Hackathon To Die For: fare team bulding in una sola notte [EVENTO]

La maratona di programmazione torinese per lo sviluppo di servizi digitali

C’è chi partecipa a maratone cinematografiche e passa la notte a guardare horror movies. E c’è chi fa maratone di programmazione e invece di vedere film all night long, sviluppa applicazioni e website a tema.

E’ quello che è successo Venerdì 13 Aprile a Torino, durante quella che viene chiamata un’hackathon, termine che indica proprio una maratona di sviluppo di progetti digitali.

Ovviamente non sono coinvolti solo sviluppatori, ma anche persone con un’idea, che hanno il ruolo di project manager, coloro che sono in grado di renderla visually appealing, ovvero i designer, e infine tutto quel parterre di creativi che si occupa della comunicazione digitale, come video maker e (micro)blogger.

E sì, perché nessuna di queste professionalità può vivere senza l’altra quando si fa business nel mondo online. Il problema, però, è che è sempre molto difficile creare un team che abbia al suo interno tutte queste competenze, in particolare per una mancanza di contatti strutturati tra comunità professionali di ambiti contigui.

Come fa allora uno sviluppatore a incontrare i graphic designer, e, soprattutto, a valutarne le effettive competenze e la capacità di lavorare in team? Come può un imprenditore con un progetto di impresa internet conoscere web developer e testarne l’abilità a lavorare sotto stress?

Beh, forse partecipare ad un’hackathon può essere una risposta a queste esigenze.

Cosa succede ad un’hackathon

Tutto inizia un pomeriggio, in questo caso verso le 15. Si arriva nel locale, in questo caso La Taverna I Miserabili di Torino, e ci si presenta. Ognuno deve dire che cosa sa fare e se ha un’idea legata al tema dell’hackathon, in questo caso le horror stories.

Il tema è stato scelto in quanto negli ultimi anni l’horror spopola in ogni settore dell’intrattenimento, dalle serie Tv con zombie, alle sage letterarie coi vampiri. C’è chi sostiene che sia una conseguenza della crisi economica che induce gli individui a proiettare nella fiction le paure vissute nel mondo reale.

Che sia vero o no, l’unica cosa che posso darvi per certa è che l’horror ha stimolato la fantasia creativa dei partecipanti all’evento da cui sono nati quattro progetti a dir poco… spaventosi. Attorno ad ogni progetto si è quindi aggregato un team e poi, beh: tutti al lavoro.

L’horror goes online: i progetti nati a Torino

Il team di Kill’n Klean si è messo a sviluppare librerie per creare schizzi di sangue. Obiettivo? Realizzare un’applicazione che consente di uccidere, tra atroci sofferenze, i più insopportabili dei propri Facebook Amici. Davide, Francesco e Daniele (all’alba nella foto) hanno invece realizzato Bite, un gioco di carte strategico con protagonisti boscaioli e lupi mannari.

I cinque di Scream Tweet hanno creato un’applicazione che genera automanticamente tweettrame a tema horror in cui i protagonisti sono gli utenti stessi. E last but not least, soprattutto per numerosità del team composto da 8 sviluppatori/designer/storyteller, è stato sviluppato un videogioco multiplayer ambientato nella Torino notturna invasa dagli zombie.

A vincere sono stati i primi, forse per il desiderio insito in ognuno di noi di fare fuori qualche profilo Facebook (con la possibilità di scegliere quale, solo nella versione a pagamento del gioco. Ed ecco sviluppato il revenue model). Tutti si sono portati però a casa qualcosa: @mammaeconomia è “morta dal sonno, morta dal ridere, morta di curiosità.” Per @DavideBertarini il bello è stato “scoprire come si rapportano a problemi e situazioni nuove le persone con le quali lavoro”. Mentre @eleniarotundo partecipando all’hackathon ha potuto “riscoprire il proprio lato creativo nella grafica, imparare un nuovo comando ogni 20 minuti (24h*60/20) e capire che se un programmatore ride è perchè il bug(s) è scomparso!”

Siccome la notte è lunga, c’è anche qualcuno s’appisola, da solo…

… o in compagnia:

Qualcun altro si vanta del suo geek gadget:

… altri invece ne fanno più saggiamente buon uso.

Cos’è dunque un’hackathon? Beh, ce lo riassume @drovera: “le 24h di #todieforh: Nerd, non-nerd, shot al peperoncino, SONNO, spade laser, megafoni, cappellini scemi.”, formazione, auto-apprendimento, peer education, team building e recruiting. Aggiungerei io.

Vi abbiamo fatto voglia di partecipare ad un’hackathon, vero? Beh, vi segnaliamo la prossima a Viterbo il 28 e 29 Aprile, sul tema degli open data.

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