Cavalli Graffiti Collection: è (ancora) di moda la Street Art

Questo articolo è a cura di INWARD, osservatorio che svolge ricerca e sviluppo nell’ambito della creatività urbana (street art, urban design, graffiti), operando con un proprio modello di valorizzazione, attraverso attività di Ricerca e azioni di Sviluppo nei settori Pubblico, Privato, No profit e Internazionale

(di Francesca Cartolano)

I buoni artisti copiano, i grandi artisti rubano” sosteneva Picasso e forse è a questa massima che si è ispirato Roberto Cavalli, appena citato in giudizio per plagio da tre street artisti californiani.
Un caso particolare di comunione tra grandi brand e creatività urbana, quello che vi proponiamo oggi, di quelli destinati a far la storia della street art.

Lo scorso marzo la Maison Just Cavalli ha presentato la collezione Cavalli Graffiti Girls per la primavera/estate 2014.
Una linea giovanile, ispirata al mood underground che dalla strada prendeva colori, espressioni, fantasia e li riproponeva su vestiti, borse, scarpe e accessori.

Peccato che dalla strada Cavalli sia accusato di aver “copiato” un murale del 2012, tanto da essere chiamato in giudizio dalla MSK crew che l’aveva realizzato in un quartiere di San Francisco.
I tre artisti Jason “Revok” Williams, Victor “Reyes” Chapa e Jeoffrey “Steel” Rubin hanno intentato causa per violazione della legge Lanham (appropriazione indebita e concorrenza sleale) presso la Corte della California.

A finire nelle aule del tribunale è non solo l’accusa di “copia meccanica” del pezzo da parte dello stilista- che mai ha chiesto il permesso di utilizzare le loro opere- perché, se ciò non bastasse, Cavalli è accusato di aver impresso la sua firma – in stile tag- sui capi, creando la falsa impressione che fosse lui stesso l’artista ideatore delle decorazioni graffiti.
Chiamati alla sbarra del tribunale sono finiti anche i rivenditori della linea Just Cavalli come Amazon.com e Zappos.com.

Dal suo canto, la casa di moda ha risposto alle accuse tramite un portavoce stampa che ha dichiarato:

“In merito alla causa recentemente intentata dagli artisti Jason “Revok” Williams, Victor “Reyes” Chapa e Jeffrey “Steel” Rubin, Roberto Cavalli Spa precisa di non aver ricevuto alcuna notifica ufficiale in tal senso. Inoltre abbiamo avuto notizia di alcune accuse altamente provocatorie, inesatte e senza alcun fondamento, che intendiamo contestare e da cui vogliamo difenderci con fermezza. Per evitare tempi e costi di un inutile contenzioso, è nostra intenzione dialogare con gli avvocati degli artisti per trovare una soluzione condivisa.”.

Comunque finirà la vicenda – che in poche ore ha scatenato un inedito buzz– ciò ha creato un precedente per la tutela della proprietà intellettuale delle opere d’arte urbana, in merito al quale- ça va sans dire- c’è ancora tanto da discutere.
Da parte nostra l’inevitabile riflessione su quanto sia indispensabile la sinergia e la collaborazione tra i grandi brand e gli street artisti in campagne di marketing come questa.

Il connubio tra la creatività urbana e le aziende non deve rappresentare un mero, strategico ammiccamento alle ultime tendenze o un tentativo maldestro di elevazione ai piani alti del mercato, quanto piuttosto un percorso da intraprendere insieme, mettendo in campo i valori dei rispettivi mondi di appartenenza, aprendosi e cercandone di nuovi, creando punti di contatto che, altrimenti, non sembrerebbero pensabili.