Social Room, quando ad essere condivisa non è solo una stanza

Condividere esperienze ed emozioni esperienziali a costo zero: l'ultima novità nel mondo del turismo 2.0


Le tecnologie nell’ultimo periodo hanno cambiato o meglio hanno migliorato il turismo, provocando di fatto una rivoluzione culturale ed esperienziale nei comportamenti di consumo del turista.

Sono sotto gli occhi di tutti i benefici connessi al social networking, specialmente se pensiamo alla categoria dei backpackers, come evidenzia la ricerca “Ostelli e backpackers nell’era del web 2.0” condotta dal Centro Studi Etnografia Digitale, che dimostra la presenza di un’interessante ed attiva comunità del web.

Nell’immaginario collettivo alloggiare in un ostello è da sempre stato considerato un’opzione semplice ed economica, adatta a chi e’ disposto ad accontentarsi di una qualità scadente. In realta’ non e’ il risparmio economico il motivo per cui la web tribe dei backpacker sceglie di alloggiare in un ostello: si tratta piuttosto di una scelta puramente culturale perché per la comunità dei viaggiatori con lo zaino in spalla il viaggio è innanzitutto un’esperienza di contaminazione culturale.

Il carattere distintivo della ricerca fa emergere due tendenze legate alle dinamiche del social networking: i flashpacker, ovvero l’evoluzione 2.0 dei backpacker che condividono in ogni dove l’esperienza turistica, e le social room.

Le social room sono stanze all’interno degli ostelli, dove è possibile soggiornare e pagare attraverso la forma del “dono”: non si paga in denaro, ma con una sorta di baratto, identificato in uno scambio equo di skill e conoscenze che il flashpacker mette a disposizione in cambio dell’ospitalita’ (per esempio si può soggiornare in ostello “scambiando” fotografie, video, competenze, ecc).

In tale scenario di progresso, sembrerebbe un ossimoro parlare di “economia del dono” o comunemente baratto: identificando un meccanismo con cui le tribù instaurano un sofisticato insieme di relazioni sociali basate sullo scambio reciproco di doni che preparano il terreno a un legame più duraturo nel tempo.

Il primo Ostello in Italia a realizzare la social room e quindi ad adottare lo shift dall’economia “tradizionale” all‘economa relazionale, è l’ostello di Cava de’ Tirreni “Borgo Scacciaventi“, un’ottimo case history in pieno stile mediterraneo, culla natìa della cultura dell’accoglienza e dello scambio. La scelta dell’ostello in costiera amalfitana è insita nel valore delle persone, che partecipano ad un progetto non perché attirate da prospettive economiche, ma spinte da motivazioni sociali: sentirsi parte attiva e propositiva di un gruppo, condividere un ideale, instaurare legami con altre persone.

Ritengo che la social room rispecchi perfettamente l’evoluzione socio-antropologica che il settore turistico sta attraversando, mettendo al centro le persone e il loro innato bisogno di incontrarsi, ascoltare e condividere le emozioni.

Partiamo tutti insieme per questa entusiasmante avventura?