Al cinema con un euro (in più!) [DIRITTI DIGITALI]

La vicenda aveva già prodotto numerose e rumorose reazioni all’atto dell’adozione del decreto ‘milleproroghe’ – decreto legge n. 225 del 29 dicembre 2010, la cui prima versione già lo prevedeva.

Risultato: frettolosamente eliminato.

Ieri, 14 febbraio, tutti, innamorati e non, ricevono la (s)gradita sopresa: il tanto paventato aumento del biglietto d’ingresso al cinema, scomparso dalla prima versione del decreto, misteriosamente è riapparso, e confermato, all’interno del decreto.

A partire dal 1 luglio 2011.

E’ stato definitivamente approvato, infatti, l’emendamento inserito nel decreto Milleproroghe, che prevede, fino al 31 dicembre 2013, l’aumento di un euro del prezzo del biglietto per finanziare i benefici fiscali a sostegno della produzione cinematografica girata in Italia.
Tradotto per i non addetti ai lavori, si tratta di due strumenti molto importanti che si chiamano tax credit e tax shelter.

Vediamo di cosa si tratta.
Il tax credit – il credito d’imposta, interno o esterno – e il tax shelter – la detassazione degli utili d’impresa – sono previsti dai commi da 325 a 341 della L. 244/2007 – Finanziaria 2008 – quali strumenti che utilizzano l’incentivo fiscale per stimolare l’economia. Il tax shelter, in particolare, sfrutta la funzione incentivante derivante dalla riduzione del reddito imponibile per i pagamenti dovuti all’Erario. Un meccanismo totalmente nuovo per l’Italia, ma di grande respiro per l’intero settore in molti altri paesi, dove è ampiamente utilizzato già da diversi anni.

Secondo i calcoli effettuati dal Governo, la misura dovrebbe consentire un’entrata complessiva di 225 milioni di euro (45 milioni nel 2011; 90 nel 2012 e 90 nel 2013).

A parte le ovvie polemiche che la reintroduzione della misura porterà inevitabilmente con sè, mi chiedo, da semplice spettatrice ed appassionata, se abbia senso finanziare misure incentivanti a totale carico del pubblico delle sale. Il finanziamento, così come è stato pensato, grava esclusivamente sul pubblico delle sale (e di conseguenza sulle sale stesse e relativi gestori), e non sulle altre modalità di fruizione dell’opera audivisiva (le pay-tv, per esempio).

Finanziare il cinema è giusto, probabilmente (ci sono opposte scuole di pensiero in merito): ma mi chiedo, sempre da spettatrice, se questo non sia uno strumento che non possa produrre, a contrario, una diminuzione del pubblico pagante in sala, con una sorta di ‘effetto boomerang’.

O, ancora, aumentare la cosiddetta ‘pirateria’ cinematografica, dato che il pubblico sembra continuare a chiedere, tra l’altro, esattamente l’opposto di quanto il decreto sembra fare: la riduzione dei prezzi dell’intera filiera.

A partire dal prezzo del biglietto d’ingresso al cinema, ovviamente.

La strada per salvare il cinema è davvero questa?