Il Bullet Journal e altre idee per pianificare il nuovo anno con stile e ritrovare la motivazione

  • Nell’era del digitale usare agende cartacee ha ancora senso 
  • Ecco tutte le idee per organizzare in grande stile il nuovo anno, dallagenda fai-da-te Bullet Journal ad altre opzioni di cui non potrai più fare a meno

Ci siamo: se non avete ancora acquistato l’agenda cartacea che vi accompagnerà nel 2020, vogliamo proporvi alcune idee.

Prima di tutto però cerchiamo di capire il motivo per il quale il cartaceo “ha ancora il suo perché” nell’epoca super-digital.

 

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Happy New Year everyone! My New Year’s #Resolution is to focus. Ever since smart phones came out, I’ve constantly been distracted and it’s affected my personal life and career. I’m really dedicated to get a job this year once I finish up my course. So that means I’ll plan on spending at most an hour on IG to catch up instead of throughout the day. I really want to make this work ? What are some of your New year resolutions? . . . . #handlettering #freehandlettering #handletteringart #brushletteringnewbie #handlettering #handletteringlove #modernhandlettering #brushlettering #bulletjournalling #bujomonthly #maxmalistbujo #bujoweekly #bulletjournal2020 #bujo2020 #bulletjournalcollection #bujojunkie #bujospread #bujogram #bujoaddicts #bulletjournaladdicts #bulletjournalspread #bujolife #bujobeauty #happynewyear2020 #bulletjournalist #bujoinspiration #bulletjournaljunkie #bujolover

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Perché la carta è un culto, la carta è un must per i pianificatori, per i decoratori e quelli che nonostante le 30 App e le notifiche, amano sfogliare il proprio “diario”.

Sulla carta possiamo crogiolarci nelle infinite possibilità del nuovo anno, nelle innumerevoli strade dei buoni propositi, annotando magari tra 2-3 mesi l’obiettivo che vogliamo raggiungere, decorandola con frasi motivazionali e custodendola come il Sacro Graal.

L’agenda è il simbolo reale della frase da diario (o meglio da bacheca social) “366 giorni da scrivere” (n.b.: quest’anno è bisestile).

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Il culto dell’agenda, anche nel 2020

Siete tra quelli che non cambiano mai agenda o vi piace mettervi alla prova e uscire dalla zona di comfort?

Ci sono tantissime opzioni e risposte da trovare prima di poter scegliere:

  • giornaliera o settimanale?
  • 12 o 18 mesi?
  • Con o senza spirale?
  • Con o senza elastico?
  • Con o senza data?
  • Con o senza righe?
  • Copertina rigida o morbida?

Ma soprattutto qual è la dimensione giusta da scegliere?

Se siete già consapevoli di tutto, non vi rimane che scegliere tra innumerevoli proposte già pronte, ma sapete che c’è anche una parte di umanità che ama crearsi un proprio modello personalizzato?

Il Bullet Journal

Si tratta di un metodo, più che di una semplice agenda ed è stato inventato da Ryder Carrol a New York con l’obiettivo di “Monitorare il passato, organizzare il presente e pianificare il futuro”.

Partite da qui per capire di cosa si tratta:

Poi date un’occhiata su Instagram inseguendo gli hashtag #bulletjournal o #bujoaddicts per capire al meglio di cosa si tratta e magari integrarlo nella vostra agenda se l’avete già tra le mani.

In alternativa potrete comprare il taccuino sul sito ufficiale.

 

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My 2020 year at-a-glance page! ✨✨Inspo: @amandarachlee ✨✨✨⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ ⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ ⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ ⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ ⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ ⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ ⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ ⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ ⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ ⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ ⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ ⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ ⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ ⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ ⠀⠀⠀⠀ ⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ ⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ ⠀⠀ ⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ ⠀⠀⠀⠀ ⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀⠀ ⠀#bulletjournal #bujo #planner #bulletjournaling #calligraphy #stationery #bulletjournalcommunity #handlettering #bujoideas #bujoinspiration #bujolove #handwriting #brushlettering #tombow #stationary #bujospread #planning #bulletjournaladdict #bujoinspo #stationeryaddict #bujoweeklyspread #plannerlove #bulletjournalweekly #scribblesthatmatter #crayolasupertips #tombowfudenosuke #bujoaddicts #2020planner #bujobyingrid

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E se state già fremendo dalla voglia di costruirne uno, sappiate che Facebook è pieno di gruppi di confronto in cui trovare suggerimenti e ispirazione.

LEGGI ANCHE: App e strumenti utili per organizzare il tuo lavoro

Il 2020 da scrivere

Se il tempo scarseggia e la creatività non è il vostro forte, non temete: c’è chi ha già pensato a tutto anche per voi!

  • Moleskine edizioni limitate: il classico interno di Moleskine che vi rassicura, con le cover uniche di: Doraemon, Alice nel Paese delle Meraviglie, Piccolo Principe e Star Wars. Special edition che vi ricorderanno ogni giorno il vostro lato tenero.

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  • Mr Wonderful: il tuo coach motivazionale tra colori pastello che non ti abbandoneranno mai e l’entusiasmo di chi ama guardare il bicchiere sempre mezzo pieno.

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  • Life Planner: l’agenda settimanale con frasi motivazionali e mappe delle emozioni, 100% Made in Italy

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  • Ale-Hop: se la Spagna è la vostra seconda casa, allora potete optare per una delle coloratissime agende di Ale-Hop.

  • Adamjk: un’agenda amica, di quelle che ti prendono come sei con i tuoi pregi e i tuoi limiti!

 

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this year’s @unsolicitedadviceplanner — 70% sold out so please don’t wait if you want one!!!! ? shop.adamjk.com/2020 (with bonus pencil) or amazon.com/shop/adamjk _ if you’ve used this once or twice or eight times before you’ll notice it’s majorly upgraded, and i could not be prouder! _ i know a lot of people do planners now and i’m not here to drag anyone but i have been making this one for 9 years and it’s not just a generic planner with a fun cover its a fully custom interior and you can see all the writing space and formats and layouts on my website plus a peek at the art and activities and gentle nagging that’ll help all year. _ it’s a self-published project i’ve been making since i was 21 (?) and it means so much to me to make my perfectly weird encouraging optimistic-but-realistic we’re in this shit together planner. _ after a challenging two weeks of fulfillment issues (def have emailed with a few of y’all!) it’s been so amazing to see them arrive via your posts/stories and so glad you’re as excited as i am!

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  •  Risotto Studio weekly desktop planner: per chi non finge di uscire dall’ufficio ed utilizzare l’agenda.

agende 2020

branding-libri- ninja marketing

6 libri sul branding che non possiamo non leggere

  • Un brand non è soltanto l’evidenza di un prodotto ma una relazione emotiva e distintiva che si instaura tra azienda e cliente
  • Cosa ci spinge a scegliere un determinato prodotto? 6 libri che spiegano cosa si nasconde dietro un marchio, quali sono le dinamiche e le strategie che hanno portato al successo i brand che ci accompagnano da sempre

Il brand, parola che ormai tutti conosciamo, esiste dal 350 d.c. e deriva da Brandr dall’antico ceppo di lingue germaniche, che significa bruciare. Nei secoli per estensione la parola è arrivata ad indicare la marcatura a fuoco che gli allevatori apponevano sul bestiame.

Oggi il brand lo ritroviamo un po’ ovunque e spesso lo identifichiamo con il logo di un prodotto o di un’azienda. Ma il brand è molto di più: è un’importante relazione emotiva tra azienda e cliente.

Sensibilità verso le problematiche individuali, etica ambientale, rispetto sociale e trasparenza aziendale sono una parte importante delle percezioni che il pubblico ha delle attività intraprese. Valori in cui ci si immedesima ed eventualmente ci si riconosce anche in termini di comunicazione.

L’emotività trasmessa da un brand è quel punto differenziale e distintivo soprattutto quando ci troviamo in un mercato concorrenziale, con un’offerta di prodotti o servizi simili.

Brand e design

Il potere di un marchio è fortissimo ed è insito nella consapevolezza non solo di chi ci lavora ma anche nei consumatori e nei designer. Basti pensare a quante volte abbiamo discusso per rebranding controversi di qualche azienda famosa come fossimo davanti a una partita di Italia-Germania.

LEGGI ANCHE: Rebranding del 2019: i cinque casi da ricordare quest’anno

L’argomento è molto vasto, soprattutto se parliamo di brand in riferimento al design e alla sua progettazione di identità. Abbiamo quindi fatto una selezione dei libri di branding in cui immergerci e farci stuzzicare attraverso i pensieri e gli esempi dei migliori creativi.

Emotional Design – Perché amiamo (o odiamo) gli oggetti della vita quotidiana

L’esperto di Interaction design Donald Norman racconta come il design di un oggetto riesca a far provare delle vere e proprie emozioni. L’apparenza, il tatto e l’emozione che proviamo davanti ad un oggetto sono i motivi che ci spingono a comprarlo, al di là della funzionalità o dell’usabilità.

Facciamoci caso, tutti possediamo un fantastico oggetto inutile o mai usato che però non butteremo mai.

LEGGI ANCHE: Il progetto di design di questo artista ci mostra la vera forza di un logo

Critica portatile al visual-design

“Al contrario del design in cui la forma segue la funzione, nel visual-design la forma segue l’intenzione”: così il designer italiano Riccardo Falcinelli spiega cosa c’è dietro l’osservazione di un oggetto. Il libro racconta come sono concepiti gli oggetti di uso quotidiano attraverso la loro progettazione tecnica e semantica.

Spiega anche che per design non si intende solo l’uso di forme e strutture a livello estetico, l’accento è infatti posto sulla consapevolezza che è dietro determinate scelte e di come queste influenzano il nostro modo di vedere le cose.

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Identity Designed: The Definitive Guide to Visual Branding

Il designer grafico nord-irlandese David Airey nel suo libro raccoglie le esperienze e i progetti dei creativi e delle agenzie di tutto il mondo. Si analizzano le fasi e i processi creativi di 16 case history reali. Dall’ideazione al brainstorming, dalla ricerca dei metodi creativi fino alla gestione del cliente e del timing: il libro è quasi una bibbia di settore, una vera e propria guida verso i progetti di brand identity.

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Designing Brand Identity 

“I libri, come i marchi, sono costruiti nel tempo”.

L’autrice Alina Wheeler prende in esame i concetti di identità e brand, ponendoli sotto la lente analitica, strategica e delle potenzialità sfruttabili da parte di una azienda.

Partendo dal brand, il libro eviscera i suoi strumenti fondamentali come posizionamento, valori e ideali che ne permettono la sua corretta realizzazione attraverso il target, le strategie e le applicazioni. Nel libro sono presenti case history tra le più famose (come la campagna politica di Obama, Mozilla e Coca Cola) che motivano le scelte delle agenzie analizzando le esigenze del cliente con i risultati sperati ed ottenuti. La brand identity si mostra come una stimolante fusione tra scienza e creatività. 

 

Branding: in five and a half steps

“Il branding in 5 passi e mezzo”. Cosa sappiamo effettivamente di quello che è nascosto dietro un brand di successo? Quali sono gli elementi – che apparentemente non leggiamo – che rendono un marchio riconoscibile ovunque? Le risposte sono contenute nel libro di Michael Johnson, grafico e brand consultant di fama internazionale. L’autore “sminuzza” i marchi riducendoli a componenti essenziali.

Sono proposte case history che ci illuminano sui motivi per cui siamo più propensi a scegliere proprio quel prodotto e non un altro.

Come le piccole influenze irrilevanti incidono invece sulle decisioni più profonde delle nostre vite. Johnson ci mostra come la nascita di un marchio derivi dall’identificazione della domanda corretta nei confronti di un gap mancante nel mercato che necessita di una risposta.

The hero and the outlaw

Gli archetipi vengono utilizzati nel marketing per comunicare il valore di un brand. La teoria si basa sull’archetypal branding sviluppato da Jung, in cui si ritrovano i 12 archetipi, che si identificano con i 12 atteggiamenti-conseguenza delle necessità primordiali dell’uomo. In questo libro, “L’eroe e il ribelle” scritto dalla psicologa Carol Pearson e dalla pubblicitaria Margaret Mark si spiega come i brand nelle loro campagne di successo abbiano sfruttato questi archetipi e in particolare quelli dell’eroe e del ribelle.

Queste sono figure riconosciute per portare ad un cambiamento situazionale. Un cambiamento positivo, visto come soluzione, come risposta del brand alle necessità del pubblico. Un cambiamento che può identificarsi come differenziazione rispetto agli altri brand, donando all’azienda il vantaggio competitivo, fondamentale per il suo successo.

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Attraverso gli elementi analizzati da questi libri, purtroppo non tutti tradotti in italiano, possiamo renderci definitivamente conto di quanto la brand identity sia tanto importante quanto i servizi o i prodotti che questa offre. Il suo successo dipende sempre da quello che c’è dietro ciò che è superficialmente visibile.

Facebook rimuove l’opzione per creare un account Messenger senza un profilo sul social

Potrebbe essere un altro piccolo passo verso la graduale unificazione delle varie piattaforme di messaggistica di Facebook, come anticipato lo scorso anno?

Il 26 dicembre, Facebook ha rimosso l’opzione per registrare un account Messenger senza un profilo Facebook attivo.

Un portavoce di Facebook ha dichiarato a VentureBeat che:

“Se non conosci Messenger, noterai che hai bisogno di un account Facebook per chattare con gli amici e chiudere le connessioni. Abbiamo scoperto che la stragrande maggioranza delle persone che utilizzano Messenger accedono già tramite Facebook e vogliamo semplificare il processo”.

Il passo indietro

Facebook ha introdotto per la prima volta la possibilità di iscriversi a Messenger senza un account Facebook nel 2015, con l’obiettivo principale di consentire alle persone nelle regioni in cui Facebook potrebbe non essere facilmente accessibile, sia a causa delle limitazioni della rete che delle normative governative, di utilizzare la sua app di messaggistica dedicata.

Ovviamente, non è stata un’opzione ampiamente usata e come nota Facebook, dato che la maggior parte degli utenti di Messenger ha anche un account Facebook collegato, l’impatto del cambiamento non sarà significativo.

Ma perché rimuoverlo? Perché Facebook cercherebbe di togliere un punto di accesso che potrebbe consentire di raggiungere più utenti?

Il cambiamento fa parte probabilmente del più ampio processo del social network verso un sistema di messaggistica integrato, che alla fine consentirà agli utenti di comunicare tra Instagram, Messenger e WhatsApp indistintamente. Ciò potrebbe fornire vantaggi significativi per Facebook, che ha visto importanti aumenti nell’attività di messaggistica. Lo scorso marzo, Mark Zuckerberg, CEO di Facebook, aveva osservato che:

“Messaggi privati, stories e gruppi sono di gran lunga le aree di comunicazione online in più rapida crescita”.

Il futuro della messaggistica

Un sistema di messaggistica interconnesso potrebbe aiutare Facebook a massimizzare le sue opportunità in questo senso – mentre alcuni hanno anche suggerito che unendo i suoi sistemi di back-end Facebook potrebbe diventare più forte come gruppo.

Una prospettiva che ha recentemente fatto alzare l’attenzione dell’antitrust sull’operazione in atto da parte della società.

La rimozione dell’opzione per iscriversi a Messenger senza un account Facebook è un piccolo passo in questo senso: trasformare le app in un’unico grande sistema di messaggistica, che in questo caso non potrebbe più essere smembrato per problemi collegati alla concorrenza.

Come hanno fatto i Nutella Biscuits a trascinarci nella guerra dei biscotti

  • I biscotti alla crema di nocciole di Ferrero sono arrivati sugli scaffali dei supermercati a novembre e sono subito diventati un fenomeno
  • Il Gruppo Ferrero ha puntato sulla strategia della scarsità per il lancio del nuovo prodotto
  • In breve tempo ha risposto alla sfida anche Barilla con i suoi Biscocrema

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Dopo dieci anni di sperimentazioni e investimenti in ricerca e sviluppo, agli inizi di Novembre, i Nutella Biscuits sono finalmente arrivati in Italia, e in appena un mese hanno infranto tutti i record di vendita del Gruppo Ferrero, con oltre 4,2 milioni di confezioni vendute e ricavi pari a circa 12 milioni di euro.

Un fenomeno più che un prodotto, anche a causa della rivalità con i prodotti concorrenti di Barilla, tale da conquistare le pagine del New York Times, che ha definito quella tra i brand come “the cookie wars”.

“Nell’immaginario popolare, l’Italia è il paese dei pomodori, della pasta fresca, dell’olio extravergine d’oliva e di altri elementi fondamentali della dieta mediterranea. In pratica, però, oggi gli italiani sempre più corpulenti – e soprattutto i bambini italiani – sono uniti da un’insaziabile fame di snack”.

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I Nutella biscuits vanno a ruba

A seguito della folle richiesta, lo snack Ferrero è scomparso dagli scaffali (o quasi) e c’è chi ha pensato di rivenderlo abusivamente, ovviamente a prezzo maggiorato, in quello che potremmo definire come “bagarinaggio dolciario”; ad esempio, su Amazon, si trovano a più di 6 euro, contro i 2,99 consigliati.

Un’operazione commerciale senza precedenti, che ha portato a un aumento della produzione, fin quasi a raddoppiarla, e all’assunzione di un centinaio di nuovi dipendenti, tutti giovani under 35.

Un esito tanto eclatante, quanto inatteso, come ha affermato Giovanni Ferrero – Amministratore Delegato della multinazionale di Alba – durante uno speech alla Bocconi: “i risultati stanno andando oltre ogni rosea aspettativa, quindi siamo fiduciosi per il successo del brand.

Strategia Ferrero, il principio della scarsità

La golosa new entry di casa Ferrero sembra aver fatto breccia nel cuore di molti Italiani, da Nord a Sud, ma dietro alla sorprendente riposta del mercato, potrebbe esserci anche una ponderata e puntuale strategia di marketing, finalizzata all’aumento della quota di mercato.

I Nutella biscuits infatti, seppur buoni, non rappresentano una novità. Si tratta di un prodotto estremamente semplice, che ha già i suoi concorrenti, come i Baiocchi Mulino Bianco. Ferrero dunque, per guadagnarsi la leadership nel nuovo segmento dei “biscotti farciti”, avrebbe sfruttato quel famoso principio della scarsità tanto caro ai marketer, il cui obiettivo è creare un senso d’urgenza in vista di un potenziale esaurimento delle risorse.

In questo modo, la domanda supera l’offerta, il prezzo sale e i biscotti vengono percepiti come un bene prezioso, di qualità premium. La gente ne parla, si interroga e si confronta, innescando così un passaparola involontario, che funziona da strumento pubblicitario a costo zero.

Ferrero ce l’ha fatta, bingo.

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Barilla sfida Ferrero, arrivano i Biscocrema

Ma il momento di gloria è durato poco, infatti a pochi giorni dal lancio dei Nutella biscuits, anche la concorrente Barilla ha annunciato l’uscita dei Biscocrema, presenti nella GDO a partire da Gennaio 2020. Nonostante le iniziali smentite dell’azienda parmense, si tratta di una dichiarazione di guerra, almeno nella lettura del quotidiano d’oltreoceano.

I Biscocrema uniscono la frolla al cacao alla crema Pan di Stelle, e sono ricoperti da un sottile strato di cioccolato al latte, con incastonata l’iconica stella bianca. Saranno venduti in monoporzioni da 28 grammi, la soluzione ideale per un consumo a casa oppure “on the go”, a 2,99 euro, proprio come i Nutella biscuits.

Barilla però non punta solo alla bontà dei suoi biscotti, ma anche alla qualità degli ingredienti con cui vengono prodotti: non contengono olio di palma e la riduzione delle porzioni, comporta una limitazione delle calorie, pari a 139 totali.

Julia Schowerer – Vice President Marketing di Mulino Bianco – afferma: “I Biscocrema vogliono essere un prodotto per una colazione speciale, una coccola o un dopo-cena”.

Ciò che è chiaro, è che ricetta e packaging mirano a conquistare un certo tipo di target, esigente e moderno, ma anche attendo all’etichetta degli ingredienti.

Chi si aggiudicherà il podio? Il duello è appena cominciato e le “armi” del marketing sono pronte per essere sfoderate. Saranno i consumatori infine a decretare un unico vincitore.

La Talent Acquisition non è solo recruiting: ecco cosa dovresti sapere per attrarre i migliori talenti

  • L’attrazione e il mantenimento dei talenti in azienda possono avvenire solo attraverso una strategia di talent acquisition definita e chiara
  • Grazie a questa strategia e all’employer branding cambia completamente il paradigma di selezione
  • Sono i talenti a scegliere l’azienda, poiché oggi hanno sempre più strumenti per valutare e selezionare le migliori offerte di lavoro

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Il processo di talent acquisition non è da considerarsi una tradizionale attività di ricerca e selezione del personale

L’acquisizione dei talenti è un processo strategico continuo di attrazione e successiva assunzione, che si conclude con la retention e la valorizzazione all’interno dell’organizzazione.

Cos’è la talent acquisition

Secondo il sito americano Recruiter, per talent acqusition si intende:

“Un processo di ricerca e acquisizione di risorse umane qualificate per specifiche necessità organizzative”.

La talent acquisition è, quindi, una moderna, innovativa e strategica funzione di un’organizzazione che comporta elevata pianificazione delle risorse umane, attraverso:

  • un piano previsionale dei talenti che dovranno essere inseriti in azienda;
  • la creazione di un ampio network di contatti (nuovi e anche ex dipendenti) con un database di potenziali candidati, il talent pipeling;
  • sviluppo dei talenti stessi.

Circolarità e arco temporale del processo di talent acquisition

Un’organizzazione che punta sulla talent acquisition svolge la sua attività di ricerca, assunzione e retention in modo ciclico e continuo. Queste organizzazioni cercano sempre talenti anche se, in quel preciso momento, l’azienda non ha posizioni aperte, perché lo scopo è individuare, costantemente, potenziali candidati con competenze, capacità e idee che ancora non sono utili all’azienda ma che in prospettiva potrebbero esserlo.

Questo ciclo continuo è da ritenersi un vantaggio competitivo. Inoltre, la Talent Acquisition si focalizza

“su una pianificazione di lungo termine delle risorse umane per trovare candidati idonei a ricoprire posizioni con un skillset molto specifico. La necessità di una pianificazione di lungo termine deriva da un dato di fatto: per coprire posizioni specialistiche o di leadership spesso è necessario molto tempo. Mediamente almeno 3 mesi, ma per alcune posizioni in settori altamente tecnologici spesso il tempo necessario è superiore ai 6 mesi”. (Fonte In-recruiting)

Differenza con il recruiting

Ed è proprio l’arco temporale che differenzia la talent acquisition dal recruiting.

La talent acquisition mira quindi al lungo termine, il recruiting invece mira a soddisfare le necessità di personale in un arco temporale di breve termine.

Nel primo caso è assolutamente necessaria una strategia pianificata e circolare nel tempo, nel secondo caso, invece, l’arco temporale è più corto poiché si fa riferimento ad un processo aziendale “classico” di selezione e ricerca del personale (spostare risorse già presenti in azienda oppure acquisire dall’esterno).

Le due attività sono diverse ma è importante sottolineare che la talent acquisition è una parte specifica del recruiting. Si può fare recruiting senza talent acquisition ma non vale il viceversa.

LEGGI ANCHE: 5 tips di Recruiting Marketing per attrarre i talenti migliori nella tua azienda

Talent acquisition ed employer branding

Come precedentemente evidenziato, il processo di talent acquisition passa da una forte pianificazione strategica e soprattutto da una importante attività di employer branding.

“Con l’employer branding l’impresa definisce, ma soprattutto comunica, ai potenziali prossimi collaboratori, quali siano le caratteristiche che rendono unico e peculiare quel posto di lavoro“.

Le caratteristiche proprie del posto di lavoro vengono distinte tra strumentali e simboliche:

  • retribuzione, orario di lavoro, distanza da casa sono attributi fisici
  • valore percepito per quel posto di lavoro, prestigio sono attributi simbolici.

Il datore di lavoro deve puntare moltissimo sulla costruzione del brand della propria organizzazione, scegliendo messaggi semplici, chiari volti a comunicare la cultura aziendale, i valori, l’innovazione e le sue peculiarità.

La reputazione aziendale, se ben costruita, lavora come costante sottofondo nell’attrazione automatica dei talenti.

Sono, infatti, i talenti stessi a proporsi alle organizzazioni che hanno costruito un employer branding efficace poiché si identificano con la mission e i valori indicati.

Talent acquisition e pianificazione strategica

Con una solida reputazione del brand è possibile pianificare al meglio la strategia di talent acquisition che per essere efficace deve essere costruita intorno a questi key elements (Fonte: SHRM):

  • Workforce Planning: pianificazione delle risorse nel lungo termine, tenendo in considerazione obiettivi aziendali e budget di spesa per l’acquisizione di nuovi collaboratori;
  • Brand Building: costruzione di una solida reputazione del brand che lavori costantemente per accrescere la popolarità, visibilità e attrattività dell’organizzazione;
  • Sourcing and Recruiting: mantenere attivo il processo di ricerca e reclutamento più standard;
  • New Technologies and Use of Data Analytics: utilizzare tecnologie innovative ed emergenti al fine di attrarre i talenti. AI, machine learning possono potenziare al massimo la macchina di attrazione dei talenti stessi, potenziando la ricerca dei candidati e ottimizzando tutto il processo di ricerca e selezione. Con lo studio dei Big Data si possono effettuare analisi di tipo predittivo per trovare i migliori candidati presenti all’interno del DB aziendale;
  • Comprehensive Onboarding: Assunzione, formazione e inserimento in azienda dei talenti acquisiti.

LEGGI ANCHE: Digital HR: 3 libri per fare la differenza nel settore delle Risorse Umane

La figura del Talent Acquisition Manager

È un dirigente con un ruolo specifico e ben definito all’interno della funzione HR, ed è una figura cross tra PR e marketing.

Ricopre il ruolo di talent scout, è infatti colui che deve scoprire talenti, individuarli, attrarli e infine reclutarli. Ha il compito di costruire relazioni attraverso una continua attività di brand reputation per individuare il talento da inserire nell’organizzazione, coerentemente con la strategia aziendale.

Un talent manager deve avere una dotazione di soft skill ovvero:

  • Self leadership: ottima organizzazione e gestione del tempo;
  • Capacità di ascolto e comunicazione: adattare la comunicazione al contesto di riferimento, comunicare in modo efficace con i candidati, fornire tutte le informazioni e costruire relazioni soldi all’interno dell’azienda;
  • Curiosità ed esperienza: minuzioso conoscitore dell’organizzazione, del business e della strategia per attrarre i giusti candidati e per relazionarsi al meglio con gli stakeholder;
  • Capacità analitiche e di storytelling: analizza e comprende i dati e li utilizza per individuare soluzioni utili all’azienda, comunica e spiega in modo corretto la strategia aziendale a tutti gli attori interessati, così che possano a loro volta trasferirli;
  • Spirito di collaborazione: il talent manager è una figura che dialoga con più funzioni aziendali e che si muove in modo coordinato nella funzione di appartenenza, ovvero l’HR;
  • Il team come primo obiettivo: scegliere i migliori candidati è buona cosa ma ancora più importante è saperli integrare nell’organizzazione affinché possano collaborare insieme creando un team attivo. (Fonte Talent Manager)

Il Talent Manager è un esperto di networking

Oltre a quanto sopra indicato il Talent Manager è un esperto di reti e relazioni, crea network allargati tra futuri candidati, ex dipendenti e dipendenti già inseriti in organico.

Inoltre, deve avere anche delle ottime competenze di social marketing, poiché diventa un vero e proprio brand ambassador su tutti i canali, siano essi offline o online.

Oltre quindi alle competenze collaborative, di sviluppo della strategia di recruiting, di individuazione dei talenti, di creazione di network un Talent Manager deve:

  • saper utilizzare i social media, per il social recruting e la ricerca internet;
  • conoscere le recenti tecnologie per aggregare i dati e trovare talenti;
  • saper utilizzare strumenti tecnologici e software per il recruitment quali sistemi di ATS. Un Applicant Tracking System, solitamente conosciuto come ATS, è un software progettato per garantire una gestione efficace e completa del recruiting in azienda. È anche conosciuto come Applicant Tracking Software o Candidate Management System (CMS). Un Applicant Tracking System permette ad un’organizzazione di raccogliere e organizzare i dati dei candidati e gestire tutte le fasi del processo di recruiting. Per certi versi un ATS è molto simile ad un customer relationship management (CRM) system, ma è progettato per tracciare le attività di recruiting.

Come cambia il paradigma della selezione

L’attrazione e il mantenimento di persone talentuose possono avvenire solo attraverso una strategia di talent acquisition definita e chiara.

Grazie a questa strategia e alla employer branding cambia completamente il paradigma di selezione, sono i candidati a scegliere l’azienda, poiché oggi hanno sempre più strumenti per valutare e selezionare le migliori offerte di lavoro.

Ecco perché, in mezzo ai numerosi richiami di altre organizzazioni, è importante emergere attraverso una strategia a ciclo continuo per attrarre al meglio i talenti.