La Global Game Jam e l'industria videoludica in Italia

Torino, Milano e Roma, tra le città protagonitse della Global Game Jam: un'hackathon di tre giorni che ci proietta nel futuro dell'industria videoludica


Dal 24 al 26 gennaio si è svolta in tutto il mondo la Global Game Jam 2014, un’hackathon dedicata al mondo dei videogiochi. 488 location in tutto il mondo coinvolte, di cui 6 in Italia, tra cui il Politecnico di Milano, con quasi 300 partecipanti, l’Incubatore del Politecnico di Torino con più di 100 persone, poi Roma e Catania…

L’evento è dunque un’occasione per avvicinarci alle realtà che gravitano attorno all’industria dei videogiochi in Italia, proprio a partire dai protagonisti della Global Game Jam.

Cos’è e come funziona una Global Game Jam

La Global Game Jam è una maratona di sviluppo di videogiochi che inizia il venerdì pomeriggio e si conclude la sera di domenica. Durante il venerdì i partecipanti vengono introdotti al mondo dell’industria videoludica da talk di esperti.

Poi si parte con la rivelazione del tema, attorno a cui sviluppatori, grafici e soud designer devono sviluppare un videogioco. Sono queste le figure essenziali che devono comporre i team di lavoro. I partecipanti spesso però non si conoscono tra loro. Per questo viene organizzato un icebreaker che consente ad ognuno di descrivere le proprie competenze e di trovare gli altri professionisti che consentano di completarle. Una volta che i team sono formati esiste un solo obiettivo: lavorare assieme per sviluppare un videogioco da presentare domenica sera ad una giuria di esperti.



Dalle 18 di venerdì i team lavorano tutta la notte sul game design, sviluppando il concept del gioco. Da sabato pomeriggio invece i compiti si dividono e cominciano ad aprirsi schermi con righe di codice e album con illustrazioni fatte a mano con matite e pastelli che non così spesso capita di vedere durante le tradizionali hackathon di sviluppatori.

Ma è proprio questo che caratterizza la Jam rispetto ad altri eventi di sviluppo: un’ibridazione di tutte le professionalità creative imprescindibili per sviluppare un videogame.

La storia e i numeri della Global Game Jam

La prima Global Game Jam sì è svolta nel febbraio del 2009, in 53 città nel mondo. A quest’edizione hanno partecipato 1650 persone e sono stati creati 370 videogiochi. Con gli anni l’evento è crescriuto fino a raggiungere 16.705 persone in 319 sedi distribuite in 63 stati. Durante la manifestazione 2013 sono stati prodotti 3248 videogiochi.

Dell’edizione 2014 non sono ancora stati rilasciati i dati ufficiali, ma data la presenza di 488 sedi non possiamo che aspettarci un aumento anche del numero di partecipanti e game sviluppati.

Il tema di quest’anno era particolarmente sfidante: “We don’t see things as they are, we see them as we are.” Citazione di Anaïs Nin che non forse tutti hanno colto ma che ha stimolato l’elaborazione di concept con protagonisti personaggi schizofrenici, stati mentali alterati e la ricerca di contatti con realtà altre.

Il concept è però davvero solo un pretesto. Il vero obiettivo della Jam è riunire sotto un’unico tetto i protagonisti attuali e futuri dell’industria videoludica italiana.
Per le società di sviluppo che lavorano nel settore, un’occasione per entrare in contatto con giovani appassionati di videogiochi, per gli studenti un’opportunità di farsi guidare da mentor esperti nello sviluppo del proprio primo esperimento videoludico.

L’industria videoludica Italiana: tra startup, associazionismo e aule universitarie

La Global Game Jam è dunque un’occasione per intercettare realtà emergente e consolidate dell’industria dei videogiochi.
Il contesto milanese è ovviamente quello in cui l’industria dei videogiochi è più consolidata. Non solo per la presenza di grandi società come Ubisoft attorno a cui gravitano circa la metà dei professionisti milanesi dei videogiochi, ma anche per corsi specializzati in progettazione.

Un bell’esempio di collaborazione interateneo milanese è infatti il gemellaggio tra il corso di Videogame Design and Porogramming del Politecnico di Milano e il corso di On-line Game Design dell’Universita’ di Milano che a fine anno accademico organizzano una fiera in cui gli studenti hanno l’occasione di presentare i propri lavori a giornalisti e operatori del settori.

Spostandoci invece nel territorio piemontese vediamo piccole realtà come la nascente T-Union, un gruppo costituito da 6 studi di videogiochi, applied games e computer grafica di Torino (34BigThings, E-Mentor, Event Horizon, MixedBag, Sportsquare, Tinybull Studios) e veterani appartenenti alle differenti aree di competenza che hanno l’obiettivo di promuovere la game industry nell’area torinese, condividendo le professionalità dei partecipanti.



La prima attività di T-Union è stata l’organizzazione, guidata da Marco Mazzaglia, della Turin Game Jam. Per la prima volta a Torino la Jam è stata un successo grazie alla buona combinazione di competenze dei partecipanti: dagli sviluppatori di software dell’Università degli Studi di Torino e del Politecnico di Torino, ai grafici dellaScuola Internazionale di Comics che a Torino forma competenze creative che vanno dall’illustrazione 2D e 3D alla sceneggiatura. Da questa scuola nascono dunque professionalità imprescindibili per animare la scena dei videogiochi torinesi.

Infine aprendo lo sguardo all’Italia intera vi è l’AESVI (Associazione Editori Sviluppatori Videogiochi Italiani), l’Associazione di categoria dell’industria dei videogiochi che rappresenta i produttori di console, gli editori e gli sviluppatori di videogiochi operanti in Italia. Nata nel 2001 AESVI ha attualmente trentasei soci, che si distinguono tra soci hardware, soci software e soci developer, da Disney Interactive Studios, Nintendo e Microsoft, a Ubisoft, fino a piccole realtà come Tiny Bull Studios o MixedBag.

Un’industria piccola, ma in crescita

Guardando al panorama dell’industria dei videogiochi in Italia dal lato della domanda si colloca il quarto paese in Europa (con un fatturato complessivo di 993 milioni, dopo Gran Bretagna, Germania e Francia). Dal lato della domanda il Censimento 2012 dell’AESVI ci dice che questo settore, nato in Italia tra gli anni Ottante e gli anni Novanta, ha all’attivo circa 70 aziende, il 62% è ancora startup (con meno di 3 anni di vita) create prevalentemente da under 30. Tra occupati, liberi professionisti e startupper lavorano in questo settore tra le 500 e le mille persone, che si dedicano soprattutto all’ambito del mobile.

Una realtà non grandissima dunque, ma sicuramente in crescita e attorno alla quale c’è tantissimo interesse dei giovani, come emerge dalla grande partecipazione alla Global Game Jam da parte di studenti e startup.