TEDxMatera: l’Ancient Future per Takoua Ben Mohamed [INTERVISTA]

L'arte e il disegno le hanno permesso di esprimere il suo mondo interiore e la sua storia personale. Dalla Tunisia fino in Italia, passando per la dittatura di Ben Alì e la Primavera Araba, una testimonianza importante

In questi giorni abbiamo iniziato a conoscere più da vicino gli speaker che oggi interverranno al TEDxMatera, contribuendo all’interpretazione del tema “Ancient Future”, un ossimoro che vuole invitare alla lettura di un territorio, come quello della Basilicata, che è contemporaneamente antico e futuro. Così dopo Federico Ferrandina, Alex Giordano e Barbara Serra, la parola passa a Takoua Ben Mohamed, protagonista di una storia molto particolare che racconterà anche a Matera.

Chi è Takoua Ben Mohamed


Illustratrice tunisina nata a Douz e cresciuta a Roma. Collabora con Village Universel, Italiani+ e Near, e lavora come sceneggiatrice presso la produzione Big J Factory. Fin dall’adolescenza si è dedicata al graphic journalism, mettendo in mostra in diverse città italiane storie a fumetti su tematiche come l’infanzia sotto la dittatura di Ben Alì, la Primavera araba, pregiudizi e razzismo, diritti umani, con l’obiettivo di raccontare, attraverso le tavole, realtà a molti sconosciute. La sua storia è raccontata nel video realizzato dai giornalisti Antonella Andriuolo e Lorenzo Cinque, My name is Takoua.

Perché hai scelto di lavorare al graphic journalism?


“In questo lavoro ho ritrovato me stessa, il disegno è prima di tutto una passione, una passione che ho sempre avuto fin da piccola, disegnavo ovunque in qualsiasi situazione, in qualsiasi momento.. e oltre al disegno ci sono i cartoni e lo scrivere storie, sceneggiature, usare l’immaginazione… mi sempre riuscito bene… oltre alla passione, sono stata sempre attivista in varie associazioni e organizzazioni giovanili umanitarie e culturali tramite i quali ho conosciuto delle persone che vivono come me o che hanno vissuto una storia come la mia.. da li mi è venuta l’idea di studiare il fumetto da autodidatta e trasformare le storie che scrivevo in fumetto, immagine e parole nello stesso tempo.. un metodo di comunicazione molto efficace in cui il messaggio che si vuole trasmettere arriva sempre sia a livello grafico visivo che a parole… trasmettere con passione!”.

Quali sono i temi del tuo lavoro che ritieni più difficili da trattare?


“I temi che tratto molto spesso nelle mie pubblicazioni, oltre ad essere personali, sono tematiche politico-sociale, e a volte anche storico… come il tema delle dittature fino ad arrivare alla primavera araba, momenti storici che ho vissuto in prima persona con la mia famiglia durante gli anni 8090 fino ad oggi… i diritti umani nei paesi in guerra, soprattutto quando si tratta di bambini, tematiche che ho affrontato durante le mia attività di volontariato con le organizzazioni umanitarie, i pregiudizi e razzismo e la paura del diverso in generale, anche questo sono tematiche che ho vissuto in prima persona oltre a conoscere persone che le vivono tutti i giorni, sono una ragazza musulmana che porta il velo, oltre ad essere scura di pelle dopo l’11 settembre l’islam è stato strumentalizzato fin troppo a livello politico e chi ci rimette sono sempre la gente comune quella semplice che pensa solo ad essere gente di fedele e basta, e soprattutto le ragazze che portano uno dei simboli dell’islam in testa, cioè il velo! Il razzismo in generale, il razzismo esiste ovunque e ha mille punti di vista diversi, ho cominciato partendo da quello che mi rappresenta di più e voglio arrivare all’altro lato, cioè il razzismo all’incontrario!”.

In che modo il fumetto può diventare uno strumento d’integrazione?


“Beh, il fumetto è uno strumento d’integrazione, in realtà il fumetto non è italiano, è arrivato solo dopo in Italia portando con se tutta la sua cultura, e questa è integrazione, oggi può essere integrazione grazie alle storie e tematiche di cui tratta, può essere integrazione grazie a chi scrive quelle storie di cui tratta… i fumettisti qui in Italia non mancano, anzi, ma di fumettiste donne straniere musulmane che portano il velo e che trattano di tematiche importanti a livello sociale, politico e storico, credo che ce ne siano ben poche… questa è integrazione!”.

Credi che i social media infuenzino il suo lavoro? In che modo?


“Si certo, i social media influenzano molto il mio lavoro, ma in positivo, oltre a dare molta visibilità alle mie pubblicazioni ed arrivare ad un pubblico molto vasto, è anche un modo per arrivare più facilmente ai lettori, capire il lettore e le loro opinioni, il loro punto di vista, ed essere sempre in contatto con chi come me le vive le storie!”.

Ci puoi dare qualche anticipazione dell’intervento che terrai al TEDxMatera?


“Qualche anticipazione dell’intervento: il graphic journalism, relazione tra fumetto e realtà, come viene utilizzato come strumento di comunicazione narrativo giornalistico innovativo, realtà sociale e storia, tra passato e futuro”.