Startup in progress: Stefano Passatordi racconta l'evoluzione di Ibrii in Searcheeze. [INTERVISTA]

La storia di un imprenditore che non ha mollato, l'evoluzione di una startup che si reinventa.

 

Il marchio Searcheeze

 

Oggi abbiamo il piacere di avere con noi Stefano Passatordi, startupper italiano fondatore della startup Ibrii, di recente evolutasi in Searcheeze.
Buongiorno Stefano, e benvenuto su Ninja Marketing.
Presentati ai nostri lettori per chi ancora non ti conoscesse.

Sono Stefano Passatordi, ho 27 anni, sono nato a Potenza e attualmente vivo a Roma. Sin da piccolissimo ho avuto la passione per il computer e l’informatica, in particolare la programmazione. Da quando comprai il mio primo modem a 56kbps, capii che il mio futuro sarebbe stato legato all’informatica e ad internet. Così è stato,almeno fino ad ora. Nel 2008 ho conseguito la laurea magistrale a Pisa, in Tecnologie Informatiche e subito dopo mi sono immerso nel mondo delle startup.

Sappiamo che sei attivo nel mondo startup da prima che l’argomento acquistasse l’odierna popolarità in Italia. Puoi raccontarci come hai iniziato ad avvicinarti a questo mondo, il momento in cui hai capito che quella era la strada da seguire?

A cavallo tra il 2007 ed il 2008, insieme a Carlo Licciardi, un amico dell’università, abbiamo deciso di mettere in pratica tutto quello che avevamo imparato durante gli anni di studio. Per mesi abbiamo pensato ad un progetto da sviluppare, finchè, un giorno, la necessità di dover collezionare appunti dalle pagine web ci ha fornito lo spunto per quello che poi è diventato Ibrii. Abbiamo pensato che collezionare e condividere elementi di pagine web non fosse solo una nostra necessità, ma piuttosto una esigenza diffusa. Così abbiamo deciso di sviluppare una applicazione web che permettesse agli utenti di prendere da una pagina web solo il contenuto di interesse e di poterlo mischiare con altri elementi, presi da altre pagine. Il tutto da tenere in maniera privata o da condividere con il resto del mondo. In realtà, in seguito, ci sono stati tantissimi cambiamenti all’idea di base. Il primo prototipo di Ibrii, nonostante fosse molto “spartano”, ci ha dato tantissime soddisfazioni, fino ad arrivare al primo finanziamento. Ibrii è stato il mio biglietto di ingresso nel mondo startup. Non c’è mai stato un momento preciso in cui ho deciso di voler seguire la strada della startup. All’inizio neanche sapevo che Ibrii fosse una startup, per me era un progetto con un amico. Un progetto di due sognatori.

Stefano a San Francisco

Prima che come founder sei stato attivo come divulgatore, sensibilizzando la scena universitaria romana con l’iniziativa UpStart Roma. Successivamente, con l’inizio dell’avventura Ibrii, il tuo blog personale è diventato una risorsa imprescindibile per gli aspiranti startuppers, piena di utili consigli su praticamente ogni aspetto del fare startup. Cosa ti ha spinto a condividere le tue esperienze e perché credi che ciò sia importante?

Quando ho iniziato con Ibrii, le uniche risorse che avevo a disposizione per imparare e capire di più sul mondo startup, erano TechCrunch e Mashable. Leggendo i loro post, ho imparato tutti i concetti basilari circa il mondo delle startup. Poi, ovviamente, ho imparato facendo esperienza diretta e sul campo grazie ad Ibrii. A Marzo del 2010, ho deciso di aprire youstartup.blogspot.com perchè volevo aiutare chi fosse all’inizio. Avendo vissuto sulla mia pelle quanto sia difficile iniziare senza avere punti riferimento, ho deciso, nel mio piccolo, di mettere a disposizione di tutti la mia esperienza. Oggi in tanti mi scrivono per ringraziarmi e mi chiedono consigli e/o pareri circa la loro idea, la loro startup. Per me è un bel risultato che mi ripaga del tempo speso per mantenere il blog. Credo che per capire quanto sia importante condividere la propria conoscenza con la comunità, basti fare l’esempio di Wikipedia. Grazie al fatto che tante persone hanno deciso di offrire, gratuitamente, la loro conoscenza ed esperienza, oggi ognuno di noi ha la possibilità di imparare subito e gratis. Ecco perchè credo e spero sia stato importante aprire il blog.

Proprio sul tuo blog anche tu riprendi la diatriba che tempo fa ha infuocato il dibattito nel mondo digitale, quando Augusto Marietti di Mashape lanciò l’ormai celeberrima “Lettera aperta all’Italia”. Tu hai scelto di creare la tua società in USA, con l’obiettivo ultimo di ottenere finanziamenti da capitale americano e hai già svolto attività di networking sul posto. Nel futuro della tua startup c’è un trasferimento definitivo negli States o pensi di mantenere una struttura bipolare “cervello italiano e capitale americano” come nella Funambol di Fabrizio Capobianco?

Fabrizio Capobianco è sicuramente un modello per me, un esempio da seguire. Anche io credo e confido nel genio italiano, per questo, mi piacerebbe avere, un giorno, il “cervello in Italia”. In realtà, il massimo sarebbe avere la possibilità di poter nascere e crescere in Italia, senza aver bisogno di dover andare fuori. Questo, però, ad oggi, in Italia è ancora molto difficile e complicato. Ci vorranno anni affinchè l’Italia si possa avvicinare, anche lontanamente, all’ecosistema esistente attualmente nella Silicon Valley. Ricordiamoci, tra l’altro, che la stessa Silicon Valley ci ha messo decenni per diventare quello che è adesso.

Veniamo al tuo progetto. C’è un bel post sul tuo blog che racconta la transizione, a volte difficile e accidentata, che ha portato a una vera e propria mutazione di Ibrii, ora ribrandizzata come Searcheeze. Sappiamo che credi nell’importanza di mission e vision; come sono cambiati questi parametri nel passaggio da Ibrii a Searcheeze e qual è stata la causa che ha portato ad innescare il processo di trasformazione?

Come ho detto anche nel mio blog, Searcheeze è l’evoluzione di Ibrii. Sono 2 anni che Ibrii è online. In questo periodo abbiamo raccolto tantissimo feedback,sia dagli utenti che dagli investitori, anche USA. Sulla base di questo feedback, abbiamo deciso di sfruttare la nostra tecnologia per risolvere un nuovo e più sentito problema: la ricerca collaborativa. Quando abbiamo pensato Ibrii, nei primi mesi del 2009, i bottoni di condivisione di Facebook e di Twitter non erano diffusi come lo sono adesso. Quindi, a inizio 2009, Ibrii risolveva il problema di condividere istantaneamente porzioni di pagine web. Ad oggi, la situazione è cambiata, il “like” ed il “tweet” sono diventati strumenti standard per condividere e non c’è più molto spazio per altri sistemi. Per questo motivo, abbiamo deciso di cambiare il nostro focus (“pivot”) e puntare sulla ricerca collaborativa.

Nella teoria della lean startup Eric Ries parla di un concetto molto suggestivo, ovvero la costruzione della startup perché sia “built to learn”. C’è anche un’altra parola chiave che ben sintetizza e traduce in un’efficace metafora visiva il processo per cui una startup ridefinisce i propri obiettivi e la propria vision: si tratta del concetto di “pivot”.
Ci sono stati casi emblematici di pivoting, come per esempio quello di Formspring, nato come form builder per il B2B e ridefinito come social Q&A. Possiamo parlare di pivot anche per il passaggio Ibrii – Searcheeze? A quali necessità del vostro mercato siete andati incontro con questo cambiamento e quali insights vi hanno dato la consapevolezza che c’era una strada più vantaggiosa da percorrere?

In effetti, quello che abbiamo fatto è stato proprio eseguire il “pivot” del servizio. Effettuare un pivot, vuol dire: fermarsi ad analizzare il proprio stato e le prospettive, individuare eventuali punti di forza e cambiare direzione mantenendo saldi gli aspetti positivi individuati. Noi, infatti, ci siamo fermati, abbiamo analizzato lo stato delle cose: le metriche sicuramente positive, ma la prospettiva di crescita limitata a causa di colossi quali Facebook e Twitter. Abbiamo avuto il coraggio di fermarci e di cambiare direzione. Abbiamo individuato il nostro punto di forza (la semplicità del drag&drop degli elementi) e deciso di applicare la stessa tecnologia per uno scopo diverso che ha un mercato ancora vergine e stimato in bilioni di dollari.

Cos’è Searcheeze,a chi è diretta e che problema intende risolvere?

Searcheeze rende la ricerca collaborativa semplice. Grazie a Searcheeze, gli utenti potranno effettuare delle ricerche web in gruppo. Per la prima volta nella storia del web. Da oltre 10 anni ad oggi, Google ha imposto un modello di ricerca pensato per la singola persona. Ad oggi, cercare su Google lo stesso topic in gruppo, vuol dire: link condivisi via email o chat, risultati duplicati, tempo perso e poca efficienza. Con Searcheeze questo problema sarà risolto. Un gruppo di student/amici/lavoratori potrà cercare lo stesso topic sul web senza bisogno di scambiarsi link, di avere risultati duplicati e senza perdite di tempo. Ogni membro del gruppo potrà, in tempo reale,  vedere ed interagire con il contenuto collezionato da tutti gli altri partecipanti al gruppo stesso. Esempi concreti: studenti che collaborano alla stessa ricerca di classe, giornalisti che raccolgono insieme contenuti e informazioni circa il prossimo articolo, una famiglia colleziona foto e video dei posti in cui vorrebbero andare in  vacanza, un gruppo di amici che crea una lista di idee per il regalo da comprare, i programmatori che collezionano pezzi di codice da convidivere e riutilizzare. Insomma, gli scenari per un possibile utilizzo di Searcheeze sono davvero tanti.

Searcheeze si colloca in modo lungimirante entro alcune delle tendenze più significative del web di oggi: search e curation. Qual è la tua visione futura per lo sviluppo di questi settori?

Search e curation sono concetti intorno ai quali c’è un gran fermento in questo periodo. La ricerca è fossilizzata da oltre 10 anni, sempre uguale e non più al passo con i tempi. Anni fa gli utenti erano passivi, adesso, invece, è il contrario. L’utente è diventato il principale attore ed è lui stesso che vuole creare i contenuti. Grazie al cosiddetto web 2.0, l’utente ha preso coscienza del fatto che internet non è solo fatto di lunghe pagine statiche da leggere, ma c’è molto di più. E’ possibile commentare, esprimere giudizi ed essere parte attiva nella creazione dei contenuti. Unendo l’esigenza di un nuovo modo di cercare e della voglia degli utenti di partecipare attivamente al web, immagino che, a breve, dietro i motori di ricerca non ci saranno più solo algoritmi automatici, ma, anche e soprattutto, persone che rispondono in tempo reale alle query. Senza sbottonarmi troppo, posso affermare che la vision di Searcheeze è fortemente legata alla relazione tra search e content curation. (l’assonanza con “search easy” non è un caso)

Quanto ha contato l’influenza di Lorenzo Thione (fondatore di Powerset, la società acquisita da Microsoft per lo sviluppo di Bing, NDR) nello scegliere la nuova direzione percorsa da Searcheeze?

Lorenzo è una persona eccezionale, sempre pronto ad aiutarci circa ogni aspetto. Avere lui in società è sempre stato un nostro importante punto di forza, la sua esperienza ci è stata e sarà fondamentale per noi. Chi deve gestire la startup e deve prendere le decisioni finali sono sempre i fondatori, ma sarebbe un errore folle non ascoltare i consigli di chi ha tanta più esperienza di te in merito. Abbiamo scelto la nuova direzione senza alcun intervento esterno, ma, ovviamente, abbiamo seguito e stiamo seguendo i consigli di Lorenzo per raffinare l’idea e per renderla un prodotto finito di tutto rispetto. Oltre a Lorenzo, anche Augusto Coppola (uno dei fondatori di InnovationLab, NDR), nuovo advisor di Searcheeze, ci è di grande aiuto.

Sin dai tempi di Ibrii ti sei approcciato in modo determinato al venture capital, ottenendo due finanziamenti da dPixel. Puoi rivelare se ci sono stati nuovi ingressi di capitale e, se sì, da parte di quali fondi?

Ad oggi, abbiamo ricevuto due finanziamenti (un seed ed un bridge importante), entrambi da dPixel e con due fondi diversi, uno spagnolo ed uno lussemburghese. Nei mesi abbiamo ricevuto anche diverse proposte da privati e altri investitori, ma andando avanti con le trattative non abbiamo trovato un punto di accordo. Attualmente cerchiamo nuovi fondi, ma non più seed. Il nuovo progetto è molto ambizioso e richiede investimenti non più da seed. Investitori, fatevi avanti!

In un bell’articolo scritto sul suo blog personale, Francesco Sullo parla senza inibizioni e con qualche gustoso virtuosismo di come possa essere importante saper abbandonare un’idea quando questa si riveli non remunerativa o non allineata con gli obiettivi di crescita della propria startup. Qual è il tuo pensiero a riguardo? E’ stato questo anche il caso di Ibrii?

E’ di vitale importanza per una startup saper mettersi sempre in gioco e fermarsi a riflettere se si sta seguendo la strada giusta oppure no. Se l’idea è bella, ma non c’è modo di monetizzarla, che senso ha continuare?! Saper valutare le proprie potenzialità e quelle del mercato di riferimento è basilare per non fallire.

Chiudiamo con una parola per tutti gli aspiranti startupper: cosa ti ha insegnato l’esperienza Ibrii – Searcheeze e che insegnamento vorresti trasmettere a coloro che intendono mettersi sulla strada dello startupper?

L’insegnamento più importante che più mi è servito fino ad ora è che senza passione non c’è alcuna strada da seguire. Fare startup è difficile, faticoso, richiede impegno continuo e non part-time. Ti assorbe completamente, richiede tempo e pazienza per poter vedere i frutti del lavoro di mesi, forse anni. Secondo me, come già detto più volte, fare startup non è per tutti. Senza passione difficilmente si percorre una strada tanto in salita. Non iniziate questa stupenda avventura se davvero non lo volete, non fatelo solo perchè adesso è “di moda”.

Grazie Stefano per essere stato con noi!