più clienti, causa crisi economica, preferiscono mangiare a casa per risparmiare. Negli Usa, il mercato principale nel quale lavora l’azienda, si è registrato un calo del 1,5 % dovuto non solo al prezzo praticato ma anche ad una crescente concorrenza legata nascita di catene di hamburger di fascia più alta, che mirano a consumatori più sofisticati e attenti all’aspetto salutistico del prodotto.

 

 

Thompson ammette che l’azienda ha riconosciuto di una crisi del fast food, tanto che si sta sviluppando un laboratorio d’apprendimento per capire meglio i desideri e gli orientamenti della clientela. Inoltre, dopo la recente assunzione del primo dirigente preposto alla costruzione di una strategia digitale, è in fase di lavorazione l’app mobile che permetterà di pagare tramite l’Apple Pay. La motivazione principale di questi cambiamenti è sicuramente quella ottenere un maggior numero di clienti giovani, fidelizzandoli.

“Nel corso dei prossimi 12 mesi, la nostra carica è quella di garantire un adattamento al mercato che cambia e massimizzare il potenziale della crescita globale.”, è questo l’augurio di Thompson.

Scritto da

Annalisa Mancini

Laureata in Scienze della comunicazione pubblica, d'impresa e pubblicità, con tesi di laurea in Psicologia della formazione, "La formazione manageriale attraverso il cinema" ... continua

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