Parah e Nicole Minetti: l'importante è che se ne parli?

Vale ancora il detto "l'importante è che se ne parli"? Alcune riflessioni sul 'caso' Parah

Francesco Gavatorta
Francesco Gavatorta

Editor Social @Ninja Marketing

Nicole Minetti è uno di quei personaggi che ha caratterizzato, nel bene e nel male, le cronache di questi anni. Dal gossip allo scandalo politico, l’ex soubrette ora Consigliere Regionale è da sempre una calamita per l’attenzione dell’opinione pubblica italiana.

Il management di Parah forse ha fatto queste considerazioni quando ha scelto di farla diventare una delle testimonial nella presentazione della sua nuova collezione di costumi alla Fashion Week che si sta svolgendo a Milano in questi giorni: il pubblico la vedrà, sicuramente ci sarà ritorno mediatico e visibilità sul brand, anche se questa non sarà totalmente positiva non importa, perché sarà tanta.

Ragionamento troppo semplicistico?

No, è andata proprio così. Anzi, è andato ben oltre. Ed è lo stesso marchio di moda, a dirlo: in un post su Facebook.


Leggendo questo comunicato, abbiamo tratto un’interpretazione simile a questa: Usiamo un volto che creerà scandalo per mostrare ciò che siamo, e ciò che abbiamo fatto: oltre che per mostrarvi le concorrenti al nostro contest, che incarnano veramente i nostri valori.


L’ammissione di Parah e le sue conseguenze

Una scelta coraggiosa, sì: ma forse non così efficace. I commenti su Facebook e in giro per la Rete si stanno moltiplicando, e non tutti sono entusiastici. Dal 19 settembre, giorno dell’uscita di questo comunicato, la Parah non ha più comunicato niente con i fan. Neanche una risposta agli oltre 800 commenti raccolti da questo post, senza considerare quelli sui precedenti.


Eppure di una risposta ci sarebbe bisogno, eccome. Sembra però che l’effetto dirompente che ha avuto il veder Nicole Minetti in passerella sia stato “imprevedibile” anche per chi si aspettava un’ondata di polemiche.

Proviamo ad abbozzare una teoria. Lo scorso mercoledì, giorno di pubblicazione del post, la notizia non era stata ancora riverberata sui grandi numeri dei media tradizionali. Il commento “negativo” era stato lasciato solo dalla community di fan di Parah, che hanno sfogato il loro sdegno ma che è rimasto “contenuto” nello spazio del brand. In pratica, l’effetto negativo si è presentato in primis su chi era affezionato al marchio, probabilmente andando ad intaccare l’empatia valoriale che si era creata fra azienda e consumatore.

Quando la cosa ha avuto rilievo nazionale grazie alla televisione e allo spazio concesso alle dichiarazione della consigliera regionale, ecco che l’effetto negativo si è allargato andando a toccare chi Parah non lo conosceva o lo conosceva ma non lo riteneva uno dei brand preferiti: potenziali nuovi clienti, quindi. Visto l’impatto nella mole di commenti lasciati sulla brand page, in molti si sono affiliati solo per comunicare il proprio sdegno. Un vero e proprio effetto boomerang, grave perché ha colpito prima i clienti più affezionati, poi come “inverno nucleare” ha coinvolto anche i potenziali andando a minare un rapporto fiduciario non ancora nato.

Le motivazioni che hanno reso Nicole Minetti discriminante per scegliere o meno un prodotto diventano prioritarie per il “Consum-Attore”, che punta la sua preferenza d’acquisto prima che sulla qualità dei prodotti su ciò che rappresenta il brand. L’ennesimo esempio di come – sempre più – alla qualità del prodotto sia necessario abbinare un’immagine che si poggi su valori indiscutibili e in linea con quelli del brand.

Cosa dovrebbe fare Parah, oggi? Forse una strategia che punti di nuovo sull’adagio “L’importante è che se ne parli”, ma che ponga al centro non la consapevolezza di cosa muova l’opinione pubblica, ma una visione qualitativa diversa. Perché oggi l’advertising e in generale i social media obbligano a fare i conti con un pubblico sempre più in grado di dire la propria: e se “l’importante è che se ne parli”, si deve tener conto che rispondere delle proprie azioni può esser decisivo per pagare un dazio molto salato.

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