Le elezioni amministrative raccontate da Beautiful Lab: "Pigia Pigia" [INTERVISTA]

Il laboratorio creativo lancia un nuovo format per sintetizzare gli ultimi risultati elettorali. Ce ne parla Nicola Bigi

I nostri lettori ricorderanno certamente Beautiful Lab, il format giornalistico per il web nato dalla collaborazione tra Sky.it, l’agenzia giornalistica F5 e Tiwi, startup specializzata nelle produzione di video che spiegano cose complesse in modo semplice. Dopo il successo della prima serie, che ha collezionato milioni di visualizzazioni, in occasione delle elezioni amministrative dello scorso maggio è stato inaugurato Pigia Pigia, nuovo format che riassume i risultati dell’ultima tornata elettorale. A parlarcene è Nicola Bigi, co-founder di Tiwi.

Ciao Nicola, ci racconti come nasce l’idea di dedicarsi alla progettazione e produzione di serie video a episodi?

Occorre fare una piccola premessa. Tiwi nasce dalla convinzione che le aziende e le organizzazioni in generale, a prescindere dal core business, avranno sempre più bisogno di contenuti. Diventeranno, oltre che produttrici di beni e servizi, dei veri e propri provider di contenuti in grado di coinvolgere i propri stakeholder. Questo accade soprattutto sul web, dove la gente ha una maggiore possibilità di scelta e la retorica della comunicazione tradizionale fa fatica a funzionare. Le aziende si trovano a dover spiegare non solo in cosa consiste la loro attività, ma anche quali sono i problemi che esse risolvono. Ad oggi (e probabilmente anche in futuro) lo strumento principe per creare engagement, condivisione e visibilità è l’online video. E’ per questo che noi realizziamo video. Li creiamo in motion graphics, una tecnica visiva e produttiva che viene normalmente applicata alla post-produzione. I video in motion graphics sono generalmente molto complessi e hanno un impatto visivo stupefacente, e la nostra idea è quella di utilizzare questo tipo di animazione al servizio dei contenuti più che per un fine estetico, quindi per spiegare qualcosa e creare una narrativa molto più complessa di quella che è possibile raggiungere utilizzando il girato o altri strumenti. Gli addetti alla creazione dei contenuti collaborano dall’inizio alla fine di un progetto con chi invece è capace di creare metafore visive per raccontare cose che altrimenti risulterebbero più difficili da descrivere. Un vantaggio di questo modo di lavorare è che ti permette di creare delle serie come quelle delle fiction tv, mentre la motion graphics consente di ottenere delle economie di scala e quindi permette alle organizzazioni di risparmiare nella produzione di contenuti seriali. Ultimamente sono in tante le aziende che ci chiedono di creare delle serie: c’è Oracle, che, attraverso Open Knowledge, ha creduto nell’efficacia della serie “Bunny Inc.”, e nelle prossime settimane ne usciranno di nuove per altri clienti.
In questo contesto è nata l’idea di raccontare la realtà con i nostri video. Abbiamo poi incontrato i giornalisti di F5, e e si è pensato a come applicare il tutto ai temi del giornalismo, dopodiché abbiamo incontrato Francesca Folda e Andrea Dambrosio di Sky.it ed è lì che è nato Beautiful Lab, un vero e proprio laboratorio in cui un gruppo di persone, noi di Tiwi, i giornalisti di F5, la redazione di Sky.it, ciascuno con le proprie competenze, collabora per progettare un nuovo modo di fare informazione.

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Perché inaugurare una nuova serie e discostarsi così tanto dalla precedente? E perché chiamarla “Pigia Pigia”?

Il laboratorio Beautiful Lab non è solo una etichetta. Credo sia il vero modello per innovare, cioè un luogo dove persone con competenze molto diverse collaborano per costruire qualcosa di nuovo. Abbiamo avuto la fortuna di incontrare i manager e i giornalisti di Sky.it che hanno nel dna una propensione fantastica alla sperimentazione e alla innovazione, che ovviamente poi si vede benissimo nei prodotti che offre sia Sky che Sky.it.
Pigia Pigia è nata nel momento in cui il gruppo si è chiesto se avrebbe potuto essere interessante creare un format che spiegasse il significato di tutti i numeri da cui quotidianamente veniamo invasi.
Spesso un numero non vuole dire niente e altro non è che una storia che va raccontata. Una caratteristica di Pigia Pigia è quella di essere pensata per essere velocissima dal punto di vista produttivo: risponde all’esigenza di fornire in tempi brevi una notizia che implica la spiegazione di una serie di dati, ed è per questo che è molto diversa da Le Storie di Beautiful Lab. Anche la voce narrante è assente: il voice over è una procedura che richiede del tempo, e abbiamo deciso di fare un esperimento per capire se si può essere efficaci anche senza uno speaker. Il nome “Pigia Pigia” deriva dall’idea del cozzare gli uni contro gli altri, spingersi, “pigiare”, data dai numeri che crescono e occupano lo spazio che prima era di altri. Le percentuali acquisiscono maggiore significato se vengono confrontate con i dati delle elezioni precedenti, e l’omone che rappresenta i risultati elettorali ci è sembrata una idea simpatica per dare il senso dell’evoluzione del tempo, senza legarci all’immagine dei singoli candidati. E’ un format che è nato in occasione delle ultime amministrative ma può essere applicato a qualunque tipo di dato, e vuole essere espressione del senso che scaturisce da una determinata situazione piuttosto che di un determinato personaggio.

Pigia Pigia e Le Storie di Beautiful Lab continueranno a coesistere e ad arricchirsi di episodi? Ci sono nuove serie in cantiere?

Certo. Ci saranno nuovi episodi e nasceranno altri format nel corso di quest’anno. Ma non posso anticiparvi nulla :-) .

Come è nata Tiwi? Da chi è composto il vostro staff e qual è l’approccio che perseguite?

Tiwi è nata a fine 2009. Siamo animati dall’idea di raccontare cose complesse in modo semplice. Credo che siamo riusciti ad interpretare un bisogno emergente da parte delle aziende, cioè il bisogno di produrre contenuti seriali: questo è dimostrato dal successo del progetto Beautiful Lab, dalla crescita del nostro staff (che in un anno si è ampliato passando da quattro a dieci persone; metà del nostro staff si occupa grafica, design, illustrazione e animazione, l’altra metà lavora sui contenuti) e dal fatto che lavoriamo con clienti importanti (tra gli altri, Oracle, JWT/RMG Connect Italia, Intesa Sanpaolo, Open Knowledge, Nurun, Adecco; ndr), cosa difficile per una agenzia di Reggio Emilia nata solo da poco. Secondo noi è indice di una tendenza: le aziende sempre più producono prodotti complessi, hanno sempre più bisogno e voglia di raccontare quello che fanno e nello stesso tempo emerge la necessità di nuove strutture con competenze molto diverse all’interno che soddisfino questa esigenza. Del resto non è un caso se ultimamente alcune delle più interessanti aziende emergenti sono state fondate da un mix di designer e tecnici (es. YouTube, Flickr, Vimeo, Tumblr e perfino Android) e non, come in passato, solo da “smanettoni”. E’ evidente che per portare innovazione sempre più sono importanti le contaminazioni e nuove competenze soft, non solo, quindi, legate alla programmazione. E il mercato, nel nostro piccolo, ci sta dicendo che avevamo ragione. Noi oggi ci occupiamo di video, ma sempre più spesso ci viene chiesto di realizzare una app per mobile, un gioco, una infografica interattiva, o un video interattivo, spesso partendo proprio da una nostra serie; che sia per la comunicazione esterna o interna, o per la formazione, il bisogno a cui rispondiamo è sempre lo stesso: rendere compresibili, interessanti e coinvolgenti dei contenuti complessi.

Ci lasci una dedica per tutti i Ninja?

Per Ninja Marketing nutro una stima infinita :-) Il mio augurio è di continuare ad avere quella capacità davvero rara di guardare un po’ più in là rispetto a quello che pare essere lo stato delle cose, di intravedere qualcosa di appena nato e riuscire già a scorgerne il futuro. E la mia speranza di fruitore è continuiate a condividerla come avete sempre fatto.