Consigli per il successo online: il ruolo degli influencer nella costruzione di una community

Alcuni suggerimenti su come attirare l'attenzione sul web degli utenti più in vista.

Alessio Sarnelli

Managing Editor @NinjaMarketing

In questi giorni ci stiamo occupando molto del ruolo del social media manager, concentrandoci su cosa verta questo tipo di impiego e su quali siano le abilità da possedere, fornendo (si spera) consigli utili per la crescita professionale di chi vuole intraprendere questo percorso.

In ogni nostro approfondimento abbiamo parlato di comunità attorno ad un brand. Questo perché non di rado accade che le aziende tendano a quantificare la bontà del lavoro svolto da un SMM in base al solo numero di follower su Twitter o di like alla propria pagina Facebook ottenuti. Niente di più sbagliato!

Essere presenti sui social network significa mettersi in relazione paritaria con gli utenti, un brand diventa esso stesso soggetto, super-utente tra gli utenti. Non è una mera questione di etichetta, significa pensare sé stessi in un universo in cui gli altri si approcciano a noi con un rapporto diretto.

Ma al di là dei principi che possono ispirare le strategie social, vi sono aspetti sui quali vogliamo porre l’accento in merito al modo di stare sul web da parte delle aziende, piccoli accorgimenti che possono rivelarsi molto utili.

Il ruolo degli influencer

Quello degli influencer è un ruolo chiave quando si tratta di lanciare prodotti del nostro brand. La capacità di stupirli positivamente portandoli a parlare di noi può significare un incremento esponenziale in termini di affezione. Svolgendo il proprio ruolo possono incidere più di quanto non possiamo fare noi da soli.

Va però specificato che gli influencer non sono come il nero o il bianco nella moda, non stanno bene su tutto in ogni occasione. Bisogna avere cura di scegliere, volta per volta, in relazione al nostro scopo, quello che possa fare da cassa di risonanza ottimale per il nostro target.

Pensiamola in relazione ai nostri amici. Vi rivolgete alla stessa persona quando volete sapere le ultime sulle automobili o sui prodotti hi-tech piuttosto che sulle novità in tv ? Così come abbiamo la nostra persona di fiducia in ogni aspetto della nostra vita, alla stessa maniera dobbiamo pensare di rivolgerci all’influencer più adatto al variare delle circostanze, evitando dispersioni d’attenzione.

Dalla rete, oltre la rete

Partiamo da un punto cardine del nostro ragionamento: per quanto si possa essere bravi nel gestire contenuti sui social, se vogliamo costruire una community forte ed attiva che si leghi al nostro brand, dobbiamo ricordare che la fidelizzazione ed il passaparola su di noi viene fatto al 90% fuori dal mondo di internet.

Possiamo cercare di essere i migliori possibili tra il popolo della rete e riscuotere anche un certo seguito, ma è ciò che accade nel mondo reale che delinea il successo o l’insuccesso delle nostre campagne.

Stesso discorso vale per gli influencer, dobbiamo scegliere coloro i quali oltre ad avere una vasta fetta di utenza online, abbiano anche una rete fitta di rapporti e conoscenze nel quotidiano, solo così sfrutteremo il loro ruolo a pieno.

Come un cliente, meglio di un cliente

Opinion leader ed influencer sono utenti speciali per definizione. La loro capacità di intervenire attivamente sulla percezione dei nostri prodotti presso l’opinione pubblica va conquistata seguendo sì le medesime metodiche che applicheremmo su ogni altro nostro cliente, ma tenendo presente che le difficoltà con le quali abbiamo a che fare per intercettare la sua attenzione sono assai più elevate.

Per questo è da evitare un comportamento pigro e standardizzato. Offrire dei campioni di un nuovo prodotto pronto al lancio verrebbe percepito come un comportamento distaccato e calcolato. Cerchiamo di coccolarli offrendo un’esperienza di quel prodotto che sia tarata su di loro, come se fosse stato creato appositamente.

In questo modo avremo più chance di stuzzicare il loro ego e portarli a condividere con le loro comunità la bontà del nostro operato.

Agire offline per essere rappresentato online

Ritorniamo sull’importanza del muoversi offline affinché ci sia il giusto rilancio sui canali online del nostro brand. In questo senso è necessario pensare campagne che siano facilmente condivisibili, con rappresentazioni intuitive che si adattino a diventare contenuti diffusi attraverso un post, un video breve, una foto. In questo modo anche l’influencer che vuole parlare della nostra iniziativa potrà raccontare facilmente la sua esperienza.

Trattandosi di un processo di affiliazione per mediazione (gli utenti che vogliamo intercettare passano per il racconto offerto da influencer ed opinion leader e non direttamente dal nostro), occorre che tutto avvenga nel modo più intuitivo possibile di modo che il nostro messaggio arrivi alla loro comunità senza perdere nulla del significato originale.

Ma più in generale questo vale per tutti, più progettiamo cose che siano facilmente condivisibili, maggiori saranno le possibilità che quei contenuti vengano appunto messi in rete.

Facciamo un esempio, qualche tempo fa ci siamo occupati della campagna di lancio della Mini Paceman, in quella circostanza la cartellonistica stessa era stata progettata in termini social.

Nell’allestimento di Via Torino a Milano infatti, si poteva citofonare Mark Paceman per avere accesso al suo loft, e nel farlo veniva scattata una foto da postare sui propri profili online. Un esempio perfetto di come si favorisce la condivisione dei contenuti di una campagna fornendo noi stessi gli strumenti per farlo, accompagnando i partecipanti.

Gli influencer dimenticati: lo staff

Uno degli errori più comuni che vengono commessi nel tentativo di aumentare la propria popolarità sui social è quello di concentrare la propria attenzione su ciò che è esterno alla nostra azienda, quando invece sfruttando al meglio le risorse interne possiamo ottenere maggiore credibilità e successo.

I migliori influencer da impressionare e stimolare infatti sono sempre e prima di tutto i nostri collaboratori, lo staff ed i colleghi di lavoro. Del resto tutti sono possibili clienti, per cui cominciamo con fare in modo che chi lavora per noi sia entusiasta delle nostre novità.

Sono i primi a dover essere coccolati come i migliori opinion leader, attività come campus aziendali in concomitanza con nuovi lanci sono attività essenziali affinché siano i nostri impiegati a mostrare al mondo partecipazione per ciò che stiamo proponendo. Inoltre favoriscono la costruzione di un buon ambiente di lavoro, sano e propositivo, ideale per una buona resa per la percezione esterna del nostro brand.