PoiStory: La semantica Made in Italy al servizio degli itinerari turistici

L'esperienza del viaggio, le sensazioni e le sfumature, raccontate in un algoritmo di geolocalizzazione.



Una nuova piattaforma “location based” per la condivisione di informazioni legate al viaggio, dove le persone possono raccontare i luoghi che amano e creare guide turistiche personalizzate, condividerle, portarle con sé.

Questa è PoiStory, vera e propria “chicca” ad alto contenuto di tecnologia, individuata da Ninja Marketing tra le varie realtà parte della rete Emilia Romagna StartUp.

Il vero cuore pulsante di PoiStory è un motore di ricerca semantico, capace di individuare i “Poi” – Point of interest, punti di interesse geolocalizzati su una mappa, da cui il nome della startup – in base alle caratteristiche “analogiche” degli stessi. In questo modo si raccolgono e uniscono informazioni di carattere esperienziale, in grado di fare la vera differenza in occasione di un viaggio.

Il servizio è totalmente “user-oriented”, poiché sia l’individuazione dei Poi sia la loro descrizione sono totalmente effettuati in crowdsourcing, quindi generati dagli stessi utenti. Il ruolo dell’utente è sia quello di reporter e narratore dei viaggi, sia quello di “creatore” e utilizzatore delle guide.

Diventa un PoiStory Teller from PoiStory on Vimeo.

Il modo di vivere e raccontare il viaggio è diverso in ognuno di noi: qualcuno sarà più orientato a descrivere un itinerario d’arte a Firenze, altri conosceranno meglio un particolare itinerario enogastronomico, altri ancora potranno mettere in comune i percorsi migliori e più nascosti per godersi la natura in bicicletta.

L’utilità di un servizio come PoiStory sta appunto nella possibilità di individuare, con l’ausilio della tecnologia, le “anime” e i differenti “modi di essere” dei punti di interesse che ci circondano. L’utente avrà a disposizione le esperienze geolocalizzate degli altri viaggiatori che potrà unire nella sua guida di viaggio personalizzata.

La base tecnologica

Tre gli strumenti principali che compongono la base tecnologica della startup: un editor di testi in cui è possibile inserire descrizioni, foto e formati multimediali; un editor di mappe e itinerari tramite il quale geolocalizzare ogni punto di interesse; un motore di ricerca semantico che sfrutta un sistema di “QualiTag”, un nuovo modo di ‘taggare’ i contenuti e renderli molto più facili da ricercare in base alle esigenze dell’utente.

Questi tag “avanzati” riportano la descrizione ad un livello più analogico, vicino alla realtà, in modo da poter cogliere in maniera più profonda le caratteristiche di un luogo, le sfumature, le sensazioni. La sfida principale per PoiStory – sostiene il fondatore Alessandro Caponi – è stata quella di ampliare il significato classico del tag e il relativo uso, fornendogli caratteristiche aggiuntive.

Quali i vantaggi, e i limiti, della “digitalizzazione di sensazioni e sfumature”?

“Siamo riusciti ad ampliare le possibilità offerte dai sistemi basati su tag, mettendo al centro la necessità di esprimere caratteristiche molto specifiche dei contenuti e quella di trovare contenuti adatti alle proprie esigenze, senza appesantire il funzionamento del motore di ricerca”.

Qual è stata la genesi di questa idea, quella sorta di “pensiero laterale” da cui sono scaturiti l’innovazione e il servizio?

“Sentivamo la mancanza di un luogo in cui mettere insieme viaggiatori e luoghi, sapere sui viaggi
ed esperienze, da cui poi estrapolare delle guide. Il cuore dell’innovazione tecnologica di PoiStory è rappresentato dalle ‘QualiTag’: ci siamo chiesti quali fossero i limiti dei tag attuali nella creazione e nella selezione dei contenuti turistici, e crediamo fortemente che questo sia un salto in avanti rispetto al passato”.

Fin qui la macrostruttura del prodotto. Quali i passi successivi?

“Consisteranno principalmente nella consultabilità del prodotto attraverso vari canali, in modo da avvicinarlo alla percezione dell’utente, per esempio attraverso i dispositivi mobili”.

Il modello di business

Un modello “freemium”, con una base di servizi gratuiti e alcuni ampliamenti dei servizi a pagamento. Questo il modello di business di PoiStory, che la startup ha in progetto di ampliareverso il mercato delle applicazioni “mobile”.

L’ampiezza del mercato di riferimento, il Travel 2.0, spinge a considerare tale modello di business e lo stesso approccio al mercato in modi diversi. Innanzitutto si può pensare a PoiStory come a uno strumento di connessione tra i “local business” che vogliono apparire tra i Poi e i viaggiatori.

O, ancora, si può guardare al prodotto offerto come a un tool aggiuntivo per i blogger di viaggio, nonché uno strumento per migliorare la fruibilità di una destinazione che potrebbe essere utile per i “destination marketer”.

Un’ampiezza non immune però da rischi, dato che, per individuare concretamente questi mercati, servirebbero con tutta probabilità altrettante strategie diversificate, se non molteplici modelli di business, con conseguente moltiplicazione dei costi, riduzione dei margini e, quindi, delle prospettive di sviluppo dell’azienda.

Il che nulla toglie alla forza motrice del progetto e al potenziale vantaggio competitivo che porta con sé: digitalizzare una percezione che in natura è analogica. Qualche paragone eccellente? Google, ad esempio, il cui vantaggio competitivo sta proprio nell’avere creato un algoritmo in grado di riconoscere input di natura semantica. Oppure Facebook, il cui principale vantaggio competitivo è rappresentato dalla capacità di digitalizzare una rete di rapporti analogici come le relazioni tra persone e averli utilizzati per effettuare profilazioni. Come dire che il resto della partita – anche e soprattutto per PoiStory – continuerà a giocarsi sulla scelta e sull’approccio al mercato obiettivo.

Il team

La capacità innovativa di una startup deriva dalle competenze del team e dalla capacità del team stesso di individuare soluzioni all’avanguardia proprio in ragione di un bagaglio maggiore di conoscenze. Coerentemente con questa premessa, in PoiStory i profili sono quattro, e in tutti i casi si tratta di figure altamente specializzate:

Alessandro Caponi, presidente e responsabile tecnico – Laurea specialistica in Informatica, esperto di sistemi “mobile” e motori di ricerca, ha collaborato con l’Università di Bologna nell’ambito dello sviluppo del portale mobile e dei relativi servizi per gli studenti.

Roberto Maggi, “architetto dell’informazione” e press officer – 26 anni, laurea in Informatica, attualmente laureando in Semiotica. Si occupa di “architettura dell’informazione”, di design e sviluppo di “Rich Internet Applications”. Ha collaborato con il Centro interdipartimentale di ricerca in Storia e Filosofia del diritto e Informatica giuridica (Cirsfid) dell’Università di Bologna nell’ambito della progettazione e sviluppo di un sistema per l’archiviazione, gestione e versionamento di documenti in formato XML contenenti norme giuridiche.

Alberto Musetti, content manager e sviluppo – 30 anni, laurea specialistica in Informatica, esperto di progettazione di sistemi IT per la creazione di moduli interattivi per la “meta datazione” di risorse web sulla base di ontologie documentali predeterminate. Collabora con il dipartimento di Scienze dell’informazione dell’Università di Bologna e con il Cnr di Roma in attività di ricerca riguardanti il Semantic Web.

Irene Mingozzi, community manager e marketing – 24 anni, laurea magistrale in Scienze della Comunicazione Pubblica e Sociale. Si occupa di marketing e comunicazione, con particolare focus sulle strategie di comunicazione delle startup e degli incubatori aziendali.