Tattoo advertising: quando la pubblicità è per sempre

Dallo skinvertising alla creatività: cosa fare e cosa non fare con i tatuaggi in pubblicità.

Danilo di Capua

Digital Media Strategist

Il connubio tra pubblicità e corpo più o meno nudo, si sa, dà sempre i suoi frutti. E in maniera non sempre giustificata innumerevoli brand hanno usato l’appeal della trasparenza per far arrivare a segno il proprio messaggio.

Anche i tattoo fanno spesso bella mostra di sè nel mondo dell’advertising, e se talvolta sono un semplice accessorio della bellezza esposta altre volte rappresentano il vero e proprio canale di comunicazione.

Il pioniere del tattoo come strumento di pubblicità creativa è stato Philip Airosa, studente svedese in evidente crisi finanziaria che mise in vendita la propria pelle per pubblicizzare marchi di ogni genere.

Per ogni centimetro quadrato di pelle chiedeva 1.000 dollari. E il brand di turno poteva tatuargli dove voleva il proprio logo o indirizzo web. Alla faccia della comunicazione multicanale.

Oggi viene chiamato skinvertising, e il principale esponente è senza dubbio Joe Tamargo. Joe ha il corpo e il viso interamente coperti di loghi e indirizzi web, alcuni tra l’altro di siti non più on line. Karolyne Smith, d’altra parte, ha incassato 10.000 dollari per tatuarsi l’indirizzo di un casinò on line in mezzo alla fronte. Quello che si dice metterci la faccia.

Per fortuna esistono casi ben più virtuosi di utilizzo di tattoo nell’advertising. Negli anni infatti l’utilizzo del tatuaggio ha ispirato creativi di ogni parte del mondo, e portato spesso risultati funzionali e divertenti.

Nel 2010 la Grey di Barcellona ha sbaragliato la concorrenza e ha vinto numerosi advertising award con questa campagna per la penna Pilot extrafine.

Il messaggio è chiaro: se questa penna riesce a rendere un minuscolo omino della Lego un vero Hells Angel con tanto di dettagliatissimi tattoo da motociclista, figuriamoci che schizzi fantastici può creare nelle vostre Moleskine.

La France Adot, associazione francese per la donazione degli organi, ha mostrato un tatuaggio omofobo ricucito per spingere a diventare “better persons” anche i più insospettabili potenziali donatori.

Poco prima della cattura di Osama Bin Laden, la canadese Precision Laser specializzata in rimozione di tattoo spiegava così la procedura standard per cancellare dalla nostra pelle ciò che non ci piace più. Laser puntati, e via. Parola di Navy Seals.

La mia preferita in assoluto. Secondo l’agenzia JWT di New York i rasoi Schick Quattro sono così efficaci da depilare anche gli animali che vi siete tatuati addosso. Provare per credere.

Nel 2007 l’agenzia Mother di Londra reclamizzò così il nuovo programma di Discovery Channel, London Ink. Installazioni di persone giganti in giro per la città, sui quali tatuarono i dettagli del programma televisivo. Orario compreso. Testimonial di un certo peso e spessore.

La campagna di Greenpeace ideata dalla Leo Burnett di Hong Kong ha giocato sull’immaginario dei tatuaggi tradizionali giapponesi per mettere in discussione altre tradizioni molto meno affascinanti.

La scritta recita: “Non tutte le tradizioni meritano di essere preservate. Poniamo fine alla caccia alle balene in Giappone“.

Queste sono solo alcune delle pubblicità più originali che fanno leva sui tattoo come driver di comunicazione creativo e divertente. Che ne pensate? Voi ne conoscete altre? Avete qualche URL tatuato sul collo da mostrarci con orgoglio? Se sì, mandatecele: saremo lieti di aggiungerlo alla prossima galleria dedicata.

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