From Wall street to Web street: ovvero il crowdfunding sociale per startup, MADE IN ITALY!

Il fund raising è l'operazione più complicata da compiere per una startup, e se una startup coinvolgesse attivamente gli early adopters per aiutare le startups?

Mentre ninjavo in cerca di tendenze digitali mi sono imbattuto in un articolo di mashable: a quanto pare si tratta delle 5 tendenze del momento che hanno il maggior potenziale per diventare segmenti traino per il mercato, ed in particolare ho posto l’attenzione sul segmento “startups for startups”.

Con la crescita esponenziale che il mercato startup stà avendo, sembra che si sia catalizzata anche la crescita della domanda di servizi utili alle startups stesse, così sono nati servizi come il citato launchrock, per il mercato statunitense, o startupWikli per il mercato italiano.
Sembra infatti che ci siano spazi di nicchia nei mercati, in cui sono economicamente sostenibili business models legati ad attività utili alle startups, il tutto ovviamente attuabile solo in presenza di spirito innovativo e sicuramente in ottica non convenzionale.

Interessante in questo senso è lo stesso kickstarter, dal quale Diaspora pare aver ricevuto il primo “calcio” grazie ad un investimento di circa 10.000$ che ha permesso ad i suoi fondatori di strutturare una campagna di fund rising con un risultato di 100.000$ di seed fund.
A quel punto ho analizzato le features di Kickstarter chiedendomi se e quanto possa funzionare questo business model nel mercato italiano.

Premesso che:
• In Italia abbiamo sicuramente una forte necessità di incastonare la linfa innovativa delle startup nel sistema economico in modo che, queste ultime, possano alimentare la crescita dei nostri mercati e possano attingere alle nostre capacità di investimento privato.
• Dopo la crisi dei derivati del 2008 gli investitori privati sono alla ricerca di metodi innovativi di investimento, e sicuramente gli investimenti in web companies stanno diventando gradualmente dei must dei portafogli dei grandi gruppi di capitale.
• Le startups, in particolare italiane hanno difficoltà nel reperire fondi da investire, siano essi seed funds o investimenti strutturati

Dunque mi son chiesto se non era il momento di lanciare con questo articolo un idea a metà tra una startup ed un marketplace, un serious game che possa dare a chiunque la capacità ed i mezzi informativi che gli permettano di investire in una startup.

Perchè l’investimento sociale è innovativo.

Per chi stia pensando che si possa trattare semplicemente di un copia-incolla di kickstarter è consigliabile arrivare in fondo all’articolo. Ciò per cui questa startup virtuale si differenzia da kickstarter è innanzitutto la struttura: kickstarter provvede fondi per avviare progetti in generale, siano essi startups come è avvenuto con diaspora o fondi per finanziare documentari, films, album musicali, mentre in questo caso il marketplace non sarà altro che un punto di incontro tra l’investimento privato e le startups in cerca di fondi.

Da lurkers ad attori di mercato.

Ho pensato di strutturare questo mercato virtuale esattamente come una borsa in cui quotare le startups o i prototipi. Ogni startups si presenterà al mercato attraverso un elevator pitch virtuale, in cui descriverà il progetto, il business plan ed eventuali strategie.
L’investitore a quel punto potrà aprire un conto ricaricabile presso il portale, e scegliere su quali progetti investire.
La funzione di controllo e di analisi delle operazioni di investimento verrà effettuata in crowdsourcing dagli utenti stessi, saranno gli utenti a valutare con indici e recensioni la capacità reddituale dei progetti, esattamente come avviene nelle borse con il ruolo svolto dalle agenzie di rating. Dopo l’investimento, all’investitore spetterà una quota proporzionale al denaro versato e proporzionale al tipo di offerta con la quale la startup si è presentata.

Social funds raising.

Se, per esempio, la startup YepLike (che personalmente credo abbia alte potenzialità) decide di quotarsi per reperire capitali, emetterà una offerta di azioni pari all’investimento necessario, ogni investitore sottoscriverà una quota di questo investimento calcolata proporzionalmente in base alla cifra che si intende far confluire nel capitale della startup.
Yeplike, per esempio, può decidere di offrire il 20% della sua proprietà in cambio di 100€, se un utente decide di investire 1€ possiederà lo 0,2% di yeplike.
A quel punto, se l’offerta di azioni viene assorbita dagli utenti il processo parte e gli utenti saranno a tutti gli effetti azionisti della startup.

Tech is sexy again, ed il mercato lo sa.

Facendo una grossolana analisi di marketing ho pensato innanzitutto all’andamento del risparmio privato in Italia che, nel 2009, stando ai dati diffusi da Bankitalia ammonta a quasi il 30% delle attività finanziarie totali.
Considerando anche il successo che stanno avendo i servizi di investimento online, credo che il marketplace possa inserirsi in quella nicchia di mercato che non si è ancora spinta nei mercati del trading o forex online ma desidera poter effettuare investimenti in startups, soddisfando al contempo sia la necessità di essere “early adopters” di nuove tendenze di mercato, sia la necessità di allocare piccole fette di risparmio.

Stay tuned!

Dunque la discussione è aperta, like or dislike it, but share it, propongo di discuterne sia qui attraverso i commenti sotto o su facebook e twitter utilizzando l’hashtag #webstreet per valutare la fattibilità di questo potenziale strumento di investimento in startups!