ecommerce nel 2018

Se hai l’incubo del carrello abbandonato, ecco i metodi di pagamento che dovresti integrare nel tuo eCommerce

  • Lo smartphone è fondamentale per lo shopping online, ma lo sono anche i metodi di pagamenti, cruciali nella fase di conversione
  • Gli utenti richiedono comodità, velocità e sicurezza quando effettuano i loro acquisti in rete
  • Le aziende dovrebbero mettere a disposizione almeno questi metodi di pagamento per massimizzare i ricav

Come ben saprai se gestisci un eCommerce, scegliere il metodo giusto per il tuo negozio online è un passaggio fondamentale per raggiungere la redditività. Non solo i diversi servizi di pagamento addebitano tariffe diverse, ma i meccanismi sottostanti che usano per effettuare i pagamenti influenzeranno profondamente il modo in cui interagisci con i clienti.

Nel 2020, comunque, ci sono alcuni metodi di pagamento che proprio non possono mancare sul tuo eCommerce, per gestire al meglio una fase fondamentale della conversione. Dai più classici a quelli più recenti, scopriamoli insieme, con un’occhio particolare agli acquisti da mobile.

1. Carte di credito

Per pagamenti con carta di credito standard l’acquirente dovrà inserire il numero di carta, la data di scadenza e codice CVV/CVC. Questo comporta alcuni problemi, soprattutto da mobile.

I siti web che non consentono la compilazione automatica dei dati rendono i clienti meno propensi a completare gli acquisti. Chi decide di comprare dal suo telefono probabilmente è fuori casa, magari in metropolitana o sta facendo una passeggiata e questo significa che dovrebbe prendere la carta di credito e inserire le informazioni richieste, almeno che non le abbia memorizzate. Per non contare gli eventuali errori di battitura che porterebbero il potenziale consumatore a dover ripetere l’operazione.

Uno studio di Google afferma che chi non consente il riempimento automatico dei dati perde circa il 25% dei checkout.

La compilazione automatica consente agli acquirenti di completare rapidamente i campi richiesti con dati archiviati sui propri dispositivi in locale.

 

2. Amazon Pay o PayPal

Esistono modalità di pagamento immediate e sicure che si possono aggiungere direttamente alla piattaforma eCommerce, come Amazon Pay e PayPal.

Qui i dati richiesti diventano due: indirizzo di spedizione e informazioni di contatto. Grazie alla comodità e alla sicurezza dell’operazione, gli acquisti sul sito risultano più facili.

Il servizio di Amazon Pay ad esempio consente agli acquirenti di pagare tramite il proprio account Amazon, dunque l’indirizzo di spedizione e le informazioni di contatto vengono compilate di default.

LEGGI ANCHE: I passi fondamentali per costruire una strategia completa di SEO per eCommerce

 

3. Portafogli e carte digitali

Sia che si parli di un portafoglio digitale per raggruppare carte di credito, bancomat e prepagate (ad esempio Google Pay), o di telefoni che diventano vere e proprie carte di credito con cui fare acquisti (come Apple Pay e Samsung Pay), siamo davanti ad una modalità di pagamento che rappresenta al meglio comodità, velocità e sicurezza.

Alla funzionalità di avere il proprio smartphone sempre con sé si aggiungono la rapidità del processo (riconoscimento facciale, touch ID o un semplice passcode) e la sua sicurezza.

Quando l’utente attua un pagamento online, le transazioni si svolgono utilizzando un numero di carta virtuale, mentre il numero di carta reale resta protetto. I dati inoltre non vengono memorizzati sul dispositivo.

4. Pagamenti mobile e social network

Già da diversi anni esistono piattaforme che facilitano lo scambio di pagamenti P2P dal proprio smartphone (Venmo, WeChat Pay, Messenger).

Mark Zuckerberg ha deciso di rafforzare la società focalizzandosi sempre più verso l’eCommerce e lo spostamento di denaro. Lo scorso anno infatti ha lanciato Facebook Pay, ora disponibile solo su Facebook e Messenger ma che presto sarà fruibile anche su Instagram (gli utenti potranno acquistare prodotti direttamente dagli influencer) e WhatsApp (dove le aziende potranno caricare i cataloghi dei loro prodotti). Un servizio che supporta la maggior parte di carte di credito, di debito e PayPal e che offre “un’esperienza di pagamento comoda e sicura“.

Basta aggiungere il metodo di pagamento nelle impostazioni dell’app e sceglierlo al momento dell’acquisto. In questo modo l’utente non deve inserire a mano i propri dati. Il numero di carta e il conto bancario vengono archiviati e crittografati, mentre è possibile utilizzare alcune informazioni quali metodo di pagamento, spedizione e dettagli di contatto. Questo per permettere il remarketing, fornire assistenza e assicurasi che le norme di acquisto non vengano violate.

5. Pagamento posticipato o rateizzato

Ci sono modalità di pagamento ancora più appetibili per i consumatori, come i pagamenti posticipati o rateizzati, senza interessi per chi fa shopping online.

AfterPay consente di pagare dopo aver ricevuto l’ordine. Il servizio online invia la fattura all’utente tramite e-mail. L’importo potrà essere pagato entro 14 giorni dall’arrivo del prodotto e utilizzando il metodo di pagamento preferito.

Amazon ha introdotto in Italia (in fase di test) la possibilità di pagare in 5 rate rate mensili alcuni dei sui prodotti: quelli nuovi e i dispositivi Amazon nuovi e ricondizionati, venduti e spediti da Amazon. Per poter usufruire di questa modalità di pagamento (a tasso zero per gli utenti) bisogna essere residenti in Italia, avere un account Amazon attivo da almeno un anno e una buona cronologia di pagamenti sull’eCommerce. Inoltre gli acquirenti devono essere in possesso di una carta di credito o debito associata all’account (non prepagata) e con scadenza non prima di 20 giorni dopo la data di scadenza dell’ultima rata.

E se lo ha adottato il gigante dell’eCommerce, possiamo essere certi che si tratta di un metodo di pagamento utilizzato dagli utenti.

L’importanza del mobile nell’eCommerce

Nella maggior parte dei paesi il traffico da mobile ha un tasso di crescita molto superiore rispetto a quello da desktop.

Dal primo momento in cui ci svegliamo, fino a un attimo prima di addormentarci, c’è una cosa che non manca mai: il nostro telefono. Un device che utilizziamo per informarci su cosa accade nel mondo, grazie al quale navighiamo sui social network e tra gli eCommerce dei nostri brand preferiti.

Questo significa che per le aziende non è solo necessario creare un’esperienza unica e immediata per gli utenti che accedono sul loro sito da mobile, ma sono indispensabili anche tutti i metodi di pagamento attualmente disponibili, per andare incontro ai potenziali consumatori rispondendo alle loro esigenze: comodità, velocità e sicurezza.

Come si organizza il lavoro di un Social Media Team

Per avere un approccio vincente all’organizzazione del lavoro di un Social Media Team è necessario saper integrare soft e hard skill. Dall’utilizzo di piattaforme verticali come Facebook ed Instagram, o di linguaggi specifici ed immediati come quelli di Tik Tok, alla capacità di lavorare in squadra, ogni fattore è essenziale per guidare al successo la strategia.

Come fare per creare un Social Media Team vincente? Ce lo racconteranno i docenti della Social Media Factory di Ninja Academy, Simone Mariani – Marketing Manager di Domec, e Michaela Matichecchia – Web Project Manager di Tourtools, mercoledì 11 marzo, dalle ore 13 alle 14.

Durante la Free Masterclass “Come organizzare il lavoro di un Social Media Team” scopriremo quali sono i profili necessari in una squadra, sia creativi che analitici, per poter progettare strategie editoriali efficaci ma anche campagne di advertising efficienti. Impareremo, inoltre, come creare un ecosistema lavorativo professionale fatto di strumenti, policy e procedure.

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Cosa imparerai nella Free Masterclass?

Durante la Free Masterclass dedicata alla creazione di un Social Media Team vincente i docenti ci parleranno di competenze e strumenti fondamentali e soprattutto di come:

  • creare o migliorare lo skillset più adatto ad un Social Media Team
  • adottare un approccio strategico alla pianificazione del lavoro sui social network
  • impostare degli step per mettere in pratica una strategia sui Social Media

La Free Masterclass è online e gratuita ma i posti per la diretta sono limitati, iscriviti subito! E se proprio non riesci a collegarti, potrai recuperare la sessione in modalità On Demand nell’arco di un paio di giorni dalla diretta direttamente nella tua Area Utente.

Ricapitoliamo:

FREE MASTERCLASS
Social Media Factory

“Come organizzare il lavoro di un Social Media Team”
mercoledì 11 marzo dalle ore 13 alle 14

con Simone Mariani e Michaela Matichecchia

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Tieniti sempre aggiornato sui nostri corsi in programma!
Il team di Ninja Academy è sempre a tua disposizione per qualsiasi dubbio o chiarimento.
Puoi scrivere a info@ninjacademy.it o telefonare allo 02/400.42.554 dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18.

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Google Meena Marco Mantovan

Week in Social: dalle GIF nelle risposte delle IG Stories a TikTok che arriva su desktop

Il Regno Unito è uscito dall’Unione Europea. La fobia del coronavirus si diffonde più del virus. Jennifer Lopez e Shakira hanno spopolato al Super Bowl. E seguire Sanremo su Twitter è più divertente del Festival stesso.

Lo sappiamo, il web non dorme mai. E anche questa settimana, per la nostra Week in Social, abbiamo raccolto le più importanti novità dal mondo dei social.

GIF per rispondere alle Instagram Stories

La mattina del 4 febbraio, Instagram twitta: PSA: You can now reply to your friends’ stories using @GIPHY GIFs! Update your app to try it.
Diciamolo, questa funzione non ci cambierà la vita. Ma ora puoi rispondere alle Stories dei tuoi amici o delle persone che segui, usando le tue GIF preferite.

È di ieri, invece, la notizia del rilascio di una seconda implementazione. Instagram l’ha spiegata così: Want to see which Instagram accounts show up in your feed the most and who you interact with the least? Now you can! Just tap “Following” and manage your list from there.

In poche parole: nella tua ‘Following’ tab compariranno due nuove categorie. Una lista di persone con cui interagisci di più, e una lista di persone con cui interagisci meno.

Cosa te ne fai? Beh, è chiaro che Ig stia spingendo verso interazioni di qualità, al posto del ‘follow-for-follow’. Quindi, sentiti libero di eliminare i contatti con cui non interagisci da tempo.

E, soprattutto, in termini di marketing, questa novità è un punto chiave per pensare a contenuti mirati a un target più affiliato al tuo brand.


Last but not least: Instagram ha confermato che è in fase di test la monetizzazione di IGTV. Te ne parleremo nelle prossime Week in Social, quando ne sapremo di più.

TikTok copierà il look di Instagram?

Ma parliamo di TikTok. Sembra che la app voglia rifarsi il look, progettando un design in stile Instagram. Il nuovo layout è stato condiviso su Twitter dalla giornalista del New York Times Taylor Lorenz ed è chiaramente molto simile a quello di Ig.


Al momento non possiamo dire se questo format passerà la fase di roll-out. Sta di fatto che la app continua a crescere in quanto a numero di utenti, tra chi ne è entusiasta, chi raggiunge milioni di follower e viene fatto apparire in programmi televisi, chi si lamenta per la rimozione di contenuti pubblicati sul proprio canale, chi non sa come usarlo, e nemmeno dovrebbe.

Cos’altro? Secondo quanto riportato da un tweet di Matt Navarra, TikTok permetterà di caricare i video da desktop.

Un piccolo aiuto per chi gestisce più di un canale.

Byte, il ritorno di Vine

Una notizia lampo riguarda il lancio di Byte, la versione aggiornata di Vine, che già nella prima settimana ha ottenuto 1.3 milioni di download.

Non sapremo come e se questa app riuscirà a districarsi tra Instagram, TikTok e Snapchat, ma sarà interessante capire come i marketer decideranno di sfruttare questo canale.

LEGGI ANCHE: Il creatore di Vine ci riprova e lancia Byte, una sfida a TikTok

Facebook aggiorna Messenger Kids

Novità da Facebook? Questa settimana aggiorna la app Messenger Kids, con nuovi strumenti e funzionalità che offrono ai genitori un maggiore controllo sulle chat dei loro figli.


Ad esempio. Potranno monitorare le persone con cui entrano in chat, la frequenza di queste conversazioni, visualizzare le foto e i video inviati, accedere ai messaggi inviati e ricevuti, e scaricarli. Ti sembra eccessivo? Ricorda che stiamo parlando di bambini.

Chatbot Marco Mantovan

Cosa ha di speciale Meena, il più avanzato Chatbot al mondo progettato da Google

Hai mai scambiato quattro chiacchiere con un Chatbot?

Se la tua risposta è no, sappi che l’85% delle persone non riconosce la differenza tra un messaggio scritto da un umano e un messaggio scritto da un robot.

Non preoccuparti, il motivo è semplicissimo. I Chatbot di oggi sono così avanzati da riuscire a simulare alla perfezione una conversazione umana.

In questo articolo analizzeremo Meena, il nuovissimo Chatbot di Google, un “agente conversazionale che può parlare di … qualsiasi cosa”.

i tipi di chabot

Cos’è un Chatbot?

Partiamo dal presupposto che un Chatbot non è assolutamente un’AI (intelligenza artificiale).

Un Chatbot è un software in grado di ricevere degli input dagli utenti, ed inviare loro una risposta pre-impostata.

Ad oggi possiamo trovare svariati tipi di Chatbot, se ne contano quasi 800.000 solo su Facebook e vengono impiegati soprattutto per la customer care delle aziende private o come supporto agli uffici turistici nella pubblica amministrazione.

LEGGI ANCHE: Chatbot: l’incrocio tra tech e comunicazione che sta rivoluzionando la Customer Experience.

Un’AI invece è in grado di imparare da tutti gli input che riceve, migliorando la propria “conoscenza” e garantendo un miglioramento continuo delle risposte.

Google Meena Marco Mantovan

Arriviamo a Meena, il nuovo progetto di Google

Meena si basa su un modello conversazionale neurale end-to-end, in grado di considerare più di 2,6 miliardi di parametri.

Google ha dichiarato di aver “allenato” Meena per 30 giorni con un set di 40 miliardi di parole. Non solo parole a caso!

L’addestramento è stato improntato anche su più di 340 Gigabyte di chiacchiere pubbliche sui social. Ed è in grado di parlare di qualsiasi cosa e persino di ricorrere al black humor.

Per misurarne le capacità, Google ha sviluppato un sistema di misurazione chiamato SSA (Sensibleness and Specificity Average), in grado di valutare le risposte in una conversazione, assicurandosi che esse siano pertinenti e comprensibili.

L’SSA dà un punteggio ad una conversazione umana dell’86%, altri Chatbot sul mercato hanno ricevuto un punteggio che varia tra il 30% e 60%, invece Meena ha ricevuto un punteggio pari al 79%.

Che impatto avrà sul mercato?

Ad oggi seppur alto, il livello della conversazione di Meena resta sul conosciutissimo “parlare del più e del meno”.

Non è in grado di insegnare qualcosa o di migliorare la customer experience, fornendo informazioni sull’acquisto di un biglietto, il tracciamento di un pacco o offrendo supporto emotivo. I software di conversazione dovrebbero infatti avere lo scopo di portare un utente alla soluzione di un problema.

Diversi studi dimostrano che in certe situazioni, le risposte “robot” sono preferibili a quelle umane, soprattutto quando in ballo ci sono informazioni personali sensibili.

Meena Ninja Marketing Marco Mantovan

Quando conosceremo Meena?

Google non rilascerà una demo fino a quando non avrà verificato il livello di sicurezza di Meena, per non incorrere in problemi come capitato con un suo predecessore, rilasciato da Microsoft su Twitter nel 2016.

LEGGI ANCHE: Intelligenza Artificiale, tra fantascienza e scelte etiche

Dopo alcune ore Tay, questo era il nome del Chatbot, ha iniziato a pubblicare tweet sessisti e xenofobi, obbligando la casa madre a zittirlo immediatamente.

Quando Meena entrerà in gioco sarà un ulteriore passo avanti nel mondo dei Chatbot.

Ricordiamo però che un robot dovrebbe fare esclusivamente qualcosa di utile per l’uomo e non parlare a vanvera, senza peli sulla lingua. Si può dire di un robot?!?

Consigli utili per rafforzare il tuo Marketing Team e prepararlo al 2020

Questo articolo è stato scritto da Ken Wheaton, Editor di Think with Google.

Che la tua azienda sia grande o piccola, apprendere nuove competenze di marketing e approfondire le basi può aiutare sia te che il tuo team.

All’inizio di ogni anno, non mancano buoni propositi e consigli per aiutarti a guardare avanti o riconsiderare la tua strategiaSe stai cercando qualcosa su cui puntare in questo momento, ecco alcuni suggerimenti per te. 

Fai di meno, ottieni di più

“Il multitasking in realtà non aiuta a fare di più durante il giorno”, scrive Connor Swenson, Manager delle partnership EMEA di Google for Startups. Secondo uno studio, possono essere necessari in media 25 minuti per riprendere un’attività dopo che questa è stata interrotta. Ciò significa che interrompere un’attività per lavorare su un’altra può richiedere un tempo maggiore per il completamento di entrambi.

Quindi, come puoi prepararti per a concludere tutto il lavoro nel migliore dei modi? Una tecnica semplice per farlo è iniziare ogni giorno selezionando una cosa importante su cui concentrarsi per prima. Prova a scegliere l’elemento più difficile nell’elenco delle cose da fare. È più facile iniziare con le attività più difficili e poi progredire verso un lavoro più semplice.

Affrontando presto un compito importante, darai un boost alla tua energia e avrai creato lo slancio giusto da portare avanti per il resto della giornata.

Padroneggia gli strumenti di marketing a tua disposizione

Forse conosci già gli strumenti pubblicitari di Google. Ma sei bravo a utilizzarli quanto vorresti essere davvero? Google, come altri servizi, mette a disposizione una piattaforma di formazione che può aiutarti a migliorare la tua competenza con gli strumenti attraverso corsi e certificazioni online gratuiti.

Sia che tu abbia appena iniziato il tuo percorso nel marketing e nell’advertisment, sia che tu abbia già esperienza, puoi aumentare le tue conoscenze con corsi di eLearning progettati da esperti del prodotto su diversi temi come: Ricerca, Display, Video, Shopping e Misurazione.

I nuovi inserzionisti che vogliono saperne di più sugli annunci di Google possono seguire una varietà di corsi, mentre quelli che già usano Google Ads, possono assicurarsi di essere aggiornati sugli ultimi sviluppi del prodotto, nonché testare le proprie conoscenze con le certificazioni.

Costruisci una cultura dell’innovazione

Se ti senti ambizioso e vuoi far salire di livello l’intera organizzazione, prendi in considerazione il design thinking. Questo ti permette di sviluppare la capacità delle persone di innovare, facendo adottare e praticare al team un certo approccio mentale al lavoro e alla risoluzione di specifici problemmi. Le competenze sviluppate attraverso il design thinking possono essere applicate in vari modi, in un processo per testare le idee utilizzato per la prototipazione rapida.

Da dove partire? La prossima volta che dovrai risolvere un problema, puoi accrescere la capacità creativa del tuo team concentrandoti su tre principi fondamentali del design thinking o sulle cosiddette “3 E”: empathy, expansive thinking, experimentation.

“È fantastico creare un prodotto o servizio innovativo”, scrive Frederik G. Pferdt, Chief Innovation Evangelist di Google. Non è così bello costruirne uno che sia inutile per le persone. Ecco perché i tuoi utenti dovrebbero essere il tuo obiettivo numero uno. Quando entri in empatia con loro e trarre ispirazione dai loro bisogni, sentimenti e motivazioni, il tuo team può creare soluzioni significative a problemi reali.

Tecnologia e Marketing

Il Marketer del 2020 non ha nulla da temere dalla tecnologia

“Le menti sono come i paracadute. Funzionano solo quando sono aperte”

Sir James Dewar, fisico Scozzese (1842-1923)

È impossibile avere una strategia, soprattutto una strategia digitale, senza un piano solido che spieghi chiaramente perché i clienti dovrebbero acquistare da voi piuttosto che da un concorrente con prodotti simili.

MARKETING e TECNOLOGIA NEL 2020

Naturalmente, i marketer di oggi devono comprendere la blockchain, la realtà aumentata, l’analisi predittiva, la biometria vocale, i grandi dati, l’intelligenza artificiale, la stampa 3D e simili. Ma queste tecnologie avranno successo solo se miglioreranno, direttamente o indirettamente, il valore per il “cliente”. Fortunatamente, tutte le previsioni sul ruolo della tecnologia per i prossimi dieci anni prevedono una migliore comprensione delle esigenze dei clienti. Ma anche in questo caso dobbiamo essere prudenti.

Michael Brenner, scrivendo nel rapporto Marketo intitolato “Dieci previsioni di marketing per un nuovo decennio” , afferma: “I consumatori sono soddisfatti dell’esperienza d’acquisto? La verità è che tre acquirenti su quattro sono più fedeli alle aziende che danno loro la possibilità di interagire con un essere umano piuttosto che a quelle con esperienze digitali completamente automatizzate”.

Gurdeep Dhillon, scrivendo nello stesso rapporto di Marketo, dice: “Nessuno legge mai le nostre offerte di contenuti e poi si presenta il giorno dopo per dire: Wow, quell’eBook di adobe su Digital Marketing è stato incredibile. Non vedo l’ora di leggere il blog, guardare il webinar e che i cinque giorni di retargeting mi seguano su internet”.

LA MAGGIOR PARTE DEI PRODOTTI HA UN ASPETTO SIMILE. COSA FARE?

Ogni volta che ho il privilegio di avere un grande pubblico, ci chiediamo quanti di loro hanno prodotti non perfetti. La risposta, ovviamente, è: nessuno. Ma allo stesso modo, chiedendo quanti di loro hanno prodotti eccellenti, la risposta è altrettanto unanime – tutti, naturalmente. Il punto che stiamo sollevando è che oggi tutti i prodotti sono eccellenti, quindi è improbabile che i prodotti siano la fonte di un vantaggio differenziale.

La realtà oggi è che è il coinvolgimento dei clienti la fonte del vantaggio differenziale e, in ultima analisi, questo è ciò che porta alla crescita delle vendite e dei profitti.

Detto questo, la verità è che cercare di deliziare tutti i vostri clienti con tutti i vostri prodotti si tradurrà inevitabilmente in un servizio mediocre e non delizierà nessuno.

È fondamentale identificare i vostri mercati principali e i vostri clienti e soddisfarli. In questo modo avrete una base clienti solida, redditizia e duratura.

IL PROBLEMA DELLA DISRUPTION

Poi, naturalmente, c’è la questione dell’innovazione “dirompente” che ha coinvolto alcuni dei migliori cervelli del mondo.

Ma anche qui dobbiamo mantenere il senso della prospettiva e della realtà. Apple non è andata a fare domande stupide su ciò che i consumatori volevano. La gente non ha chiesto loro di inventare iPod, iPad, download di musica e simili. Hanno solo creato modi per rendere la vita più facile e più piacevole. Quindi Apple non ha distrutto l’industria musicale che tra le altre cose, aveva  costretto il cliente a comprare album completi.

Allo stesso modo, non è stato Netflix a uccidere i Blockbuster. È stata la loro attenzione per la vendita al dettaglio, con la virtuale esclusione della convenienza on-line.

Non è stata la UBER ad influire negativamente sul business dei taxi. Sono stati il controllo delle tariffe e la difficoltà di ordinare un taxi. Amazon non ha ucciso i negozianti. Il servizio clienti era pessimo, lo stock limitato, le dimensioni inadeguate e così via.

No, non è la tecnologia, di per sé, a perturbare i settori.

È la mancanza di comprensione delle esigenze e lo scarso coinvolgimento dei clienti che lascia la porta aperta ai cosiddetti “disruptors”.

Poi, con le grandi organizzazioni, c’è la questione degli alti costi gestionali, delle politiche radicate, della cultura dell’autocompiacimento e dei dipendenti demotivati, il che lascia la porta spalancata a un concorrente più agile e centrato sul cliente. Quando reagiscono, spesso è troppo tardi per le sfide esistenziali.

Questo non significa, tuttavia, che le grandi organizzazioni siano morte. Al contrario, i fattori di marketing che causano il successo a lungo termine sono ben documentati, e abbiamo 127 pezzi di ricerca scientifica che spiegano cosa sono .

Le aziende di successo a lungo termine hanno una profonda comprensione di come funzionano i loro mercati e, cosa ancora più importante, di come evolvono e cambiano nel tempo. Si concentrano sul 20% del mercato che dà loro l’80% del loro fatturato e dei loro profitti. Suddividono questi mercati in segmenti e lavorano instancabilmente per comprendere le reali esigenze dei clienti e dei consumatori che appartengono a ciascun segmento. Solo in questo modo è possibile soddisfarli e questo sarà sempre sufficiente per evitare che i cosiddetti disruptors si impadroniscano del vostro mercato.

Sicuramente non è tutto rose e fiori e siamo rincuorati dalle migliaia di marchi di successo di lunga data e non ci riferiamo solo a SKF , Procter and Gamble , Unilever e simili.

CONCLUSIONI

Ricordiamoci che molto raramente una delle centinaia di migliaia di start-up diventa un disruptor e i fattori di successo sono universali per tutte le organizzazioni, grandi o piccole che siano:

    • Pensare in termini di esigenze dei clienti, non di prodotti
    • Effettuare una corretta segmentazione basata sulle esigenze e comprendere le diverse esigenze di ogni segmento
    • Concentratevi sui segmenti che pensate di poter servire meglio dei vostri concorrenti
    • Sviluppare offerte irresistibili che creano un vantaggio per loro
    • Ricordate la regola 80/20. Stabilite solo alcune priorità. Non cercare di essere tutto per tutti
    • Coinvolgete la vostra squadra. Un collaboratore felice e motivato offre un valore eccezionale

Nonostante le critiche allo stato attuale del marketing, la nostra ricerca mostra che i marketer di successo danno un contributo importante al patrimonio aziendale attraverso la comprensione dei mercati, la corretta segmentazione basata sulle esigenze, lo sviluppo di proposte di valore quantificato, l’analisi della concorrenza, l’analisi del portafoglio e la gestione del rischio di mercato.

Quindi, è giunto il momento di raccontare al mondo il reale contributo che i marketer di livello mondiale danno alla creazione di valore per gli azionisti. Questo non verrà da modelli econometrici – anche se questi sono importanti – né da semplici misure di efficacia del marketing. I top manager non sanno ancora come convertire, ad esempio, il brand equity in ” vero ” equity, mentre singoli numeri come il “net promoter score” sono aperti a critiche diffuse. Da qui la scuola “show -us-the-money” ai vertici della maggior parte delle aziende.

Infine, come ha detto Peter Drucker, deve essere chiaro a tutti che se oggi fate esattamente quello che avete fatto ieri, domani non sarete in giro per farlo. Oppure, come ha detto Charles Darwin, non è la più forte delle specie che sopravvive, ma quella più reattiva al cambiamento.

Il marketer 2020 ha un ruolo significativo da svolgere in questo cambiamento.

 

The 2020 marketer has nothing to fear from technology

  Tradotto e adattato da Giorgio Burlini – Editor Ninja Pro Information

Rebranding di gennaio: Tripadvisor, GoDaddy e Fisher Price

  • Rebrand e strategie visive che danno nuova linfa a vecchi marchi e a società ormai consolidate sul mercato
  • Aziende in cerca dell’equilibrio perfetto che elevano la loro estetica per creare brand experience più efficaci ad ogni livello

Le attività di rebranding aiutano i marchi a posizionarsi e consente a noi consumatori di capire cosa offrono, qual è la loro filosofia e cosa li rende diversi dagli altri. L’obiettivo è creare un nuovo look and feel in grado di influenzare la percezione del cliente su un prodotto o servizio o sull’azienda nel suo complesso. Tra i i progetti più importanti del mese appena concluso ci sono Tripadvisor, Fisher-Price e GoDaddy.

Tripadvisor aggiorna la sua icona con il supporto di Mother Design

Fondata nel 2000, Tripadvisor è senza alcun dubbio la più grande piattaforma di informazioni di viaggio al mondo. Con una media di quasi 460 milioni di visitatori unici mensili e oltre 800 milioni di recensioni e opinioni su alloggi, ristoranti, compagnie aeree e crociere, Tripadivsor è un vero e proprio punto di riferimento per pianificare viaggi e avventure in giro per il mondo.

rebranding tripadvisor

A vent’anni dalla sua nascita l’azienda presenta un nuovo logo disegnato da Mother Design con sede a New York.

Compito non facile quella di aggiornare un’icona riconosciuta a livello globale. Con la sua stranezza e i suoi 4 colori, l’icona è presto diventata riconoscibile, non solo online ma anche offline dove ritroviamo il bollino esposto orgogliosamente su porte e vetrine di locali e ristoranti.

Nonostante tutto, la personalità intrinseca e la geometria sono stati ridisegnati per garantire una migliore riproduzione dell’identità.

rebranding

La nuova icona monocolore offre una ricostruzione più pulita dell’immagine. Più audace nel complesso, il rebranding mostra un gufo molto semplice e un carattere tipografico personalizzato che sembra tradurre il peso della connessione globale e umana che il marchio ha contribuito a creare durante tutti questi anni.

La combinazione tra scritte e icone sembra promettente.

Un rebranding che riflette lo status sicuro e contemporaneo di Tripadvisor, ormai parte integrante del settore dei viaggi. E poiché “Roma non è stata costruita in un giorno”, anche l’aggiornamento di Tripadvisor non si concluderà con questa versione, la compagnia ha dichiarato di voler implementare il suo aspetto nel corso del prossimo anno.

LEGGI ANCHE: Rebranding del 2019: i cinque casi da ricordare quest’anno

Nuovo logo e identità per Fisher-Price

Anche Fisher-Price rinnova la sua identità a gennaio. Il logo aggiornato semplifica la “tenda” a tre semicerchi (dai quattro precedenti) e utilizza la sua geometria pulita e semplice come base per un linguaggio visivo espanso. In maniera intrinseca, il numero 3 rappresenta i tre fondatori dell’azienda: Herman Fisher, Irving Price e Helen Schelle.

rebranding

Il nuovo logotipo mostra le lettere tutte minuscole e si presenta leggermente più raffinato rispetto all’originale pur mantenendo quella sua anima eccentrica. Il trattino tra i nomi è ora un semicerchio e come un piccolo sorriso fa eco al bordo della tenda.

fisher-price new logo

Nella nuova identità sono stati aggiornati anche gli elementi delle tipografia. Da notare il trattamento giocoso sulle lettere che produce una piccola legatura nella sillaba “fi”.

new identity

Il logo principale è accompagnato da due monogrammi con le lettere “FP”: una “bolla” circolare e una versione abbreviata con la tenda rossa ridisegnata. L’aspetto vivace del marchio viene trasmesso su tutti i punti di contatto: stampa digitale, pubblicità e merchandising.

fisher-price

Nelle varie applicazioni, la tendina può essere estesa per adattarsi alla tagline o può essere utilizzata come semplice icona grafica da posizionare ovunque.

rebranding

Il team di Pentagram che ha curato il progetto di rebranding ha esplorato gli archivi dell’azienda, studiandone advertising e packaging.

Il risultato è un tone of voice smart e divertente. Il nuovo marchio denominativo ha dato vita a un carattere proprietario chiamato Let’s Be Glyphs: un semi sans serif che annuisce al precedente Cheltenham e alle forme letterali del logotipo Fisher-Price originale.

rebranding gennaio 2020

Le virgolette e gli apostrofi sono tutti dei semicerchi. Gli elementi grafici possono essere combinati in motivi e utilizzati per costruire “Play-moji”, illustrazioni simili a delle emoji ispirate ai volti della linea di prodotti Little People.

Il rebranding di GoDaddy e il nuovo logo “the GO”

GoDaddy, la società di servizi web che sostiene la democratizzazione della tecnologia a favore di una reale e concreta imprenditorialità inclusiva, presenta il suo nuovo global brand.

rebranding

Con un team globale di oltre 6.000 consulenti, GoDaddy combina prodotti intuitivi e user friendly che danno la possibilità agli imprenditori di trasformare i loro sogni in realtà.

Il nuovo logo, battezzato “the GO”, esprime l’impegno e la capacità di GoDaddy di connettere uomo e tecnologia mettendosi al servizio degli imprenditori.

GoDaddy

“the GO” è complementare all’impulso che l’azienda offre nel generare nuove opportunità di business per i propri clienti attraverso la combinazione di tecnologie innovative, competenza e empatia umana.

rebranding

“Indipendentemente dalle dimensioni dell’azienda o dal background dei singoli imprenditori, GoDaddy è a disposizione per guidarli lungo la strada con consigli, supporto e tutti gli strumenti necessari per avere successo, dai primi passi nell’apertura di un eCommerce online fino alla spedizione del primo ordine, passando per una nuova campagna marketing” afferma Gianluca Stamerra, Regional Director per l’Italia.

Nel 2018 GoDaddy aveva ridisegnato la sua immagine, stravolgendo la vecchia icona “guy” che aveva accompagnato la società per vent’anni.

rebranding

Il grassetto dell’ultima versione è elegante ed espressivo. La nuova identità trasmette una voce fresca e moderna, con quel tocco di estro che dona al marchio un’aspetto distinto e professionale.

La scritta è accompagnata da una forma a cuore che è la rappresentazione visiva della parola “GO”, un vero e proprio incoraggiamento alla community imprenditoriale.

Sempre luminosi e dinamici, i colori del marchio trasmettono creatività. La tavolozza è ampia per trasmettere in tutto il mondo quel senso di connessione con le persone.

whatsapp

WhatsApp ha corretto un bug dell’app desktop che consentiva l’accesso ai file sul tuo computer

Il mese scorso, WhatsApp ha corretto un bug nella sua app desktop che consentiva agli hacker di leggere i file presenti sul computer sul quale era aperta l’applicazione.

In un post pubblicato dalla società di sicurezza PerimeterX si legge che il bug avrebbe riguardato in particolare quegli utenti che utilizzavano l’app Mac o Windows di WhatsApp accoppiate con un iPhone.

Il bug è attualmente stato corretto da Facebook.

LEGGI ANCHE: Come funzionano e come utilizzare i cataloghi dei prodotti per WhatsApp Business

In cosa consiste la vulnerabilità

Un ricercatore di cybersecurity ha riscontrato che le vulnerabilità nella politica di sicurezza dei contenuti (CSP) di WhatsApp potevano essere sfruttate per inviare messaggi e link manipolati utilizzando il Cross-Site Scripting (XSS). Attraverso il codice era possibile inviare istruzioni dannose al pc o leggere documenti dal file system locale di un computer. Un fatto molto pericoloso specie per quegli utenti che memorizzano dati sensibili sulla propria macchina.

Una delle app di messaggistica più utilizzate dai consumatori, quindi, non sarebbe totalmente sicura, secondo quanto rivelato dalla ricerca. Il bug è emerso eseguendo alcuni esperimenti diversi nella modifica del codice, rivelando molteplici vulnerabilità della sicurezza in WhatsApp e il potenziale di attacchi informatici diffusi tra i suoi utenti.

I rischi e come proteggere i propri dispositivi

Questi punti deboli rendono gli utenti vulnerabili agli attacchi, consentendo al contenuto di testo e ai link a siti web di essere manomessi per visualizzare contenuti falsi e collegamenti modificati che puntano a destinazioni dannose.

“Le vulnerabilità dell’app desktop WhatsApp potrebbero essere utilizzate per campagne di phishing, per diffondere malware e potenzialmente persino ransomware, mettendo così a rischio milioni di utenti”.

WhatsApp ha oltre 1,5 miliardi di utenti attivi mensili, quindi gli attacchi potrebbero essere eseguiti su larga scala con gravi conseguenze.

Secondo il ricercatore, il modo migliore per difendersi da questo possibile hacking è quello di aggiornare sia l’app di WhatsApp che quella di Google Chrome per sicurezza, in particolare se si utilizza iPhone.

Vuoi lavorare con i Ninja? Cerchiamo un Junior eLearning Assistant

Ninja Academy, la scuola che sta rivoluzionando l’alta formazione professionale rendendola accessibile e democratica, vuole ampliare il team. Valutiamo un neolaureato/laureando che abbia la volontà di sviluppare la propria professionalità nel campo dell’eLearning entrando in contatto col team di Ninja Academy.

Junior eLearning Assistant

La risorsa lavorerà a stretto contatto con i Ninja del Create! Dojo di Salerno, pertanto saranno privilegiati i candidati residenti in questa città o in aree limitrofe. Si occuperà di assistere la progettazione dei corsi di formazione targata Ninja Academy.

Cerchiamo una persona motivata, con la passione per il marketing digitale e per l’eLearning. Lavorare coi Ninja è un vero e proprio stile di vita, perché è un’azienda che investe nei tuoi obiettivi personali e professionali: avrai strumenti per costruire il tuo personal brand e lavorerai al centro della formazione digitale in Italia.

Questo lavoro fa per te se:

  • ti piace il mondo della formazione online e vuoi toccare con mano questo settore
  • vuoi apprendere e sperimentare sul campo l’Instructional Design o ti affascinano modelli e tecnologie dell’apprendimento
  • sei in grado di gestire diversi progetti in contemporanea, impostando e rispettando deadline
  • stai cercando una nuova opportunità professionale e vorresti fare carriera in una realtà dinamica e stimolante
  • vuoi immergerti in una community unica di docenti, professionisti, imprenditori e manager motivati a scambiare conoscenza ed esperienze

Ti occuperai di:

  • Affiancare il team di Progettazione Didattica nella produzione di nuovi corsi online
  • Organizzare i materiali didattici all’interno dei corsi online del catalogo Ninja Academy

Si richiede:

  • Conoscenza di base delle principali discipline del marketing digitale es. Social Media
  • Buone capacità di project management
  • Buona conoscenza ed utilizzo dei principali strumenti di lavoro da remoto (Google Drive, Slack, etc.)
  • Skill di coordinamento

Plus:

  • Laureando/neolaureato in studi umanistici, scienze della formazione, scienze dell’educazione, comunicazione, etc.
  • Aver già seguito corsi online sulle principali piattaforme eLearning (Coursera, Udemy, Skillshare, etc.)
  • Ottime skill di progettazione presentazioni su Powerpoint, Keynote, etc.
  • Residente a Salerno o in Campania

Sede di lavoro: Salerno

Il compenso sarà valutato in base all’esperienza e al profilo della risorsa.
Invia la tua candidatura a: career@ninjamarketing.it con oggetto “Junior eLearning Assistant”

spot super bowl 2020- ninjamarketing

Gli spot più belli del Super Bowl 2020 (secondo noi)

Il Super Bowl 2020, disputato all’Hard Rock Stadium di Miami, è stato l’evento televisivo statunitense più seguito dell’anno. E fin qui nessuna novità. L’evento sportivo resta per gli americani (ma ormai anche fuori dai confini), uno degli appuntamenti mediatici più amati, una sorta di simbolo.

Ecco perché per i brand è sempre un momento immancabile nella propria programmazione di spesa pubblicitaria, con spot costati fino a 5,6 milioni di dollari per 30 secondi quest’anno.

E a tutti gli effetti, ad essere seguiti dal pubblico sono anche gli spot, celebrati come un evento nell’evento. Le pubblicità del Super Bowl sono da sempre considerate come un momento a parte e principale, che di certo non fa da spalla al protagonista sportivo della serata.

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Diversamente dagli annunci premiati durante eventi di settore come i Cannes Lions o i Clio Awards, la maggior parte delle pubblicità ha un tono decisamente più leggero, lontano dalle dinamiche e dalle tematiche sociali di cui i brand si fanno sostenitori nei festival. Qui si dà spazio all’ironia e all’irriverenza: il pubblico è quello che vuole godersi un bell’intrattenimento con tanto di birra e hot dog in mano.

Per questo ce ne sono stati di bizzarri, commoventi e ironici. Quest’anno, quasi fosse un brief a cui attenersi, molti brand hanno focalizzato il loro racconto su film e spot famosi, insieme ai più attuali fenomeni socio-culturali.

Vari sono ad esempio i remake o i richiami a scene epiche del mondo cinematografico.
Noi ci siamo divertiti a guardare tutti gli spot di questo Super Bowl e ve ne proproniamo alcuni tra quelli che secondo noi, sono stati i più divertenti e i più belli.

Mountain Dew Zero Sugar – Agency: TBWA Chiat Day New York

Il remake divertente del film Shining è interpretato da Bryan Cranston e Tracee Ellis Ross nella sua più celebre scena. Gli attimi di ansia si interrompono quando l’attrice, dopo aver cercato di difendersi dai colpi di accetta sulla porta con una spugna per la schiena, con tutta calma dice di essere assetata ed accetta la bibita offerta.

“Buona, se non meglio dell’originale”, qualcuno potrebbe dire sorridendo dopo aver guardato lo spot. Il brand, invece, lo afferma in riferimento alla Mountain Drew senza zucchero.

Rocket Mortgage – Agency: Highdive

Il servizio di finanziamento online sceglie l’attore Jason Momoa per il suo ironico spot presentato al Super Bowl 2020. Dietro capelli folti e muscoli, i punti di forza che lo hanno reso protagonista di vari successi cinematografici, Jason nasconde un insolito uomo ordinario che una volta a casa desidera solo essere se stesso.

Il brand offre infatti un’esperienza di acquisto personalizzata e comoda, in modo da vivere la propria casa proprio come ognuno la desidera.

Amazon Alexa  – Agency: Droga5 London

Come svolgevamo le piccole azioni quotidiane prima che Alexa ce le semplificasse? Ce lo chiederemo noi tra qualche anno, come Ellen DeGeneres lo chiede alla sua compagna Portia de Rossi nello spot di Amazon presentato al Super Bowl.

Un simpatico e veritiero viaggio nelle diverse epoche in cui le richieste e le nostre domande non ottenevano risposte propriamente idonee. Menzione speciale per i diversi adattamenti temporali del nome Alexa e per il Medioevo in cui: “la Terra è piatta”.

Google – Agency: interna

Una storia d’amore che rimarrà impressa nei ricordi grazie all’’interfaccia intuitiva di GoogleUn uomo affida i suoi momenti preziosi vissuti insieme alla moglie Loretta all’assistente vocale di Google, che accuratamente funge da promemoria e album fotografico digitali. 

Lo spot non in linea con il mood ironico degli altri brand, rimane comunque nel cuore e ci fa immedesimare in modo digitale nei sentimenti, che rimarranno sempre umani.

Jeep – Agency: High Dive

Anche Jeep propone un remake: quello del film Groundhog day (Ricomincio da capo in italiano) con l’attore Bill Murray. Il protagonista -come nel film- è costretto a rivivere all’infinito lo stesso giorno, il 2 febbraio, che non a caso è il medesimo del Super Bowl di quest’anno.

In questo Purgatorio, però, la marmotta accompagna un Bill divertito in diverse e avventurose attività giornaliere a bordo del fuoristrada. Perché “Nessun giorno è uguale con Jeep Gladiator”. Ovviamente.

Cheetos – Agency: Goodby Silverstein & Partners

Il rapper Mc Hammer, si riaffaccia dagli anni ‘90 ai giorni nostri accompagnando e dando la vera potenza allo spot degli snack Cheetos.

Niente di più appropriato della sua canzone U can’t touch this, perché le dita lasciate sporche dalla polvere del formaggio non possono di certo permetterci di toccare cose o essere d’aiuto in varie situazioni. A meno che non siamo in Italia e noi, che amiamo essere puliti,  le dita ce le lecchiamo. Vi ricorda qualcosa?

LEGGI ANCHE: Clio Awards 2019: brand e pubblicità premiate a New York

Pringles – Agency: Grey Group & Adult Swim

Gli infiniti universi di Rick e Morty, i protagonisti della serie animata e parodia del film Ritorno al Futuro, incontrano i nuovi universi di gusto delle patatine Pringles.

E come in uno dei migliori episodi surreali, nel nuovo spot per il Super Bowl, i personaggi sono intrappolati e vittime di una delle pubblicità del brand in uno strano universo, forse proprio questo.

SodaStream – Agency:Goodby Silverstein & Partners

Alcuni astronauti scoprono l’acqua su Marte. La notizia fa il giro del mondo. Ma un astronauta, a prova di stolto, pensa bene di farsi con il campione raccolto un bel bicchiere d’acqua frizzante, grazie al congegno immancabile nelle missioni attorno all’universo.

Il gesto è giustificato, salvando anche l’ironia dello spot, con un errore di assonanza in inglese tra il pianeta Mars e il nome di uno degli scienziati, Mark“L’acqua di Marte? Pensavo fosse l’acqua di Mark!”.

Per fortuna il brand fa sapere che il racconto è una finzione. Ma soprattutto ci informa che dal 2025 si impegnerà ad eliminare 67 bilioni di bottiglie di plastica dal pianeta, così da non doverne cercare un altro. Meno male.

Doritos – Agency:Goodby Silverstein & Partners

Simpaticissima partecipazione dell’attore Sam Elliot e del rapper Lil Nas X, dei baffi di Sam e dei cavalli che tutti insieme si sfidano nel Far West  a colpi di Shaffle dance per aggiudicarsi il pacchetto di Doritos Cool Ranch.

La canzone che accompagna Doritos nel Super Bowl 2020 è Old Town Road, interpretata proprio dal rapper protagonista. Oltre che riproporre una delle scene più famose dei film Western, c’è anche un velato occhiolino alle dance challenge di TikTok. Almeno due-tre generazioni hanno sorriso per i richiami che il brand ha saputo proporre.

Microsoft – Agency: McCann NewYork

Microsoft per il suo prodotto Surface Tablet che fa solo da sfondo a questo spot, racconta la storia di Katie Sowers, la prima donna ad essere diventata allenatrice di una squadra di football: i San Francisco 49ers. Katie è infatti riuscita ad ottenere un ruolo tipicamente maschile.

Avere come leader una donna, almeno in uno sport così radicato, è inusuale. Ma tutti gli uomini hanno imparato dalle donne: madri, nonne, insegnanti. La disparità di genere è argomento attuale, soprattutto nel mondo del lavoro. Microsoft celebra questa donna, come tutte le donne, attraverso le parole della ragazza: “Non voglio essere il miglior allenatore donna. Voglio essere il migliore allenatore”. 

Snickers – Agency: BBDO New York

Probabilmente lo spot di Snickers è il più cinico di questo Super Bowl. Da sempre conosciuto con il claim “Non sei te stesso quando hai fame”, il brand stavolta si rivolge al mondo intero.

Prendendo ironicamente spunto dai mali della società come la dipendenza dai social, il correttore automatico e gli uomini in monopattino, Snickers suggerisce la soluzione per l’intera umanità: uno snack gigante direttamente in una voragine nel cuore della terra. La folla, continuando a cantare “Dobbiamo aggiustare il mondo” si avvicina alla voragine, in una scena palesemente vista molti anni fa. Il rimando a Hilltop di Coca Cola del 1971, nel suo più famoso spot a noi conosciuto come “Vorrei cantare insieme a voi”, è ironicamente chiaro. 

Ciliegina sulla torta nella risoluzione dei mali: due influencer si azzittiscono cadendo nella voragine. Ogni tanto succede, almeno nella finzione.

LEGGI ANCHE: 5 tra le migliori pubblicità del Super Bowl 2019, secondo noi

Super Bowl 2020: gli spot in numeri

L’evento più atteso dagli americani non riguada soltanto lo sport. Moltissime sono infatti le persone attente agli spot presentati. Di conseguenza i brand impegnano grandi energie, e soprattutto grandi budget, per i brevi ma importantissimi secondi di visibilità. Già a fine novembre la Fox aveva annunciato di aver venduto tutti gli spazi disponibili.

Quest’anno gli spot presentati sono stati circa 50, molti di meno rispetto al 2019 dove la durata della maggior parte degli spot era probabilmente inferiore ai 30 secondi.

Secondo Forbes, la spesa totale degli inserzionisti del Super Bowl nel 2005 è stata di 158,4 milioni di dollari fino ad arrivare nel 2019 a 412 milioni.

Quest’anno un singolo annuncio pubblicitario di 30 secondi è costato circa 5,6 milioni di dollari. Si spiega il perché, dal momento che circa 100 milioni di persone sono rimaste incollate agli schermi per seguire l’intero evento.