Alibaba traina l'eCommerce cinese e punta all'IPO

Il colosso cinese infrange una serie di record e prepara lo sbarco in borsa con una quotazione da capogiro

Poco meno di un anno fa abbiamo affrontato il fenomeno eCommerce in Cina spiegandone le ragioni del successo e della rapida crescita, prevedendo il vicinissimo sorpasso agli Stati Uniti e dicendo che il merito di questo boom era in gran parte del colosso Alibaba.

E’ proprio su Alibaba che concentriamo l’analisi di oggi partendo dai risultati raggiunti ad oggi e cercando di intuire come si muoverà in futuro.
Nel 2012 il fatturato di Alibaba è stato pari a 170 miliardi di dollari, cifra superiore ai fatturati di eBay e Amazon messi insieme!

Nell’articolo sull’eCommerce cinese avevamo detto che nel 2015 si sarebbe verificato il sorpasso nei confronti degli Stati Uniti per quanto riguarda le vendite su eCommerce.
I dati disponibili oggi lasciano prevedere addirittura che nel 2020 il volume del commercio elettronico cinese supererà USA, Regno Unito, Giappone, Germania e Francia messi insieme.

Le notizie sensazionalistiche non finiscono qui e infatti si inizia già a parlare di una possibile quotazione in borsa di Alibaba.
Lo confermerebbero anche manovre preparatorie come il riacquisto di metà delle azioni detenute da Yahoo. La società americana infatti possedeva fino a poco fa il 40% del capitale di Alibaba, quota che si è ridotta al 20% dopo il buy-back e che in caso di IPO si ridurrà ulteriormente al 10%.

Jack Ma - Founder Alibaba

I rumor di settore suggeriscono che Alibaba abbia conferito l’incarico per la preparazione dell’Offerta Pubblica Iniziale a Credit Suisse Group e Goldman Sachs.
L’IPO potrebbe entrare nella storia per il suo valore. Le stime attuali parlano di un valore di IPO pari a 120 miliardi di dollari, cifra stratosferica se paragonata anche ai 104 miliardi di Facebook dello scorso anno.

Restiamo dunque in attesa di comunicazioni ufficiali da parte di Alibaba che nel frattempo potrebbe trovare i maggiori ostacoli in casa propria. Si dice infatti che il partito comunista non veda di buon occhio la crescita esponenziale di un gigante economico che detiene una mole notevole di dati di cittadini cinesi.

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