Esloultimo: quando il tryvertising si scontra con la dura realtà

esloultimoHa inaugurato a Barcellona lo scorso 16 ottobre Esloultimo, il primo negozio no-cost d’Europa. La notizia impazza sui blog spagnoli ed italiani, che dipingono scenari a dir poco paradisiaci su quella che si annunciava essere la mecca di ogni shopaholic.

Mi sono incuriosita e ho cominciato a fare alcune ricerche. Prima di tutto mi sono fatta fan su facebook. Poi ho visitato il sito internet.
Esloultimo.com proclama: è il centro delle innovazioni, dove puoi vedere o provare le novità del mercato. È un negozio multimarca e multiprodotto in cui, previa registrazione e un contributo di 5 euro, è possibile scegliere cinque prodotti e portarseli a casa senza pagare. Avete letto bene: senza pagare.

I prodotti, delle migliori marche (Kodak, Phillips, Reebok, Sanex, Revlon, Rimmel, Nestlé, Coca-Cola), sono raggruppati nelle seguenti categorie: neonati, bricolage, cucina, sport, elettrodomestici, gastronomia, casa e giardino, informatica ed elettronica, giochi, animali domestici, moda maschile, moda femminile, ozio e intrattenimento, salute e bellezza, veicoli.

Chi vive a Barcellona sa che piccoli miracoli di questo tipo sono possibili. Così ho deciso di passare per il negozio, centralissimo, sito in Ronda Universitat numero 9, a due passi da Plaza Catalunya.

La dura realtà si cominciava a manifestare davanti ai miei occhi. C’era la fila. Non era particolarmente lunga ma lasciavano entrare una persona ogni venti minuti più o  meno.

filaChiedo alla hostess all’ingresso se sia necessario registrarsi il giorno stesso anche solo per guardare. . Chiedo allora se per registrarmi debba mostrare il documento d’identità. Altro sì. Me ne vado con la coda tra le gambe perché non avevo il documento con me.

Ritorno il giorno dopo con carta d’identità italiana e NIE* (non si sa mai, penso) ma la hostess mi dissuade dall’idea d’entrare perché erano rimasti soltanto pochi prodotti. Aggiunge inoltre che quel giorno avrei potuto soltanto fare la registrazione, che non mi avrebbero permesso (non ancora!) di vivere la mia esperienza di shopping idilliaca e che avrei potuto fare la registrazione tramite la pagina web, prendendo appuntamento per “comprare”.

Torno a casa e provo ad iscrivermi al sito. Nada. Non andava.

Rivado al negozio per spiegare che non sono riuscita a registrarmi. In fila (la fila c’è sempre) c’erano altre ragazze, che avevano avuto lo stesso problema. Mi sento sollevata. Comincio a fare alcune domande alla hostess, dicendo che avrei dovuto scrivere un articolo. La minaccia mediatica mi permette di passare subito: entro. Entro! Mentre una delle commesse procede alla mia registrazione, assisto alla scena di signore arrabbiatissime, che come me non sono ancora riuscite a sperimentare lo shopping gratuito.

Mi informo poi sull’azienda, che aveva curato il progetto: Guia de Tendencias. Si tratta di un’agenzia di marketing, che offre servizi integrati, concentrandosi in particolare sulle ricerche di mercato. Tryvertising a parte, l’obiettivo è quello di capire quali articoli sceglierebbero i consumatori all’interno di una rosa di prodotti sconosciuti.

Finalmente arriva il giorno dell’appuntamento: avrei potuto vedere cosa offriva il negozio e scrivere l’articolo. Il cerchio si chiudeva. Mentre devolvevo alla commessa i miei 5 euro e assistevo all’ennesima scena di signore di mezz’età verdi dalla rabbia, vengo informata del fatto che la policy è cambiata.

Non valeva più la regola del pagare 5 euro ogni sei mesi per poter visitare il negozio ogni quindici giorni e portarsi a casa ogni volta fino a cinque prodotti a patto che non fossero gli stessi. No, avrei potuto accedere allo store soltanto ogni sei mesi, ripagando sempre il solito contributo a meno che non ci fosse stato un invito specifico da parte del negozio per provare nuovi prodotti.

Demoralizzata, mi avvio verso gli scaffali: mezzi vuoti. I prodotti esposti, soprattutto alimentari, erano meno di trenta e il negozio non era grande come appariva nelle foto su internet.

ausoniaLa cosa più sofisticata che sono riuscita a portarmi a casa sono stati i nuovi assorbenti di Ausonia (Procter&Gamble). Una signora sulla sessantina mi ha chiesto: “Abbiamo fatto la fila e tutto il resto per questo? Tu dici che ne è valsa la pena?

Eh no, direi proprio di no.

Per come la vedo io, si prendono i tuoi dati, i tuoi 5 euro, il tuo tempo, la tua illusione di vivere un’esperienza piacevole, dandoti in cambio una busta carina con cinque prodotti, di cui potevi fare tranquillamente a meno.

Il mio consiglio, se a questo punto ce ne fosse bisogno, è: fatevi un favore, non ci andate! Passate piuttosto per l’outlet di Burberry, metro Clot, uscita Valencia.

* Numero d’identificazione dello straniero.

Scritto da

Martha Burns

Editor at large

Mi chiamo Martha con l’h per via della mia bisnonna americana e non per la mancanza di buon gusto da parte dei miei genitori. Dopo aver conseguito la laurea in Scienze della ... continua

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