The Influencers 2011: da Barcellona la cronaca del Festival

Anche quest’anno la vostra inviata da Barcellona non si è persa The Influencers, il festival di arte non convezionale, guerriglia della comunicazione e intrattenimento radicale.

Il festival è iniziato ufficialmente giovedì scorso ma è stato preceduto mercoledì sera da un evento misterioso organizzato da Jeff Stark: la cena segreta. Purtroppo nessuno di quelli in sala è stato sorteggiato per prenderne parte. In cosa consisteva? Ve lo spiegherò tra un po’.

Prima giornata

Cat Mazza: lavorare a maglia per cambiare il mondo

Alle 18.00 Knit-Graffiti e Cat Mazza hanno dato vita ad un workshop in cui insegnavano a tessere con le mani delle corde per poi scrivere delle parole.

Alle 19.30 Cat Mazza ha presentato alcuni dei suoi progetti, volti a sensibilizzare le piccole comunità americane sul problema dello sfruttamento dei lavoratori nelle fabbriche del terzo mondo.

Attraverso il progetto MicroRevolt, hanno creato un software, il Knitpro 2.0 con il quale trasformare un’immagine digitale in un “pattern” per realizzare un prodotto tessile. Non vi è chiaro? Date un’occhiata qui.

Al progetto Nike Blanket Petition, durato dal 2003 al 2008, hanno preso parte piccole comunità locali americane che si sono dedicate a realizzare dei quadrati fatti a maglia per ricreare il logo Nike e formare una grande coperta di 15 piedi che sarebbe poi stata esposta in un museo turco, vicino ad una fabbrica Nike. Il consigliere delegato, Mike Parker, fu invitato all’inaugurazione ma non si presentò mai.

Cat Mazza ha lavorato anche nell’ambito dell’attivismo anti-bellico, aiutando le mogli e le fidanzate dei soldati americani in guerra in Afghanistan a realizzare dei passamontagna da inviare ai membri del Senato. Sebbene ogni membro del Senato per legge, da quello che spiega l’artista, aveva l’obbligo di rispondere alle lettere, soltanto il 10% di loro l’ha fatto.

Janez Jansa: appropriarsi del nome per svuotarlo del suo significato

L’ultima parte della prima giornata è stata caratterizzata dalla presentazione dell’italo-sloveno Davide Grassi, che ha illustrato il progetto Janez Jansa, nome dell’ex Primo Ministro sloveno.

Tre artisti sloveni, tra cui anche Grassi, hanno cambiato legalmente il proprio nome (pare che in Slovenia sia molto semplice) in Janez Jansa, partendo dall’idea che lo stesso Primo Ministro l’avesse cambiato. Il suo vero nome infatti è Ivan.

La reazione della stampa non si è fatta attendere. Un giornalista, Ivo Sarador (che sarebbe in realtà il nome del Primo Ministro ceco) ha scritto un articolo intitolato: “Janez Jansa è un idiota?”

L’articolo parlava dei tre artisti non del Primo Ministro, in quanto, come fa notare Grassi, è facile prendersela con gli artisti che non si possono permettere dei bravi avvocati piuttosto che con il Premier, eppure il politico non ne è stato particolarmente contento.

I tre artisti hanno poi realizzato l’esposizione “Name ready made” in cui hanno illustrato il proprio lavoro. Uno dei passaporti è stato venduto all’asta da Sotheby’s in Austria.

La presentazione di Grassi è terminata con la richiesta di urlare tutti insieme in sloveno per 10 volte: “Io sono Janez Jansa”.

Naturalmente, visto che Grassi è italiano, non ho resistito e ho chiesto se aveva pensato di fare la stessa cosa in Italia con il nostro Primo Ministro. L’artista ci ha allora spiegato che in Italia è molto più complicato cambiare nome ma che sì, ci ha pensato e in effetti potrebbe cambiarselo in Slovenia il nome in Silvio Berlusconi…

Seconda giornata

Chris Atkins: la manipolazione delle notizie

Abbiamo iniziato con la proiezione del film di Chris Atkins, “Suckers” che sinceramente ho trovato un po’ deludente. Film a parte, ho trovato molto interessante l’esperimento sulla manipolazione di un video caricato su Youtube e su Facebook, che ha fatto risvegliare le coscienze animaliste sull’assurdità della caccia alla volpe.

Guardiamo il video:

Gli eventi non convenzionali di Jeff Stark

Star della giornata è stato Jeff Stark, che da oltre 10 anni si occupa di organizzare eventi non convenzionali a New York, con lo scopo di riappropriarsi del territorio sfruttando i cosidetti luoghi pubblici e gli spazi inutilizzati. Per ricevere informazioni sugli eventi è possibile iscriversi alla newsletter del sito www.nonsensenyc.com.

Uno dei primi eventi “nonsense” organizzati da Stark è questo:

Tra gli eventi organizzati da Jeff Stark ci sono le secret dinner. E’ stato fatto un tentativo anche a
Barcellona alle Tres Cimineras ma sono stati cacciati dalla guardia di sicurezza e alla fine l’hanno fatta sulla spiaggia.

Ecco una foto di una cena segreta per due a New York:

Terza giornata

La macchina per suicidarti su Facebook di Gordan Savicic

Non è altro che un software per cancellarsi da Facebook. Consisteva (perché è stato recentemente bloccato da Facebook) nel cancellare tutte le connessioni dell’utente con gli amici e i post in bacheca. La cosa ha fatto molto scalpore ed è stata resa nota da diversi media. Non si trattava di una cancellazione definitiva. Il gesto era perlopiù simbolico.

Alla fine qualcuno ha chiesto all’artista se avesse ancora un account Facebook. E la risposta è stata sì. Touché.

Wafaa Bilal, l’uomo con un fotocamera conficcata nella nuca

Sebbene l’artista iracheno sia molto famoso per il “3rd i project” nel quale si è fatto impiantare una fotocamera in testa, simbolo di riflessione di quel presente a cui non prestiamo attenzione perché perennemente concentrati sul futuro, ho trovato molto interessanti anche gli altri progetti.

L’artista che vive negli Stati Uniti è stato molto colpito dalla guerra in Iraq visto che alcuni suoi familiari vivevano lì. Ha quindi realizzato diverse opere per sensibilizzare la gente sulle vittime, invisibili, irachene, tra cui ci sono stati anche suo padre e suo fratello. Ricordiamo il progetto “Virtual Jihadi”, un videogioco il cui protagonista doveva uccidere americani con la faccia di Bush e il “Paintball project” in cui si è fatto sparare con un fucile a proiettili di vernice per 30 giorni da coloro che lo seguivano sulla rete.

Bilal, che non ha più la fotocamera in testa e che afferma di aver chiuso con la body-art, ha senz’altro dimostrato un certo coraggio nel farsi “martire” per sensibilizzare la gente sulle problematiche che gli stanno più a cuore.

Anche quest’anno il festival è stato caratterizzato da diversi spunti interessanti di riflessione, che a mio avviso possono essere riassunti nel tentativo di utilizzare l’arte e gli eventi come forme di protesta pacifica e inoffensiva per risvegliare le coscienze. Non vediamo l’ora di scoprire cosa avranno in serbo per noi il prossimo anno!

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Scritto da

Martha Burns

Editor at large

Mi chiamo Martha con l’h per via della mia bisnonna americana e non per la mancanza di buon gusto da parte dei miei genitori. Dopo aver conseguito la laurea in Scienze della ... continua

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