i-Voting in spiaggia? In Estonia si può (o quasi)

e-Voting in spiaggia? In Estonia si può (o quasi)In Italia, si sa, spesso le elezioni sono a giugno. E, quando c’è bel tempo, per molti è una rottura rientrare anticipatamente dal mare per chiudersi nella cabina elettorale. Con conseguente turnout del voto, a volte legato anche alle condizioni meteo. Cosa succederebbe se si potesse votare il proprio candidato utilizzando l’iPhone o una wi-fi rubata al vicino di sdraio sul bagnasciuga? Se l’idea vi sembra fantascientifica, è pur vero che notevoli sono gli sviluppi del voto elettronico. Ovvero del’utilizzo, nelle elezioni o nei referendum, “di mezzi elettronici almeno nella fase di voto”. Facendo la fatidica X nei modi più disparati: in postazioni (kiosk),  al telefono, con schede perforate o sistemi a scansione ottica. E, ovviamente, anche via internet, prendendo il nome di i-voting.

A saperne parecchio di i-voting sono i cittadini dell’Estonia che, proprio lo scorso fine settimana, hanno votato alle elezioni locali esprimendo le proprie preferenze anche online. Non è la prima volta che la giovane Repubblica baltica ha i-votato: sperimentato nell’ottobre 2005 con le elezioni amministrative locali, l’i-voting è stato poi riutilizzato nel 2007, rendendo il Paese il primo al mondo ad attuare una tale iniziativa.

Nonostante gli entusiasmi, alle elezioni dello scorso weekend hanno votato via internet 104.415 persone, ovvero solo 9,5% degli aventi diritti di voto. Ma, se la percentuale sembra ridotta, bisogna pur ricordare che in termini assoluti c’è stato un miglioramento, rispetto al 2007 (30.275 i-voti) e al 2005 (9.317). Il voto elettronico esiste anche nell’Europa continentale: ad esempio, in Irlanda; ma anche in Svizzera, Gran Bretagna, Spagna e Portogallo, con sperimentazioni senza valore legale.

e-Voting in spiaggia? In Estonia si può (o quasi)E anche in Italia: prevalentemente sviluppato a livello locale, con valore sperimentale. Il pioniere dell’e-voting tricolore? Amelia, Comune dell’Umbria che nel 1997 ha dato il via alla sperimentazione, utilizzando la tecnologia touchscreen. A seguirlo, San Benedetto del Tronto nelle regionali del 2000. E poi, i comuni sardi di Guamaggiore, Ortaceus, Serri ed Escolca. E ancora, Novate Mezzola, in provincia di Sondrio, e Trento.

I vantaggi dell’e-voting? Uno è certamente “la rapidità dello scrutinio”, sottolinea Letizia Caporusso, dottoranda all’Università di Trento. Ma anche “la speranza di poter sopperire al progressivo calo dei tassi di affluenza […] e garantire la partecipazione di gruppi sociali che altrimenti resterebbero esclusi dalle votazioni, in particolare i residenti all’estero”.

E, se non ne vanno sottovalutati i limiti – come problematiche di sicurezza, costi e scarso coinvolgimento popolare –, è indubbio che il voto elettronico, grazie ai pionieri baltici, apre un interessante dibattito. Arrivato anche a Hollywood che, con “L’uomo dell’anno”, elegge a Presidente USA un Robin Williams che, per una disfunzione nei computer, riceve più e-votes del suo avversario. Ma poi si redime, e si dimette. Forse è questa, la vera fantascienza.

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  • http://www.bluseagull.net Bluseagull

    Sarò di vecchia concezione, ma in questo caso preferisco recarmi alle urne…Ci sono alcune cose che a mio parere devono rimanere tradizionali, come il sapore che si gusta recandosi al voto per eleggere il proprio parlamentare o il proprio consigliere, provinciale o comunale che sia. E’ un momento unico, importante, non è un sondaggino qualunque.
    Questo sapore, sinceramente, non lo vorrei perdere… questo non vuol dire che non si possa/debba rendere più tecnologica e moderna la modalità di voto, ma questo è un altro paio di maniche.
    Saluti agli amici ninja
    Daniele

  • http://www.bluseagull.net Bluseagull

    Sarò di vecchia concezione, ma in questo caso preferisco recarmi alle urne…Ci sono alcune cose che a mio parere devono rimanere tradizionali, come il sapore che si gusta recandosi al voto per eleggere il proprio parlamentare o il proprio consigliere, provinciale o comunale che sia. E’ un momento unico, importante, non è un sondaggino qualunque.
    Questo sapore, sinceramente, non lo vorrei perdere… questo non vuol dire che non si possa/debba rendere più tecnologica e moderna la modalità di voto, ma questo è un altro paio di maniche.
    Saluti agli amici ninja
    Daniele

  • Kaori

    Grazie Daniele per il tuo commento! Generare un dibattito intorno al voto elettronico richiede favorevoli e contrari… :-) Stay tuned!

  • Kaori

    Grazie Daniele per il tuo commento! Generare un dibattito intorno al voto elettronico richiede favorevoli e contrari… :-) Stay tuned!

  • Stefano Pace

    E’ una notizia di rilievo che dei “concittadini” europei votino in modo così evoluto. Nella culla della rivoluzione digitale – Silicon valley e dintorni – non credo che siano molto più avanti su questi temi. Il Vecchio Continente può giocare alla pari su queste tematiche.

    Dare l’opportunità di votare anche con mezzi tecnologici abbasserebbe notevolmente i costi e le viscosità organizzative di un’elezione, sia per chi le organizza che per chi vi partecipa.

    Ciò, a sua volta, incrementerebbe il numero delle consultazioni elettorali e, per ogni consultazione, il numero di ballottaggi o turni. La ponderazione dei candidati e dei temi da parte dell’elettorato sarebbe forse più approfondita. Una sorta di democrazia “always on”.

    D’altro canto, sarebbe interessante capire l’effetto psicologico sull’elettore. L’urna è effettivamente un rituale che consente all’elettore di meditare sulla decisione che sta per prendere. Dare un voto col cellulare, fra un SMS e una chat, potrebbe invece esporre a scelte più contingenti e occasionali.

    Per cui ben venga una sperimentazione, anche qualitativa e non solo tecnologica, su questa importante innovazione!

  • Stefano Pace

    E’ una notizia di rilievo che dei “concittadini” europei votino in modo così evoluto. Nella culla della rivoluzione digitale – Silicon valley e dintorni – non credo che siano molto più avanti su questi temi. Il Vecchio Continente può giocare alla pari su queste tematiche.

    Dare l’opportunità di votare anche con mezzi tecnologici abbasserebbe notevolmente i costi e le viscosità organizzative di un’elezione, sia per chi le organizza che per chi vi partecipa.

    Ciò, a sua volta, incrementerebbe il numero delle consultazioni elettorali e, per ogni consultazione, il numero di ballottaggi o turni. La ponderazione dei candidati e dei temi da parte dell’elettorato sarebbe forse più approfondita. Una sorta di democrazia “always on”.

    D’altro canto, sarebbe interessante capire l’effetto psicologico sull’elettore. L’urna è effettivamente un rituale che consente all’elettore di meditare sulla decisione che sta per prendere. Dare un voto col cellulare, fra un SMS e una chat, potrebbe invece esporre a scelte più contingenti e occasionali.

    Per cui ben venga una sperimentazione, anche qualitativa e non solo tecnologica, su questa importante innovazione!

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