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Red Flag

Scansione degli occhi in cambio di criptovalute: il reddito universale di WorldCoin è scam

Abbiamo chiesto un parere a Mir Liponi, tra le 25 donne più influenti al mondo sul tema

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I miti sulle criptovalute si rincorrono, i media mainstream fanno a gara per parlare di questo mondo e ogni notizia sembra essere sempre quella definitiva, o almeno la più clamorosa.

Lo sanno bene i possessori di Bitcoin, da anni impegnati nella ginnastica del “trattenere” la riserva di valore nei propri wallet o negli exchange.

L’esercizio, che mette a dura prova i nervi, in gergo si chiama HODL, un acronimo nato come refuso (la parola originaria era ovviamente “hold”, trattenere), che oggi sta per "hold on for dear life": in parole povere, non vendere neanche di fronte all’apocalisse, perché il domani sarà sicuramente meglio.

worldcoin scansione degli occhi in cambio di criptovalute

L’ottimismo della volontà dei bitcoiners si scontra con i tentativi di imitazione, le crypto-truffe e le tante AltCoin (alternative coin) presenti in circolazione. Mir le chiama “ShitCoin”, ma fa una premessa: «La storia di World Coin è più complessa».

Mi metto comodo e ascolto i suoi audio su Telegram. Mir Liponi, Bitcoin Evangelist, insegnante di canto e teorica della multipotenzialità è stata annoverata tra le prime 25 donne al mondo più influenti in tema Blockchain e tra le top 10 secondo Hive.com su Bitcoin.

worldcoin scansione degli occhi in cambio di criptovalute

Mir Liponi

Cos’è WorldCoin

WorldCoin, nato dall’idea di Sam Altman, imprenditore della Silicon Valley, è un network di criptovalute che promette di consegnare valuta gratuita alle persone che consentiranno una scansione dell’iride, attraverso un oggetto a forma di bulbo oculare chiamato The Orb, già distribuito in 12 paesi.

Per ora hanno aderito 130 mila persone ma l’obiettivo è molto più ambizioso: 1 miliardo di utenti entro il 2023. Il team di sviluppo sta preparando un wallet che consentirà le transazioni e indicherà gli Orb più vicini, quasi come degli ATM oculari.

Mir ha le idee chiare: «Leggendo di WorldCoin potremmo pensare di trovarci davanti al solito scam di chi, perso il treno di Bitcoin, inventa la propria crypto per rifarsi dei guadagni. In realtà, questa case history è un po’ differente».

Sono stupito. Il progetto ti convince?

«No, è solo molto più inquietante, ti spiego: in WorldCoin si aggiunge, all’idea della cryptovaluta, anche la retorica ideologica del reddito universale. Una sirena che non è indirizzata a Cina e USA, ma soprattutto ai paesi del Terzo Mondo. In realtà, leggendo bene, si tratta di sistema centralizzato gestito da un nucleo di pochi, che fa appello alla distribuzione fair del reddito, che però… viene riservata agli investitori e ai paesi beneficiari. Il sogno del reddito universale e un controllo dei dati biometrici usati come chiave privata. Ecco, questa è la cosa più inquietante di tutte: una sorta di incubo Panopticon. Fun fact: WorldCoin era già una AltCoin nel 2013… come altre valute stanno ricominciando il giro, riutilizzando nomi vecchi».

Il problema della scansione dell’iride

La scansione dell’iride che prende il posto della password, ha senso?
«No, non ha senso. Un sistema di sicurezza si deve basare su una chiave privata che solo l’utente conosce e deve proteggere – letteralmente – dagli sguardi altrui. L’iride è esposta continuamente al mondo, può essere rilevata ed estrapolata, te la porti in giro con la faccia. Se è vero che Orb può leggere e filmare l’iride allora anche un altro oggetto con pari capacità ottiche potrebbe farlo.

La lettura dell’iride non è immune da rischi di rapine e sequestri. Ma anche l’impronta digitale non è il massimo, si tratta comunque di una “chiave privata” che esponi e lasci in giro: insomma, è una pessima idea».

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L’attacco di Snowden

WorldCoin raccoglierebbe i dati biometrici dell’iride tramite un database centrale (hash). La cancellazione delle scansioni sarebbe dunque inutile se i dati poi venissero salvati, come spiega bene in un recente tweet Edward Snowden, mettendo in guardia dal progetto.

«Come se non bastasse, andando a leggere bene, questo database se lo possono vendere a terze parti», spiega Mir.

Si tratterebbe insomma di una zero-knowledge proof: il tentativo di dimostrare agli altri la veridicità delle proprie teorie senza rivelare nient’altro, a parte appunto la presunta veridicità stessa. Un’idea che ha echi lontani (ma neanche tanto!) in un’altra startup della Silicon Valley, quella Theranos di Elizabeth Holmes, franata in modo clamoroso, il cui ultimo atto è iniziato in queste settimane in tribunale.

Conclude Mir: «La scansione dell’iride è un metodo molto pratico, come il riconoscimento facciale o l’impronta digitale nei nostri smartphone, ma la praticità cozza spesso con la sicurezza».

Criptovalute e la questione Ethereum

WorldCoin dice che utilizzerà lo standard token ERC-20, in pratica Ethereum.

«Esatto, non fanno un token loro ma utilizzeranno il Token ERC-20, lo standard della blockchain di Ethereum. Questa è un’altra red flag: il progetto si porta dietro tutti i problemi e i difetti di Ethereum… un bel minestrone di cose non proprio fantastiche. Inoltre, nel lancio di WorldCoin si registra un 20% di pre-mining riservato al team di sviluppo. Ovvero il 20% dei token verranno dati ai venture capitalist. Ecco un'altra red flag: qualcosa non sta funzionando in maniera così equa come dicono».

Criptovalute, reddito universale e lo schema Ponzi

«Il progetto di Altman è condito da un’idea abusata ma di sicura presa mediatica: il reddito universale. La cosa che fa rabbrividire è che vogliono portare più persone possibile per una “ownership collettiva”: anche se riuscissero a realizzarlo, questo progetto nasconde uno schema Ponzi, un’adozione controllata con la scusa di “abbiamo bisogno di centralizzazione e coordinazione”. La verità è che esiste già un asset che, grazie alla convergenza, agli incentivi e alla preminenza nel mercato si pone come riserva di valore neutra, volontaria, non manipolabile da investitori o stati nazionali: si chiama Bitcoin.

I problemi  che solleva WorldCoin sono stati risolti, di fatto, da Bitcoin: si parla sempre di creare un “migliore Bitcoin”, quando in realtà Bitcoin funziona già bene così perché evita scam, centralizzazioni e possibilità di manipolazioni future».

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Il futuro di Bitcoin passa (anche per) Walmart?

Mentre si discute delle AltCoin, rimbalza la notizia degli “ATM” Bitcoin a Walmart: 200 apparecchi già installati, altre centinaia in programma. Per Mir è una cosa buona: «Non sono esattamente dei bancomat, come si legge sui giornali; agli utilizzatori verrà rilasciato un voucher che dopo dovranno andare a riprendere tramite l’iscrizione a un exchange. La cosa di cui tenere conto è che non è possibile ritirare Bitcoin ma solo comprarli.

Le fee all’11% sono alte, quando su un exchange online le commissioni sono al 3° 4%. Tuttavia è un buon segnale che aiuterà nell’adozione di Bitcoin, non un driver di crescita».
Ci è passata la voglia di farci scansionare l'iride ma vorremmo delle previsioni sulle criptovalute e sulla crescita di Bitcoin: la bull run di queste settimane continuerà? Lo diamo un consiglio ai lettori di Ninja?

Mir non si sbilancia: «Hodl», conclude.

 

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Illustrazione di Silvia Camerani, graphic designer @ Venice Bay

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