Free Pussy Riot, il controverso cause marketing di Blush [VIDEO]

Reale supporto alla causa o pura strategia di marketing?

Una donna marcia decisa, in silenzio, davanti alla Piazza Rossa di Mosca, con un balaclava che le copre il viso e brandendo un cartello che invita alla liberazione delle due componenti del gruppo Pussy Riot detenute in carcere da mesi. A protestare a favore del gruppo femminista (che si contrappone duramente tra le altre cose alla strumentalizzazione del corpo femminile) è peró una modella della casa di lingerie tedesca Blush.

Per la quasi totalità del video quello che vediamo è esclusivamente l’intimo indossato dala ragazza, che dalla metro raggiunge la piazza tra i passanti increduli, tanto che potremmo tranquillamente pensare di guardare l’ennesimo sexy commercial di brand come Agent Provocateur. Alla fine, lo spettatore puó vedere il cartello e riesce a contestualizzare e comprendere la natura di cause marketing dietro al video.

Eppure questa scelta di costruzione dello spot non ci convince a pieno. Tralasciando il non facile allineamento semantico e ideologico tra un gruppo femminista e un brand di intimo (anche se non è la prima volta che l’industria della moda si appropria dell’abbigliamento simbolico del gruppo attivista), lo spot lascia la sensazione che la protesta sia lasciata comunque in sottofondo rispetto al placement del prodotto, e usata come pretesto strategico per creare buzz intorno al video e all’azienda, sfruttando un meme politico molto potente.

Dopo la comparsa di alcune critiche in rete e in coda al video su YouTube (da dove il filmato originale è stato ora elimiato), il brand ha postato questo commento:

Crediamo che Nadya e Masha, così come le loro famiglie e i loro bambini, supportarebbero qualsiasi cosa che possa portare attenzione alla loro causa. Sappiamo che dover stare in uno dei campi di lavoro correttivo russi è la peggior cosa al mondo. Controllate freepussyriot.org per conoscere ciò che potete fare ora.

Senza dubbio lo spot ha contribuito a generare awareness attorno al caso, portandolo all’attenzione di un pubblico più vasto e forse non a conoscenza della storia del collettivo femminile russo. In molti hanno però sottolineato che non esiste una vera azione di supporto da parte del brand, che di fatto rimanda alla campagna ufficiale Free Pussy Riot avviata mesi fa dalla concertazione di numerose organizzazioni internazionali.

Cosa ne pensate?