Car Sharing. Quando possedere un auto non è più uno status symbol

Dietro le quinte di un fenomeno crescente tra business e sostenibilità

Un paese sviluppato non è quello dove anche i più poveri possiedono un’automobile. E’ quello dove anche i ricchi usano i trasporti pubblici per i loro spostamenti.

Le parole sono di Gustavo Petro Urrego, illuminato sindaco di Bogotà, che lanciano un messaggio che va molto oltre il mero contenuto ecologico.


L’automobile non è più uno status symbol

Che per un paese avere mezzi pubblici efficienti sia un fatto positivo è acclarato, pacifico e non rivoluzionario. Quello che però sta cambiando è l’attitudine verso il trasporto pubblico, e di converso, per l’utilizzo di veicoli privati per gli spostamenti. Chi prende l’autobus o la metro, in un tempo di crisi, di benzina alle stelle, e di risveglio delle coscienze verdi non è più uno sfigato oppure un cittadino di serie B.
Chi compra un macchinone a benzine con cilindrate sfavillanti viene prima di tutto interrogato dei consumi del proprio bolide, prima ancora dell’accelerazione da zero a cento, della ripresa e della velocità massima.

E’ la prima volta da cinquant’anni a questa parte che l’automobile è sempre meno uno status symbol ed è sempre più vista come un costo, ridotta alla sua essenziale funzione di trasporto.

Bassa utilizzazione a fattor comune

Ed è in questo contesto che è nato un nuovo grande business, fondato su una semplice considerazione: le automobili, questi centri di costo, rimangono inutilizzate per oltre il 90% del tempo. E’ come se una fabbrica comprasse un macchinario e lo utilizzasse solo per una mattinata di lavoro alla settimana. Molto meglio metterlo a fattor comune con altre aziende ed alzare il tasso di utilizzazione: è così che nasce l’idea del car sharing.

Si tratta di un business vero e proprio, con un continuo fiorire di nuove attività imprenditoriali e sociali. Le iniziative imprenditoriali del settore possono essere divise in due grandi famiglie: iniziative imprenditoriali private ed iniziative sociali pubbliche.

Il Carsharing sociale pubblico

Si tratta di attività promosse da soggetti pubblici quali Comuni oppure aziende di gestione dei trasporti urbani, tipicamente in grossi centri mediamente all’avanguardia sociale ed economica.

Sono fondate sull’ideologia di una mobilità sostenibile, meno inquinante (le auto usate sono spesso elettriche o ibride), che attiri le simpatie di frange d’elettorato eco sensibile, ma che miri anche alla realizzazione di un profitto economico. Se è vero che il car sharing può cannibalizzare autobus, tram e metro, dall’altro è un forte concorrente al trasporto privato, e può spostare quote di spesa in trasporti verso il gestore della mobilità pubblica. Non esistono ancora studi a riguardo, ma la sensazione che il gioco possa valere una doppia candela appare piuttosto solida.

Il fenomeno è diffuso sopratutto nelle grandi metropoli internazionali come Berlino o Londra a prezzi accessibili (29 centesimi al minut, incluso carburante ed assicurazione). Tra i primi progetti in Italia si annovera GuidaMi, il car sharing di Milano, gestito direttamente dalla locale azienda di trasporti pubblici annoverando oltre 3.000 utenti.

Il Carsharing privato ed il mondo startup

Un business dal sapore giovane ed innovativo non poteva certamente non richiamare l’attenzione dell’iniziativa privata. BMW ha lanciato il proprio schema di car sharing, Drivenow, nella propria casa madre a Monaco di Baviera, forte di un parco macchine in house a prezzi modesti e di una forte infrastruttura tecnologica (un’app permette di localizzare in tempo reale la posizione delle automobili libere nei paraggi).

Il mondo startup si ovviamente accodato, ed in mancanza di capitali per l’acquisto di automobili ed apparecchi sofisticati, ha pensato di chiedere le automobili in prestito alla gente. Lo schema è semplice ed efficace: i privati stabiliscono il prezzo che richiedono per affitti che vanno da poche ore ad una settimana, cui viene aggiunta un costo del servizio, che include un’assicurazione casco ed una quota di ricavo per l’azienda.

Tra i pionieri si annoverano certamente Tamyca in Germania, fondata da quattro studenti ventiquattrenni ed oggi leader di mercato con oltre 2.700 macchine in gestione, e Get Around, startup americana che ha raccolto 13,9 milioni di dollari di finanziamento dal Private Equity Manlo Ventures. Tra i vantaggi della formula, oltre all’economicità rispetto al noleggio tradizionale, la possibilità di reperire automobili in posti insperati, quali ad esempio piccole città di provincia.

Viaggiare in tanti… è meglio

E nel boom dell’auto condivisa fioriscono pure i servizi di condivisione dell’auto per un viaggio. Chiedere a BlaBlacar, leader europeo dei viaggi in condivisione, che promette di ridurre all’osso il prezzo della benzina per persona in un viaggio, con il semplice principio del riempimento. Chiunque viaggi in macchina può mettere in vendita i posti liberi, dividendo o ripagando le spese per la benzina.

Il come viaggiare, a questo punto, non è più questione di macchina, ma se si ha voglia o meno di schiacciare un pisolino….lato passeggero.

 

 

Scritto da

Nicola Purrello

Siciliano, consulente di strategia aziendale focalizzato su economia verde, gestione dei rifiuti e finanza aziendale. Laureato in Economia e Finanza presso la Bocconi, ha ... continua

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