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Refugee Aid App: nuove speranze all’interno di un’app

Cosa potremmo fare concretamente per aiutare tutte quelle persone che giungono in Europa, dopo 1000 difficoltà, con la speranza di ottenne una nuova vita? Una nuova occasione? Forse ci siamo posti tutti questa domanda e sono certo che molti non hanno trovato una giusta risposta. Molti ma non tutti.

Shelley Taylor un esperto di tecnologia che aiutò innumerevoli aziende oggi divenute leader nel settore ha offerto una valida risposta, che negli anni oltre a rivoluzionare il sistema umanitario internazionale, ha donato una speranza reale a tutti coloro che sbarcano nel vecchio continente per un’ultima possibilità.

Ciò che ha fatto Taylor è molto semplice, ma come spesso accade sono le cose più semplici a soddisfare le esigenze di un momento, a risolvere ciò che tutti definiremmo come irrisolvibile. La risposta di questo ‘veterano della Silicon Valley’ si concretizzata nell’ideazione di un’app pensata appositamente per i rifugiati.

RefAid – Refugee Aid App from trellyz on Vimeo.

Suona strano vero? Un’app per aiutare i migranti appena sbarcati in Europa. L’idea nasce dopo aver interrogato le più grandi agenzie umanitarie del pianeta che dopo aver presentato questa nuovo progetto si sono mostrate entusiaste e compiacenti dell’intera iniziativa. Così nasce Refugee Aid, l’app che ad oggi è ampiamente utilizzata da migranti e dai servizi umanitari di tutto il mondo.

Refugee Aid App: le caratteristiche principali del progetto


Refugee Aid App si tratta di una vera e propria guida che offre ai migranti ed a tutti gli addetti ai lavori, una mappa di tutti i servizi realizzati dalle numerose associazioni umanitarie attive sul territorio europeo. Servizi che potrebbero salvare vite umane ed ‘allietare’ le sofferenze di migliaia di persone.

Una struttura molto semplice dell’applicazione unita ad un’user experience altrettanto intuiva, consente da un lato un’utilizzo immediato e chiaro di tutti i servizi proposti dall’applicazione e nello stesso tempo consente alle organizzazioni di soccorso di potersi coordinare e tenere traccia dei servizi che in tempo reale vengono offerti ad migranti e rifugiati.

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Ma oltre ad un palese miglioramento nell’organizzazione dell’intera macchina umanitaria, Refugee Aid App pone un cambiamento significativo nella rapporto che sin ora è corso tra il migrante e le associazioni. L’applicazione pone le basi per una relazione basata sulla fiducia e non più sulla diffidenza e sulla paura, due elementi che determinavano notevolmente la percezione degli aiuti da parte dei flussi migratori che giungevano in Europa provati da torture e malvagità.

Il progetto di questa rivoluzionaria applicazione è stato lanciato ufficialmente nel 2016 in Italia e nel Regno Unito e ad oggi i paesi che hanno accolto l’iniziativa sono ben 14 tra i quali Francia, Grecia, Turchia, Malta, Germania e sempre più paese sembrano appoggiare l’iniziativa. In più proprio in questi mesi lo stesso Shelley Taylor sta pensato di integrare nell’applicazione un ‘passaporto medico’. Si tratta di poter creare un personale liberato sanitario digitale evitando la perdita di importanti documenti durante il tragitto e gli spostamenti dei flussi migratori.

L’inizio di un aiuto concreto

Shelley Taylor ha dichiarato, subito dopo il lancio ufficiale di RefAid App che il progetto è stato sviluppato in un weekend. Incredibile vero? Sono bastati due o al massimo tre giorni per rivoluzionare l’intera organizzazione delle associazioni umanitarie internazionali. Un progetto che ha palesato da un lato l’arretratezza di un sistema inadatto e dall’altro l’esigenza delle organizzazioni di soccorso di cominciare e coordinarsi per offrire un aiuto notevolmente più utile e concreto a miglia di persone che fuggono da guerre e malvagità.

Instagram lancia #GenInstaTakeover, per unire giovani instagramer con brand, media e istituzioni

Ieri pomeriggio a Milano, in occasione del suo primo viaggio ufficiale in Italia, il co-fondatore e CTO di Instagram Mike Krieger ha annunciato il lancio dell’iniziativa #GenInstaTakeover.

#GenInstaTakeover è un’iniziativa di Instagram che vuole accendere i riflettori sui membri più giovani, interessanti e positivi della community, che in Italia ha recentemente raggiunto 14 milioni di utenti attivi ogni mese.

Mike Krieger ha commentato: “Spesso i più giovani vengono criticati per le loro abitudini online, ma su Instagram li abbiamo visti utilizzare i social media in tanti modi positivi. Ad esempio esponendosi su cause che contano per loro, avviando un proprio business, dando supporto ai loro coetanei in difficoltà. I social media sono diventati uno spazio importante per i teenager per comunicare ed esprimere se stessi.”

Mike Krieger

Tra i giovani instagramer coinvolti nell’iniziativa troviamo: il calciatore freestyler @davfastfoot, i giovani fotografi @imedoardomei, @photographyanais e@giovanni_genzini e la yogi @micoldelloro.

#GenInstaTakeover unirà giovani instagrammer italiani con brand, ONG, media, dando loro accesso e controllo degli account Instagram dei partner, così da offrire il loro punto di vista unico sul mondo.
Tra i primi partner ad aderire all’iniziativa vi sono il Ministero della Cultura e del Turismo, AC Milan, Mediaset, Inter FC, Telefono Azzurro, e Fonzies.

I take over degli account di questi partner avverranno nel corso delle prossime settimane, e sarà possibile seguirli tramite l’hashtag #GenInstaTakeover.

Mike Krieger ha anche annunciato che la community di Instagram in Italia ha raggiunto 14 milioni di persone.

Nel mondo, sono oltre 700 milioni gli utenti attivi mensilmente su Instagram, l’80% dei quali vive al di fuori degli Stati Uniti. La community di Instagram dimostra un fortissimo engagement, e sono 400 milioni le persone che si connettono alla piattaforma ogni giorno.

L’annuncio di 14 milioni di utenti italiani sulla piattaforma rappresenta un’ulteriore opportunità per i molti inserzionisti di Instagram nel nostro Paese. Dal lancio dell’adv su Instagram in Italia a settembre 2015, infatti, un numero sempre maggiore di brand ha utilizzato la piattaforma per condividere le proprie campagne creative, tra cui Audi Italia, Carrera, Chupa Chups, Ford Italia, illycaffè, Mercedes-Benz Italia, Samsung Italia, Toyota Italia, Warner Bros. Entertainment Italia e Yoox.com.

Selfie e bava di lumaca: i trend social del mondo Beauty

Il tema della bellezza è un argomento di cui si parla da sempre: tra amici, in famiglia, il confronto è dettato dalla voglia di ricevere un consiglio, un’opinione. Oggi l’argomento bellezza vede allargarsi i suoi confini: grazie allo smartphone è possibile esprimersi e confrontarsi con un pubblico sempre più vasto.

Una volta il processo d’acquisto dei servizi e dei prodotti del mondo beauty era molto più lineare, ora con l’intrecciarsi del mondo offline con quello online, diventa più complesso e individuale.

In Germania, Francia, Regno Unito ed Emirati Arabi, negli ultimi 12 mesi le conversazioni intorno al tema bellezza, fatte da donne su Facebook e su Instagram sono decisamente aumentate. Basti pensare che l’utilizzo del termine “beauty” su Facebook ha avuto un incremento del 18%, così come le conversazioni riguardanti il make up sono cresciute del 20%.

 

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Un post condiviso da Kylie (@kyliejenner) in data:

Per comprendere meglio il settore bellezza in relazione al comportamento e alle conversazioni degli utenti sui social, vediamo un’analisi dettagliata condotta da GfK e resa nota da Facebook IQ. La ricerca è stata effettuata analizzando i dati Facebook e Instagram di 3.648 beauty shoppers francesi, tedesche, inglesi e arabe. I social network rappresentano una grande opportunità per i brand che operano nel settore beauty, creano un punto di contatto diretto con gli utenti, e offrono diverse opportunità di coinvolgimento in tutto il percorso d’acquisto, inoltre se saputi sfruttare possono influenzare le scelte, diventando una fonte d’ispirazione per i potenziali clienti. Nel viaggio che il consumatore compie prima di effettuare un acquisto, i canali offline come i negozi fisici, ricoprono di certo un ruolo importante, ma non bisogna considerare da meno Facebook e Instagram. Più di tre quarti degli utenti presi in esame, hanno ammesso di essere stati tentati e incuriositi da un prodotto che non avevano intenzione di comprare.

Gli acquisti dei prodotti di bellezza diventano mobile

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Attraverso lo smartphone i consumatori dei prodotti di bellezza possono accedere ad un mondo di informazioni su misura, il tutto in modo semplice e veloce. I dati parlano chiaro: sei su dieci acquirenti intervistati concordano di non poter vivere senza il loro smartphone, e il 45% sostiene che il proprio dispositivo mobile che sia uno smartphone o un tablet sta rapidamente diventando il loro principale strumento d’ acquisto, percentuale ancora più elevata per Millennials che è pari al 55%.

Selfie e bava di lumaca protagonisti delle conversazioni social

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Esplorando le conversazioni legate al tema bellezza su Facebook, si è notato un cambio di atteggiamento delle persone nei confronti dell’argomento. Ad esempio da novembre 2015 a novembre 2016, le menzioni relative alla bellezza e ai prodotti naturali sono aumentate del 38%, sempre nello stesso periodo le conversazioni legate ai prodotti “a base di bava di lumaca” (già, informatevi: esistono e sono molto di moda!sono cresciute del 53%. Su Instagram, vediamo che il nostro amore per la fotocamera non sta svanendo: i selfie mantengono la loro popolarità in modo particolare tra i giovani che risultano essere molto attivi sulla piattaforma.

Il digitale può trasformare i clienti in acquirenti

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Le persone che parlano di bellezza online dove effettuano poi gli acquisti? Lo studio di GfK mostra che il 68% delle persone acquista in negozio, mentre il mondo online resta una valida fonte d’ispirazione e di ricerca di informazioni sul prodotto. Il 72% dei clienti che hanno acquistato prodotti di bellezza sono stati influenzati dal canale digitale. Un altro dato importate riguarda l’età d’acquisto, dal sondaggio è emerso che i giovani sono più tendenti all’acquisto di prodotti di bellezza rispetto agli anziani, dai 18 ai 24 anni acquistano in media 12 prodotti in tre mesi, a differenza dei nove prodotti comprati trimestralmente dagli over 55.

Le donne appartenenti alle generazione dei millenial utilizzano molto Instagram quando sono alla ricerca d’ispirazione, nello specifico il 37%  al di sotto dei 34 anni afferma di utilizzare il social dedicato alla fotografia quando è alla ricerca di un make up da imitare o per restare aggiornato sulle ultime tendenze, a differenza del 25% delle donne di età superiore ai 35 anni. Anche i video di bellezza hanno una presa maggiore sui giovani, il 24% delle persone tra i 18 e i 34 guarda i video per lasciarsi ispirare, rispetto al 16% di quelli di età compresa tra i 35 e i 64 anni.

Cosa significa questo per i brand?

 


Il mobile ha dato vita ad un modo completamente nuovo di esprimersi, è un mezzo che ci offre un nuovo linguaggio fatto di emojis, foto, video, storie, gif, selfie, adesivi e altro ancora. Le aziende devono dunque pensare mobile first e studiare una strategia adeguata per distinguersi e coinvolgere gli utenti. Considerando che tre quarti delle persone intervistate ha ammesso di essere stata tentata da un prodotto visto online che non avevano nessuna intenzione di comprare, ispirare e attrarre deve essere una delle priorità per le aziende beauty.

Inoltre per essere competitivi i brand devono capire ed essere presenti con contenuti originali li dove i consumatori stanno spendendo il loro tempo.

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Growth Marketing e Performance ROI: come mantenere una crescita positiva e sostenibile per il tuo business

Il Growth Hacking è una disciplina che si pone come obiettivo quello di far crescere il business nel tempo mantenendo un ROI positivo.

Per implementare questo processo di crescita e migliorare le prestazioni dei nostri investimenti online è necessario mappare in modo preliminare lo stato dell’azienda, o dello specifico prodotto, determinare quali sono gli obiettivi e sviluppare una strategia di marketing.

Ma come evitare dispersioni di budget e ottimizzare l’efficacia e l’efficienza delle campagne online? Sarà questo che imparerai il 21 giugno durante la Free Masterclass Growth Marketing & Performance ROI insieme a Luca Barboni, docente del Lab in aula del Corso in Growth Hacking e Performance Marketing.

Luca Barboni svolgerà una panoramica completa sulla piattaforma e sulle tecniche per migliorare i tassi di conversione e ci condurrà alla scoperta delle metriche che contano.

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Approccio, gestione e metriche: cosa imparerai durante la Free Masterclass

Durante l’ora di lezione gratuita potrai imparare a:

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Ricapitoliamo:

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Progetto Rione: il marketing turistico incontra la social innovation

Turismo esperienziale e marketing turistico sono ormai argomenti conosciuti e largamente dibattuti. I meccanismi di valorizzazione di un territorio e delle sue bellezze artistiche e culturali hanno seguito ultimamente un percorso di crescita, tale da rientrare ormai a pieno titolo nelle logiche del marketing e della comunicazione digitale.

Solo fino a pochi anni fa, però, non era così. Chi ha un po’ di confidenza con le dinamiche del web e dei processi digitali sa che lo sviluppo del settore viaggia a velocità pazzesche rispetto ai ritmi di qualunque altra area. Il settore turistico tra l’altro, solo recentemente ha innovato i suoi linguaggi. Facciamo quindi un piccolo salto nel passato, per raccontarvi una bella storia di successo.

Dalla social innovation al digital storytelling

Nel 2012 il MIUR pubblica il bando “Smart City and communities – Social Innovation”, un progetto che, con sguardo rivolto al futuro, punta alla creazione di “città intelligenti”. Tra i vari ambiti di intervento, c’è la ricerca di soluzioni innovative per la fruizione dei percorsi turistici e culturali. Insieme a Viralbeat, una cordata di altri partner, come Fondazione Ahref, che si sarebbe occupata del Netizenlab (un laboratorio di citizenJournalism), la cooperativa “La Paranza”, che ancora oggi gestisce le Catacombe di San Gennaro e di San Gaudioso, cimiteri sotterranei di epoca paleocristiana, tra i luoghi più suggestivi della città di Napoli, che aveva ben più di noi il polso del contesto sociale.

Nasce così una sfida ambiziosa: Sanità A.ppI.L., un progetto sperimentale che avrà come ambito di intervento, il quartiere Sanità di Napoli.

La Sanità è una delle zone più “difficili” del capoluogo partenopeo, nonostante le sue strade siano custodi di un patrimonio archeologico e monumentale che ha pochi eguali. L’obiettivo è generare un percorso di rebranding del quartiere e delle sue bellezze artistiche: un circuito virtuoso che innestando meccanismi di innovazione sociale, attraverso le potenzialità offerte dai canali digitali, si trasformi in volano di sviluppo socio-economico sul territorio.

Sul web prende vita così il “Progetto Rione”, in cui Viralbeat si è occupata della social media strategy, delle digital PR, dell’analisi netnografica della reputation del Rione Sanità, e del Termometro delle Emozioni, un tool di monitoring delle opinioni degli utenti su Twitter, che tenga traccia del suo sentiment in tempo reale.

In questo ambizioso progetto di social innovation, si può ben capire l’importanza assunta dalla comunicazione, che inevitabilmente ha dovuto avvalersi di un approccio diverso, focalizzato sulla dimensione online, per garantire una forte eco mediale. Avevamo la necessità di offrire un’immagine nuova del quartiere, che scavalcasse il racconto stereotipato dei media classici.

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Nasce così da Viralbeat l’idea di creare un Blogger Tour, all’interno delle Catacombe di San Gennaro e di coinvolgere diversi influencer del mondo Travel, Lifestyle, Cultura, Informazione/Eventi Napoli, per far vivere loro un’esperienza unica, coinvolgendo blogger provenienti da tutta Italia.

L’occasione fu l’anteprima assoluta allo spettacolo multimediale “Le luci di dentro”, ambientato proprio nelle Catacombe di San Gennaro.

#LeLuciDiDentro: il Rione Sanità diventa Smart

#LeLuciDiDentro è stato uno dei momenti più riusciti del progetto Rione. Il meccanismo esperienziale di un evento è sempre molto utile in una strategia di diffusione e branding: favorisce lo sviluppo di racconti, secondo gli schemi narrativi propri del singolo interprete, che si caricano più facilmente di significati personali aiutando la memorabilità e la riconoscibilità verso i pubblici di riferimento.
Agli influencer fu così comunicata la mission del progetto e i dettagli delle azioni di riqualificazione messi in campo. L’evento fu la miccia per generare passaparola online su questi temi importanti, quanto poco discussi. Alcuni numeri: oltre 400 contenuti ottenuti mediante le attività di social media management e Digital Pr, per un totale di oltre 8.000 interazioni sui canali social e sui post blog.

Dopo l’anteprima, sold out dopo sold out, l’evento fu riproposto per ben 60 appuntamenti con 120 turni di visita e oltre 4.000 visitatori.
L’integrazione tra la dimensione off line e quella online oggi è diventata un modello di valorizzazione di un brand (e nel nostro caso di un territorio).

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Grazie al web dopo anni di cronache nere, il Rione Sanità muove i suoi primi passi come driver turistico, facendo finalmente scoprire al grande pubblico una realtà ben più affascinante.

La reputazione di una destinazione turistica o di un territorio è fondamentale per la scelta di un viaggiatore che sta per scegliere la sua meta. In un mercato turistico dove le persone utilizzano sempre più internet per raccogliere quante più informazioni possibili, la reputazione ovviamente diventa fondamentale. Basti pensare che un turista legge una media di 6-7 recensioni prima di prenotare, spendendo mediamente 30 minuti, anche se il 10% arriva anche a più di un’ora (Tnooz, 2015).

A che punto siamo?

A distanza di circa 5 anni si sono realizzati gli obiettivi sul territorio partenopeo? A giudicare dall’attenzione mediatica ricevuta e dalla nuova vita del quartiere, sembra che la semina iniziata anni fa abbia dato buoni frutti. Basti pensare ad eventi importanti, come il  Festival Sky Arte, laddove l’emittente satellitare ha scelto di avere uno dei suoi palchi principali proprio nel Rione Sanità.

Abbiamo colto l’occasione per chiederlo a Vincenzo Porzio, coordinatore della cooperativa “La Paranza”, che continua a promuovere iniziative all’interno delle Catacombe di Napoli, che quest’anno hanno registrato un boom di visite con oltre 100mila ingressi e si sono anche aggiudicati l’ambito “Premio nazionale Riccardo Francovich”: il riconoscimento, istituito dalla Società degli Archeologi Medievisti Italiani (SAMI) viene conferito a chi rappresenta un caso di best practices di allestimento museografico e attività didattico-comunicative, oltre che di qualità scientifica ed efficacia della comunicazione verso un pubblico di non specialisti.

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Il “Premio nazionale Riccardo Francovich 2017”: un grande riconoscimento ottenuto anche grazie a tantissimi voti online. Le Catacombe di San Gennaro sono ormai una realtà affermata anche sul web. Spiegaci meglio com’è andata.

Il premio Francovich è stato un riconoscimento molto prestigioso per le Catacombe di Napoli. Il premio è stato istituito nel 2013 dalla Società degli Archeologi Medievisti Italiani (SAMI), conferito a chi rappresenta la migliore sintesi fra rigore dei contenuti scientifici ed efficacia nella comunicazione degli stessi verso il pubblico dei non specialisti. A partire dallo scorso anno, alla votazione dei soci della SAMI, si è aggiunto anche il voto pubblico dei non soci, attraverso il Web, in modo da allargare il più possibile la partecipazione e mobilitare, in tal modo anche sensibilizzandoli, i cittadini italiani e in particolare le comunità locali più direttamente coinvolte. La nostra azione per l’aggiudicazione del premio è stata mirata sui social media e su quelli tradizionali, facendo un lavoro di promozione del Premio e quindi promuovendo la nostra candidatura. In questo siamo stati molto agevolati dal gran numero di follower e amici che ci seguono. Inoltre, il passaparola e l’invito fatto agli amici veicolato attraverso messaggi mediante WhatsApp, ci ha sicuramente permesso di diffondere rapidamente e in modo efficace la nostra candidatura.»

Da sempre siete impegnati sul territorio napoletano con l’obiettivo di riqualificarlo. Raccontaci la storia delle Catacombe e del Rione Sanità, e come nasce la collaborazione tra il sito archeologico e la Cooperativa La Paranza.

«In realtà non è una collaborazione. La Paranza nasce nel 2006 da un gruppetto di giovani del Rione, che dopo un percorso di volontariato mirato alla promozione delle catacombe di San Gaudioso e della Basilica di Santa Maria della Sanità, prende coscienza dell’enorme potenzialità inespressa del quartiere e decide di costituirsi in cooperativa. Grazie ad un lavoro costante, all’incoraggiamento e al sostegno di don Antonio Loffredo, parroco del Rione, ma soprattutto all’amore che nutriamo per il nostro quartiere, nel 2008 vinciamo il primo bando storico-artistico di Fondazione CON IL SUD che ci permise di iniziare anche la gestione delle catacombe di San Gennaro. Quindi, la cooperativa nasce dal Rione, da giovani del Rione e per migliorare il Rione, è stato un processo partito dal basso».

Avete capito da subito che la comunicazione sui social media poteva essere uno strumento molto importante nelle vostre attività. Il marketing digitale è diventata una leva importante per la promozione turistica del sito delle Catacombe e dell’intero quartiere Sanità. Come avete acquisito questa consapevolezza? Da quale esigenza siete partiti? È stato difficile far digerire a istituzioni come la Curia o gli operatori turistici tradizionali il vostro nuovo approccio alla comunicazione?

«Il web è una miniera inesauribile e gli strumenti che offre sono molteplici. Naturalmente ci siamo guardati attorno e abbiamo deciso di puntare sui social media come strumento principale della nostra promozione. A orientare le nostre scelte comunicative sono state anche le analisi sul target di turisti che visitano le catacombe. All’arrivo in biglietteria, infatti, somministriamo un breve questionario ai visitatori per studiare i flussi turistici che arrivano da noi. Cerchiamo di non lasciare nulla al caso e di andare a cercare i prossimi potenziali turisti direttamente utilizzando gli strumenti che ci offre il web. Di pari passo abbiamo anche deciso di puntare su strumenti più tradizionali come attività di ufficio stampa o promozione cartacea. Facebook e soprattutto gli eventi creati con la nostra pagina ufficiale, sono una fetta importante della strategia di promozione degli eventi “straordinari” che programmiamo durante l’anno come ad esempio le AperiVisite».

Quali risultati avete ottenuto?

«Il nostro sito internet è sempre stato un punto di riferimento per i nostri visitatori. Un cambio di passo c’è stato sicuramente quando abbiamo deciso di effettuare un restyling completo. Chiediamo ai nostri visitatori di lasciare una recensione nelle varie community e sui social network che si occupano di viaggi e itinerari turistici e religiosi. Quello che fa la differenza, nel nostro caso, è l’enorme passione che mettiamo nel nostro lavoro, più che un passaggio di informazioni da noi al visitatore è il tentativo di condividere certe esperienze e certe emozioni che solo chi vive quotidianamente certi luoghi può trasmettere. Inoltre il restyling del sito, ci ha immediatamente permesso di raddoppiare il numero dei partecipanti al percorso ‘Il Miglio Sacro’. I numeri di questo approccio innovativo parlano chiaro nel 2006 le Catacombe di San Gennaro davano lavoro a 5 persone e facevano 5.160 ingressi all’anno. I dati dell’anno scorso parlano di 21 occupati e oltre 80.000 ingressi».

Una delle iniziative più riuscite di quel progetto è l’evento “Le Luci di Dentro”, che con un approccio innovativo e una strategia di comunicazione tutta digital, trasforma un sito archeologico in una suggestiva location per eventi, aprendo la strada a un format che ha poi negli ultimi tempi avuto tantissimo successo, come soluzione di marketing turistico. Quali risultati avete avuto?

«Il progetto è stato parte di un processo di valorizzazione delle risorse storico-artistiche del Rione Sanità avviato nel 2006. Prima di lanciare “Le Luci di Dentro” avevamo già sperimentato la formula dell’evento serale straordinario con diversi format. Tutti gli eventi serali che abbiamo programmato sono stati un successo confermando che questa tipologia di prodotto culturale doveva essere stabilmente presente nella nostra offerta. Così abbiamo colto l’occasione del progetto Sanità A.ppI.L. per creare un nuovo prodotto di visita/fruizione innovativo delle Catacombe di San Gennaro basato su un percorso esperienziale. Il tutto si è concretizzato nel percorso multimediale con tecnologia mapping denominato ‘Le Luci di Dentro’».

Un evento interessante, una strategia di comunicazione, ideata da Viralbeat con live posting e live twitting sui social media, un blogger tour di due giorni che dopo le Catacombe, si allarga all’intero quartiere Sanità. Quanto è stato utile avere un’eco mediatica così rilevante?

«L’attività del blog tour è stata l’azione che ha dato un riscontro immediato, favorendo la conoscenza dell’evento ai target specifici. Inoltre, avendo lasciato una traccia indelebile nel web, ancora oggi ci dà riscontri positivi e aiuta il nostro posizionamento. L’attività di live posting e live twitting per Viralbeat è stata straordinaria e ordinaria amministrazione che ha favorito il passaparola, che per noi resta sempre il principale strumento di promozione delle nostre attività».

Un altro contributo innovativo di quel progetto è stato il “Termometro delle Emozioni”, punta d’iceberg di un lavoro più ampio di analisi netnografica sulle conversazioni degli utenti, attraverso il quale si è riusciti a monitorare la percezione del quartiere Sanità nel web. Rispetto ad allora pensi che qualcosa sia cambiato nella percezione generale del tuo territorio? La vetrina del web, e tutti i nuovi strumenti digitali vi sta aiutando in qualche modo?

«Se mi assento per due giorni, al mio ritorno mi ci vuole un giorno per aggiornarmi su tutto quello che è successo, quindi si, tanto sta cambiando e in meglio. Prima se dicevi “Rione Sanità” dicevi “camorra” oggi invece rione Sanità significa anche Bellezza, comunità e voglia di riscatto di un intero territorio. Questo è confermato dai tanti riscontri positivi che riceviamo da ogni parte d’Italia e del mondo, dalla modalità di racconto dei mass-media che finalmente oltre il nero hanno aggiunto anche altri colori alla tavolozza usata per dipingere il rione Sanità. I riconoscimenti ufficiali e l’esponenziale aumento dei visitatori nel quartiere confermano la strada intrapresa. Inoltre l’UNESCO e tanti altri stimati amici e conoscenti ci definiscono una best practices da replicare anche altrove. La capacità di raccontare questo processo di cambiamento attraverso i nuovi strumenti digitali è vitale per il futuro delle nostre attività.»

Strumenti digitali al servizio di progetti innovativi offrono nuove opportunità di crescita e di sviluppo per una città, per il suo mercato turistico e per la reputazione delle destinazioni, dei servizi e dei brand.
Come possono le Digital PR o i social media supportare la comunicazione di una iniziativa e di un evento?

Ve ne parliamo sul nostro blog dove vi sveliamo le best practices che consentono di gestire un evento con i giusti strumenti digitali e come può avvenire l’integrazione della dimensione online e quella offline nella comunicazione e per garantire la viralità di un evento, riportandovi alcune case history di successo.

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Quora introduce i video. Sarà lotta con YouTube?

Qualche anno fa Millionaire l’aveva definito l’anti-Facebook. Oggi, probabilmente, Quora punta a diventare più che altro l’anti-You Tube: la nota piattaforma di domande e risposte user-generated sta infatti pensando all’introduzione del formato video. Un numero limitato di utenti ha iniziato a testare l’upload di video registrati su iOS e Android, e presto la feature sarà disponibile per tutti.

Che cos’è Quora?

Quora è una sorta di enciclopedia digitale, in formato domande e risposte, i cui contenuti sono interamente generati dagli utenti (190 milioni al mese in tutto il mondo, per l’esattezza). Una via di mezzo tra Wikipedia e un social network, un’evoluzione di Yahoo Answers e Google Answers – i servizi analoghi, pionieri del formato domande-risposte sul web – che alla lunga hanno avuto decisamente meno fortuna.

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Ma perché ha così successo? Fondato nel 2009 da due ex dipendenti di Facebook (da qui forse l’azzardato paragone?), Quora si caratterizza per la qualità delle risposte e per la possibilità di visionare i profili degli utenti che rispondono, valutarli (con gli upvote/downvote) e commentare le loro risposte.

Nel mare magnum del web – e nella giungla di disinformazione in cui troppo spesso ci imbattiamo – poter beneficiare di risposte autorevoli è ciò che sicuramente fa la differenza. Basti pensare che, tra i “risponditori noti” di Quora, ci sono anche Barack Obama, il fondatore di Wikipedia e il CEO di Google, giusto per rendere l’idea.

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Perché i video?

Il 2016 è stato l’anno dei video. Il 2017 è l’anno… dei video ovunque.

Mentre tutti i principali social media stanno convergendo sempre di più verso questo tipo di contenuti multimediali, anche i servizi dedicati tradizionalmente ad altro stanno intraprendendo questa stessa strada. E fanno bene.

Nel caso di Quora, poi, il passaggio risulta particolarmente naturale e sensato: in molti casi, i video si prestano molto meglio delle parole per mostrare come si fa qualcosa. How-to e tutorial sono l’esempio perfetto.

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Fonte: Quora

Ed è proprio qui che Quora potrebbe entrare in seria competizione con YouTube, finora la piattaforma privilegiata per questo tipo di contenuti. Ciò che potrebbe garantirle una posizione di vantaggio, nel lungo periodo, è il diverso criterio con cui gli utenti possono accedere ai contenuti che cercano: su YouTube sono le logiche della SEO e della popolarità a dominare, mentre su Quora il discorso è ben differente.

Entrano in gioco algoritmi che tendono a creare il giusto match fra domanda e risposta sulla base della rilevanza e coerenza tra le due, e tenendo conto anche di chi è la persona migliore per rispondere a una determinata domanda.

Come dichiara Tommy McWilliam, Head of Mobile di Quora: “Proprio come con le risposte testuali, le persone potranno votare i video per indicare quanto sono stati utili per una specifica domanda”.

Finora questa è stata la ricetta fortunata di Quora. Se la promessa sarà mantenuta anche con i video – e per il momento non sembrano esserci ragioni valide per cambiare direzione – ci sono buone probabilità che il nuovo formato dia una notevole impennata alla piattaforma in termini di utenti ed engagement.

Pensando poi ad un’eventuale introduzione di ads post-rollcome prospetta TechCrunch – questa scelta sembra ancora più sensata, visto che potrebbe finalmente rappresentare un modo sicuro per capitalizzare.

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Il Grande Venerdì di Enzo torna il 9 giugno

Enzo Baldoni era un pubblicitario e giornalista. La sua attività però spaziava da quella di copywriter (lavoro che svolse tra l’altro per brand come McDonald’s, Bic e Gillette), a quella di insegnante presso l’Accademia di Comunicazione di Milano, all’impegno presso l’Art Directors Club Italiano, senza tralasciare anche il volontariato.

Appassionato di fumetti, di cui era traduttore oltre che accanito lettore, la sua seconda passione erano i giovani, a cui ogni venerdì pomeriggio dedicava le sue ore, per rivedere i lavori di tanti aspiranti pubblicitari e consigliarli.

il grande venerdì di enzo 9 giugno

L’ADCI e il Grande Venerdì di Enzo

Ogni anno l’Art Directors Club Italiano, riprende la consuetudine di Enzo Baldoni di ricevere i giovani creativi, per ricordare la figura di questo professionista e grande uomo (rimasto ucciso nel 2004 in Iraq), mantenendo così un legame stretto anche con i giovani pubblicitari.

Il 9 giugno, l’appuntamento con il Grande Venerdì di Enzo sarà a Milano, Bologna, Roma e Napoli, un evento ancora più grande grazie all’aiuto dei Local Ambassador ADCI, che coordineranno l’iniziativa per permettere ai giovani creativi di incontrare i direttori creativi di alcune delle migliori agenzie italiane.

L’obiettivo è come sempre duplice: onorare la memoria di Enzo Baldoni e permettere alle nuove leve di mostrare il portfolio a professionisti di grande esperienza per ricevere consigli preziosi.

Lo spirito è quello del “da cosa nasce cosa”: i direttori creativi sono sempre in cerca di nuovi talenti da aggiungere alla propria squadra e non c’è migliore occasione per mettere in mostra il proprio talento.

il grande venerdì di enzo

Partecipa al Grande Venerdì di Enzo il 9 giugno a Milano, Bologna, Roma e Napoli!

Nei prossimi giorni sarà disponibile la lista di tutti i direttori creativi che parteciperanno al Grande Venerdì di Enzo in ogni città e i dettagli su location e orario.

Ti consigliamo di iniziare a prenotare il tuo biglietto gratuito, però, perché i posti sono limitati.

> Prenota qui il tuo biglietto per il GVDE di Milano.

> Prenota qui il tuo biglietto per il GVDE di Roma.

> Prenota qui il tuo biglietto per il GVDE di Bologna.

> Prenota qui il tuo biglietto per il GVDE di Napoli.

Iscriviti, affina il tuo portfolio e rendilo a prova di bomba. I direttori creativi italiani saranno a tua disposizione!

CLICKBAIT

Week in social: i droni di Snap, la quotazione in borsa di Spotify e l’eliminazione del clickbait da Facebook

Siete sicuri di avere un punto chiaro di tutto ciò che è appena successo nel mondo dei social network in questa settimana appena trascorsa?

Non preoccupatevi, come ogni venerdì ci pensa Week in Social, la ninja rubrica che raccoglie per voi tutte le notizie principali di questa settimana a tenervi sempre aggiornati!

Ma non perdiamoci in chiacchiere e iniziamo subito:

Snap acquisisce una società che produce droni

Snapchat

Secondo indiscrezioni, Snap Inc., la parent company di Snapchat avrebbe acquisito la Ctrl Me Robotics, azienda californiana produttrice di droni per meno di un milione di dollari.

Qual sono gli scenari dietro questa acquisizione? Sicuramente l’ulteriore conferma della volontà di Snap Inc. di voler puntare sul mercato dell’hardware dopo essere entrata nel settore del Wearable con il lancio degli Spectacles.
Siamo quindi adesso curiosi di capire tutti gli sviluppi del caso.

Spotify si prepara al lancio in borsa

SPOTIFY

La scorsa settimana Spotify, la società svedese che offre servizi di streaming musicale online, sembra aver dato il via ad alcune pratiche per preparare il lancio della società nel mercato azionario.

L’entrata in consiglio d’amministrazione di alcune pedine chiave, come l’ex COO di Disney Tom Straggs e di Shishir Mehrotra, ex capo del prodotto di You Tube, e la risoluzione di una causa legale con un gruppo di cantautori che l’avevano citata (dopo aver trovato un accordo da 43,4 mil. di dollari), fanno appunto pensare ad un ormai prossima IPO.
Quando? Probabilmente fra fine 2016 e inizio 2017. Non ci resta che attendere.

Un nuovo formato di annunci per Instagram

INSTAGRAM

In questi giorni Instagram ha iniziato a testare nuove tipologie di messaggi pubblicitari, andando così a colmare un gap che ancora forse la differenziava da Snapchat.

In particolare questo nuovo formato di ads, invita gli utenti a sfiorare una storia per aprirla così a schermo intero guida gli utenti alla registrazione di un servizio o al download di un’applicazione.
Ultima ma non meno importante modifica apportata, è nella messaggistica diretta, dove è stata aggiunta la possibilità di inserire URL, per consentire così alle aziende di utilizzare il canale di messaggistica diretta per generare lead.

Facebook vuole eliminare definitivamente il clickbait dal social network
CLICKBAIT

È di qualche giorno fa la notizia: Facebook ha annunciato una serie di ritocchi al suo newsfeed per limitare al massimo la rilevanza e la diffusione del clickbait sulla sua piattaforma social.

La pratica, diffusissima sul web e utilizzata per ingannare gli utenti con titoli ad effetto per spingerli a cliccare sul link, è da sempre una delle piaghe del social network per eccellenza.
Quali saranno le azioni intraprese? L’algoritmo esaminerà ora anche se un titolo non renderà esplicite tutte le informazioni e controllerà se nel titolo vi siano presenti esagerazioni o\e menzogne che possano spingere gli utenti a cliccare sul link.

Il processo sarà automatizzato e diffuso in tutte le versioni linguistiche di Facebook.
Che sia la volta buona?

Per questa settimana è tutto, l’appuntamento è al prossimo venerdi!

Gnambox

Instagramer of the Week: intervista a Gnambox

Michele e Stefano sono due ragazzi di Milano che coltivano insieme una passione, capaci di averla fatta diventare qualcosa di concreto: Gnambox.

Gnambox è un blog volto alla condivisione di contenuti riguardanti il mondo della gastronomia. Ricette, filosofie e tecniche di cucina differenti, trovano tutte casa in questo progetto fresco, giovane, pieno di vitalità. Condividendo una passione comune, Michele e Stefano sono anche arrivati a soddisfazioni importanti, come la pubblicazione del loro primo libro di ricette, In Food We Trust, l’arricchimento del loro blog mediante una curiosa sezione di city guide, le collaborazioni con importanti brand online e offline, la pubblicazione della loro prima city guide su Milano, WOW MILANO.

Vi invitiamo a perdervi tra le pagine del loro blog, ma nel frattempo gli abbiamo fatto qualche domanda sul loro rapporto con Instagram, sicuramente il social in cui hanno più seguaci (quasi 120k), dove condividono quotidianamente i deliziosi piatti che cucinano o che incontrano tra ristoranti, baracchini, spiagge e mercati.

Per cominciare, come di consueto, potete raccontarvi con tre hashtag?

STEFANO: #goodvibes #workaholic #innamorati RICCARDO: #curiosi #spontanei #foodlovers

Cosa porta Instagram al vostro progetto, GNAMBOX?

STEFANO: Instagram per noi è un canale fondamentale. Ci permette di far capire ai nostri follower qual è la nostra quotidianità, quello che amiamo e il backstage del nostro lavoro. Instagram sin dall’inizio è stato fondamentale per riuscire a delineare il nostro stile. Grazie anche alle IG STORIES è uno strumento che ci permette di entrare sempre di più in contatto con le persone che ci seguono. 

RICCARDO: Instagram per noi è meglio di Google. Riusciamo a fare tantissima ricerca attraverso questo social, scopriamo luoghi, mode, tendenze e persone che ci possono ispirare.

Le vostre foto sono molto particolari e attraenti, avete addirittura stilato i “10 comandamenti Instagram” by GNAMBOX. Riuscite a riassumerli in qualche riga? Come rendere una foto efficace su Instagram?

STEFANO: La prima cosa che diciamo è che se non ci sono le giuste condizioni di luce e styling è inutile provarci. Siamo dell’idea che Instagram sia il social della bellezza. Per noi è importante mettere sempre immagini curate ma non maniacalmente, non vogliamo confondere i nostri scatti di food con esercizi di foodstyling RICCARDO: Una foto è efficace quando racconta qualche cosa. Che sia un viaggio o semplicemente un’emozione. L’importante è comunicare.

  La Puglia in un piatto ? Orecchiette con cime di rapa state of mind #gnamboxinpuglia #???? #puglia #orecchiette   Un post condiviso da GNAMBOX (@gnambox) in data:

Protagonista delle vostre foto è, naturalmente, la gastronomia. Ma voi, quanto cucinate per le vostre foto? 

STEFANO: Non cuciniamo quanto vorremmo. Da quando GNAMBOX è diventato un lavoro e abbiamo un piano editoriale da seguire capita che ci chiudiamo in casa per 2/3 giorni e scattiamo tutte le ricette del mese. Il bello è che poi invitiamo amici e genitori a mangiare tutto quello che abbiamo cucinato. Amiamo anche fotografare il cibo quando siamo in viaggio per raccontare quali sono i piatti più belli che assaggiamo. 

RICCARDO: Dato che viaggiamo spesso, nel nostro quotidiano, tendiamo a mangiare super healthy, quindi vogliamo anche far capire alle persone che ci seguono che non ci concediamo sempre tutto quello che vogliamo ma che è importante seguire un’alimentazione sana e bilanciata.

Work in progress ⚠️ ? ⚠️ #breakfast #wowmilano #tommyhilfiger ? @lammaigal

Un post condiviso da GNAMBOX (@gnambox) in data:

Siete di Milano ma molte vostre foto vengono dalla Puglia, da Parigi, da NY, dal mondo. Quanto è importante “scattare” quando si è in viaggio?

STEFANO: Fondamentale. Per noi il cibo è il filo conduttore del nostro racconto. Partendo dalla foto di un piatto puoi raccontare una persona, un territorio, una città! RICCARDO: Abbiamo iniziato a scrivere le nostre city guide perché le persone, conoscendo ormai il nostro stile, hanno iniziato a chiederci consiglio su dove andare a mangiare nelle varie città che visitiamo. È per noi fondamentale scattare e provare tutti i posti che riteniamo “inspirational”.

Uno sguardo al futuro: dove vorreste arrivare con le vostre foto?

STEFANO: Grazie ai social siamo già riusciti ad arrivare a persone che non avremmo mai pensato di poter incontrare. Ogni volta che viaggiamo incontriamo sempre le persone “conosciute” via Instagram. Sono loro che rendono sempre speciali i nostri viaggi e le nostre esperienze. 

RICCARDO: In ogni angolo del mondo. A volte ci sentiamo ancora all’inizio, come se dovesse succedere ancora tutto, vorremmo che le nostre foto siano viste e di ispirazione ovunque, senza confini.

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Pinterest: le nuove funzioni per gli appassionati di cucina

Con il boom del “food porn” e dei food blog gli aspiranti cuochi sono aumentati. Siamo diventati una generazione di “esteti” sempre pronti a scattare i piatti che cuciniamo a tavola, facendo diventare il cibo un fattore visivo. Oltre allo stomaco, anche l’occhio vuole la sua parte.

Quante volte abbiamo desiderato preparare quel piatto esattamente come ce l’hanno servito al ristorante? Da oggi Pinterest, potrebbe essere il valore aggiunto per aiutarci a trovare proprio quel piatto e a dare sfogo al nostro estro creativo in cucina. Ma partiamo dall’inizio.

Dinner word in Pinterest lens blog

Fonte: Pinterest

Il cibo è il topic più di tendenza su Pinterest contando attualmente un database di più di 15 miliardi di ricette. Secondo uno studio dello stesso social, le persone sono sempre più alla ricerca di ricette semplici e salutari da realizzare, specialmente di lunedì, e i “pinner” spendono il 5% in più in spesa rispetto alla media. Per questo il social, che spicca tra gli altri come canale di esplorazione, ispirazione, categorizzazione e pianificazione, ha aggiunto due nuove funzioni molto interessanti per gli aspiranti cuochi: la Pinterest Lens e i nuovi filtri di ricerca.

statistiche cibo pinterest

Fonte: Pinterest

Pinterest Lens

La Pinterest Lens (in altre parole la camera all’interno dell’applicazione) oltre a riconoscere più di 175 categorie di prodotti, ora utilizza la tecnologia AI per riconoscere cibi e piatti fotografati suggerendo ricette per realizzarli. In più, anche fotografando un solo ingrediente, oppure caricando una foto dal nostro album, Pinterest ci fornisce una lista infinita di ricette da realizzare a partire da quell’ingrediente.

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Nuovi filtri di ricerca

Poco tempo a disposizione? Niente panico! I nuovi filtri vi aiuteranno a cercare una ricetta in base agli ingredienti selezionati, tempo totale di preparazione e tipo di dieta: paleo, vegetariana, vegana, gluten-free e chi più ne ha più ne metta.

Ninja Tip: questa funzione al momento non è disponibile in ogni Paese, per accedervi però basta impostare come paese  gli Stati Uniti per il momento.

Food-GTM-Faceted-Search-03

Fonte: Pinterest

E non è finita qui. Oltre alla semplicità di scegliere una ricetta in base alla foto, da oggi è anche possibile selezionare una ricetta in base alla classificazione degli utenti che le hanno già realizzate.

ricerca di ricette su pinterest

Queste nuove funzioni oltre ad essere indubbiamente stimolanti per gli utenti che si divertono in cucina, sono anche interessanti per gli advertiser: dando la possibilità ai clienti business di promuovere i propri pin all’interno della ricerca, si ha più possibilità di apparire tra le ricerche degli utenti.

La nuova interessante funzione di Pinterest Lens infatti non funziona solo con il cibo, ma permette infatti di fotografare qualunque tipo di prodotto, identificarlo ed eventualmente acquistarlo. Le possibilità di promuovere i propri pin è solo disponibile per il momento nei paesi anglofoni, ma il social sta lavorando per estendere, in un futuro non molto lontano, le possibilità di advertising anche in altri contesti.