10 social advertising best practice per le startup

Quando la reach organica non soddisfa il tuo bisogno di visibilità, è il momento di investire su una campagna ads

Marco Fongaro

Web Marketing Assistant

Buongiorno Startupper! Avete creato prima il sito o la pagina aziendale della vostra impresa? Qualunque sia la risposta, lo avete fatto essenzialmente per un motivo: la visibilità. Tempo pochi giorni e molti dei vostri amici hanno messo il fatidico “Mi piace”, hanno retwittato news sulla vostra idea imprenditoriale, vi hanno fatto le congratulazioni per il nuovo lavoro e… adesso?

Adesso, se volete davvero investire sui social media, è il momento di pensare ad un po’ di advertising.

1. Definire gli obiettivi per il social advertising

Prima di tutto, definire gli obiettivi. Le Key Performance Index (K.P.I.), gli indicatori di prestazione, sono frutto di un’analisi top-down a partire dalle necessità del management (voi!) o dalla risoluzione di uno specifico problema. Non si parte da un social network, ma da un obiettivo di comunicazione che deve essere raggiunto attraverso i canali più appropriati.

“Voglio più fan” non è un K.P.I. Quello di cui parliamo sono dati certi, misurabili: click, reach, CPC, condivisioni, visite ad una pagina nel sito, download di un’app, bounce rate e chi più ne ha più ne misuri!

Gli strumenti di analytics non mancano, siano essi direttamente messi a disposizione dai social network o forniti da programmi specializzati. Imparate a tenerli d’occhio per capire quale indice risponde alle vostre necessità e se la vostra permanenza nei social network è solo un costo o un buon investimento.

2. Il giardino del vicino

“Certo – direte voi – ma io sono appena arrivato: come faccio ad orientarmi nel social advertising?”.

Tra le risorse gratuite da tenere sott’occhio, ricordatevi i blog di settore, soprattutto quelli degli esperti: andate a dare un’occhiata a quelli dei docenti della Ninja Academy! Non sottovalutate le pagine dei vostri concorrenti, perché l’analisi di benchmark l’avete fatta, vero? Bene, se avete i nomi, andate a dare un’occhiata ai loro piani editoriali o alle loro strategie di lead generation e verificate se adottano modelli implementabili (e migliorabili!) nella vostra azienda.

Infine, i report condotti da società specializzate come il Salesforce Marketing Cloud Social Advertising Benchmark Report o il Digital, Social and Mobile in 2015.

3. App…rofittatene

A questo punto avrete intuito che i social network offrono una buona varietà di indici per misurare l’efficacia delle vostre campagne. Uno strumento decisamente attuale, soprattutto per le startup, è la possibilità che Facebook e Twitter offrono di controllare quanti utenti hanno scaricato la vostra app.

Approfittatene per offrire loro un’esperienza gratificante e proficua, poiché le app sono il nuovo spazio virtuale privato delle aziende: fate in modo che esso sia lo specchio delle vostre eccellenze e un nodo adeguatamente connesso alla vostra rete comunicativa. Ma non fermatevi!

Attraverso ad mirati potete mandare gli utenti in zone specifiche della vostra app, creare engagement, sfruttare le liste di clienti che avete stilato tramite altri canali comunicativi e aumentare l’engagement. Date un’occhiata a Facebook SDK e Custom Audience Targeting.

4. Don’t fear the dark side

A proposito di uso intelligente delle feature dei social: conoscete i Dark Post di Facebook? Sono post creati appositamente per essere promossi tramite Facebook Ads, che però non vengono resi pubblici sulla sua pagina, ossia rimangono invisibili per gli utenti che non ne costituiscono il target.

La loro utilità si manifesta appieno quando allestite comunicazioni lievemente differenti per diversi tipi di target o effettuate dei test su vari post simili tra loro: grazie ai Dark Post non riempirete la vostra pagina con contenuti ripetitivi, annoiando i vostri fan. Per realizzarli dovete ricorrere al Power Editor.

5. Le dimensioni contano

E anche il colore! Piano con la malizia e focalizzatevi sulle immagini che corredano i vostri contenuti: un buon supporto visivo è ciò che attira l’occhio, spesso ancor prima del titolo, perché quest’ultimo è frutto di un codice, l’alfabeto, mentre forme e colori sono qualcosa che possono emozionare immediatamente, senza filtri.

A proposito: scegliete immagini accattivanti per le anteprime, cercatene di attinenti all’argomento che state trattando e/o al tone of voice dell’azienda, e limitate la post-produzione per non produrre effetti banali o inguardabili.

LEGGI ANCHE: Dimensioni immagini social: istruzioni per l’uso [INFOGRAFICA]

Non abbiate remore ad investire in un aiuto professionale per la grafica, perché essa è l’abito con cui vi presentate. Ne vale la pena? Date un’occhiata a questa news dell’Expo 2015e decidete voi il valore della visual experience.

6. A/B test

Pilastri del social advertising, gli A/B test sono esperimenti controllati, condotti proponendo ad un target due versioni di un medesimo contenuto che si differenzino per un’unica variabile: l’headline, l’immagine di anteprima, il colore di un bottone virtuale.

Questi test servono ad ottimizzare i risultati delle campagne, lanciando più versioni dello stesso messaggio, per poi mandare avanti solo quella che otterrà i risultati migliori. Testare è fondamentale, ma valutate bene quanto sia il caso di rompervi la testa su ogni dettaglio.

7. Date dati

Una volta che iniziate ad avere dati, usateli! I first party data sono la base per valorizzare la vostra rete di contatti. Avete indetto un webinar? Create un gruppo o contattate gli iscritti via Facebook. Hanno scaricato il vostro e-book? Spingete per avere un feedback via mail.   Siti come questo forniscono utili tool a pagamento per redigere liste di utenti, creare sinergie tra i vari canali di comunicazione online e ottimizzare l’organizzazione aziendale. Oltre a questo, gratuitamente, bene illustrano la necessità di accompagnare il cliente in un viaggio che lo porterà sempre più in basso nel connection funnel, ossia sempre più vicini ad un acquisto soddisfatto che genera fidelizzazione. Qualcuno ha detto lead generation? Ha detto bene.

8. Internet of things

Gli ultimi tre suggerimenti arrivano direttamente dall’infografica di Google sulle tendenze digitali per il 2015.

Big G ci segnala innanzitutto la crescita vertiginosa delle ricerche relative agli “oggetti connessi”, mediamente triplicate nel corso degli ultimi 12 mesi: wereable tech, smart TV e smart lightbulbs sono solo alcuni esempi. Quanti di voi hanno avuto un’idea imprenditoriale che segue il trend degli smart device?

Ad ogni modo, valutate se l’enorme mole di dati generata da questo tipo di apparecchiature può interessare il vostro business e il vostro social advertising, cercando eventualmente di offrire ai clienti un’esperienza gratificante e personalizzata.

9. La donna è mobile

E l’uomo anche. Almeno questo è quello che dicono i dati del colosso di Mountain View, parlando di Internet of Me. Gli smartphone diventeranno veri e propri telecomandi virtuali, centri nevralgici delle esperienze digitali delle persone.

Per fregiarsi dell’etichetta Mobile Friendly il vostro sito deve essere responsive, con contenuti adattabili, link distanziati e testi leggibili. A questo tipo di pagine devono mandare i vostri annunci, se volete mantenere un CTR  (click-through-rate, percentuale di click) alto. L’avete fatto il test di compatibilità?

10. Meglio un uovo oggi

L’ultimo dato fornitoci da Google racconta della possibilità che tutti abbiamo di ottenere immediatamente quello che vogliamo: informazioni, intrattenimento, assistenza. Perfino digitare sta diventando obsoleto, dato che molti dispositivi prevedono ricerche e messaggistica attivabili vocalmente.

Tenetelo in debito conto quando realizzate una campagna pubblicitaria online: tempus fugit, i clienti potrebbero rispondere subito, richiedendo un feedback altrettanto immediato, che dovete essere in grado di fornire.