Rudy Bandiera contro tutti: chi vincerà alla Festa della Rete? [INTERVISTA]

Un panel per discutere (amichevolmente, s'intende) di influenza sui social network, insieme a uno degli influencer più importanti del web italiano.

Francesco Gavatorta
Francesco Gavatorta

Editor Social @Ninja Marketing

Rudy Bandieraè uno degli influencer più importanti del panorama digitale italiano.
L’ultimo caso che l’ha visto coinvolto, il lancio dell’hashtag #UnaMacchinaPerRudy, ha lasciato il segno. Ricordate? Un incidente in macchina, il mezzo distrutto e il noto blogger che cerca un veicolo per tamponare l’emergenza. E una nota casa automobilistica che risponde all’appello e offre una macchina, a titolo completamente gratuito.
Generosità pura oppure sfruttamento dell’influenza che Rudy Bandiera ha su Twitter e in generale nella social sfera italiana? E quanto oggi gli influencer possono dirsi determinanti nella costruzione dell’opinione?

Se ne parlerà alla Festa della Rete in un panel che vedrà ospite anche il nostro direttore Mirko Pallera in qualità di moderatore dal titolo “Rudy contro tutti: Quanto gli influencer influenzano davvero?“, che vedrà la partecipazione anche del ricercatore Alessandro Caliandro.

Abbiamo intervistato per voi il protagonista Rudy Bandiera, per cercare di strappargli qualche anticipazione.

Il titolo del panel sarà “Rudy contro tutti: Quanto gli influencer influenzano davvero?”: il focus di partenza sarà, immagino, il caso #UnaMacchinaPerRudy. A qualche mese di distanza, quali sono le tue impressioni su quello che è capitato?

Beh, lo chiedi alla persona sbagliata 😀 Per quello che mi riguarda sono entusiasta anche se ho passato momenti molti duri. E’ capitato che è indubbiamente nato un caso e quindi li, alla nascita dello stesso, il Web si è spaccato come una mela tra quelli che dicevano che il caso esiste o no. Quindi da una parte a dire “bello, geniale, pronto, brillante, creativo, strategico” e dall’altra “che schifo, una marchetta, accattonaggio digitale”. Morale, visto che tutte queste cose insieme non possono coesistere io mi sono fatto la mia idea, vado avanti per la mia strada e sono felice.

Dopo Rudy, anche Jacopo Paoletti (fra i caporedattori di Intervistato.com e cofondatore dell’associazione Michelle Bonev ndr) ha provato a lanciare il suo personalissimo hashtag #UnLavoroPerJacopo allo scopo di trovare in fretta un’occupazione: gli influencer hanno imparato a monetizzare la loro.. influenza?

Più che altro Jacopo, che conosco, stimo e ho sostenuto in questa operazione, ha sfruttato “un evento di riflesso” ed è stato molto furbo. Non so come sia andata a finire ma mi auguro bene.

Secondo voi è corretto affermare che un influencer è (anche) un content creator particolarmente in gamba? Prendiamo l’esempio di Gianni Morandi, che in questi giorni sta spopolando con la sua fanpage di Facebook, di fatto orientando anche i gusti di chi lo segue e rinvigorendo la propria immagine: tutto grazie a una gestione genuina, basata su contenuti semplici, autentici, friendly. Avete altri modelli di riferimento da consigliare agli aspiranti influencer?

Ma scusate ragazzi, cosa vuol dire content creator? Cioè mi spiego, se Morandi NON fosse Morandi avrebbe tutti quei riscontri con un semplice “ciao” sulla bacheca? No, non li avrebbe. La cosa va vista da un altro punto di vista, ovvero come diventare un influencer? Io non lo so eh, però l’esempio di Morandi non vuole dire nulla in questa ottica. E’ bravo a gestire la sua popolarità ma NON è un bravo content creator. E Morandi è diventato influente NON grazie ai contenuti, in effetti.

Domanda forse un po’ antipatica: è etico, secondo voi, che un influencer possa ottenere benefici pratici dagli utenti che lo seguono? La domanda vale in particolare per chi costruisce la propria influenza sull’audience sfruttando il proprio lavoro di divulgazione di notizie, competenze e conoscenza.

Certo che è etico. La domanda si potrebbe girare in altro modo, ovvero è etico che un calciatore prenda dei soldi per portare una maglia brandizzata? Il discorso è IDENTICO. Tu ti costruisci una identità forte, la coltivi, la fai crescere e alla fine arrivi ad “influenzare”. Bene, se non lo fai in modo occulto (ovvero marchette) è etico eccome! Sempre che uno non pensi che non sia etico il rapporto commerciale che tiene in piedi nel mondo occidentale, perchè li il problema sarebbe di modello politico 😀

Esiste il rischio che si possa diventare influencer senza aver competenze e contenuti sufficienti a giustificare questo ruolo?

Non lo so. Giuro. Ci vorrebbe un metro per decretare chi è influencer, prima, ma non c’è. Aranzulla è un influencer, per esempio. Ha particolari doti? In molti direbbero di no, io dico di si. Ha avuto la dote di fare una cosa prima degli altri e di farla bene.

In una frase, anticipa con che spirito darai battaglia durante il panel.

Lo spirito deve essere sempre costruttivo! Se critico per criticare o per portare attenzione SOLO su di me allora sono un perdente. E nessuno vuole essere un perdente, no? 😉

L’appuntamento è per il 12 settembre, a partire dalle 18.20 a Rimini: non mancate, amici lettori!