Stampa 3D: la rivoluzione è qui

La rivoluzione epocale della produzione di beni ed oggetti di ogni giorno

Immaginate un mondo dove potrete fare a meno di negozi, spacci e rivendite.

E’ domenica, botteghe e ferramenta sono chiusi. Proprio oggi che pensavate di montare il nuovo scaffale! Aspetta ormai da troppe settimane di essere montato, intristito da strati di polvere ed oblio. Sfortuna: vi rendete conto di non avere quella maledettissima chiave a brugola da 6, l’unica mancante dal vostro set del bravo fai da te. Sia maledetto quello stolto inventore della chiave a brugola!

Che fare? Prendere la macchina e guidare un’ora per perderne un’altra in n affollato ipermercato? Escluso. Chiedere al vicino? Niente da fare. Aspettare un’altra settimana? Spreco.

La rivoluzione è qui

In quel mondo sopra descritto, a quel punto, aprirete il computer ed acquisterete un progetto di stampa 3D da un portale specializzato, e lancerete una stampa 3D. Nel giro di un quarto d’ora, o poco più, avrete pronta per l’uso la stramaledettissima chiave a brugola di cui sopra. Senza spostamenti, senza perdere tempo.

Ad oggi siamo ancora molto lontani da questa prospettiva, sopratutto in termini di costi delle stampanti e delle “materie prime” (polveri e resine) necessarie per la stampa in se. Ma la prospettiva di cambiamento è epocale. Non si tratta solo di stamparsi a casa qualche oggettino. Si tratta di cambiare completamente il modo in cui si fanno le cose. Dal “Fatto in Italia” al “Disegnato in Italia”. Da vedo e compro in negozio a compro online e stampo a casa. C’è la prospettiva, drammatica se si vuole dal punto di vista del lavoro, di una graduale disintermediazione tra disegnatore e consumatore, con la graduale eliminazione delle categorie “produttore” e “rivenditore”. Vi sembra poco?

Come funzionano?

Ma cosa sono in realtà le stampanti 3D? Volendo semplificare, ne esistono due grandi famiglie.

Le stampanti stereolitografiche si basano su resine liquide che si solidificano quando colpite da raggi ottici, fino a dare forma in maniera additiva agli oggetti desiderati. Il secondo grande gruppo è costituito dalle vere e proprie stampanti 3D o FDM (fused depostion modeling), che funzionando (banalizzando un po’) in maniera similare alle stampanti tradizionali, con la differenza che aggiungono una terza dimensione di stampa “verticale”, lungo la quale tessono una sorta di filamento (plastico o di altri materiali) fino ad ottenere gli oggetti desiderati. Sono ancora piuttosto costose, ma non è lontano il giorno in cui i prezzi saranno tali da rendere economicamente sensata l’apertura di grandi “centri stampa 3D” in tutte le città, dove arrivare con il vostro progetto 3D e stampare quanto avete disegnato o acquistato su internet.

Gli impatti ambientali

La stampa 3D avrà anche enormi impatti a livello ambientale. Gli scambi fisici a livello globale potranno subire una sensibile riduzione, per tutte quelle componenti che potranno essere stampate in 3D e che smetteranno di essere prodotte in fabbrica e trasportate al consumatore finale. E’ verosimile pertanto che vedremo meno camion, navi ed aerei trasportare pezzi e componenti a contenuto tecnologico medio-basso.

E’ inoltre prevedibile un impatto positivo sulla produzione di rifiuti: la stampa 3D in quanto additiva eliminerà i cosiddetti “sfridi” industriali, ovvero i pezzi di materie prime che vengono tagliati nelle produzione a “riduzione”, come i trucioli di legno che si ottengono ricavando un oggetto dal legno vero e proprio. Inoltre, la stampa 3D potrà mettere in modo meccanismi di economia circolare, portando alla standardizzazione di componenti e pezzi che potranno poi essere riusati per produrre nuovi oggetti, così come avevamo già prospettato qui su Ninja.

Aziende sull’attenti

Ci sono poi una serie di possibili implicazioni ed impatti per le aziende: lo sviluppo dei nuovi prodotti diventerà molto più veloce ed alla portata di tutti, grazie alla facilità di “stampare”, realizzare e modificare prototipi nel giro di poche ore, permettendo di tastare il mercato ed i consumatori target in tempi e con modalità oggi utopistiche, dando un notevole vantaggio competitivo alle aziende che saranno più rapide ed agili.

Non tutti i prodotti e componenti diventeranno poi convenienti in ottica stampa 3D. Le aziende dovranno essere capaci di individuare con anticipo le condizioni che renderanno possibile ripensare e progettare i propri componenti produttivi in ottica 3D, come ad esempio l’elevato costo del lavoro/manualità, alta complessità con bassi volumi di produzione, rapida obsolescenza.

La stampa additive potrebbe infine ridurre il vantaggio di produrre in paesi a basso costo del lavoro. Questo potrebbe forzare molte aziende che oggi si sono focalizzate sul “design”, a differenziare il prodotto con altre leve, ad esempio la personalizzazione estrema dei beni di consumo, oppure la facilità di riparare e modificare l’oggetto in corsa, dopo l’acquisto.

Infine, la competizione di nuovi players potrà farsi più serrata, sopratutto in segmenti di nicchia e con elevata creatività e personalizzazione.

A patto di non inventare 100 varianti della stramaledettissima chiave a brugola.

Scritto da

Nicola Purrello

Siciliano, consulente di strategia aziendale focalizzato su economia verde, gestione dei rifiuti e finanza aziendale. Laureato in Economia e Finanza presso la Bocconi, ha ... continua

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