La cosa meno convenzionale nel turismo? L'originalità!

Viviamo nell’economia dell’”attenzione”, dove l’overload di informazione genera ristrettezza di orientamento e di fiducia per un turista alla ricerca di esperienze e condivisione di emozioni.

“Fino a qualche tempo fa “fare comunicazione”  risultava di minor complessità: era necessario avere un’idea o rivolgersi a dei creativi, per poi diffonderla sui mass media , mantenendo come logica di fondo ”più spendo e più turistici riesco a “catturare”.

Una comunicazione, questa, pensata per la massa, molto autoreferenziale ed invasiva ma allo stesso modo di scarso interesse: ora non è più possibile proseguire.

È quasi scontato ricordare come il turismo sia oggetto di forti processi di cambiamento, e quanto si imponga una domanda sempre più esigente in termini di qualità dell’esperienza ricercata.

Federico Belloni, autore di un articolo inerente ai nuovi metodi di fare comunicazione nel turismo dal titolo “Spettacolarità, creatività, e in usualità nella comunicazione turistica”, sottolinea il fatto che la comunicazione turistica italiana necessita di un nuovo modo di comunicare,  cercando di innescare  percorsi alternativi, diversi linguaggi, contesti e luoghi per dialogare con i nuovi turisti in modo più coinvolgente, innovativo, creativo e spettacolare, al fine di promuovere l’offerta turistica in mondo non convenzionale.

Niente di più giusto per un settore importante come il turismo , il quale risulta scevro di un orientamento innovativo ed ancora troppo “integralista” nel settore marketing e comunicazione.

Si vuole sollevare un discorso abbastanza “provocatorio”, un discorso che è bene circoscrivere: marketing non convenzionale non significa assolutamente “hig impact & low investment”, che suonerebbe  bene nell’attuale contesto, bensì significa rivedere alcuni strumenti e metodologie fin’ora usate,  significa abbracciare un progetto  di “senso” più ampio.

La comunicazione  dovrebbe staccarsi dal “fare“, ancora troppo legata da un’ impostazione autoreferenziale per passare all’ “ essere“, un flusso   “narrante”  di “storie”  di persone,   luoghi e territorio:  il turismo non è costituito da fatti, ma da emozioni reinterpretate dal turista e che generano realtà.

Non si  può più comunicare come prima,  si è di fronte ad un reincanto del turismo : un’offerta turistica dove le emozioni non sono soltanto i nuovi bisogni del turista, ma la vera  e propria identità distintiva di senso, una sacralizzazione dell’esperienza turistica di una dimensione polisensoriale  ed attiva.

Se iniziassimo a  dotarci di un pensiero  “strategico” e di una buona dose di cultura dell’ ospitalità, di senso della scoperta, dell’autenticità e dell’inaspettato già sarebbe un grande passo al “non convenzionale : l’originalità è la  nuova “moneta” per differenziarsi dagli altri e la “cosa” più  non convenzionale nel turismo.