Il personal guerrilla marketing di Claudio Nader: scrivere il CV su Facebook [CASE STUDY]

Quando le idee fanno davvero la differenza.

“Certe volte, le idee sono davvero in grado di battere la crisi”: questo è, in breve,  il  Claudio Nader-pensiero. 

Claudio è un ragazzo bolognese di 28 anni, che proprio grazie ad un’idea originale è riuscito nell’impresa di dare la svolta decisiva alla sua carriera. Come tanti di noi, anche Claudio si è trovato a fare i conti con uno scenario lavorativo desolante; per questo è volato all’estero, precisamente a Londra, in cerca di quel qualcosa in più che il nostro Paese non riusciva ad offrirgli.

Il problema è sempre lo stesso, ma può sembrare quasi insormontabile: come farsi notare?  Usare la testa, e la creatività, spesso è una soluzione. Ed ecco l’idea: perchè non pubblicare il suo Curriculum su Facebook, gestendo le impostazioni della privacy? Il sito di Zuckerberg vanta oggi circa 600 milioni di utenti, 22 dei quali sono italiani: una buona possibilità di uscire dall’ombra!

Nader realizza così il suo Facebook CV che, neanche a dirlo, nel giro di due mesi fa il giro del Web -e del mondo- tra tradizionali interviste, post, retweets: Inghilterra, Russia, Romania, America, Brasile, India….

 

E, come in ogni storia che si rispetti, il lieto fine (o inizio?) : Claudio ora lavora come Social Media Assistant e content editor in una grande agenzia di…Milano!

Se anche voi voleste provare a seguire il suo percorso, sul suo sito www.claudionader.com potrete trovare un tutorial in cui spiega come realizzare il Facebook CV.

Ma lasciamo la parola a lui, perchè ci racconti la sua esperienza.

Ci spieghi com’è nata la tua idea?

E’ nata per cercare di accendere una luce sul mio curriculum e per dare una dimostrazione diretta delle mie competenze come “media planner”. Dal guerrilla allo street marketing per le vie di Londra fino alle azioni su YouTube, Twitter o Facebook non sapevo bene che cosa volevo fare, quindi ho fatto due più due e ho concentrato l’attenzione sui due punti centrali della mia condizione di quel momento:

- un curriculum da far vedere

- un interesse preciso verso il mondo della comunicazione.

Facebook era il punto caldo della “comunicazione” e il nuovo profilo era il punto caldo di FB (ma non ancora usato da tutti) e il mio curriculum era il protagonista di questa storia.

Poi, in un suo status, il mio amico Alex si è lamentato del fatto che FB gli aveva affibbiato il nuovo profilo anche se a lui non piaceva, quindi quello era il momento in cui più di 600 milioni di persone si trovavano ad avere la stessa, identica, cosa in tutto il mondo. Ho pensato che una differenza del genere, con uno scopo così diverso, su 600 milioni di profili “solo” creativi o meno, non sarebbe di certo passata inosservata.

Quando hai iniziato ad avere i primi feedback dopo aver messo il tuo CV su Facebook?

Facebook è un servizio ad uso privato (pur considerando i contorni sfumati di questa affermazione), quindi è ovvio che nessuno viene a vedere il tuo profilo se non c’è qualcosa che lo porta fino a lì. Ecco perché i feedback sono arrivati quando io ho dato il via alla comunicazione.

Ho segnalato l’idea ad alcuni siti e blog per accendere l’attenzione e dopo un paio di settimane è uscito il primo articolo (in India, mi pare), poi un altro e un altro ancora, così è cresciuta la curiosità autonomamente.

Il profilo è stato poi inserito al top dei 12 profili Facebook più belli del mondo da Oddee e da altri siti, è stato citato come esempio per trovare lavoro sul Guardian e su Exame, uno dei magazine più seguiti in Brasile, e in diversi altri siti con intento simile, soprattutto rivolti a studenti di università americane e inglesi. Poi l’israeliano JobMob, che ha un seguito mondiale, l’italiano Spot & Web, MioJob di Repubblica, il francese Mode(s) D’emploi e altri ancora.

Oltre alle tante condivisioni ‘social’ partite dai vari articoli, molte persone mi hanno scritto da tantissimi paesi, chiedendomi a volte l’amicizia su FB e tanti mi hanno chiesto come rifarlo, per questo a un certo punto ho scritto un vero e proprio tutorial e sono uscite varie “versioni” diverse di questa idea.

Il tuo è un percorso controcorrente: invece che tentare la carriera all’estero, dove peraltro già vivevi, hai deciso di tornare in Italia. Come mai questa scelta?

Ero andato all’estero perché ero esausto dell’Italia. Destinazione: Londra. Pensando di fare il barista e basta, che infatti è quello che stavo facendo.

Poi però stando là è tornata la voglia di fare cose e quindi ho pensato di provare a farle.

Sono nati contatti locali grazie a questa idea ma poi magari sarebbe servito ancora un po’ di tempo, quindi ho colto l’occasione di collaborare come web e social media assistant in un’agenzia che mi ha trovato grazie a questa mossa. Era quello che speravo e che volevo, quindi perché avrei dovuto rifiutarlo?

Come vedi la situazione per i giovani in cerca di lavoro nel nostro Paese? Che consiglio daresti loro?

Beh, a costo di farlo sembrare un controsenso, io consiglierei di andare all’estero, non si sa mai cosa può accadere!

E poi, consiglio davvero di cercare di ottenere l’attenzione che si vuole, perché a volte ci si può riuscire.

Che dire? Grazie davvero Claudio, a nome di noi Ninja: questa sferzata di ottimismo e speranza  non può che farci bene!

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  • http://twitter.com/MatteoBianx Matteo Bianx

    Bravo, bravo, bravo Claudio! :) Dai che a breve ci vediamo!

  • http://profiles.google.com/claudioandnader Claudio Nader

    Grazie Matteo! Perché, hai saputo qualcosa?? :) ….a presto!

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