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L’influenza del word of mouth web nelle scelte di acquisto dei teenager: i dati NovaQuant e Doxa a confronto

Il rapporto “sancito” tra i giovani, gli strumenti e i paradigmi della rete è ormai un dato di fatto inconfutabile. I dati parlano chiaro e le strategie di marketing che mirano a coinvolgere questo target e a far condividere risorse ed emozioni hanno successo e smuovono dal torpore questo segmento sociale “scafato” di fronte ad ogni proposta e offerta.

Negli ultimi anni la crescita dell’utilizzo di internet tra gli under 18 è stata molto forte, anche grazie al cambiamento delle modalità di fruizione che da passive e “subite” hanno spalancato la porta all’interattività e alla condivisione. Il Web 2.0 è una rivoluzione semantica fondamentale nell’approccio alle marche e ai prodotti delle nuove generazioni: la possibilità di coinvolgere in tutte le dimensioni aziendali e commerciali gli utenti/consumatori ha attecchito proprio grazie alla ricettività e alla apertura mentale dei giovani, capaci di prendere al volo l’opportunità di non essere più semplice audience da misurare, ma persone singole da emozionare. Un bel salto di senso nella definizione del consumatore giovane.

L’evoluzione del web in logica collaborativa ha tranciato la linea di demarcazione netta tra i fruitori e i produttori di contenuti e ha creato un ambiente “a incastro” dove è possibile avere più ruoli e muoversi in diverse posizioni.

I social network, i blog, le community, le chat, gli spazi di condivisione delle risorse, i wiki hanno spalancato un universo dove condividere, partecipare, “essere con e per” è la traccia da seguire: chi segmenta, ghettizza, allontana, gerarchizza, seziona è ormai destinato alla fine.
In questo discorso, è evidente come il Web, sia divenuto strumento cardine di influenza sulle scelte di acquisto dei giovani consumatori, soprattutto in quanto “maxi ambiente” in cui si attiva il “word of mouth”, il passaparola tra persone. Un word of mouth globale e sconfinato, ma allo stesso tempo di fiducia e garantito. Se mettiamo insieme la capacità aggregativa e semantica del Web e le potenzialità d’attrattiva e d’influenza del passaparola, viene fuori un mix esplosivo e decisivo per ogni strategia di marketing possibile.

In un recente studio, che ha preso come campione 600 ragazzi e ragazze, novaQuant ha analizzato le influenze del passaparola riguardo alla presa delle decisioni rispetto ad un gruppo diversificato di prodotti e servizi, che vanno dai computer alle automobili, dai dentisti ai providers di telefonia mobile, dal cinema alle bibite. Lo scopo era quantificare, su basi collegate tra di loro, quali categorie e quali segmenti di popolazione verosimilmente beneficiano di più delle azioni di marketing che si muovono attraverso lo sviluppo del passaparola.

Al primo sguardo, i risultati che mostrano quali sono le decisioni sui prodotti e i servizi ad essere maggiormente influenzate dal passaparola sembrano intuitivi. I risultati della maggiore influenza del passaparola riguardano i settori di:
- alta tecnologia e/o prodotti costosi, come computers, macchine fotografiche digitali, automobili;
- servizi locali che includono una relazione personale come il dentista e gli agenti immobiliari;
- le decisioni che sono collegate alle nuove esperienze come lo scegliere un ristorante o il vedere un film;

Contrariamente, prodotti e servizi come bibite o la scelta del droghiere, tendono ad essere meno influenzati dal passaparola quotidiano on-line e off-line. I prodotti e i servizi dove il passaparola ha un impatto minore riguardano soprattutto le marche acquistate di recente, mentre in modo significativo più alto è l’impatto del passaparola quando è la prima volta che si acquista un brand.

Per esempio, solo il 7% degli intervistati dichiara che il loro più recente acquisto di bibite è stato influenzato dal passaparola. Tuttavia, il 25 % dichiara che il passaparola ha avuto un notevole impatto la prima volta che hanno comprato quella particolare marca di bibite. In questo senso, la prima volta che una marca è acquistata ha un impatto su tutti i futuri acquisti per la stessa marca. L’effetto assoluto del passaparola sulle piccole scelte di ogni giorno può essere fondamentale.

I rimedi contro il freddo sono un altro interessante esempio. Il 27% dichiara che il passaparola ha avuto effetto “leggero” sulla scelta del brand dei loro più recenti acquisti, ma più della metà (55%) ha dichiarato che il passaparola ha avuto un’influenza importante la prima volta che essi hanno acquistato quel brand.

INDICE COMPARATO DELL’INFLUENZA DEL PASSAPAROLA TRA I PRIMI ACQUISTI E GLI ACQUISTI PIÙ RECENTI

I consumatori più giovani, che pensiamo generalmente con maggiori conoscenze tecnologiche rispetto ai loro omologhi più vecchi, sono maggiormente propensi ad usare la tecnologia per avere le segnalazioni del passaparola. Se prendiamo due segmenti sociali: i teenager (dai 18 ai 34 anni) e gli adulti (dai 35 ai 46 anni), la differenza che il word of mouth web fa nelle scelte di consumo dei giovani risulta chiara:

COME VIENE RICEVUTO IL PASSAPAROLA DA PERSONE CONOSCIUTE

Per arricchire ancora di più il discorso è bene riferirsi ad un’altra ricerca, condotta dalla Doxa e Human Highway, svolta in Italia sul Panel Op Line (circa 12.000 individui), che ha coinvolto un universo di utenti giovani che si connettono alla rete almeno una volta a settimana, di età compresa tra gli 11 e i 19 anni. La collettività rappresentata dal campione si compone di circa due milioni e mezzo di individui.

Questa ricerca è fondamentale nel capire come il Web influenza le giovani generazioni nella definizione-scelta delle marche. Le due ricerche si intrecciano ed evidenziano il ruolo e l’influenza centrale che il word of mouth web ha assunto per le nuove generazioni.

Alla domanda, per la ricerca Doxa e Human Highway: “Quale di questi prodotti ti piacerebbe di più comprare nel prossimo futuro?” Il grafico di risposte è il seguente:

A queste risposte fa da contraltare il grafico della ricerca nuovaQuant, che definisce l’indice delle categorie dove il passaparola web è più importante:

INDICE DI INFLUENZA DEL PASSAPROLA PER CATEGORIE

Risulta chiaro, integrando le due ricerche, che il passaparola web è fondamentale proprio per i tipi di prodotti e servizi che i giovani più desiderano e che più credono importanti nel loro futuro, per cui creare strategie di word of mouth web ben congegnate e strutturate danno la possibilità alle diverse marche di quei prodotti desiderati di far avvicinare il più possibile e con il maggior interesse i giovani consumatori ai propri prodotti.

Le due ricerche corrono ancora in parallelo se prendiamo in considerazione il grafico di risposte alla domanda: “Quali delle seguenti attività svolgi prima dell’acquisto?”, in cui risulta evidente il ruolo del word of mouth web:

Sia per gli uomini che per le donne:

A cui si legano anche le riposte alla domanda: “Pensando a come ti informi


per il tuo prossimo acquisto, a quale delle seguenti fonti di informazione proprio non potresti rinunciare?”

E quelle al quesito: “Pensando a come ti informi per il tuo prossimo acquisto, per quale prodotto non puoi rinunciare al passaparola?”

Con minime differenze tra consumatori maschi:

e consumatrici femmine:

In questo discorso, è chiaro che un riferimento di marca è ben presente in tutte le nostre scelte di consumatori. Ed assume un valore ancora maggiore per quanto riguarda il consumo giovanile. Se chiediamo, infatti, a un gruppo selezionato di giovani uomini e donne italiane di pensare a cinque marche che prima vengono in mente nel momento dell’acquisto, si può notare come l’ “affezione” alla marca crea una ricaduta forte sulle vendite dei prodotti di quelle stesse marche:

Le motivazioni di queste risposte sono da trovare nella capacità delle marche, ben costruite e “fatte passare” attraverso un attento e strategico passaparola, di impatto nell’immaginario collettivo dei consumatori, ancora più sensibile se parliamo di giovani generazioni. Se chiediamo, infatti, il motivo per cui è venuta in mente quella determinata marca, le risposte si legano fortemente all’elemento “immaginifico” che la marca porta con sé:

con poche differenze fra generi:

Qui si è ancora in una fase di immagazzinamento informativo del senso di marca. Quando poi cerchiamo informazioni per l’atto d’acquisto, le direttrici si spostano. Visitare i siti Web dei possibili fornitori per “farmi ‘un’idea”, leggere le opinioni di altre persone su internet, chiedere ad un mio amico che sa tutto di queste cose sono risposte che emergono con percentuali molto alte e che hanno avuto un salto di livello con l’avvento del Web 2.0.

Grazie alle nuove possibilità di condivisione e partecipazione, infatti, sono diventati centrali i giudizi e i commenti “telematici” anche di persone che noi non conosciamo e sempre più, come dimostra il grafico precedente, sono le opinioni online ad influenzare le scelte.

In questo senso centrali nelle dinamiche del word of mouth web si sono dimostrati due tipologie di persone a cui i giovani fanno un grande affidamento: i Pros (esperti e professionisti dei diversi settori di interesse) e i Joes (persone normali come quelli che scrivono i commenti online). I Pros hanno più influenza su quasi tutti i prodotti e i servizi presi in considerazione, specialmente per quelli che costano di più (come un auto o il computer) o che riguardano la salute (come un rimedio per il freddo). I Joes sono più influenti quando parlano degli hotel e dei negozi di abbigliamento.


INFLUENZA DEL PASSAPAROLA DERIVANTE DALLE PERSONE NON CONOSCIUTE:
PROFESSIONALI (PROS) vs INDIVIDUALI (JOES)

CONCLUSIONI

Con la presenza esplosiva dei social network, dei blog e dei contenuti user-generated, sempre più le decisioni avvengono attraverso il passaparola personale, soprattutto per quanto riguarda le decisioni dove le opinioni degli esperti sono chiaramente necessarie. Dare ai consumatori metodi, strumenti e spazi di facile accesso per propagare il passaparola, allo stesso tempo di persona e online, sarà un elemento sempre più importante per creare strategie efficaci di marketing.

Le decisioni riguardo alla marca per i prodotti di alta tecnologia e/o costosi come le automobili, le fotocamere digitali e le stampanti sono tra le più influenzate dal passaparola, sia per la prima volta che si sceglie una marca che per gli acquisti più recenti. Siccome questi tipi di prodotti sono continuamente ammodernati e gli acquisti non sono continui, i consumatori hanno bisogno di informazioni cercate da molte fonti, allo stesso tempo da persone che si conoscono e da persone che non si conoscono e insieme dagli esperti e dagli altri consumatori.

Questo sottolinea l’importanza, oltre di una word of mouth sapiente, di avere una buona storia di brand per incidere sui potenziali influenzatori in alcune categorie come le automobili o la tecnologia domestica.

I consumatori più giovani (età 18-34) sono maggiormente influenzati dal passaparola rispetto ai consumatori più vecchi (età 35-64) e ancora più predisposti ad avere queste informazioni attraverso l’online. L’interesse più grande per le opinioni degli altri può essere una caratteristica generale del segmento dei più giovani, molti dei quali hanno minore esperienza con alcuni tipi di acquisti. Grande interesse per il passaparola tra i consumatori giovani può anche derivare dalla possibilità di accedere ad un sempre maggiore numero di informazioni e avere maggiori spazi di conversazione grazie ad una grande varietà di fonti come internet, le e-mail e gli sms.

INTERVISTA NINJA A SERGIO AMATI DI DOXA

Proposti e analizzati i dati incrociati, abbiamo colto al volo l’occasione di carpire un commento alle ricerche da parte del Marketing & Business Development Director Doxa S.p.A. Sergio Amati. Come è chiaro, leggendo la ricerca, Doxa è all’avanguardia su queste tematiche di word of mouth web e conosce i principali strumenti per capire le dinamiche che indirizzeranno il futuro prossimo.

Ecco l’intervista fatta da noi a Sergio Amati.

1) Il segmento dei giovani ha sempre più caratteristiche ondivaghe e inafferrabili, oppure ci sono delle matrici di senso su cui lavorare per creare influenze?

Doxa studia da quasi 30 anni i trend giovanili e la sua ricerca Doxa Junior è un punto di riferimento per il mercato. Il rigore della rilevazione e la sua continuità nel tempo sono gli elementi chiave per offrire alle aziende delle chiavi di lettura sul segmento dei giovani. Non vedo quindi linee di comportamento specifiche, occorre analizzare i diversi fenomeni in modo strutturale, comprendendone l’evoluzione nel tempo.

2) In che modo il web 2.0 ha trasformato in toto i paradigmi di fruizione delle informazioni da parte delle giovani generazioni?

Malgrado quello che si possa pensare, i giovani italiani, in particolare i giovanissimi, sono sempre molto legati ai media tradizionali, in particolare alla televisione. L’influenza del web è ovviamente fortissima. In particolare i sistemi “partecipativi” come i blog, i social network e soprattutto l’instant messaging sono ormai utilizzati dagli under 18 in modo massivo. Il web 2.0 influenza anche i comportamenti di acquisto perché i giovani, prima di scegliere un prodotto o un servizio, si informano sia direttamente sul web ma soprattutto indirettamente attraverso i consigli degli amici nel proprio network.

3) Come il word of mouth web ha trasformato l’approccio di marketing alle questioni e alle dinamiche del passaparola?

L’effetto passaparola via web è dirompente. Un messaggio che prima poteva avere un “effetto alone” limitato si diffonde ora rapidamente grazie alla rete. Noi lavoriamo tantissimo su indagini di customer satisfaction e consigliamo sempre i nostri clienti di misurare anche quanto un prodotto, servizio o una azienda stessa sia “raccomandabile” ad amici e conoscenti. Il “referral index” è importante poiché una raccomandazione negativa, amplificata dal web, può generare un effetto assolutamente devastante.

18 Commenti

  • Sono d’accordissimo! Il W-O-M è una tecnica fondamentale per ogni guerrilla marketers, ed è la base. L’influenza del passaparola sa essere devastante e l’uso degli strumenti del web 2.0 può dispiegarne ulteriori effetti tra gli utenti anche grazie al confezionamento di contenuti virali.
    Soprattutto ora che i mercati sono diventati conversazioni e non più luoghi in cui riversare qualunque prodotto purché venga venduto a ogni costo, non solo è indispensabile conoscere gli attori e gli interlocutori di questa scacchiera gelatinosa ma è altresì necessario conoscere i simboli e gli idiomi di queste neo-tribù di consumo, sempre più informatizzate e interconnesse tra loro!


    Pubblicato da n3m01983 il luglio 30, 2008 @ 18:41 pm Commenta
  • Premetto che mi è venuta la pelle di pollo nel leggere il commento del vostro Sica nel mio blog. “Ninjamarketing” wuao!!!
    Il tema mi interessa molto perchè seguo da diverso tempo un’azienda che ha fatto e fà del marketing relazione (faccia a faccia) l’ARMA. Devo riflettere su alcune cose e posterò un approfondimento che prima voglio condividere con voi. A presto.


    Pubblicato da pippoferrante il luglio 30, 2008 @ 19:24 pm Commenta
  • Concordo con quanto scritto…eccellente anche la sintesi dei dati che emergono dalle ricerche summenzionate. L’aspetto saliente (ed esaltante al tempo stesso) riguarda, se così posso definirlo, il riappropiarsi del significato autentico di “pregiudizio” da intendersi come giudizio preventivo e funzionale. Personalmente più che “word of mouth web” parleri di “web of mouth” proprio per sottolineare l’importanza di questo terreno fertile ad ogni genere di coltivazione! Mi convinco sempre più che l’utilizzo del web ai fini dell’informazione preventiva dipenda non soltanto dalla voglia incondizionata di farsi un’idea…mi spiego: buona parte dei giovani non è disposta, ad esempio, ad acquistare una rivista di settore poichè questa potrebbe verosimilmente non soddisfarne la curiosità a causa di un linguaggio troppo settoriale, a causa di parametri di giudizio riferibili solo ad un determinato target, ecc. In questo senso il web trasuda di democrazia…anche se non sempre! Come è verissimo che un giovane, oltre al parere qualificato di un esperto di settore, desidera il parere dei propri coetanei per sentirsi confortato sia sulla scelta che sul relativo effetto a cascata che ne deriva. In conclusione, lunga vita al web of mouth…


    Pubblicato da Robusto!! il luglio 31, 2008 @ 15:37 pm Commenta
  • “L’influenza del web è ovviamente fortissima. In particolare i sistemi partecipativi come i blog, i social network e soprattutto l’instant messaging…”

    l’instant messaging lo vedo come un’alternativa al telefono o come una “scorciatoia” del contatto faccia a faccia…quindi il passaparola tramite IM non lo inserirei nel WOM web. quel “soprattutto” potrebbe far cadere e non poco (a mio modestissimo avviso) il ruolo del WOM via web, quindi. elo dico da grande sostenitore e “vittima” dei miei opinion leader e del passaparola.


    Pubblicato da spumone il luglio 31, 2008 @ 19:54 pm Commenta
  • @rousto: in gergo quando il passaparola avviene su internet si parla di “word of mouse” ;)


    Pubblicato da ALEX il agosto 1, 2008 @ 09:06 am Commenta
  • [...] del word of mouth è molto dibattuta e fortemente condivisa dai lettori ninja. L’articolo “L’influenza del word of mouth web nelle scelte di acquisto dei teenager”, con i dati Doxa e NovaQuant incrociati su questo tema è stato letto e commentato da molti utenti, [...]


  • [...] da ruotalibera su Venerdì, 1 Agosto 2008 I miei amici di NinjaMarketing hanno pubblicato un articolo molto interessante sul Word of Mouth supportato dai dati di due ricerche effettuate da Doxa e NovaQuant. Devo dire che [...]


  • Come mi avevi chiesto, ecco una mia impressione sul mondo del WOM: http://ruotalibera.wordpress.com/2008/08/01/il-word-of-mouth-il-passaparola-in-internet/
    Spero possa piacerti :-)
    A presto


    Pubblicato da Dr. Jumper il agosto 1, 2008 @ 16:54 pm Commenta
  • Come ho già detto spesso le attuali ricerche nel campo dei social media e del viral marketing confermano che le dinamiche dei consumatori non sono così diverse nel web da quelle offline. Come i dati della ricerca dimostrano sono i prodotti più costosi o ad alto valore tecnologico che richiedono la ricerca del massimo di informazioni da parte delle persone, mentre i prodotti ad a basso rischio (bibite, alimentari) trovano giovamento nel passaparola soprattutto per il lancio di nuovi prodotti o in fase di promozione.
    L’articolo è molto ben fatto e sarebbe interessante cominciare a domandarsi come potrebbe essere possibile adattare la parte operativa del passaparola. Le aziende se pur hanno compreso l’importanza di dialogare lo fanno con un intento preciso, la parte di lancio di una campagna è la più delicata e le tecniche di contatto e lancio, monitraggio sono ancora troppo casuali rispetto all’utenza. Molto spesso il caso potrebbe stimolare un bad buzz. Per questo trovo interessante anche l’intervista fatta a Sergio Amati.


    Pubblicato da Andrea il agosto 1, 2008 @ 17:55 pm Commenta
  • “Come ho già detto spesso le attuali ricerche nel campo dei social media e del viral marketing confermano che le dinamiche dei consumatori non sono così diverse nel web da quelle offline.”

    quest’affermazione, anche se probabilmente riferita solo all’oggetto del passaparola (i prodotti), mi fa tuttavia pensare che il passaparola online funziona solo se fatto da persone realmente autorevoli o vicine a chi lo “subisce”.
    mi spiego: se dieci o cinque anni fa dovevo comprarmi un oggetto (diciamo di valore) chiedevo un parere agli amici e consultavo riviste o programmi di settore (quindi opinion leader autorevoli), ora faccio lo stesso anche online. magari gli amici più lontani li ocntatto tramite SN o IM, le voci autorevoli le cerco sui loro blog.

    nel senso che se “offline” non chiedo pareri a tutte le persone con cui vengo in contatto (barista, conducente del tram, tassista, edicolante…persona conosciuta ad un’happy hour) perché offline dovrei chiedere pareri agli “amici” che mi faccio tramite SN o dovrei dare ascolto a pareri che mi vengono dati gratuitamente?


    Pubblicato da spumone il agosto 1, 2008 @ 21:14 pm Commenta
  • “perché online dovrei chiedere pareri agli “amici” che mi faccio tramite SN o dovrei dare ascolto a pareri che mi vengono dati gratuitamente?”

    Per il semplice fatto che la tua informazione non costa nulla.
    Basta digitare una frase sulla tastiera per ottenere una risposta. Se poi questa ti influenzerà o meno è un altro discorso.
    Intanto però, hai ottenuto molte più informazioni di quante ne potresti ottenere “offline”.
    Poi sta a te distinguere quelle buone da quelle cattive


    Pubblicato da Dr. Jumper il agosto 2, 2008 @ 11:24 am Commenta
  • questo è vero, ed è il principio che sta alla base dei forum, in fondo. avevo sottovalutato questa prospettiva in effetti


    Pubblicato da spumone il agosto 2, 2008 @ 13:02 pm Commenta
  • I pareri degli amici sono anche più difficilemnte autorevoli a meno che non abbiamo un amico pe ogni settore o prodotto a cui presto attenzione. Anche se la tendenza si sposta sempre più verso la remunerazione dei blogger che publicano commenti su prodotti e marche, a differenza delle publicazioni stampa esiste la possibilità di ampliare il discorso e dar vita ad un dibattito direttamnete con le aziende.


    Pubblicato da Andrea il agosto 3, 2008 @ 17:34 pm Commenta
  • il passaparola non è certo un’invenzione recente ma, come viene accennato nell’intervista, attualissima è la possibilità di pianificare campagne di buzz marketing su prodotti e servizi nel web 2.0 riuscendo a misurare le conversazioni e a diffondere il messaggio raggiungendo una massa critica potenzialmente molto molto ampia.


    Pubblicato da Umberto il agosto 4, 2008 @ 10:36 am Commenta
  • [...] dal post dei ninja sul “passaparola” e da quelli che sono seguiti a ruota, vedi qui, qui e qui avevamo affrontato, a modo nostro, l’argomento con un post molto odontotecnico direi, [...]


  • ora mi spingo in considerazioni forse più grandi di me…ma se il WOM su internet fosse più importante per i beni “meno importanti” (scusate il gioco di parole)? è vero che per le spese più onerose ci andiamo con i piedi di piombo e vogliamo raccogliere più pareri autorevoli possibili, ma per gli acquisti compulsivi?
    sappiamo che l’incertezza è un forte deterrente per gli acquisti, quindi un consiglio o un parere anche non richiesto può alleggerire un acquisto compulsivo (di un cd, di un film, di un libro…). in fondo non è quello che fa implicitamente amazon?


    Pubblicato da spumone il agosto 5, 2008 @ 11:17 am Commenta
  • Ho letto i commenti e non c’ho capito un bel niente; chiamasi ignoranza o predilezione per un’esposizione più semplicistica questo non lo so, fatto sta che sarebbe un ottima base di partenza per un buon “W-O-M” (fate finta le virgolette le abbia fatte gesticolando con le dita) spiegarsi -foss’anche all’interno d’un commentario- in maniera accessibilcomprenisibile, ‘diversamente contorta’ e meno crittografata, no? Altrimenti il passaparola, qui, nella dimensione 2.0 – 2.1.3 e/o superiori scaricabili in zip, subisce un trancio netto.
    IO, teenager compresa nella fascia dei 20-30, ho recepito in percentuali grossomodo attendibili un 93% di valide argomentazioni assemblate con buon filo logico dal post, ed un restante 7% (paragonabile ad un dattero secco, commercializzabile, commestibile ed acquistabile anche online. <— Cliccare per farsi un’idea) dalle libere opinioni del ’submit’. Ebbene giegni, questi sono i numeri e le impressioni di ‘un’ soggetto autointervistato, con la connessione aperta circa 2,5 ore al dì.
    Da Ciospy con ammirazione.


    Pubblicato da ciospy il agosto 11, 2008 @ 13:22 pm Commenta
  • Un dato di fatto è che i ragazzi utilizzino con molta dimestichezza i nuovi media rispetto a quelli tradizionali.
    Le aziende che vogliono comunicare in modo efficace con questi target sono dovute ad imparare i loro linguaggi e utilizzare i loro strumenti di comunicazione.
    Internet con tutti i suoi strumenti di interazione, fornisce il terrendo di scambio di opinioni, consigli che per i giovani con poca esperienza rappresentano un notevole aiuto, semplificando lo stress della scelta.
    Ritengo fondamentale prima di prendere delle decisioni che ci sia qualcuno che le appoggi e in qualche modo le leggittimi, certamente off-line tra gli amici come in famiglia, ma visto che i consigli e le informazioni si cercano sempre più su internet, sono necessari anche strumenti di dialogo on-line.
    Vedo la questione da un punto di vista psicologico e penso che i giovani hanno bisogno di fare gruppo e di trovere in esso le esperienze che servono loro per compiere scelte di acquisto.
    Che la comunità si virtuale o meno poco importa, l’ importante è che ci sia un forte senso di appartenenza.


    Pubblicato da Rita il agosto 12, 2008 @ 15:24 pm Commenta

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