Caso Peperami: come ottenere pubblicità a basso costo con gli user generated ads

Chi salverà il brand? No, non è lo slogan di un film drammatico in salsa marketing, però il caso che stiamo per presentarvi con le salse si sposa bene…

Già perché il protagonista del nostro post è Peperami, brand di salami appartenenti al più ampio marchio Unilever, rappresentati iconicamente dall’”Animal” che vedete nell’immagine (per vederlo “in azione” date un’occhiata qui).

L’anno scorso l’agenzia creatrice di Animal – la Lowe London – è stata licenziata: un rischio per il brand?

Non se ci si affida al crowdsourcing! Unilever infatti ha lanciato un contest che si chiuderà ad ottobre – per la migliore idea, destinata ad essere premiata con 10.000$ e a convertirsi in una pubblicità televisiva più una campagna stampa.

Il tutto grazie alla piattaforma Idea Bounty, in cui ciascuna azienda può esporre i propri “problemi” lasciando agli utenti la proposta di idee per la loro soluzione: saranno poi ricompensati solo i progetti scelti dalle aziende stesse.

Ed in effetti finora sono stati in molti ad affidarsi alla piattaforma, non solo Unilever ma anche WWF, BMW, Red Bull, Chevrolet solo per citarne alcuni.

I costi, neanche a dirlo, sono di gran lunga inferiori a quelli da sostenere per una “classica” agenzia, ma neanche Peperami batte il record – ormai del 2008 – di Doritos, la cui pubblicità fu realizzata “in casa” al costo di poco più di 6 sterline da due venticinquenni. Nel giugno di quell’anno, infatti, la Abbott Mead Vickers.BBDO lanciò la campagna “You make it, we play it!”: la migliore pubblicità creata dagli utenti per il brand sarebbe diventata il nuovo spot TV.

Ancor prima, nel 2007, Procter & Gamble, aveva affidato agli utenti la possibilità di creare un user generated jingle da mandare in onda in Gran Bretagna il giorno di Natale, su ITV1 durante la messa in onda della soap Emmerdale. Il concorso è stato poi vinto da Nils Elders, mentre per l’azienda il costo totale dell’operazione è stato di appena 300$!

Insomma, spese a parte, l’altro grande vantaggio di questo genere di operazioni è il potersi affidare ad un bacino ampio di idee e creatività: dare visibilità ai “vincitori” è però sufficiente a redistribuire il valore che il brand guadagna in termini di risparmio e brand loyalty?

Probabilmente sì, anzi, il crowdsourcing – in questo come in altri casi – sembra essere una strategia vincente.

Al prossimo contest dunque!

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