barbie il film margot robbie

Barbie mania: oltre 4,3 milioni di condivisioni, like e commenti per il film

Il film su Barbie è il tema che crea più hype in questo momento.

I contenuti social che si riferiscono al film hanno accumulato oltre 4,3 milioni di condivisioni, like e commenti questo mese, un massimo storico per Barbie dal 2018.

La prima ondata di recensioni estremamente positive, arrivate all’inizio di questa settimana, ha indubbiamente contribuito alla crescita di questi numeri e l’engagement in questo mese è quasi raddoppiato rispetto ad aprile, quando è uscito il primo teaser trailer.

barbie engagement timeline

Un momento d’oro per Barbie

Le cose non sono sempre state così rosee per Barbie, soprattutto fuori dai social.

Nel 2015, le vendite erano crollate per il terzo anno consecutivo e titoli come questo della CNN mettevano in dubbio la capacità di tenuta di Barbie.

is barbie dead titolo CNN

Tuttavia, siamo felici di annunciare che le cose stanno decisamente migliorando per l’iconica rappresentazione della donna simbolo, che ha subito moltissimi cambiamenti nel tempo.

Dal 2018, l’amore per lei è triplicato, secondo l‘analisi di BuzzSumo delle reaction su Facebook.

Barbie love reaction buzzsumo

L’engagement di Barbie e il tam tam mediatico

Il risultato raggiunto ha certamente a che fare con l’incessante lavoro del team marketing di Barbie, che dalla primavera ha lanciato campagne virali a ripetizione, tra cui, ma non solo, un lancio sui social media pieno di star, una campagna di generazione di selfie UGC, cartelloni pubblicitari rosa OOH e chi può dimenticare le oltre 100 collaborazioni con i marchi, tra cui la Barbie Dreamhouse ufficiale, creata insieme ad AirBnB.

A proposito di AirBnB, il marchio ha fatto guadagnare a Barbie il maggior numero di pubblicità rispetto a qualsiasi altro partner.

La console rosa di Xbox e le scarpe di Aldo con il marchio Barbie sono i prodotti di Barbie di cui si è parlato di più sui social, ma non si avvicinano nemmeno lontanamente ai numeri generati dalla casa AirBnB di Malibu.

barbie brand partners - barbie engagement

Barbenheimer: come Barbie ha spinto il rivale di botteghino

Non si può parlare del Barbie senza menzionare la sua nemesi al botteghino, Oppenheimer.

Il team di marketing di Oppenheimer dovrebbe essere piuttosto soddisfatto della doppia uscita di Blockbuster: ha guadagnato 80.000 contatti in più grazie a un engagement social che non esisterebbe se non fosse per Barbie, pari al 6,7% dell’engagement totale della stampa.

Per contro, si tratta solo dello 0,7% dei tassi di coinvolgimento totale di Barbie.

barbie - hoppenheimer engagement

Il film di Barbie si è infiltrato nelle nostre linee temporali, nelle strade, nelle pubblicità e ora sta anche scuotendo il nostro vocabolario.

BuzzSumo ha analizzato le menzioni delle frasi “Barbenheimer”, “He’s Just Ken” e “Kenergy”, e ha scoperto che il gergo ispirato al film ha fatto guadagnare a Barbie ben 40.000 dollari di engagement aggiuntivo sui social.

Nel complesso, davvero un ottimo lavoro del team marketing.

Quanto abbiamo scritto su Barbie in questi anni

Decine di argomenti, versioni, annunci e cambiamenti. Come icona dello stile, del branding e del marketing, Barbie è stata sempre al centro dei nostri pensieri (e della nostra redazione).

Ecco qui una breve selezione degli contenuti dedicati alla bambola più conosciuta al mondo.

 

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emoji 2023 quali sono le più utilizzate

Le emoji più usate nel 2023 (e come sono cambiate negli ultimi 10 anni)

Due tappe significative per Emojipedia, il popolare servizio che raccoglie le simpatiche faccine e simboli che accompagnano ormai quasi tutte le nostre comunicazioni: la decima Giornata mondiale delle emoji e l’anniversario dei 10 anni dalla sua fondazione.

Sono quindi passati 10 anni da quando il fondatore, Jeremy Burge, ha postato il primo tweet annunciando l’arrivo della piattaforma.

Tecnologia, modo di utilizzare internet, abitudini di consumo. Tutto è radicalmente cambiato in questi dieci anni, compreso l’utilizzo che abbiamo fatto, nel tempo, delle simpatiche faccine.

All’esordio della piattaforma, nel 2013, quali erano le emoji più utilizzate?

Le emoji più usate nel 2013

  1. ? Face with Tears of Joy
  2. ? Smiling Face with Heart-Eyes
  3. ? Face Blowing a Kiss
  4. ? OK Hand
  5. ? Loudly Crying Face
  6. ? Unamused Face
  7. ? Smiling Face with Smiling Eyes
  8. ? Weary Face
  9. ? Beaming Face with Smiling Eyes
  10. ? Smirking Face

Una nota interessante è che queste cifre si riferiscono “a 10.000 tweet”. Ciò significa che ogni 10.000 tweet, 62 contenevano almeno un’emoji “? Faccia con lacrime di gioia”, ovvero una ogni 161 tweet (0,62%).

Tuttavia, secondo i dati raccolti durante le prime fasi del 2023, l’emoji ? Faccia con lacrime di gioia appare almeno una volta ogni 45 tweet (2,24%), con un aumento del 261,29%.

Come è aumentato l’uso complessivo delle emoji su Twitter dalla fondazione di Emojipedia?

LEGGI ANCHE: L’esilarante campagna di Heinz contro il maltrattamento degli hot dog

Le emoji su Twitter dal 2013-2023

Nel luglio 2013, solo circa 4 tweet su 100 contenevano almeno un’emoji (4,25%) – quindi un tweet su 25 conteneva un’emoji ? Faccia con lacrime di gioia, ? Faccia sorridente con occhi a cuore, ? Faccia che soffia un bacio, o uno qualsiasi degli altri circa 720 caratteri emoji raccomandati da Unicode all’epoca (da Unicode 6.1).

Ma negli ultimi 10 anni la crescita è stata esponenziale: i dati raccolti nel marzo 2023 indicavano che quasi 27 tweet su 100 (26,7%) contenevano almeno uno degli ormai 3.664 caratteri emoji.

Questa incredibile crescita negli ultimi 10 anni è riportata nel grafico sottostante, con il marzo 2023 che rappresenta il più alto tasso di utilizzo di emoji su Twitter: un nuovo record dal 2022.

Infatti, dal luglio 2022 ogni mese ha stabilito un nuovo record assoluto di utilizzo di emoji su Twitter, come mostrato sopra. Inoltre, se si confronta il gennaio 2013 con il marzo 2023, si nota un aumento complessivo dell’uso delle emoji di circa il 724%.

La top 10 delle emoji di Twitter: 2023

Con questa incredibile crescita nell’uso delle emoji negli ultimi 10 anni, quali sono oggi le emoji più popolari al mondo?

Di seguito sono riportati i dati da Twitter nei primi mesi del 2023.

Le emoji più usate nel 2023

Le emoji più usate nel 2023 sono:

? Face with Tears of Joy
? Rolling on the Floor Laughing
❤️ Red Heart
? Folded Hands
? Loudly Crying Face
? Smiling Face with Heart-Eyes
✨ Sparkles
? Fire
? Smiling Face with Smiling Eyes
? Smiling Face with Hearts

Mentre la top 10 del 2023 mostra una maggiore varietà tra le diverse categorie di emoji, con inclusioni di cuori (❤️ Red Heart), gesti (? Folded Hands) e simboli (✨ Sparkles e ? Fire), è chiaro che le emoji sorridenti rimangono la categoria più popolare in tutto il mondo.

Inoltre, nonostante un tempo sia stata superata dalla ? Faccia che piange forte sulla piattaforma, la ? Faccia con lacrime di gioia è ora di nuovo apparentemente dominante, come lo era nel 2013.

Infatti, il ? Volto che piange forte si trova ora in una lontana quinta posizione e il ? Volto supplichevole, un tempo in vetta, non compare più nella top ten (sceso al 15° posto).

Heinz

L’esilarante campagna di Heinz contro il maltrattamento degli hot dog

Heinz lancia un movimento contro il maltrattamento degli hot dog nei contest ed offre ai perdenti una modalità di riscatto.

L’iconica azienda statunitense famosa in tutto il mondo per le sue salse, avvia una collaborazione con il sei volte campione del Nathan’s Hot Dog Eating Contest Takeru Kobayashi, per sostenere il fatto che i concorrenti non possono beneficiare delle gioie dei condimenti durante queste gare.

Heinz lancia un movimento contro il maltrattamento degli hot dog nei contest

Il movimento trae ispirazione dalle reazioni reali e irrazionali che le persone provano quando vedono hot dog mangiati senza condimenti, o peggio ancora, immersi nell’acqua e inghiottiti interi.

Una brand activation che con il suo approccio audace e divertente colpisce durante uno dei più famosi eventi in America, il Nathan’s Hot Dog Eating.

In maniera creativa e non convenzionale, il movimento vuole porre fine definitivamente al maltrattamento degli hot dog:

«Con il 58% delle conversazioni riguardanti la gara di hot dog che esprime disgusto, il movimento si ispira a questa reazione reale quando le persone vedono gli hot dog immersi nell’acqua e divorati velocemente. E come arbitro irrazionale di hot dog e leader nella categoria dei condimenti, siamo sicuri che i nostri fan concordano sul fatto che gli hot dog sono i migliori se gustati con Heinz» ha affermato Jacqueline Chao, Senior Brand Manager di Heinz.

Heinz

L’iniziativa pubblicitaria è stata creata in collaborazione con Wieden + Kennedy New York.

Il marchio ha introdotto la campagna i primi di luglio con uno striscione di protesta, comparso a Coney Island, dal titolo “Hot Dogs Are Not a Contest”. Sono poi apparsi altri contenuti sui canali social di Kobayashi e di Heinz.

 

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«I concorrenti di The Hot Dog Eating Contest continuano a maltrattare gli hot dog anno dopo anno. Di conseguenza – ha continuato Chao – Heinz ha collaborato con Takeru Kobayashi, il padrino delle gare di cibo, per promuovere la nostra posizione su questo movimento e offrire ai secondi classificati una possibilità di riscatto».

Heinz lancia un movimento contro il maltrattamento degli hot dog nei contest

Per vincere il concorso i partecipanti dovranno farsi un video mentre assaporano un hot dog condito con le deliziose salse del brand e poi condividerlo su Instagram taggando @Heinz.

Il primo finalista che consuma il panino “nel modo corretto”, ossia con i condimenti Heinz, avrà l’opportunità di vincere 10 mila dollari, lo stesso premio dell’Hot Dog Eating Contest.

L’iniziativa supporta la nuova piattaforma creativa globale “It Has to be Heinz”, lanciata recentemente per celebrare i 150 anni di storia del marchio.

Nella campagna si raccontano storie d’amore irrazionale per Heinz:

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nikon sfida l'intelligenza artificiale

La nuova campagna di Nikon sfida l’intelligenza artificiale

Qualche giorno fa Nikon ha lanciato una campagna che sfida l’intelligenza artificiale e riporta l’attenzione alla fotografia tradizionale.

Negli ultimi mesi si è discusso a lungo sull’impatto che l’intelligenza artificiale ha e potrà assumere in futuro, nel mondo lavorativo.

Mentre l’AI può agevolare il lavoro umano in alcuni casi, stiamo assistendo a una crescente tendenza verso la sua sostituzione, con il rischio che la creatività venga attribuita a un’entità automatizzata.

Tra le professioni più colpite, troviamo quelle degli illustratori e dei fotografi che vedono la sostituzione del loro lungo lavoro. Con un semplice comando come quello della “generazione dell’immagine” in pochi secondi è possibile ottenere dei risultati sorprendenti.

Fino ad oggi i grandi produttori di fotocamere sono rimasti tranquilli e hanno evitato di commentare l’ascesa dei generatori di immagini AI come ad esempio Midjourney.

Era già noto che il mondo della fotografia fosse minacciato dall’avvento dell’AI. Soprattutto qualche mese fa, in occasione dei Sony World Photography Awards, uno dei concorsi più prestigiosi al mondo, il fotografo e artista tedesco Boris Eldagsen, aveva realizzato uno struggente ritratto in bianco e nero di due donne. Questo lavoro ricorda il linguaggio visivo dei ritratti di famiglia degli Anni ’40. La fotografia era stata premiata, ma Eldagsen si è rifiutato di ritirare il premio e ha ammesso di aver realizzato il tutto con la tecnologia Stable Diffusion.

Nel corso di questi mesi, si sono verificati molti dibattiti all’interno delle community, ma nessun grande brand ha preso una chiara posizione a riguardo. Tuttavia Nikon ha rotto il silenzio, con una campagna coraggiosa che sfida l’intelligenza artificiale e promuove il ritorno a una “intelligenza naturale” nella fotografia.

LEGGI ANCHE: L’intelligenza artificiale raccontata da Annamaria Testa

Nikon sfida l’intelligenza artificiale

Nel video promozionale, Nikon Perù ha mostrato una serie di foto del mondo reale, sulle quali vediamo impressi i suggerimenti dell’AI.

La campagna, con lo slogan “Don’t give up on the real world“, mette al centro la creatività dei fotografi e mira a rubare la scena ai generatori di immagini AI, che da inizio anno stanno dominando i titoli dei giornali (nonostante le loro limitazioni attuali).

nikon sfida l'intelligenza artificiale

Nikon Perù, nel suo video ha affermato che “questa ossessione per l’artificiale ci sta facendo dimenticare che il nostro mondo è pieno di incredibili luoghi naturali che sono spesso più strani della finzione. Abbiamo creato una campagna con immagini naturali davvero incredibili scattate con le nostre fotocamere, con parole chiave come quelle usate dall’intelligenza artificiale“.

Le immagini sono volutamente accompagnate da disclaimer ironici e divertenti che imitano i prompt dell’AI e che potrebbero essere necessari per creare un’immagine simile.

Inoltre, “milioni di persone in tutto il mondo stanno generando immagini sorprendenti inserendo semplicemente alcune parole chiave, e ciò sta influenzando direttamente i fotografi, specialmente in luoghi con meno risorse”.

L’America Latina è uno di questi luoghi, dove i fotografi stanno perdendo progressivamente spazio, lavoro e profitti.

I generatori di immagini AI, come Adobe Firefly, stanno aprendo la strada a un pubblico sempre più ampio.

Un esempio fra tanti, chi non può permettersi di viaggiare in luoghi remoti con un attrezzatura costosa.

La campagna diffusa su tutto il territorio nazionale peruviana ha riscontrato un notevole successo. Infatti Nikon afferma che “le reazioni sono state incredibili, con un indice di gradimento del 99% e un riconoscimento del marchio del 95%. E ha ispirato centinaia di persone ad uscire con le loro macchine fotografiche”.

Questo è il primo caso in cui un brand ha sentito il dovere di prendere una posizione chiara e forte con una campagna che sfida l’intelligenza artificiale. Il motivo è molto semplice: non si sta lavorando per garantire una coesistenza con la fotografia tradizionale.

Infatti, l’AI sta già colpendo in modo significativo la domanda della fotografia del mondo reale.

nikon sfida l'intelligenza artificiale

La campagna di Nikon è stata molto apprezzata, ma non sono mancante le critiche. Infatti, la casa produttrice di macchine fotografiche è stata accusata di aver usato immagini gratuite, scaricabili da siti come Unsplash e simili.

Sebbene, le fotografie siano state scattate con Nikon, alcuni utenti hanno affermato che si aspettavano una qualità migliore, visto la grandezza del brand.

Come ultima cosa, è importante ricordare che l’AI e le fotocamere tradizionali non devono essere necessariamente considerate come due estremi opposti.

Esistono numerosi esempi che dimostrano come l’AI stia trasformando il funzionamento delle fotocamere in modi innovativi. Alcuni esempi sono un autofocus sempre più intelligente e un’elaborazione delle immagini migliorata.

Probabilmente il futuro della fotografia è quello della coesistenza tra i due mondi e non della competizione.

LEGGI ANCHE: I migliori generatori di immagini basati su AI (secondo noi)

Programmatic advertising in una strategia multicanale.

Programmatic Advertising: come inserirlo in una strategia multicanale

Se hai già sentito parlare di Programmatic Advertising, sei in buona compagnia: nel campo digital advertising è uno dei settori che sta crescendo di più.

A confermarlo sono anche le recenti rilevazioni del Politecnico di Milano, che mostrano come Digital Out Of Home, Connected TV e Audio siano stati tra i media in maggiore crescita nel 2022.

Se non hai mai sperimentato in prima persona il programmatic nelle tue campagne, sei in altrettanto buona compagnia: fino al 2020, il 15% delle aziende dichiarava di non investire affatto nel programmatic e il 41% dedicava meno del 20% del budget.

Definizione Budget Programmatic

Dal 2020 ad oggi il programmatic è cresciuto in misura importante, nonostante la scarsa adozione da parte degli advertiser, i quali effettuano pochi test, anche sporadicamente.

Vale la pena approfondire il valore del Programmatic Advertising, quali sono i suoi punti forza e perché può essere vincente all’interno di una strategia multicanale.

Stiamo parlando di una tecnologia importante, che segnerà gli anni a venire, pertanto sarà fondamentale iniziare a integrarlo nella propria strategia e nel proprio marketing mix per farsi trovare pronti.

Che cos’è il Programmatic Advertising?

Il programmatic advertising è una modalità di acquisto di spazi pubblicitari altamente automatizzata, che, grazie all’utilizzo di software dedicati, permette di raggiungere gli utenti con le giuste comunicazioni, nel momento e nel luogo più adatti.

Questa modalità di acquisto è guidata da software e algoritmi basati sul machine learning e arricchiti dall’intelligenza artificiale, in grado di adattare il messaggio in tempo reale in base al contesto e all’utente.

DSP e SSP: Le macchine del Programmatic Advertising

Per poter fare programmatic advertising, prima di tutto è necessaria la presenza di due macchinari, la DSP (Demand Side Platform) lato advertiser e la SSP (Supply Side Platform) lato venditore, le quali permettono l’acquisto degli spazi pubblicitari in tempo reale.

Nel processo di acquisto programmatic, il venditore mette in vendita gli spazi pubblicitari disponibili sulle proprie properties (inventory) tramite la SSP, che si collega agli exchange, veri e propri luoghi in cui l’inventory viene venduta e acquistata in tempo reale.

Dall’altro lato della catena, l’inserzionista utilizza la DSP per selezionare il target di suo interesse e definire i parametri di acquisto degli spazi (budget, timing etc.): gli elementi sulla base dei quali la macchina piazzerà l’offerta di acquisto.

Quando avviene il match tra la domanda e l’offerta, l’inserzionista si aggiudica l’impression e l’ad viene servita al suo target di riferimento all’interno del sito del venditore.

La bellezza del programmatic sta proprio nel fatto che l’utilizzo di macchine altamente sofisticate permette di acquistare migliaia di impression al minuto in tempo reale, facendo sì che l’offerta sia sempre la più conveniente per l’inserzionista e che l’inserzione sia la più rilevante per l’utente.

Programmatic Out of Home

Come incorporare il Programmatic Advertising nella tua strategia di marketing multicanale

Con l’espansione continua dell’adv digitale, gli utenti si aspettano esperienze pubblicitarie coerenti su tutti i touchpoint, siano essi online o offline.

Il programmatic rappresenta, in un certo senso, un ponte tra questi due mondi: sebbene vi siano esperienze che nascono digitali (come i social media), per alcuni aspetti il programmatic può essere considerato come la transizione verso l’online di media che nascono offline.

Basti pensare, per esempio, che il programmatic permette di pubblicare banner su testate online, equivalente digitale delle immagini sulle pagine di giornale. Negli ultimi anni, poi, si è andata espandendo la quota di mercato di pubblicità su Smart TV e Digital Out Of Home, rubando terreno alla vecchia TV lineare e alla cartellonistica, ma con prezzi nettamente inferiori.

LEGGI ANCHE: Come le Connected TV stanno cambiando il settore della pubblicità televisiva

Appare allora evidente come il programmatic rappresenti un’ottima opportunità non solo per ridurre i costi, ma anche per ampliare la reach della propria campagna e per raggiungere gli utenti nei momenti di interesse.

Andiamo dunque a vedere alcuni step da valutare per inserire il programmatic all’interno della propria strategia multicanale:

Considera il contesto…

I formati del programmatic possono assumere diverse forme e dimensioni, dal piccolissimo (Native) al grandissimo (Digital Out of Home).

Caratteristica che permette all’annuncio di adattarsi perfettamente al contesto e al punto di contatto nel quale è inserito, per raggiungere gli utenti e ampliare così la reach potenziale della campagna.

LEGGI ANCHE: 3D Digital Billboard, la quarta dimensione dell’advertising

…e il momento:

Grazie alla malleabilità dei formati, il programmatic può essere utilizzato per raggiungere utenti in momenti in cui la soglia di attenzione è già molto alta.

Basti pensare ad un utente che si trova in palestra sul tapis roulant e che sta ascoltando un podcast sul suo telefono: un audio inserito strategicamente all’interno del programma che sta ascoltando permette di raggiungerlo in un momento inaccessibile tramite altri media.

L’effetto dell’annuncio non si limita a raggiungere l’utente, ma aiuta l’inserzionista a rafforzare il messaggio, guidando l’utente sempre più in basso lungo il funnel.

Rispondi ai cambiamenti

Grazie alla sua flessibilità e facilità di attivazione, il programmatic è uno dei media che permette la maggiore responsività rispetto agli eventi esterni.

In alcuni casi, l’attivazione di una campagna può richiedere solo una manciata di secondi.

Modalità che permette agli inserzionisti di attivare il vero e proprio Instant Marketing.

Adatta la creatività in modo dinamico

Quando entra in contatto con un brand, la Generazione Z non si aspetta soltanto un’esperienza coerente ma anche contenuti sempre nuovi e diversi.

Per questo motivo, il programmatic può essere la soluzione giusta per gli inserzionisti che vogliono realizzare campagne molto variegate ma allo stesso tempo personalizzate.

Esse offrono soluzioni dinamiche in grado di adattare la creatività alle persone che la vedranno: la modifica avviene in tempo reale e sulla base del contesto e del target di riferimento.

Assumi un approccio full funnel

In ultimo, poichè offre soluzioni estremamente variegate e si basa su algoritmi all’avanguardia, il programmatic si presta ad essere utilizzato in tutte le fasi del funnel.

Sfruttando formati impattanti e ad alta memorability, il programmatic permette di attrarre l’attenzione dell’utente, rafforzando la brand awareness.

Con la raccolta di liste di utenti e delle loro interazioni con il brand, permette di interfacciarsi con l’utente più e più volte, su touch point variegati, guidandolo sempre più in basso nel funnel fino allo step di conversione.

google bard arriva in italia

Google Bard arriva in Italia: ecco tutte le novità del chatbot AI

Google Bard arriva in Italia: l’azienda ha annunciato un’importante espansione del suo sistema di intelligenza artificiale chiamato per stimolare la creatività e l’immaginazione delle persone.

LEGGI ANCHE: I migliori generatori di immagini basati su AI (secondo noi)

Bard è ora accessibile in molti più paesi in tutto il mondo, inclusa l’Italia, e supporta oltre 40 lingue, tra cui l’italiano, l’arabo, il cinese, il tedesco, l’hindi e lo spagnolo.

Questa espansione di Bard è stata realizzata in stretta collaborazione con esperti, legislatori ed enti regolatori, riflettendo l’approccio ambizioso e responsabile di Google all’intelligenza artificiale.

bard arriva in italia

Google Bard arriva in Italia: le nuove funzionalità

Google ha mantenuto un impegno costante nel seguire i suoi principi sull’IA, incorporando i feedback degli utenti e adottando misure per proteggere i dati e la privacy delle persone.

Le nuove funzionalità di Google Bard:

  • Audio delle risposte
  • Personalizzazione del TOV
  • Aumento della produttività
  • Uso delle immagini con Google Lens
  • Scripting con Replit e Google Colab

Audio delle risposte

Tra le nuove funzionalità di Bard, vi è la possibilità di ascoltare le risposte del sistema ad alta voce.

Questa opzione può essere utile per comprendere la pronuncia corretta di una parola o per godersi una poesia o un racconto narrato dal sistema. L’opzione di ascolto è disponibile in più di 40 lingue.

Personalizzazione del TOV

Un’altra caratteristica aggiunta è la capacità di personalizzare il tono e lo stile delle risposte di Bard.

Gli utenti possono ora selezionare tra cinque opzioni diverse, come semplice, lungo, corto, professionale o informale, per ottenere risposte più adatte alle proprie esigenze. Questa funzionalità è attualmente disponibile in inglese, ma verrà presto estesa ad altre lingue.

Aumento della produttività

Google ha anche introdotto nuove funzionalità per aumentare la produttività degli utenti.

Ora è possibile fissare e rinominare le conversazioni con Bard, consentendo agli utenti di rivedere facilmente i prompt e riprendere le interazioni precedenti.

Uso delle immagini con Google Lens

Inoltre, Bard supporta l’uso di immagini nei prompt, grazie alle capacità di Google Lens. Gli utenti possono caricare immagini per ottenere informazioni o ispirazione e Bard le analizzerà per fornire aiuto.

La condivisione delle interazioni con Bard è stata semplificata grazie ai link condivisibili, che consentono agli utenti di condividere facilmente le conversazioni con altre persone.

Scripting con Replit e Google Colab

Infine, per gli appassionati di programmazione, Bard consente ora di esportare codice Python in Replit e Google Colab, offrendo un supporto aggiuntivo per le attività di programmazione.

Con queste nuove funzionalità, Google cerca di fornire agli utenti gli strumenti per dare forma alle proprie idee e stimolare la creatività. Bard non solo aiuta a sviluppare e raffinare concetti esistenti, ma può anche portare a nuove idee e ispirazioni che potrebbero non essere state considerate in precedenza.

Quali sono le aziende più inclusive in Italia? Ecco chi ha vinto nel 2023

Quali sono le aziende più inclusive in Italia?

Un nuovo studio condotto da Great Place to Work Italia mette in luce l’importanza di una leadership efficace, di valori condivisi e di solidi rapporti di fiducia tra il management e i dipendenti per migliorare la cultura aziendale in termini di diversity, equity & inclusion (DE&I).

Questi fattori influenzano direttamente lo sviluppo, l’innovazione e la crescita finanziaria delle organizzazioni.

LEGGI ANCHE: Inclusione significa dare valore alla diversità, l’intervista a Francesca Vecchioni

Le aziende più inclusive in Italia: la classifica

La classifica dei “Best Workplaces for Diversity, Equity & Inclusion” in Italia è stata stilata prendendo in considerazione le opinioni di oltre 56.000 persone provenienti da 131 imprese italiane con almeno 50 dipendenti.

Secondo i risultati, le aziende classificate come Best Workplaces DE&I, che rappresentano il 20% delle imprese oggetto dello studio, superano significativamente le altre in diversi aspetti.

La percentuale di dipendenti che ritengono di essere trattati equamente in termini di retribuzione e che ricevono riconoscimenti speciali è superiore del 31%.

Inoltre, queste aziende si distinguono per i benefit unici offerti ai dipendenti (+28%), la meritocrazia nelle promozioni (+26%) e il sostegno all’equilibrio tra vita lavorativa e privata (+25%).

Le aziende più inclusive in Italia nel 2023 sono:

  1. Bending Spoons
  2. American Express
  3. Storeis
  4. GalileoLife
  5. Teleperformance Italia
  6. Salesforce
  7. Biogen Italia Srl
  8. Hilton
  9. Cisco System
  10. Vianova SpA
  11. Luxoft Italy SRL
  12. W.L. Gore & Associati S.r.l.
  13. Axl Agenzia per il lavoro
  14. Webranking
  15. MSD Italia
  16. DHL Express
  17. Skylab Srl
  18. Wide Group
  19. P.A. Advice SpA
  20. Prestiter

aziende più inclusive in Italia nel 2023

Bending Spoons, azienda lombarda del settore IT con sede a Milano, si posiziona al primo posto nella classifica, seguita da American Express, organizzazione operante nei servizi finanziari e assicurativi.

Il podio è completato da Storeis, una realtà veneta con sede a Padova specializzata in consulenza per il commercio elettronico e il retail omnicanale.

L’IT è il settore più inclusivo

Il settore dell’Information Technology è quello più rappresentato nella classifica, seguito dai servizi professionali e dal settore finanziario e assicurativo.

Analizzando la sede delle aziende, l’Italia occupa la metà della classifica, seguita dagli Stati Uniti (35%) e dalla Francia, Germania e Svizzera (5% ciascuna).

Le dimensioni delle aziende variano, con 6 grandi aziende con oltre 500 dipendenti, 6 aziende di medie dimensioni con un numero di dipendenti compreso tra 150 e 499 e 8 organizzazioni con un numero di dipendenti tra 50 e 149.

Secondo Alessandro Zollo, CEO di Great Place to Work Italia, una cultura inclusiva sul posto di lavoro consente alle persone di sperimentare maggiori opportunità di innovazione e di contribuire ai cambiamenti e allo sviluppo di nuove idee e modelli di lavoro.

La diversità nella popolazione aziendale favorisce l’innovazione e la creatività, come dimostra la differenza del 17% nelle opportunità di innovazione tra le Best Workplaces DE&I e le altre aziende non classificate.

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La parità di genere è il tallone d’Achille in Italia

Il rapporto evidenzia inoltre che la parità di genere è ancora un tema critico in Italia, specialmente per quanto riguarda il work-life balance e il lavoro di cura.

Gli impegni familiari pesano sulle donne lavoratrici per oltre il 62%. La presenza femminile nel management aziendale è ancora limitata, con solo il 28% dei manager donne e solo il 19% con una qualifica dirigenziale.

Questo non solo rappresenta una negazione dell’uguaglianza di genere, ma comporta anche una mancata valorizzazione delle risorse produttive, con conseguenti perdite economiche.

Per affrontare queste sfide, Great Place to Work Italia e Fiabilis Consulting Group Italia Srl hanno stretto una partnership strategica per supportare le aziende nella costruzione di un piano di miglioramento per la gestione della parità di genere e per ottenere la Certificazione UNI/PdR 125:2022.

Questa certificazione, introdotta dalla legge n. 162/2021, promuove e sostiene le politiche volte a ridurre il divario di genere nelle aree critiche. Attualmente, 412 aziende italiane hanno ottenuto questa certificazione da uno dei 34 enti certificatori.

Secondo Fernanda Peterson, CEO di Fiabilis Consulting Group Italia Srl, questa partnership offre alle aziende strumenti accurati per misurare e migliorare l’equità di genere, lavorando verso livelli più elevati di parità.

L’obiettivo è favorire un vero cambiamento e una trasformazione organizzativa, puntando a diventare luoghi di lavoro eccellenti nelle tematiche di parità di genere e di diversity, equity & inclusion.

Tutti i cibi amano Coca-Cola: la campagna con le insegne di diner e pizzerie

Coca-Cola è ovunque nei migliori ristoranti. Questo è il messaggio lanciato dalla nuova campagna del brand statunitense. L’agenzia creativa VMLY&R, che ha guidato Open X di WPP, lo ha dimostrato con le insegne e i menu di vari locali statunitensi.

Il team ha infatti intrapreso un lungo viaggio lungo gli USA per fotografare il panorama americano delle insegne dei ristoranti che riportano in bella vista il logo del brand associato al proprio cibo, considerato il migliore.

“Su una cosa siamo d’accordo”

È questo il claim che troneggia sulle ultime foto della campagna. Ogni insegna pubblicizza il cibo del proprio locale come il numero 1: ad esempio, “migliore pizza”, “hamburger n.1”, “re dei falafel”. L’elemento comune è che ognuno di essi è accompagnato dalla presenza della bevanda.

Coca Cola one thing we agree on

Coca-Cola diventa un plus che valorizza il prodotto. Chi lo dice? Non certo l’azienda, che si è limitata a registrare il fatto e a godere di una pubblicità praticamente a costo zero. Una forma alternativa di passaparola che l’ha resa oggetto involontario della constatazione della sua posizione nel mondo del beverage.

Se ogni cartellone è diverso, e si autoproclama come luogo per assaporare il miglior cibo, tutti concordano sul fatto che la bibita migliore per accompagnarlo sia Coca-Cola. Nella lotta tra i migliori, il vincitore è già decretato.

Ovunque con i primi

“One thing we agree on” cita l’azienda nelle foto della campagna lanciata, in un primo momento, su cartelloni pubblicitari e giornali, e poi estesa ai social media.

Dalla trattoria rustica, al ristorante stellato, al fast-food, alla pizzeria. Dai quartieri più lussuosi a quelli periferici, c’è sempre Coca-Cola, il simbolo della globalizzazione che mette tutti d’accordo.

L’agenzia, che si occupa del brand da due anni, ha portato il nome del prodotto fuori dalla comfort zone, dimostrandone la duttilità. Il tutto con semplicità ed astuzia. Ha dimostrato che la bevanda mantiene un primato indiscusso, senza dichiararlo ma facendolo ammettere agli altri, con i fatti. Coca-Cola si è limitata a fotografare l’evidenza e a mostrarla.

Il messaggio che se ne ricava è intuitivo: perché il cibo migliore dovrebbe essere accompagnato da Coca Cola? Perché è la bevanda adatta ad ogni gusto.

Il connubio Coca-Cola e cibo in Italia

La bibita non è nuova al connubio con il cibo nelle proprie campagne pubblicitarie. Anche in Italia, nel 2018, lanciò una campagna simile a quella statunitense, nella quale era accompagnata a vari piatti italiani.

“Ci siamo accorti che in Italia si cucina bene e si parla di cibo prima, durante e dopo i pasti. In questo Coca-Cola può avere un ruolo” ha spiegato Annalisa Fabbri, Responsabile Marketing di Coca-Cola Italia. Da qui il claim latino “De gustibus”, ad indicare che non è importante il cibo che piace, quanto il momento nel quale Coca-Cola unisce le persone a tavola.

Unito alla campagna pubblicitaria, anche un evento che ha previsto l’installazione temporanea di cinque chiringuitos a Milano. La partecipazione prevedeva di assaggiare alcune specialità per decretare la migliore.

La sfida ha visto contrapporsi: pollo al forno VS pollo alla diavola, hamburger di carne VS vegetariano, salsiccia VS salamella, piadina con prosciutto crudo VS prosciutto cotto, panino semplice VS farcito. Il tutto rigorosamente accompagnato da Coca-Cola.

Le campagne creative di Coca-Cola

L’agenzia creativa che ha seguito la campagna “One thing we agree on”, non è nuova a progetti ad elevata creatività. Nell’ultima primavera ha lanciato, sempre per il brand dalla doppia C, la campagna “I see Coke” nel Middle Est. I consumatori del Medio Oriente, possono ricevere, tramite email, un buono per l’acquisto della bibita, comunicando con Alexa. Durante la visione di film e programmi televisivi (opportunamente selezionati in uno specifico catalogo dall’agenzia creativa), ogni qual volta appare il prodotto sullo schermo, l’utente è invitato a dire “vedo Coca-Cola”. 

“È una campagna vocale unica nel suo genere” ha sottolineato Santiago Cony Etchart, creative strategy director, The Coca-Cola Company Eurasia e Middle East.

Anche in questo caso, la promozione della bibita più famosa al mondo, è collegata al senso della vista. E anche questa volta sono gli altri a selezionarne la presenza (come nel caso della campagna precedente). L’azienda si limita a raccogliere i tag.

Coca Cola "I see Coke"

La storia degli slogan di Coca-Cola

Quando il nome del brand fu ideato, nel 1886 da Frank M. Robinson (socio del fondatore John S. Pemberton), fu appositamente scelta La doppia “C”, in quanto ritenute ottime per le pubblicità. La storia degli slogan di Coca-Cola è lunga e ricca di espressioni che, con il tempo, sono entrate nell’immaginario collettivo.

Vediamo i passaggi più significativi:

  • Il primo clam dell’azienda fu pubblicato su Atlant Journal nel 1886. “Deliziosa e rinfrescante” erano le parole utilizzate fino al 1920;
  • Nel 1890, allo slogan precedente, si aggiunge “Coca-Cola ti ridà lo slancio e ti sostiene”, elaborato dall’agenzia Massengale Advertising di Atlanta;
  • Successivamente il compito fu affidato all’agenzia D’arcy di St. Louis, così prende vita una collaborazione lunga quaranta anni. Diversi furono i claim elaborati negli anni: il primo fu “Ogni volta che vedete una freccia pensate a Coca-Cola”, “Buona fino all’ultima goccia” del 1907, “La sete non conosce stagione” del 1922 oppure “La pausa che rinfresca” comparsa per la prima volta su The Saturday Evening Post nel 1929;
  • Nel 1956 subentrò l’agenzia McCann Erikson che elaborò l’idea “Dissetati davvero”;
  • Nel 1963 è arrivato lo stacchetto musicale firmato Bill Backer, “Tutto è meglio con Coca-Cola”, utilizzato per 6 anni. Lo stesso autore firmò anche la famosa “I’d like to buy the world a coke” (nella versione italiana Vorrei cantare insieme a voi) del 1971;
  • Dal 1993 arrivano i claim più recenti, come “Sempre Coca-Cola”, “Taste the feeling” e “Real magic”.


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nuova campagna di wwf - roomies from the wild 03

Un cinghiale come compagno di stanza: la nuova campagna di WWF

La nuova campagna di WWF punta a farci aprire gli occhi su quanto l’impatto ambientale di noi esseri umani sulla natura sia catastrofico.

Infatti, mentre l’habitat naturale viene distrutto, gli animali selvatici tendono ad avvicinarsi sempre di più ai centri urbani, spostandosi nelle zone abitate dall’uomo.

La campagna di WWF, Roomies from the Wild

Coinquilini selvaggi. Così potremmo tradurre in italiano il nome della campagna di WWF Ungheria “Roomies from the Wild”, in cui l’organizzazione si presenta a noi con una chiara domanda, anche se, ovviamente ironica: se le foreste e gli altri habitat degli animali scomparissero, saremmo disposti a ospitare la fauna selvatica a casa nostra? 

La rappresentazione grafica dei Key Visual mostra chiaramente come la scelta non sarebbe l’ideale per nessuno (cioè terribile per noi e per gli animali). L’obiettivo è quindi di raccogliere donazioni al WWF per contribuire a proteggere gli habitat naturali.

nuova campagna di wwf - roomies from the wild 01

nuova campagna di wwf - roomies from the wild 02

nuova campagna di wwf - roomies from the wild 03

La campagna ha già ottenuto un buon successo, soprattutto grazie alla condivisione del video e delle immagini sui social.

Nel frattempo, proprio nei gruppi Facebook correlati, gli animali in cerca di sistemazione hanno “preso vita” cercando casa: mamma cinghiale ha avvertito che i suoi cuccioli sono un po’ maleducati, mentre la lince ha giurato che non avrebbe mangiato i suoi coinquilini.

Alcuni animali hanno trovato rifugio a casa di influencer e altri in redazioni giornalistiche.

Credits

Client: WWF Hungary Foundation, Budapest, Hungary
Head of Fundraising & Marketing & Communications: Csaba Klacsán
Communication and Engagement Manager: Dóra Gilányi
Digital Communication Expert: Nikolett Deák
PR Expert: Alexa Berende
Nature Conservation Director: Zoltán Fehér MD

Advertising Agency: Artificial Group, Budapest, Hungary
Creative Director: Vera Länger
Creative crew: Laura Lőrinczy, Liliána Nemes, Sándor Szalay
Craft: Sándor Szalay
Head of Social: Lídia Gulyás
Social crew: Nóri Cser, Kristóf Nagy
Account Director: Károly Széni
Account crew: Gergő Lussa, Vivien Vörös

 

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Maybelline

Ciglia giganti su treni e autobus, ma la campagna virale di Maybelline è in CGI

Maybelline New York mette le ciglia su autobus e treni insieme a un pettine gigante per pubblicizzare il suo nuovo mascara.

Tutti a bordo dello Sky High Mascara Express. Dopo aver invaso le strade di New York, l’advertising del marchio statunitense di cosmetici sta conquistando Londra e le carrozze della metropolitana.

La campagna virale di Maybelline New York

A tutto volume. Le immagini della nuova pubblicità social mostrano come il nuovo mascara Sky High, con la bacchetta “Flex Tower”, sia in grado di garantire ciglia incredibilmente lunghe.

 

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Un post condiviso da Maybelline New York (@maybelline)

Un’acrobazia di marketing di Maybelline diventata virale nei giorni scorsi. Ma c’è un colpo di scena: la campagna non è reale.

Condiviso sull’account Instagram del marchio, il video presenta una creazione CGI realistica della parte anteriore di un treno che viene spazzolata da uno scovolino gigante di Lash Sensational Sky High Mascara.

Un altro frammento del reels mostra un autobus londinese che riceve lo stesso trattamento per avere le ciglia ancora più morbide.

CGI Marketing Campaign

I creativi che lavorano dietro le quinte delle campagne e delle strategie devono attirare l’attenzione attraverso mosse audaci e inaspettate.

Un plauso va all’artista 3D Ian Pagdam che con le sue creazioni sta combinando gli annunci pubblicitari alla realtà con la magia del CGI.

La creatività torna ad essere protagonista, soprattutto su LinkedIn dove advertiser, marketer e designer hanno lodato l’iniziativa che sfrutta il potere delle immagini generate dal computer.

Reale o non reale, questa non è la prima volta che un brand realizza un’acrobazia di marketing così gigante, ingannando i suoi follower e facendogli credere che sia tutto vero.

Di recente, il marchio di lusso Jacquemus ha lanciato una campagna in cui le sue iconiche borse avevano le dimensioni di un autobus ed erano mostrati in una palette di colori vibranti come il marrone, il rosa e l’arancione.

Maybelline

Enormi tram a forma di Le Bambino sono stati avvistati per le strade di Parigi in un video diventato subito virale, realizzato sempre dallo stesso artista Ian Pagdam.

 

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