Marketing: 9 errori che fanno tutti (o quasi)

Non abusare degli hashtag, che poi diventi cieco!

marketing errori comuni

Qualcuno potrà farti notare che l’impatto dei social network abbia indiscutibilmente rivoluzionato il modo di fare marketing e approcciarsi ai clienti. In parte è così, non fosse altro per l’incredibile produzione di termini coniati per esprimere “nuovi” concetti: pensa a buzzword, engagement, virale, follower, hashtag e la lista continua.

Dal 2006 a oggi ti sei dovuto sorbire una quantità infinita di teorie contrastanti fra di loro sul marketing, che ad un certo punto (e lo sappiamo che è così) hai detto: “Basta, ora faccio come mi pare”. E hai dimenticato, checché se ne dica, che il cliente ha sempre ragione, sebbene (pare) sia cambiato tutto.

Il consumatore medio, nel 2015, ha tutti gli strumenti per capire se stai cercando di trattarlo come uno sprovveduto. Sa che l’internet serve per fare pubblicità, sa che su Twitter e su Facebook può lamentarsi di un tuo disservizio, addirittura capisce che se la tua pagina fan ha 167.998 “mi piace” e 5 commenti in totale da quando anche tu hai stretto un patto con Mark Zuckerberg, allora c’è qualcosa che non gli torna. E ti snobba. Non ti guarda più. E fa bene.

Forse è proprio per questo che Mashable, interrogando alcuni giovani imprenditori allo Young Entrepreneur Council ha raccolto quelli che sono i 9 errori più comuni su cui i marketer continuano a incappare, pensando che dopotutto, gli utenti-clienti siano avulsi da qualsivoglia contesto. E invece no: loro fanno proprio parte del tuo ecosistema.

marketing hashtag

Eccoli qui, tutti e 9. Stampa questa lista e distribuiscila tra tutti i tuoi collaboratori, indipendentemente dal loro ufficio, che tua sia una startup o un’azienda consolidata.

#1 Abusare degli hashtag

Non #trovi #che sia #quasi #fastidioso apporre un #barré accanto a #tutte #le #parole che ti #possano #venire in #mente per #diffondere il #tuo #contenuto su #instagram e #twitter o se sei #audace, anche su #facebook?

#2 Ignorare i tuoi follower

Vergogna, sono lì per te! Hai una pagina fan, hai un profilo Twitter, uno Pinterest, uno Instagram, uno Vine, uno Youtube, uno Google Plus, insomma sei ovunque (ma perché, poi?). Pubblichi contenuto prettamente autoreferenziale e ti chiedi:” Ma com’è che la pagina di Coca Cola ha così tanto successo?

marketing caramelle

#3 Comprare follower

Orrore, orrore, brutto, cacca, pupù. Non si fa! Non puoi comprare follower come se fossero caramelle! Oltre ad essere un pessimo biglietto da visita, è una tecnica obsoleta, anacronistica, demodè, in controtendenza rispetto a quello che sanno anche i muri: i clienti vanno conquistati.

Non giocare a chi ce l’ha più grosso con i tuoi competitor, che tanto perdi in partenza e i tuoi clienti o potenziali, capiscono che c’è qualcosa che non va, se a fronte di un numero spropositato di estimatori del tuo brand, c’è uno scarsissimo coinvolgimento.

#4 Sforzarsi di essere quello che non si è

Non predicare l’amore, non fare il green a tutti i costi, non usare termini da giovane, se i tuoi valori non sono quelli attesi dal mondo esterno. Non cercare di stupire i tuoi clienti camuffandoti per compiacere i loro gusti. Da te si aspettano una cosa sola: un rapporto di fiducia.

#5 Voglio essere virale, virale, virale e conquistare il mondo

Ahahah! Ahhh! Ahhha. Fammi capire un po’. Tra gli obiettivi della tua presunta strategia di social media marketing compare davvero “essere virale”? Stai per caso cercando di dire che vuoi renderti simpatico a tutti i costi, pubblicando foto di scimpanzé che si abbracciano con copy come “L’amore è per sempre”? Uhm.

#6 Un ufficio Digital PR a tutti i costi

Hai presente quanto costi avvalersi del servizio delle digital PR? E poi, i miracoli non li fa nessuno. Inizia a costruire una solida rete di relazioni personali. Ispira fiducia, autorevolezza e credibilità alimentando la tua community con contenuti originali. Se piaci, se risulti affidabile la promozione viene da sé,  ça va sans dire.

#7 Preoccuparsi troppo dei copioni

Va bene confrontarsi col mercato. Va bene verificare che cosa stanno facendo i competitor, ma ricorda che se perdi tempo a preoccuparti che qualcuno possa copirarti, stai semplicemente investendo male il tuo tempo.

#8 Affidarsi a Facebook advertising senza avere una strategia

John Rampton, di Host ha speso un sacco di soldi in pubblicità su Facebook e dice che su un totale di 100 aziende, il 70% non ha incrementato alcun profitto, il 10% ha fatto il botto e il restante 20% ha raggiunto il break-even. Nel suo intervento, incalza e ti chiede: “Ehi, amico, in quale percentuale vuole essere?”

Già e consiglia di considerare di mettere a budget tra i 500 e i 1000 dollari, da investire in un lasso di tempo di una settimana, per…sperimentare e capire che tipo di andamento abbia la tua campagna, a seconda del giorno.

#9 Non fare test sulle campagne pubblicitarie

Perché dovresti spendere una cifra esagerata in pubblicità, senza averne verificato il riscontro? Perché la tua campagna ha un prodotto un CTR basso? Hai monitorato il comportamento dei tuoi utenti?

Ma come non erano 9 gli errori? Si, ma Mashable è stato troppo buono. Per questo mi sembrava giusto aggiungerne qualcuno.

#10 Pensare troppo in grande

Non fare il passo più lungo della gamba. Tuo nonno aveva ragione. Pensaci. Sei sconosciuto, nessuno sa chi sei. Vuoi creare brand identity e ti è venuta in mente un’operazione di guerrilla marketing: introdurre una limousine con 2 modelle semi-svestite, che distribuiscono portachiavi col nome della tua azienda proprio nel parcheggio affollato di un grosso centro commerciale  in periodo di saldi.

Wow, che ideona.

#11 Promettere l’eccellenza, quando non la si ha

Questo è il più imbarazzante errore di percezione di se stessi. Se non ci sono evidenze inconfutabili circa la perfezione, l’eccellenza e l’unicità dei servizi che offriamo, allora facciamo un passo indietro.

Chi si loda, s’imbroda, diceva sempre mio nonno!

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Scritto da

Emanuela Goldoni

Nasce nel cuore dell'Emilia, a Mirandola, per intenderci, la città del filosofo Pico della Mirandola. Per metà è partenopea, ma di mediterraneo ha preso solo il senso ... continua

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