Stefano Schiavo: ecco The Fab Sessions, per formare gli innovatori di oggi e domani [INTERVISTA]

The Fab Sessions è un nuovo modo di fare formazione, innovativo e interattivo. Ecco l'intervista a uno dei suoi ideatori, Stefano Schiavo

Pensate per un momento alla vostra concezione del modo tradizionale di fare didattica: vecchi banchi, lezioni frontali, tanta teoria e docenti lontani spesso anni luce dalle vostre necessità. Bene, ora immaginate il contrario di tutto questo e… benvenuti alle Fab Sessions!

The Fab Sessions è un progetto formativo davvero interessante e innovativo, avviato con il preciso scopo di formare gli utenti con modalità completamente nuove, utili e interattive. Per approfondirne la conoscenza abbiamo avuto il piacere di contattare e intervistare uno dei suoi ideatori nonché founder e CEO dell’agenzia di social business Sharazad, Stefano Schiavo: è nata un’intervista da non perdere!

Ciao Stefano, benvenuto su Ninja Marketing. Raccontaci, in cosa consiste il progetto “The Fab Sessions”?

Consiste nella progettazione e sperimentazione di format didattici dedicati all’innovazione. Riteniamo che lo sviluppo delle nostre economie sia legato al recupero di una dimensione manifatturiera che sappia dialogare con il mondo del digitale, del design, del management snello e agile, attraverso processi di internazionalizzazione che comunichino il vero valore che ci contraddistingue.

L’Italia ha nella sua dimensione produttiva, nelle fabbriche e tra gli artigiani, un patrimonio di competenze e idee che il mondo guarda con profondo interesse. Richard Sennett ha dato un punto di riferimento alto che è stato sviluppato da Stefano Micelli nel fondamentale ‘Futuro Artigiano‘, lucidissima spiegazione delle linee di sviluppo di questo modello.

Eppure sono gli Stati Uniti che paradossalmente hanno cominciato a recuperare in modo nuovo il valore del saper fare, incrociandolo con tecnologie innovative in grado di far fare alla progettazione, alla produzione, al consumo un salto simile a quello fatto attraverso il digitale nel mondo dei dati e delle informazioni negli ultimi decenni. Pensiamo al movimento dei Makers, a come ha colto la rivoluzione di Arduino, l’hardware open source, invenzione di un italiano come sempre più profeta all’estero che nel suo Paese. Serve un nuovo tipo di didattica destinata al mondo del business e che sappia fornire le competenze per questo tipo di futuro.

Il nostro intento è creare delle sessioni didattiche fatte di giochi e simulazioni. L’idea è che, come nella formazione di competenze manifatturiere, si impara facendo, invertendo l’ordine tra spiegare e fare. Pensiamo che un nuovo modo di fare impresa, un approccio diverso al management, che colga la lezione della cultura ‘social’ fatta di partecipazione, trasparenza, velocità, collaborazione, sia possibile solo partendo da esperienze reali e dai comportamenti che ne nascono.

I docenti lavorano sulle situazioni che di volta in volta nascono nei gruppi di lavoro. Gli spazi in cui si svolgono le Session sono produttivi, sono aboliti banchi e slide e tutto ciò che separa il docente dagli allievi. Vogliamo sviluppare un’esperienza condivisa e non una lezione passiva. Gli studenti attraversano una fase di stupore quando si accorgono che le loro certezze consolidate si sgretolano, poi affrontano una fase di ricostruzione su nuove prospettive.

A questo proposito, in cosa pensi che Fab Sessions si distingue dai progetti formativi legati al digital che stanno nascendo e si stanno diffondendo sempre di più, soprattutto nelle università?

Le Fab Sessions sono complementari e integrano la formazione in ambito di digital marketing. Non siamo in Silicon Valley ed è difficile pensare che il fondamentale sviluppo della cultura digitale, in cui siamo decisamente ancora indietro rispetto alle aree del mondo con cui dobbiamo competere, sia sufficiente a rilanciare un modello industriale in crisi.

Dobbiamo far leva sulle nostre peculiarità più caratterizzanti. Cito un post di Sharazad in cui Nicola evidenziava gli esiti di una ricerca sulla formazione:

Il 40% degli adolescenti svedesi si attende un lavoro che preveda attività manuale. Qualcuno ha loro spiegato infatti che il flusso d’entrata per tali professioni nel loro paese è del 42%.
Solo il 5% dei coetanei italiani indica come manuale la sua occupazione futura quando il flusso in entrata è ben del 48%. I giovani in Italia sono totalmente disinformati e fanno scelte per il loro futuro scollegate dalla realtà.

C’è un evidente gap che deve essere affrontato, ma questo non significa che dobbiamo spingere i ragazzi a rinunciare a una formazione negli ambiti del design, della creatività, del digitale. Dobbiamo invece spiegare che queste competenze possono essere di grande interesse se viste come parte dello sviluppo di realtà manifatturiere che vogliano intraprendere un nuovo percorso di sviluppo in linea con le linee evidenti nelle altre economie occidentali.

Abbiamo costruito le Fab Sessions come luogo di sperimentazione di questo tipo di cultura e il nostro intento è integrare queste lezioni con quelle sviluppate da altri soggetti appartenenti a mondi complementari.

Chi sono i docenti delle sessions, e dove vengono svolte?

Le sessions sono la parte di Ricerca e Sviluppo dell’iniziativa. Sono gli appuntamenti mensili in cui invitiamo dieci persone per noi interessanti a trovarsi insieme e a sperimentare i nostri nuovi giochi. I docenti di queste sessioni sono persone capaci di coniugare questo tipo di cultura con una profonda conoscenza di business reali.

Un esempio è Andrea De Muri che ha recentemente trasformato un percorso orientato a comunicare il Lean Startup in una giornata con le caratteristiche dette in precedenza. Il laboratorio è stato testato in alcune Fab Session e ora viene richiesto da diversi enti e scuole per essere integrato nei loro percorsi didattici,

Quindi, mentre i laboratori si svolgono presso partner come recentemente Digital Accademia, ma sono aperti a ogni collaborazione coerente con lo spirito dell’iniziativa, le Fab Sessions sperimentali invece si svolgono a Verona, all’interno di The Fab, uno spazio di lavoro che vuole essere la dimostrazione reale di quanto stiamo spiegando. E’ lì che si trova una tipografia letterpress, Lino’s Type, che sta proprio trovando forme originali di esplorazione della stampa integrando stampanti 3D, Heidelberg degli anni ’60, giovani designer in grado di proporre grafiche e idee innovative e artigiani del distretto che aiutano a mantenere viva la tradizione manifatturiera scaligera in questo settore. Entrare a The Fab è un’esperienza molto interessante. Ci si trova nel pieno di una realtà produttiva tra vernici, carta, macchine, cliché e caratteri mobili, ma nello stesso ambiente si muovono designer e creativi tra macbook, kit per la coltura idroponica, radiohead nell’aria e biciclette appese al soffitto…

Qual è l’obiettivo e i primi risultati?

Il nostro obiettivo è ambizioso e vuole affrontare frontalmente le prospettive economiche del nostro territorio. Siamo fortemente convinti che se non vogliamo rinunciare a un ruolo di primo piano e se non vogliamo arrenderci a visioni di inevitabile declino, dobbiamo trovare una strada originale per la nostra economia.

I primi risultati sono stati lo sviluppo effettivo di contenuti originali e di sessioni didattiche entusiasmanti ed efficaci. Sono iniziate collaborazioni esterne e abbiamo già svolto varie session e laboratori aperti che hanno riscontrato un grande successo.

Parallelamente si sta creando un interesse diffuso per queste proposte e una comunità di imprenditori, manager, professionisti, studenti e persone curiose si sta aggregando attorno a questo esperimento.

… e quali invece gli sviluppi futuri?

Siamo ora alla ricerca di nuovi partner per le iniziative didattiche che possano riconoscere in questo approccio un valore da integrare nei propri approcci alla formazione. Ci stiamo guardando attorno sia pensando a realtà di formazione sia ad aziende che abbiamo un interesse in progetti anche non solo didattici su questi temi.

Continuiamo altresì a sviluppare nuovi laboratori che sperimentiamo nelle Fab Sessions. Presto uno sul mondo del lavoro con il sottotitolo provocatorio “contro gli analisti simbolici” e subito dopo vogliamo interrogarci su come “decostruire la macchina gestionale dell’impresa” e su come sviluppare “un’estetica delle relazioni e dell’incompiuto”, questo tema particolarmente interessante per chi si occupa di marketing.

Grazie Stefano, salutiamoci dicendo quali sono le prossime sessioni formative in programma e come fare ad iscriversi.

Le Fab Sessions per ora sono su invito e basta scriverci iscrivendosi nel sito www.thefabsessions.com. Abbiamo però già interamente completato i partecipanti per le prossime tre. Pensiamo di incrementare la frequenza. Sullo stesso sito indicheremo le altre occasioni di formazione che saranno sviluppate con partner o nello stesso contesto di The Fab.

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