lead generation

Come creare una Lead Generation efficace e far crescere il business

La lead generation gode di un ruolo di primo piano per il successo delle attività aziendali. Un sondaggio di Gartner, svolto su un campione di 750 dirigenti d’impresa nel Regno Unito, ha dimostrato che il 58% dei responsabili considerano la lead generation lo strumento chiave per la crescita.

L’espressione inglese lead generation sta ad indicare tutte quelle azioni di marketing messe in atto per acquisire i nominativi di nuovi contatti, potenzialmente interessati ai prodotti/servizi dell’azienda.

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L’obiettivo è di convertirli in clienti, attraverso un processo di funnel (ad imbuto).

Rispetto ad altre tecniche di marketing, non è l’azienda che va alla ricerca del cliente ma è il cliente che, lasciando i propri dati, diventa raggiungibile per l’azienda. E se un utente decide di lasciare il proprio nominativo significa che, in qualche modo, ha già mostrato fiducia, che potrebbe tradursi in un acquisto in futuro.

lead generation: identificare i contatti

Nikolas Kairinos, CEO e cofondatore di Prospex.ai, ha dichiarato: “La lead generation è la linfa vitale di un’azienda, quindi è una preoccupazione vedere così tante aziende in difficoltà in questo settore. La nostra ricerca mostra che c’è un’eccessiva dipendenza dai vecchi metodi di lead generation, che potrebbero essere stati la norma decenni fa, ma sono inadeguati nel mondo digitale di oggi“.

Le aziende – continua – devono adattarsi per garantire che rimangano competitive e aumentare il numero di lead che alla fine si convertono in vendite. Fortunatamente, esistono una serie di soluzioni tecnologiche accessibili per cambiare il modo in cui le aziende sono in grado di gestire campagne di vendita e marketing, dai big data e la profilazione dei social media fino all’intelligenza artificiale e all’apprendimento automatico“.

Gli strumenti della generation lead

Possedere un sito web non assicura automaticamente del traffico di utenti realmente interessati. Ecco perché è necessario fornirsi degli strumenti giusti che attirino i prospect verso il proprio brand. Si tratta di vari strumenti che consentono di automatizzare il lavoro raccogliendo i dati del contatto (nome, indirizzo email), per seguire il lead e convertirlo in cliente pagante:

  • Generazione di lead on-page, anche se dalla propria pagina web è difficile generare lead, si può comunque considerare un buon punto di partenza. Se c’è un visitatore sul tuo sito vuol dire che è già interessato ai prodotti, va quindi “colpito” in quel preciso momento, spingendolo a lasciare i propri dati attraverso un form di contatto da compilare
  • E-mail marketing, spesso, con errore, si tende a pensare che l’email sia morta, ma non è così. Nel 2022 sono state inviate 126,7 trilioni di email, l’abbonato medio riceve una media di 13 email al giorno, e il 61% dei consumatori sostiene di avere preferenza nell’essere contattato tramite email. Anche tra i giovanissimi risulta essere uno strumento apprezzato, più dei 3/4 degli adolescenti dichiara di utilizzarle
  • Modulo web, inserire una scheda da compilare con i propri dati all’interno delle pagine web molto trafficate, può aggirare il problema nel caso in cui il proprio sito web generi pochi contatti
  • Squeeze Page, sono definite pagine di destinazione, non finalizzate ad una vendita diretta ma a convertire i visitatori anonimi in una lista di contatti identificati. Possono essere dei pop up, (finestre con testo e grafica che appaiono mentre si naviga), oppure url, (pagine esterne in cui l’utente arriva dopo aver cliccato un link), o ancora, exit intent, (pagine che appaiono quando stai per uscire da un sito)
  • Lead magnet, l’utente deve essere incentivato a fornire i dati personali, per questo è utile offrire un piccolo regalo gratuitamente, definito “calamita”: ebook da scaricare, video tutorial, corsi online, podcast, white paper, buoni sconto, o la versione prova di un servizio
  • Live chat/chat box, forniscono un aiuto in tempo reale, permettendo di guadagnare fiducia rapidamente, risulta molto apprezzato dalla clientela in ambito professionale
  • Call to action, si tratta di quegli elementi che spingono l’utente a compiere un’azione, come ad esempio, “iscriviti alla newsletter”. Frasi di questo tipo vanno poste preferibilmente nella parte alta della pagina web e realizzate con colori a contrasto, in modo da colpire immediatamente il navigatore
  • Blog, ha il vantaggio di raccogliere dei lead profilati, cioè un target del quale già conosciamo gli interessi, considerando che sta seguendo il blog. Il segreto è postare con continuità
  • SEO, attraverso un’ottimizzazione del sito web e la produzione dei contenuti in ottica SEO, si può incrementare il traffico organico del sito web, che rimane uno dei modi migliori per generare lead
  • Backlink, link posizionati su terzi siti affidabili e apprezzati dagli utenti, che riportino alla home del proprio sito web

Le strategie di successo di una generation lead

Le buone tattiche di lead generation fanno parte di un processo costruito ad hoc, come un abito su misura.

lead generatio: trasformare i contatti in clienti paganti

Le strategie di marketing da seguire, e unire allo strumento giusto, sono infatti diverse:

  • Content marketing, la creazione e condivisione di contenuti è il modo migliore per aumentare il traffico web e acquisire i dati dei clienti. Non esistono contenuti più performanti di altri, esistono buoni contenuti lavorati in ottica SEO
  • Social media marketing, permette di lavorare con un approccio più targettizzato, e di essere sempre sul pezzo. Un esperto, infatti, è in grado di operare sulla FOMO (fear of missing out), la paura di perdere notizie, che dilaga tra le aziende. Il social media manager intercetta gli argomenti più scottanti con continuità, attirando i prospect
  • Campagne SEM (search engine marketing), finalizzate ad acquisire posizioni più alte in cima alle query di ricerca
  • Campagne display advertising, banner, pop-up e bottoni che permettono di promuovere un prodotto generando lead
  • Remarketing, distingue gli utenti in base alle ricerche passate, sfruttando i cookie
  • Marketing virale, il cosìdetto “passaparola” online, estremamente efficace, che genera lead senza costi

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I principali software per generare lead

Nel caso di generation lead on page e con email marketing, tra i vari software consigliati troviamo OptinMonster, che permette di diminuire l’abbandono del carrello con la tecnologia Exit Intent, realizzando promozioni ed offerte mirate, e migliorando la mailing list; TrustPulse, che consente l’aggiunta di notifiche delle attività svolte da persone reali sul tuo sito, come la visualizzazione dei prodotti, rappresenta la prova della fiducia che l’azienda sta costruendo.

i softaware aiutano nella lead generation

Se non abbiamo una mailing list e abbiamo bisogno di andare a “caccia” di contatti, possiamo ricorrere ad Hunter  o Aeroleads.

Comunicare è un’ottima strategia nella generazione di lead, ad esempio, nello sviluppo di chat sono da citare Drift e Intercom, per connettersi con i prospect in tempo reale.

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Sonic Science 2.0, ottimizzare l’audio adv con Spotify: intervista ad Alberto Mazzieri

Le tecnologie si fanno sempre più intelligenti e vicine ad ogni singolo utente. Un aiuto per gli inserzionisti alla ricerca di nuove modalità per rendere ancora più efficienti le campagne di advertising arriva dalle nuove tecnologie di Spotify.

Nella ricerca effettuata da Spotify lo scorso anno, e che ha visto la collaborazione con Neuro Insight, una società di Neuroscienze degli Stati Uniti nell’esplorazione gli effetti del suono sulle persone, si è evidenziato come l’effetto dell’esposizione ai contenuti audio possa realmente agire sul cervello e influenzare il comportamento degli individui.

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Come i contenuti audio digitali aumentano l’engagement dei brand

A parlarci delle adv su Spotify c’è Alberto Mazzieri, Head of Sales Southern Europe di Spotify che ci ha raccontato di come le aziende siano estremamente interessate a sfruttare la piattaforma per condurre al meglio i propri obiettivi di comunicazione ed aumentare la propria audience.

Alberto mazzieri spotify

Nella ricerca di quest’anno,Sonic Science 2.0, in collaborazione con l’Istituto di Ricerca Biometrica MindProber, si è invece indagato sull’impatto durante la giornata dell’audio digitale sul fisico e sul comportamento delle persone e di come questo comportamento possa fornire degli insights interessanti da elaborare per raggiungere in modo più efficace il pubblico.

Lo studio ha coinvolto un campione di diverse centinaia di persone distribuite tra US e UK e che sono state esposte nell’arco di 40 giorni a più di 15.000 sessioni audio per un totale di più di 22.000 ore di ascolto.

Grazie a dei sensori indossati nell’arco della giornata e durante ogni attività, è stato possibile analizzare dei dati ricavati dall’attivazione elettrodermica, ovvero alle reazioni della pelle sollecitata da un determinato tipo di stimolo.

Un ulteriore step della ricerca consisteva nell’acquisizione di dati pre e post esperimento per indagare come la percezione dell’esposizione a contenuti audio potesse generare cambiamenti sulla giornata, anche in termini qualitativi.

Il Mood Boost dei contenuti audio su Spotify

“Capire come il ruolo dei contenuti audio, non solo musicali, possano interagire ed influenzare i diversi stati psicologici è utile per avere degli insight interessanti. È interessante per i brand apprendere che l’ascolto di audio sia realmente parte della routine quotidiana e che genera un miglioramento dello stato d’animo e delle emozioni, a prescindere che si parta da uno stato positivo o meno e a prescindere dall’attività che si sta svolgendo. Il che si traduce, per i brand, avere un engagement più alto, con la possibilità di raggiungere un pubblico più connesso e interessato in un momento in cui c’è un’altissima attenzione. Un mood boost quindi, in cui Spotify riesce appieno grazie alla sua offerta non solo di musica ma anche di contenuti che sempre più stanno registrando livelli alti di attenzione e di ingaggio, come i podcast.”

Su Spotify, piattaforma leader nell’audio in streaming, oltre ad un’ampia offerta musicale ci sono moltissime categorie di contenuti podcast, basti pensare che sono presenti 5 milioni di titoli, che spaziano dalle news, al true-crime fino all’intrattenimento comedy: un tasso di immersività e di engagement che si riflette anche nella trasferenza degli annunci pubblicitari inseriti, ovvero nel livello di attenzione del pubblico al passaggio delle ads.

La personalizzazione di Sonic Science 2.0

E a questo proposito, la tecnologia di Sonic Science 2.0 fornisce una cerchia quasi infinita di informazioni utili per i brand, tali da poter personalizzare maggiormente il messaggio.

Infatti, in base al comportamento dell’utente su Spotify, della scelta musicale, di ritmo o di quantità di parole, la ricerca ha evidenziato come ad un determinato contenuto audio scelto durante le diverse attività della giornata, come a lavoro, in auto, con la famiglia o in palestra, sia associato un certo tipo di engagement e di relazione.

sonic science numeri

In questo modo il messaggio pubblicitario costruito su uno specifico momento, legato al contesto e all’ambiente risulta ragionevolmente più dinamico ed efficace rispetto a un messaggio targetizzato su quei dati “statici” come interesse, età e luogo geografico.

Come possono queste informazioni essere sfruttate al meglio per creare dell’advertising efficace su Spotify

I dati a disposizione permettono di creare ampi cluster suddivisi in base al mood e al momento, a cui veicolare le inserzioni in modo specifico e attraverso azioni strategiche: ad esempio se siamo in auto e ascoltiamo un podcast in cui l’attenzione è massima ed il flusso del racconto è costante, si creeranno dei messaggi che non distraggano troppo dal flusso e che abbiano un tono di voce coerente con ciò che si sta ascoltando.

Se invece l’attività sarà quella dell’allenamento in palestra, il messaggio che ci sarà proposto sarà coerente con il ritmo ed il mood di quel momento: presumibilmente sarà energico per non andare ad interrompere il carico adrenalinico del nostro corpo.

“L’iper-targetizzazione sebbene sia molto utile per le aziende, presenta dei limiti naturali, per alcuni casi e per alcuni brand o servizi, in cui è invece necessario raggiungere un pubblico più ampio possibile. In questo caso, bisogna essere consapevoli di non poter generare i numeri attesi o i volumi che si intende raggiungere con questo tipo di ads.  La semplice targetizzazione demografica, il lavorare con la reach e con il retargeting sugli utenti, si rivelano essere comunque azioni efficaci.”

Incuriositi dai dati di Spotify, che ricordiamo essere l’App su cui le persone passano più tempo da mobile rispetto agli altri social, abbiamo chiesto ad Alberto Mazzieri quale sia la percentuale degli utenti disponibili ad ascoltare annunci pubblicitari su questa piattaforma e quale attività quotidiana genera un mood boost superiore.

sonic science slide 01 - spotify

La risposta è chiara: si tratta di una percentuale abbastanza consistente. Il 73% degli utenti dichiara, infatti, di accettare ad essere esposti ai messaggi pubblicitari.

Un pubblico consapevole che le informazioni utilizzate da Spotify possano fornire forme di advertising rilevanti e congruenti, con un tone of voice costruito sulla base delle personali esperienze di ascolto.

“Inoltre, da parte nostra, il condurre regolarmente delle analisi ci porta a scoprire quale sia il feedback degli utenti sulla user experience e come migliorarla, fornendo un’esperienza soddisfacente e che li spinga a rimanere molto tempo sulla piattaforma. Un’ulteriore opportunità che fa gola ai brand proprio perché l’audio digitale, a differenza del video, può essere usufruibile anche indistintamente dallo schermo. “

Per quanto riguarda l’attività più “penetrante” in termini di mood positivo e di attenzione, sempre secondo la ricerca di Sonic Science 2.0, è senza dubbio l’attività fisica. Un momento ormai della quotidianità della maggior parte di noi in cui la presenza della musica è una costante e che registra un livello di engagement superiore del 19%.

Campagne pubblicitarie audio: una media strategy ottimale per le aziende

Dalla ricerca di Sonic Scienze 2.0 si evince anche quanto i dati delle campagne pubblicitarie siano positivi e coerenti su Spotify, in termini di ricordo, memorabilità e trasferimento dell’engagement, aumentando dunque le possibilità di conversione anche attraverso una singola campagna pubblicitaria.

L’immersività dei contenuti audio nel contesto e durante la giornata dimostra difatti che il 93% degli utenti rimane attento durante il passaggio da contenuti editoriali (musica o podcast) a quelli advertising e il 60% conserva un saldo ricordo dei brand e dei tipi di messaggi ascoltati.

sonic science statistica spotify

Di certo, questi sono risultati molto positivi in termini di engagement legato al livello di attività di attenzione, soprattutto se paragonati alle stesse campagne veicolate su altri mezzi. A conferma di come l’audio svolga un ruolo importante in una media strategy articolata.

“In definitiva, pensare di aumentare le prospettive dei brand attraverso Spotify può rivelarsi una mossa ottimale: le metriche di engagement audio sono superiori rispetto a qualsiasi altro social: coinvolgono la fedeltà degli utenti, non solo come tempo di permanenza sulla piattaforma ma anche di ritorno quotidiano, di brand awareness, di consideration del brand e del funnel di conversione. Senza contare che produrre audio è infinitamente più economico che produrre video, per cui c’è la possibilità veramente di declinare tanti soggetti e personalizzare la comunicazione.”

Il momento d’oro dei Podcast

Una grande opportunità che comporta un uso mirato e specifico della piattaforma, con contenuti che calzino perfettamente con essa: il consiglio che Alberto Mazzieri dà alle aziende è quello di fare attenzione alla tipologia di messaggio da veicolare. Utilizzare un formato radio come formato audio su Spotify sarebbe sconsigliato perché andrebbe a creare un’interruzione del flusso di ascolto, non coerente con il momento ed il contesto, generando così una perdita di attenzione dell’utente.

Così come pensare di veicolare uno spot tv su Instagram o Tik Tok: una perfetta strategia comporta una creazione ad hoc del messaggio rispetto ai diversi canali da sfruttare.

Alberto Mazzieri conclude la nostra intervista confermando i dati della ricerca che evidenziano come l’audio digitale sia un compagno quotidiano a prescindere dal tipo di attività svolta o del mood e di come nessun’ altra attività media ci influenzi in modo tanto pervasivo. Questo si riflette su un livello alto e continuo di engagement, che porta ad un ricordo maggiore dei brand e di conseguenza un’efficacia maggiore dei messaggi pubblicitari. L’audio digitale può contribuire in modo consistente al raggiungimento degli obiettivi di una comunicazione multipiattaforma e multicanale.

Un accento importante va posto sui podcast diventati ormai mainstream: secondo l’ultima analisi Ipsos il numero di italiani che ascolta questi contenuti è di circa 11 milioni.

“Quello dei podcast è un mercato su cui stiamo investendo e che contribuisce all’evoluzione dello stesso Spotify. Il nostro obiettivo è portare sia in ambito di misurazione e tracciamento delle campagne pubblicitarie all’interno dei podcast, la stessa qualità dell’ambito digitale. Abbiamo una tecnologia chiamata Streaming Ad Insertion, in grado di pianificare all’interno dei podcast in modo più accurato, con delle metriche di reach più precise rispetto alla tecnologia standard del mercato.”

Ed anche il pubblico esposto ai messaggi pubblicitari è in continua espansione, dal momento che le inserzioni inserite nei podcast, a differenza dei contenuti musicali, raggiungono sia gli utenti free che quelli premium.

Spotify può dunque aiutare gli inserzionisti a raggiungere i loro obiettivi di marketing, vista l’importante quantità e qualità di dati ed insight a disposizione al fine di conoscere davvero al meglio l’audience, e in particolare, la Gen Z che è il gruppo di utenti con maggiore aderenza alla piattaforma.

È fondamentale dunque fornire ai brand gli insight sul loro pubblico, sui comportamenti, sulle scelte, sui trend che seguono per poter costruire un messaggio accurato che garantisca una sferzata positiva sulla sua efficacia.

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I Trend 2023 per i Marketer, la ricerca di Spotify, l’arrivo di Bluesky e le altre news della settimana

È stata la settimana del secondo Wrap Up Ninja e abbiamo avuto modo di analizzare le notizie e i trend di questo 2023 grazie a top player del digital come Spotify e Salesforce (se te lo sei perso, tranquillo, puoi recuperarlo a questo indirizzo).

Per la nostra community questi appuntamenti mensili sono importantissimi, perché ci permettono di rimanere al passo con i cambiamenti velocissimi che riguardano il Marketing e il Digital (proprio per questo sta per partire il nostro corso dedicato all’intelligenza artificiale).

Infatti, tra le notizie importanti di questa settimana c’è l’annuncio della “versione di Meta” di ChatGPT (trovi molte info su questa AI qui e qui), che dopo l’arrivo del chatbot di Google, Microsoft ha inserito anche su Skype. Poi, l’arrivo di Bluesky, l’alternativa decentralizzata a Twitter (la firma di Jack Dorsey fa ben sperare) e la conferma che Facebook è ancora un importante punto di riferimento per le PMI italiane.

Sarà pure da boomer, ma i numeri (e i bilanci) non mentono. Mai.

Puoi ascoltare queste e le altre notizie selezionate per i nostri abbonati tra oltre 30 fonti internazionali anche in formato podcast.

Ninja Wrap Up #2: i trend per i Marketer nel 2023

Il secondo appuntamento del Ninja Wrap Up, l’evento mensile con un condensato delle notizie più “scottanti” del mese che devi assolutamente conoscere, è stato dedicato ai Digital Trend e Tool che segneranno il 2023 dei Marketer.

notizie della settimana state of marketing slide

Due ore e mezza in diretta con Mattia Leopizzi, Manager, Solution Engineering, Salesforce; Massimo Nava, Creative Director, Artlandis Webinar; Alberto Mazzieri, Head of Sales, Spotify Southern Europe. Puoi guardarlo qui.

Arriva “Bluesky”, l’alternativa a Twitter

La piattaforma social decentralizzata fondata dall’ex capo di Twitter Jack Dorsey, sta per essere lanciata in beta privata con alcuni utenti selezionati. Il progetto ha l’obiettivo principale di sviluppare uno “standard aperto per i social media“.

ByteDance sta sviluppando una nuova piattaforma di apprendimento basata sull’AI

La società madre di TikTok sta iniziando a esplorare nuovi orizzonti dell’intelligenza artificiale per sviluppare GeniusJoy: una piattaforma edtech che sarà testata fuori dai confini cinesi.

Meta prepara la sua versione di ChatGPT…

Ha annunciato un nuovo linguaggio artificiale, un modello più semplice e democratico di GPT-3, progettato per aiutare i ricercatori a far avanzare il loro lavoro. “Meta si impegna in questo modello aperto di ricerca e renderemo il nostro nuovo modello disponibile alla comunità di ricerca dell’AI”, ha scritto Zuckerberg in un post su Facebook.

… e Mark Zuckerberg annuncia il nuovo team AI

L’azienda creerà un nuovo gruppo di prodotti incentrato sull’IA generativa. La mossa arriva mentre tutte le grandi aziende tecnologiche fanno a gara per pubblicizzare i loro progressi nelle tecniche di apprendimento automatico.

Il suono rafforza la memorabilità degli annunci

A dirlo è Sonic Science 2.0, il nuovo studio biometrico di Spotify. I risultati provano una correlazione tra la scelta di cosa ascoltare, gli ambienti fisici dove si trovano e le attività che stanno svolgendo.

sonic science - notizie della settimana

Il 93% del coinvolgimento cerebrale verso i contenuti ascoltati si è trasferito direttamente nell’engagement degli annunci, rendendo lo streaming audio più efficace di altri media.

Facebook è il network più importante per le PMI

Lo dice una nuova indagine di Skynova, secondo la quale Facebook rimane il connettore più critico per le PMI.

facebook skynova

Secondo i dati, i social media sono la piattaforma chiave per attirare nuovi clienti, ma il CRM svolge un ruolo fondamentale.

Il nuovo look di 7Up

7Up ha presentato il suo primo aggiornamento dopo 7 anni che include un nuovo posizionamento internazionale del marchio e un’identità visiva rinnovata.

7Up

Il restyling è stato effettuato dal team interno Design and Innovation con l’obiettivo di avvicinarsi il più possibile all’essenza di 7Up.

Durex insieme a Diesel alla Milano Fashion Week

La partnership è stata svelata durante la sfilata al Superstudio Maxi. I modelli hanno sfilato attorno a una montagna di 200 mila scatole di preservativi Durex con il logo rosso e bianco di Diesel.

Diesel

Il brand italiano di denim ha anche anticipato l’arrivo di una capsule di abbigliamento con Durex, che include magliette, jeans e cappellini in co-branding.

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re-hiring cosa è

Il fenomeno del re-hiring: perché le aziende riassumono gli over 50

Viene dagli Stati Uniti la nuova tendenza che sta rivoluzionando il mondo del lavoro. Si chiama re-hiring e vuol dire, letteralmente, “ri-assunzione”. Ma di cosa si tratta?

Cos’è il re-hiring?

Il fenomeno del re-hiring è la tendenza a riassumere in azienda gli over 50 che erano stati licenziati qualche anno fa, tendenzialmente prima del covid. La pandemia ha trasformato totalmente il mondo del lavoro. Il covid ha messo le aziende di fronte a nuove sfide, forse più complesse di quelle del passato.

LEGGI ANCHE: Great Resignation: l’identikit degli italiani che lasciano il lavoro

Partiamo da un presupposto (anzi più di uno): quando un’azienda è costretta a ridurre il proprio personale, è molto probabile che parta proprio dagli over 50, per una questione economica.

Tuttavia, il nuovo assetto organizzativo ed economico in cui le aziende si muovono oggi è sempre più difficile da gestire.

<<Domina i nuovi scenari HR, tra Great Resignation e GenZ: esplora il Corso Employer Branding>>

La tecnologia si evolve in modo ultra rapido, i mercati sono sempre più volatili, l’acquisizione di competenze è un elemento fondamentale per il buon funzionamento di un’impresa, ma talvolta i giovani non sono pronti – e come potrebbero esserlo? – a salire su un treno che corre veloce e che non può fermarsi neanche per farli salire.

cos'è il re-hiring

Ecco, dunque, che le aziende si trovano di fronte a un tale mismatch tra domanda e offerta. Sono portate, dunque, a rivalutare la generazione dei baby boomer, rinominati già longennials che, solo qualche hanno fa, erano stati etichettati dalle imprese e dalla società come incapaci di poter dare ancora valore al mondo del lavoro e, invece, oggi risultano elementi necessari e preziosissimi.

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Possiedono molta esperienza, hanno bisogno di poca formazione e possono essere messi a capo di un progetto in corso d’opera immediatamente, conoscono la cultura aziendale e sono legati all’impresa per cui hanno lavorato per anni, sposandone mission e obiettivi.

È questo il profilo che tutte le aziende cercano? Probabilmente sì, specialmente in questi anni.

Cosa dicono i dati?

Una ricerca realizzata da due psicologhe di Harvard, Tessa Charlesworth e Mahzarin Banaji, evidenzia come gli stereotipi riguardanti età e disabilità siano più persistenti di quelli legati alla razza, all’orientamento sessuale e alla religione.

Addirittura, si prevede che, mentre il pregiudizio nei confronti degli omosessuali sarà definitivamente superato entro 20 anni, quello nei confronti delle persone anziane ne impiegherà 150. Un dato che va in contro tendenza rispetto al fenomeno del re-hiring che, tuttavia, sembra non essere ancora definitivamente approdato in Italia.

I percorsi di mentoring

Ma, quindi, in questo modo si smette di investire sui giovani?

Certo che no. I longennials, oltre ad essere definiti lavoratori “ready-to-go”, possiedono una skill fondamentale per far parte della realtà aziendale.

Hanno acquisito l’intelligenza organizzativa che è una capacità che si genera attraverso l’esperienza. Sapere come muoversi in relazione a un progetto, saper gestire un gruppo di lavoro, anche a distanza, interpretare le situazione e avere reali capacità di problem solving. 

Tutto questo rappresenta l’intelligenza organizzativa che ha un’importanza enorme all’interno del mondo del lavoro.

Allo stesso tempo, reinserire persone con esperienza e altamente qualificate porta valore all’azienda anche da un altro punto di vista: la possibilità di avviare dei veri e propri percorsi di mentoring

LEGGI ANCHE: Il mentoring in azienda è importante e ci sono delle regole da seguire

Troppo spesso questo è impossibile, sia per questioni economiche che per scarsità di personale.

In questo modo per un giovane è davvero difficile acquisire le competenze richieste dalle aziende e quindi crescere professionalmente. Se non in azienda, dove possono imparare i giovani che si affacciano per la prima volta al mondo del lavoro?

L’importanza della seniority

Ecco che affiancare ai giovani persone qualificate e di esperienza che possano seguirli in un percorso di crescita è fondamentale anche per non disperdere le competenze che sembrano essere imprescindibili per le aziende.

Dal canto loro, i longennials sono ben disposti ad intraprendere un’esperienza differente rispetto al passato e quindi sono sempre più disponibili ad una consulenza maieutica.

Se nessuno si stupisce che un libero professionista o un imprenditore proseguano il loro lavoro anche oltre l’età pensionabile, perché dovrebbe essere così in azienda?

Il fattore della seniority assume una grande importanza. Oggi, ad esempio, sono sempre di più i manager che intendono spendere gli ultimi anni di carriera assumendo posizioni in seconda linea.

Questo potrebbe essere vantaggioso sia per i dipendenti che per l’azienda. Bisogna solo avere il coraggio di adottare tali soluzioni.

Dunque, se negli Stati Uniti il fenomeno del re-hiring è già un treno in corsa, quando e come rivoluzionerà anche il mondo del lavoro italiano?

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Pregiudizi e bias: qual è il rischio delle AI che imparano dagli esseri umani

Dieci anni fa, nel 2013, uscì nelle sale “HER”, film diretto da Spike Jonze interpretato magistralmente da Joaquin Phoenix. Il film, che si aggiudicò il premio Oscar per la miglior sceneggiatura originale, parlava dell’amore tra Theodore, un uomo solitario, e Samantha, un sistema operativo, “OS 1”, basato su un’intelligenza artificiale in grado di evolvere, adattandosi alle esigenze dell’utente.

Quella nel film è un’intelligenza artificiale che impara ad amare e a provare sentimenti come farebbe una persona. Ma se le IA imparano dagli esseri umani, cosa stiamo insegnando loro? 

Intelligenza artificiale o pregiudizi umani?

L’intelligenza artificiale (IA) è l’abilità di una macchina di mostrare capacità umane quali il ragionamento, l’apprendimento, la pianificazione e la creatività, mettendosi in relazione con l’ambiente e cercando di risolvere problemi. 

Spesso siamo abituati a pensare che l’intelligenza artificiale sia perfetta e infallibile senza ricordarci però che non sono libere da bias che sono contenuti nei dati con cui i modelli vengono addestrati. 

Un bias è una forma di distorsione cognitiva causata dal pregiudizio e può influenzare ideologie, opinioni e comportamenti. Ecco perché i modelli delle intelligenze artificiali possono ereditare bias basati su razza, genere, religione o altre caratteristiche dai dati che vengono forniti loro. 

Amazon, quando l’algoritmo premia i candidati di genere maschile

Nel 2014 Amazon decise di utilizzare un software di recruitment per analizzare i curriculum dei candidati e automatizzare la procedura di selezione. La cosa incredibile fu che l’algoritmo penalizzò le donne, soprattutto per le posizioni inerenti a ruoli più tecnologici.  

Colpa dell’intelligenza artificiale? Certamente no. Infatti, l’errore era dovuto ai dati reali con cui il modello era stato addestrato che riportava tra i CV dei dieci anni precedenti una prevalenza maschile, soprattutto nel settore tecnologico. 

In quel caso il modello ha acquisito un pattern che riconosceva, tra le caratteristiche ideali per i migliori candidati, il genere maschile. 

MidJourney, anche le immagini mostrano i pregiudizi 

A proposito di pregiudizi legati al genere, recentemente Wired e TBWA\Italia, hanno creato una campagna di denuncia proprio rispetto agli stereotipi che contaminano le intelligenze artificiali. 

L’indagine ha mostrato come, inserendo determinate parole su MidJourney, il sistema di AI capace di realizzare immagini grazie alle istruzioni fornite dagli utenti, il risultato fosse condizionato dai bias “umani”. 

Ad esempio, inserendo la parola inglese “manager”, le immagini rilasciate da MidJourney erano tutte di uomini cis gender bianchi, in giacca e cravatta. Con la ricerca “emotive”, invece, l’algoritmo mostrava donne bianche, giovani, in lacrime. 

Non solo di genere sono le discriminazioni mostrate da MidJourney. Infatti, i risultati per la parola “Lovers” hanno mostrato solo ritratti di uomini e donne dai tratti caucasici. Non c’era traccia di coppie omosessuali o di altre etnie. Stessa sorte per il prompt “Parents”: le coppie sono bianche ed eterosessuali. 

LEGGI ANCHE: Come creare prompt per immagini AI efficaci: la guida

Coded Bias, cosa succede se sei una donna di colore?

Joy Boulamwini è un’informatica del MIT Media Lab, è una donna di origini ghanesi. Ha fondato l’Algorithmic Justice League, un’associazione che si occupa di controllare le ingiustizie dell’intelligenza artificiale. A lei si deve lo studio dei pregiudizi del facial recognition del 2018, secondo cui gli algoritmi hanno imparato dalla nostra società patriarcale e razzista. 

La ricercatrice ghanese è la protagonista del documentario “Coded Bias”, diretto da Shalini Kantayya e disponibile su Netflix. 

Il docufilm ha inizio dal racconto dell’episodio che ha coinvolto e spinto Joy Boulamwini a studiare gli errori dell’IA.

L’algoritmo non la riconosceva, come se il suo viso di donna di colore fosse invisibile per lo strumento. Indossando una maschera bianca, nonostante fosse del tutto anonima per via dell’assenza della sua fisionomia, veniva isolata dal sistema di riconoscimento. 

Ancora una volta l’intelligenza artificiale ha appreso una storia di razzismo e sessismo che fanno parte dei bias della nostra società. 

LEGGI ANCHE: 7 cose da sapere su ChatGPT prima di utilizzarlo per i contenuti e per la SEO

Cosa possiamo fare per combattere i pregiudizi dell’intelligenza artificiale?

Ninareh Mehrabi, nel suo paper “A Survey on Bias and Fairness in Machine Learning”, ha esposto come una prima difficoltà sia la mancanza di una definizione esaustiva e universale di correttezza, poiché le definizioni possono variare a seconda dei diversi contesti politici e sociali. 

Non è un caso che la stessa ChatGPT, interrogata su eventuali pericoli sul suo uso, dichiari come secondo punto i bias e i pregiudizi impliciti. 

Da tempo il tema dell’etica dell’intelligenza artificiale è al centro di un dibattito sociale che riguarda non soltanto i grandi player del mercato ma soprattutto i legislatori che devono garantire tutele in materia. 

Una cosa è certa, le intelligenze artificiali imparano da noi, ma noi ancora non abbiamo imparato a vivere in un mondo privo di pregiudizi, di stereotipi e di disuguaglianze. Risolvere i bias dell’algoritmo è facile, molto più difficile risolvere quelli delle persone. 

Come migliorare il Marketing con l’Intelligenza Artificiale

AI Marketing

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Metaverso: scopri le metapersonas Made in Italy

Continuano senza sosta i nostri appuntamenti con i Webinar PRO targati Ninja: tutti gli insight, trucchi, trend, dietro le quinte sui temi caldi del momento, condivisi con voi.

L’argomento di questa puntata è dedicato alle Metapersonas Made in Italy, scopriremo le opinioni degli italiani sul metaverso e le sue tecnologie abilitanti e capiremo come il metaverso trasformerà il modo in cui le aziende si connettono con i loro clienti.

A parlarne con noi Vincenzo Cosenza, Consulente di marketing e innovazione.

Non perderti i punti salienti del webinar:

  • Le opportunità per i Marketer
  • Il mercato italiano del Metaverso
  • Le metapersonas Made in Italy

Digital Trend & Tool: la checklist del Marketer

Il secondo appuntamento del Ninja Wrap Up – l’evento mensile con un condensato delle notizie più “scottanti” del mese che per essere un Ninja del Digital devi assolutamente conoscere – è dedicato ai Digital Trend e Tool che segneranno il 2023 dei Marketer.

Questi alcuni degli interventi che troverai:

?I take away dei marketer per il mese di febbraio con Fabio Casciabanca, Managing Editor Ninja Marketing

? Salesforce presenta lo State of Marketing 2023 con Mattia Leopizzi, PreSales Leader, Salesforce

?AI Marketing: le piattaforme che non puoi non testare se sei un… con Massimo Nava, Creative Director, Artlandis Webinar

?Sonic Science 2.0: l’audio per migliorare la vita quotidiana – un’opportunità per gli inserzionisti con Alberto Mazzieri, Head of Sales, Spotify Southern Europe

?I take away della giornata con Marian Pascariu, Instructional Designer Ninja Academy

Scarica le slide:

 Salesforce presenta lo State of Marketing 2023

AI Marketing: le piattaforme che non puoi non testare se sei un…

Sonic Science 2.0: l’audio per migliorare la vita quotidiana

Rebranding Nokia - ninja marketing

Il rebranding di Nokia che non ci farà tornare negli anni ’90

Nokia dopo 60 anni decide di proporre un rebranding del suo iconico logo. Una volontà che rispecchia un cambio del posizionamento del brand.

Nokia Connecting People

Conosciuto da tutti grazie ai suoi telefoni cellulari indistruttibili come il 3310, a cavallo tra gli anni ’90 e 2000 Nokia è stato un marchio davvero iconico e popolare, dal design inconfondibile, dalle diverse personalizzazioni e dai ring tones ancora nelle nostre memorie.

Rebranding Nokia -vecchia pubblicità

Strumento innovativo per l’epoca, in cui già l’animazione dell’incontro di due mani alla sua accensione dava l’impressione di entrare nel futuro della tecnologia. Precursore dei giochi da telefono come l’indimenticabile Snake, protagonista di sfide interminabili tra amici.

 

Ma poi cosa è successo?

Nel boom del suo successo, il 1998, il fatturato delle vendite di Nokia ammontava a 20 miliardi di dollari con un profitto di 2,6 miliardi: il brand finlandese presidiava il 30% del mercato della telefonia mobile.

Nokia 3210 -rebranding - ninja marketing

Dal 2010 però tutto cambia: Symbian, il sistema operativo creato internamente, viene presto superato in termini di prestazione e tecnologia dai concorrenti Android e iOS.

Nokia preferisce investire ancora nel suo sistema invece che seguire le crescenti esigenze e le richieste in evoluzione di questo nuovo mercato. Nonostante gli sforzi, gli investimenti ed i cambiamenti attuati, Nokia non è riuscito a mantenere il passo con suoi competitor, tanto da finire negli anni nella friendzone dei telefoni cellulari.

Il rebranding, input di un vero cambiamento?

Dopo molti anni, Nokia intende dare una nuova percezione di sé. Non più azienda di telefonia mobile B2C ma azienda tecnologia e di innovazione B2B. E lo fa comunicando una nuova immagine del logo che riflette le peculiarità della sua nuova mission. Un nuovo marchio incentrato sulle reti e sulla digitalizzazione industriale che poco ha a che fare con Nokia dei nostri ricordi.

Nokia vecchio e nuovo logo

La vecchia caratterizzazione del logo è sostituita da un insieme di lettere ispirate alle forme e alla geometria. Sebbene le lettere N K e A siano state tagliate per dare un assetto pulito e più futuristico, nell’insieme non è difficile riconoscere il logo Nokia.

Rebranding Nokia 2023 ninja marketing

Presentato su sfondi colorati, sfumati e luminosi che richiamano l’energia, il rebranding attuato da Nokia, in collaborazione con la società di consulenza di design Lippincott, è accompagnato da una serie di immagini che rimandano alla tecnologia, alla trasformazione digitale e al potere che la sinergia umana genera nel mondo.

Rebranding Nokia tech - ninja marketing

Credits: Nokia & Lippincott

Tanto che il precedente payoff Connecting People non si distacca totalmente dal nuovo concept ma si evolve seguendo un panorama più contemporaneo: “Creiamo tecnologia che aiuta il mondo ad agire insieme” come afferma Pekka Lundmark, CEO di Nokia.

Nokia rebranding billboard

Credit: Nokia & Lippincott

I punti di debolezza

Nonostante il rebranding Nokia sia incentrato sulla contemporaneità e sulla digitalizzazione, la realizzazione non è piaciuta proprio a tutti.

La scarsa leggibilità e l’astrattismo concettuale tirato al limite hanno incontrato diverse critiche, tra cui l’associazione ad un altro rebranding non molto apprezzato, quello Kia.

Non apprezzato ma che ha, nel frattempo, generato sul web una grande ricerca di automobili marca KN.

C’è da dire che la decisione di inserire colori pastello e gradienti sono al momento delle scelte quasi obbligate per le aziende B2B che intendano parlare al pubblico in modo contemporaneo non distaccato.

Quello che non dovremo aspettarci di sicuro è che questo rebranding possa aiutare Nokia a tornare in auge come una volta perché con il suo nuovo posizionamento sembra aver definitivamente chiuso nel cassetto i suoi memorabili cellulari, come malinconicamente abbiamo fatto anche noi.

 

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Il nuovo look semplice ed energico di 7Up

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Il rebranding di Zoom: nuova identità visiva e nuovi prodotti

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La nuova brand identity di SACE per crescere insieme alle imprese italiane

come comunicano i grandi leader

Come comunicano i grandi leader (e 10 consigli per farlo come loro)

L’epoca contemporanea è definita era della conoscenza, nella quale l’idea detiene una posizione di potere. Ma avere delle idee senza riuscire a comunicare agli altri la loro potenzialità è pressoché inutile.

Pensiamo al filosofo Cartesio che, partendo proprio dall’analisi del contenuto del pensiero, dalle “idee”, è riuscito a motivare le personali prove circa l’esistenza di Dio.

Non è importante solo quello che si dice, ma anche come lo si dice: la comunicazione non è più solo una soft skill, ma una delle capacità necessarie per il mondo del lavoro.

“Non puoi investire troppo nelle capacità di comunicazione (abilità scritte e orali), se non puoi semplificare un messaggio e comunicarlo in modo convincente. Credimi, non puoi convincere le masse”, ha sottolineato Indra Nooyi, ex CEO Pepsi e membro del Consiglio di amministrazione di Amazon.

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Leader vuol dire comunicatore

È impossibile essere un leader senza essere un buon comunicatore.

“[…] comunque ci si sforzi, non si può non comunicare. L’attività e l’inattività, le parole o il silenzio, hanno tutti valore di messaggio: influenzano gli altri, e quest’ultimi, a loro volta, non possono non rispondere a queste comunicazioni e in tal modo comunicano anche loro”spiegava nel primo assioma della comunicazione, Paul Watzlawick, padre della comunicazione moderna.

strategie per comunicare

Comunicare è un’arte che i leader del presente cercano di affinare per essere dei vincenti: nel 2004, Jeff Bezos (fondatore del colosso Amazon), bandì dalle riunioni aziendali il classico Power point, a favore della scrittura.

Le slide dovevano, infatti, essere sostituite da “memo strutturati narrativamente”, con titoli e frasi complete (verbo, predicato, complemento). Lo sforzo richiesto aveva la motivazione di spingere i dipendenti ad accantonare il linguaggio schematico che, complici le nuove tecnologie, sempre più ci appartiene.

Comunicare è però anche sinonimo di ascolto: il 36% dei dipendenti intervistati da People Element, lamentano malcontento per il fatto di lavorare con una leadership sorda, poco propensa all’ascolto attivo. “La leadership non è dire agli altri cosa fare” aggiunge su Forbes, Glenn Llopis, esperto di strategie di leadership, “ma piuttosto sfruttare al meglio il pieno potenziale delle persone con un coinvolgimento totale”.

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Le 4 strategie per comunicare come un  leader

Un articolo dell’Harvard Business Review ha elencato quelle che possono essere considerate le strategie vincenti da mettere in atto per parlare come un leader, ma soprattutto, per essere considerato tale dagli ascoltatori:

  1. Frasi brevi per parlare di argomenti difficili: “se ti interessa essere considerato credibile e intelligente, non usar un linguaggio complesso, dove un linguaggio più semplice andrà bene” spiega l’economista Premio Nobel Daniel Kahneman. Le frasi eccessivamente lunghe sono difficili da ricordare ma, soprattutto da scrivere. La scrittura è un’attività da affinare con l’esercizio: la prima lettera scritta da Bezos nel 1997 agli azionisti di Amazon, è stata registrata come di un livello corrispondente alle capacità di terza media (secondo software come Grammarly, che valutano la qualità della scrittura generando un punteggio). Nei successivi dieci anni, l’85% delle sue lettere risultano, invece, essere state scritte con un livello proprio della nona classe del sistema scolastico americano (il corrispondente del triennio dei licei italiani). Usare parole semplici non vuol dire sminuire il contenuto, al contrario, significa essere astuti.
  2. Metafore che restano “appiccicate” nella mente: la metafora è un potente strumento per avvicinare dei concetti astratti a dei concetti familiari. Rappresentano delle scorciatoie per rafforzare i concetti chiave e comunicare frasi complesse in modo accattivante.
  3. Umanizzare i dati per creare valore: per ridurre il carico cognitivo e rendere più interessante il contenuto bisogna renderlo “umano”, cioè persuasivo e accattivante. Quando si ha a che fare con dati, numeri e statistiche, si richiede un particolare sforzo, da parte dell’interlocutore, per memorizzarli. Per parafrasare le parole dell’astrofisico Neil Degrasse Tyson, “occorre inserire il concetto in un terreno familiare”, ossia saper tradurre i dati scientifici in un linguaggio comprensibile. Lo stesso Tyson, in occasione del lancio della sonda spaziale Cassini, giustificò l’ingente spesa economica (rendendola in tal modo comprensibile ai più), sostenendo che la cifra sarebbe stata inferiore a quella spesa in totale dagli americani per l’acquisto del balsamo labbra in un anno.
  4. Comunicare per allineare il team: “la trasformazione è impossibile” ha specificato John Kotter, professore dell’Harvard Business School, a meno che centinaia o migliaia di persone non siano disposte ad aiutare spesso al punto da fare sacrifici a breve termine”. I leader ripetono continuamente i concetti, fino a crearne un mantra, che sappia far convergere intorno ad uno scopo comune l’intero team.

strategie per comunicare

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I 10 segreti per diventare un leader della comunicazione

Mike Wyatt, inserito da Thinkers50 tra i principali esperti di leadership mondiale, ha consigliato 10 segreti per una buona comunicazione da boss:

  1. Non parlare in modo tagliente, le persone non si aprono con chi non si fidano, e la fiducia va conquista, con delle parole che stimolano calore e conducano ad ascoltare.
  2. Personalizza la comunicazione, quando si parla si deve pensare a creare un dialogo e non un monologo, il vero leader cerca di sviluppare una relazione significativa.
  3. Sii specifico, occorre comunicare con chiarezza, in modo semplice e conciso, per non confondere l’interlocutore.
  4. Concentrati sui leave-behind e non sul take-away, ossia, dare importanza alla distribuzione dei contenuti e non alla ricezioni, attraverso la proposta di idee, ispirando all’azione.
  5. Mantieni la mente aperta, il vero leader si confronta con chi ha un’opinione diversa dalla propria, con l’obiettivo di capire e non di fargli cambiare idea.
  6. Ascolto attivo, è importante capire qual è il momento di parlare e quello in cui stare zitto.
  7. Sostituisci l’ego con l’empatia, i comunicatori empatici appaiono maggiormente autentici e trasparenti.
  8. Leggi tra le righe, tenere gli occhi aperti e le orecchie pronte a recepire, ascoltando e osservando i grandi leader da cui carpire segreti.
  9. Avere una conoscenza su ciò di cui si parla, sviluppare una padronanza degli argomenti prima di parlarne è fondamentale, il leader deve avere cognizione di ciò che esprime.
  10. Parla ai gruppi come fossero individui, personalizza il messaggio come se ti rivolgessi ad un singolo.

strategie per comunicare

Il Golden Circle

In un TED Talk del 2009, il motivatore e consulente aziendale Simon Sinek, ha mostrato la strategia comunicativa del Golden Circle, adottata da politici e dirigenti aziendali.

“Le persone non comprano ciò che fai, ma come lo fai”perché per comunicare con successo è necessario aumentare il coinvolgimento emotivo. L’idea di fondo di Sinek è che, una serie di azioni, se perseguite con amore, porteranno alla costruzione di una leadership forte.

Lo scopo della comunicazione non è vendere un prodotto (what), ma un ideale (why), per questo prima di comunicare occorre avere le idee chiare e consapevolezza delle proprie motivazioni. È sufficiente porsi delle semplici domande nel giusto ordine: perché, come, cosa, proprio come ritiene abbiano fatto grandi leader del passato, ad esempio, i fratelli Wright, Martin Luther King e Steve Jobs.

L’idea di Sinek viene rappresentata dal modello d’oro dei tre cerchi concentrici, da lui descritti:

  • WHY esprimere le motivazioni e dove si vuole arrivare, ossia la vision e la mission
  • HOW spiegare come viene esplicata la proposta di valore
  • WHAT descrivere il servizio che si intende offrire al destinatario
7Up

Il nuovo look semplice ed energico di 7Up

Nelle scorse settimane, 7Up ha presentato il suo primo aggiornamento dopo 7 anni che include un nuovo posizionamento internazionale del marchio e un’identità visiva rinnovata. 
La prima importante riprogettazione del brand è incisiva e semplice allo stesso tempo.

Il nuovo look semplice ed energico di 7Up

Il nuovo logo è inclinato verso l’alto per infondere un senso di gioia e movimento.

Il restyling è stato effettuato dal team interno Design and Innovation con l’obiettivo di avvicinarsi il più possibile all’essenza di 7Up.

7Up

“La nostra nuova identità visiva per 7Up è stata ispirata innanzitutto dalla creazione di momenti di UPliftment da parte del marchio nel corso della sua storia. Il PepsiCo Design and Innovation Team ha creato un sistema di identità visiva brillante e sicuro che risuonerà attraverso culture, regioni e lingue” ha affermato Mauro Porcini, SVP e chief design officer di PepsiCo.

Il design si sposta verso un’esecuzione più energica, anche se più minimale e sarà visibile su pack, bottiglie e lattine di 7Up e 7Up Zero a partire da marzo 2023.

Il nuovo look moderno mantiene la tipica colorazione verde di 7UP. La nota tavolozza si arricchisce di “toni di agrumi piccanti” per trasmettere il concetto di freschezza.

Un’identità “rinfrescata” che mira a catturare meglio l’essenza del marchio attraverso un packaging più minimale, capace di riflettere la crescente tendenza dei brand ad appiattire e semplificare la grafica.

Nel frattempo, il logo si evolve per apparire tridimensionale con linee ad alto contrasto che creano l’illusione del 7 che si muove verso l’alto.

7Up

Questa presentazione inclinata riecheggia tra i nuovi elementi di branding ed è in linea con il posizionamento “UPliftment” del marchio.

Le icone illustrate degli agrumi che tipicamente compaiono sulle confezioni sono state appiattite per apparire come forme astratte. Giochi di contrasti per un’identità potente che rimarca l’obiettivo di 7Up di sollevare e connettere le persone in tutto il mondo.

7Up

Tra le risorse, troviamo anche elementi geometrici che restituiscono un maggiore senso di energia e dinamismo. Sebbene i cambiamenti siano minimi, riflettono una recente ondata di rebranding che utilizza loghi appiattiti e si attiene ad elementi grafici di lunga data.

7Up

La bevanda analcolica introduce anche l’espressione “New Get Up, Same 7UP” per raccontare il nuovo concept del marchio, in linea con la sua diffusione internazionale.

 

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