Mauro Lupi: ecco come il Social Business genera valore per le aziende [INTERVISTA]

Cosa si intende oggi per Social Business e Social Business Transformation?

Quello del Social Business è oggi un tema sempre più caldo, che interessa direttamente tutte le aree aziendali (marketing, gestione delle risorse umane, R&D per citare qualche esempio) e spinge le aziende di qualunque tipologia e dimensione a ripensare ai tradizionali processi organizzativi interni e di interazione con i differenti network di stakeholder di riferimento.

Un topic di grande interesse dunque, che da una prospettiva complementare merita di essere approfondito nei significati e nelle sue diverse declinazioni. Cosa si intende oggi per Social Business e Social Business Transformation, e in che modo questa nuova prospettiva permette di generare valore nel business? Per chiarirci le idee sul tema abbiamo coinvolto Mauro Lupi, Partner di OpenKnowledge e Speaker al Social Business Forum 2014, l’evento internazionale che si terrà l’1 e 2 Luglio al Marriott Hotel di Milano di cui vi abbiamo parlato di recente.

E’ nata un’intervista ricca di spunti, che permette sicuramente di chiarire molte idee a proposito dell’argomento. Curiosi? Non vi resta che leggerla! 😉

Buongiorno Mauro, grazie per questa intervista. Iniziamo con una definizione: cosa si intende per ‘Social Business’?

Buongiorno a tutti! Social Business è l’impianto strategico con il quale le aziende impostano un nuovo modo di posizionarsi sul mercato, in cui cambia il sistema di relazione con il mondo esterno e che coinvolge l’intera organizzazione. È ormai noto il deciso mutamento negli equilibri tra aziende e consumatore: quest’ultimo è “social”, non solo nelle relazioni tra i suoi pari ma anche verso le imprese. Ciò costringe ogni organizzazione a sviluppare un approccio al mercato di tipo bidirezionale e collaborativo, modalità che intaccano l’intero modo di fare business.

In cosa si differenzia il Social Business rispetto ad altri termini come ‘Social Media’ e ‘Digital Transformation’?

Sono termini attinenti ma diversi; in sintesi, possiamo dire che Social Business è l’impianto strategico complessivo che definisce il nuovo modo di fare impresa, la Digital Transformation è il framework di riferimenti contententi tutti i cambiamenti che le organizzazioni devono effettuare per via del digital; infine, i Social Media sono l’ambito specifico che identifica determinati canali online. Ed è con questo ordine che i tre concetti vanno considerati, mentre purtroppo le aziende partono spesso dall’approntamento di iniziative tattiche sui canali senza aver impostato prima le basi strategiche complessive.

In che modo il Social Business può creare valore per le imprese? Esistono a tuo parere realtà aziendali che più di altre possono trarne maggiore profitto?

Il valore principale di progetto di Social Business è quello di non perdere il treno della relazione con le persone, siano clienti, partner o collaboratori. Occorre superare l’obiettivo primario tipico delle aziende, concentrato su un funnel di vendita lineare dove le persone sono ‘spinte’ ad acquistare con compagne e iniziative di comunicazioni autoreferenziali. I consumatori sono stufi di questo approccio, ma a differenza di quanto accadeva fino a qualche anno fa hanno oggi maggiore potere di scelta, maggiori informazioni, maggior controllo nell’indirizzare l’offerta.

Non penso ci siano industry o strutture di aziende nelle quali il Social Business funziona di più. Semmai possono risultare differenti gli obiettivi prioritari e le modalità di implementazione, ad esempio tra organizzazioni di tipo B2B da quelle B2C. Indubbiamente, a beneficiare maggiormente di un orientamento al Social Business sono quelle realtà capaci di mettere davvero al centro dell’attenzione i loro clienti e quelle che valorizzano gli aspetti collaborativi (sia interni che esterni) nel fare business.

Ci sono sotto-aree tematiche del paradigma del Social Business che stanno oggi interessando maggiormente le aziende?

In termini di interesse è probabilmente il Content Marketing l’area in maggior fermento, se non altro perché codificata già da qualche anno. Ma anche perché la “guerra dell’attenzione” che si trovano a combattere le aziende di ogni tipo le costringe a trovare soluzioni alternative per raggiungere le persone e mantenere attiva e profittevole la relazione, possibilmente spendendo meno in advertising.

Comunque, i territori che innescano iniziative orientate al Social Business sono più di uno. E ovviamente i social media diventano la cartina tornasole all’interno delle organizzazione per misurare il livello di maturità raggiunto rispetto al Social Business.

Molto stimolante è anche il tema dei progetti di innovazione collaborativa (crowdsourging, idea management) i quali, se ben organizzati, testimoniano l’innata disponibilità a collaborare degli individui opportunamente ingaggiati.

3 consigli finali alle realtà organizzative che vogliono aprirsi al Social Business ma che non hanno ancora chiaro come.

  1. Verificare di conoscere davvero i proprio clienti (smettendola di considerarli “target”). Non solo “chi sono”, ma individuare interessi e passioni così come i bisogni e le criticità, anche non strettamente legate al business dell’azienda. Attraverso queste informazioni si riesce a viluppare una strategia di posizionamento che incroci le persone per quello che sono davvero e non come “elemento da colpire”.
  2. Imbastire logiche collaborative interne, per migliorare l’efficienza e – soprattutto – stimolare e motivare tutti i collaboratori.
  3. Individuare le piattaforme tecnologiche in grado di abilitare in maniera produttiva nuovi processi di collaborazione, marketing, relazione, misurazione.

 

Un grazie a Mauro Lupi: Ninja, voi siete tutti pronti per la Social Business Transformation? Knowledge for Change! 😉

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