Un po’ di scenari sul destino di Twitter nel 2018

Sicuramente molti di voi, leggendo il titolo di questa terza puntata della nostra “inchiesta” sui trend social del prossimo anno, si saranno chiesti se fosse utile parlare del futuro di Twitter: la piattaforma cinguettante ha passato un 2017 davvero difficile e alcuni esperti del settore preannunciano la sua fine nel breve periodo.

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Nonostante un primo trimestre in timida ripresa – con un aumento di 9 milioni di utenti attivi al mese – Twitter non è riuscito a mantenere il trend positivo e ha subito una battuta di arresto, con una diminuzione degli utenti attivi in USA (il Paese dove la piattaforma è più utilizzata a livello globale).

Nell’ultimo trimestre Twitter ha provato a rinnovarsi sotto diversi aspetti e il cambiamento più impattante è stato sicuramente il passaggio da 140 a 280 caratteri disponibili per i tweet. Questa mossa strategica però non è stata accolta con molto entusiasmo dagli utenti, che l’hanno interpretata come un disperato tentativo di “salvarsi la vita” cercando di omologarsi a Facebook.

La situazione è davvero così tragica? Cerchiamo di capire quali possono essere le previsioni 2018 per Twitter.

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Potenziamento dei servizi di Assistenza Clienti

Twitter è sempre stato un canale predisposto al customer care grazie alla sua immediatezza: i dati raccolti da recenti studi di settore confermano la preferenza degli utenti nell’utilizzo di questa piattaforma per comunicare in tempo reale con brand e aziende.

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Negli ultimi mesi Twitter ha rafforzato questo servizio tramite l’introduzione di nuove feature a disposizione dei profili business, come ad esempio le Direct Message Card personalizzabili che si basano sull’utilizzo di BOT per rispondere in automatico ai messaggi privati degli utenti (funzione attiva su Messenger già da diverso tempo), rilasciata nel mese di Maggio.

Ma l’introduzione dei BOT non è l’unico modo in cui Twitter può potenziare i servizi di Assistenza Clienti: la natura stessa del social media lo rende la piattaforma perfetta per il Customer Care. L’obiettivo per il 2018 quindi è facilitare la comunicazione tra gli utenti e i brand, tramite il miglioramento e l’introduzione di nuovi business tool.

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Miglioramento dell’algoritmo del feed Explore

Sicuramente Twitter ha bisogno di migliorare l’algoritmo di targeting del feed Esplora, introdotto a Gennaio 2017, per garantire ai propri utenti contenuti più rilevanti rispetto ai loro interessi.

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A settembre la piattaforma ha lanciato una nuova funzione denominata “Articoli popolari” che mostra agli utenti i contenuti più condivisi e apprezzati dai propri following, oltre alle ultime news in relazione alla posizione (scelti grazie alla funzione di geotargeting). Questa scheda somiglia molto a Nuzzel, un’applicazione particolarmente utilizzata in USA che raccoglie e mostra notizie basate sugli interessi degli utenti, vista come un modo utile per ridurre il “caos” della timeline di Twitter o del News Feed di Facebook.

In un prossimo futuro Twitter potrebbe introdurre un ulteriore aggiornamento in stile Reddit, ovvero una sezione “Top Tweets” per segmentare maggiormente le categorie e rendere il feed Explore più pertinente.

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Riflettori puntati sul formato Video

Siamo a Maggio quando Twitter annuncia ufficialmente sul suo blog il lancio di 16 offerte di contenuti in Live Streaming relativi a sport, show, news e intrattenimento; la maggior parte di questi spettacoli, tuttavia, richiedeva un impegno pubblicitario sostanzioso da parte degli inserzionisti. Dopo circa 4 mesi sembra che la piattaforma sia riuscita a raggiungere la cifra necessaria per cominciare a trasmettere questi show, come ad esempio la Major League di Baseball.

Da questa notizia possiamo intuire che nei prossimi mesi Twitter investirà molto per spingere il più possibile il formato Video. Ad esempio attraverso la nuova notifica “Happening Now” – annunciata il mese scorso e disponibile per ora solo in USA – che tramite un alert nella timeline che avvisa l’utente dell’inizio di una diretta streaming o di un evento in corso in quel momento (ovviamente anche questa notifica è personalizzata in base agli interessi e alla geolocalizzazione).

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Nel complesso il futuro di Twitter non sembra molto roseo, ma rimane comunque una delle piattaforme chiave utilizzate dai brand in tutto il mondo per comunicare con i propri followers.

Quali cambiamenti, invece, ci riserverà il social media più business di tutti, ovvero LinkedIn? Lo scopriremo nella prossima puntata della nostra “inchiesta”!

I test più strani fatti durante un colloquio di lavoro (ad insaputa del candidato)

Per capire se un candidato è quello giusto per una posizione, perché non mettere alla prova il suo carattere e le sue capacità già durante il colloquio di lavoro? Alcuni recruiters adottano metodi meno convenzionali di selezione, che vanno oltre le domande sulle esperienze professionali passate o le behavioural interview.

L’idea è quella di vedere come reagisce una persona a situazioni di stress o come si comporta in situazioni quotidiane come ordinare il pranzo al cameriere per vedere in azione le sue soft skills. Le capacità organizzative, sociali, comunicative e gestionali vengono considerate importanti nel corso di una selezione, quasi al pari delle competenze tecniche, specifiche per la posizione ricercata. Ecco alcune delle prove più particolari utilizzate durante i colloqui:

Prove di selezione strane

Test del sale

Uno dei primi a fare un colloquio diverso fu Thomas Edison, l’inventore della lampadina, che chiese ai candidati per un posto da ricercatore di mangiare una zuppa. Se aggiungevano il sale o il pepe prima di assaggiarla erano subito esclusi perché dimostravano di non avere propensione per la ricerca e la sperimentazione.

Prova della macchina

Alla fine del colloquio, il recruiter si propone di accompagnare il candidato al luogo dove ha posteggiato la macchina. Il suo obiettivo non è vedere se hai un’auto di lusso o un’utilitaria ma verificare che la vettura sia tenuta in ordine. Una persona che lascia nell’abitacolo volantini e mozziconi di sigarette mostra di avere poca cura per le sue cose e potrebbe non riuscire a occuparsi neanche degli affari dell’impresa.

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Test del silenzio

Difficile restare calmi di fronte a qualcuno che non si spiega, non fa domande. Se la persona che gestisce la selezione resta in silenzio per diversi minuti, non ce l’ha con voi. È una tecnica per mettere alla prova la reazione del candidato. Se non si fa travolgere dall’ansia e anzi prende l’iniziativa e comincia un discorso di sua volontà, fa vedere di saper gestire le emozioni e di essere un tipo propositivo, una soft skill delle più apprezzate.

Colloquio sotto pressione

La logica somiglia a quella del test del silenzio. Solo che in questo caso il recruiter si comporta in modo aggressivo, scostante e ipercritico. Lo fa per mettere alla prova i nervi del candidato. Vince chi risponde con pazienza, senza irritarsi e alzare la voce.

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Tour sotto copertura

Secondo Liz Ryan su Forbes, fra i segnali che dovrebbero spingere un candidato a rifiutare un’offerta di lavoro c’è il caso di un’azienda che non fa vedere gli uffici durante il processo di selezione. In Italia questa non è una prassi molto diffusa. Nelle società statunitensi le agenzie di recruitment utilizzano la visita ai locali dell’impresa come un modo per acquisire altre informazioni sul possibile prescelto. Il tour sotto copertura viene condotto da un dipendente di grado basso che deve riferire tutto al capo alla fine del giro. Il candidato non sa che il suo accompagnatore lo sta giudicando e si sentirà più a suo agio nel fare le domande che gli stanno davvero a cuore.

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Test del cameriere

Il capo di un’azienda o l’addetto alle Risorse umane possono proporre al candidato di andare a pranzo insieme e di discutere della posizione di lavoro in quella sede. Uno degli obiettivi di questa scelta è valutare come la persona si comporta con il cameriere. Se mostra rispetto e gentilezza ottiene punti a suo favore. Una variante è il test del receptionist, nel quale si giudica l’atteggiamento verso gli addetti alla reception prima del colloquio.

Partita a ping pong

Questa non è una modalità di selezione molto comune. Riporta di averla utilizzata l’azienda statunitense TechnologyAdvice, che ha proposto ai candidati una partita di ping pong con il recruiter alla fine del colloquio. Non per valutare le loro abilità nello sport da tavolo ma per misurare la loro apertura alle novità, il modo di affrontare una eventuale sconfitta e la sottostima o sovrastima iniziale delle proprie capacità.

Diesel, Nike e John Lewis tra i Grand Prix dell’Eurobest 2017

Si è chiuso giovedì sera l’Eurobest 2017, la cerimonia che a Londra ha premiato come di consueto le migliori campagne creative selezionate dai giurati.

Mentre lo scorso anno – nonostante la cerimonia di premiazione si tenesse a Roma – nessun Grand Prix era stato assegnato alle agenzie italiane, questa volta Publicis Italy ha trionfato grazie alla sua campagna per Diesel, nella sezione Film Craft.

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Ma scopriamo insieme, categoria dopo categoria tutti i Grand Prix di quest’anno.

LEGGI ANCHE: Eurobest 2016: ecco tutte le campagne italiane vincitrici

Creative Effectiveness

Grand Prix per Man On The Moon for John Lewis by adam&eveDDB, London.

Credits
Client: JOHN LEWIS
Product/Service: DEPARTMENT STORE
Entrant: adam&eveDDB London, UNITED KINGDOM
Idea Creation: adam&eveDDB London, UNITED KINGDOM

Design

Il Grand Prix della categoria Design è andato a They Call Us Leeuwinnen per Nike, creato da Wieden+Kennedy Amsterdam.

Credits
Client: NIKE
Product/Service: NIKE WOMENS FOOTBAL
Entrant: WIEDEN+KENNEDY AMSTERDAM, THE NETHERLANDS
Idea Creation: WIEDEN+KENNEDY AMSTERDAM, THE NETHERLANDS
Media Placement: MINDSHARE Amsterdam, THE NETHERLANDS
PR: WIEDEN+KENNEDY AMSTERDAM, THE NETHERLANDS
Production: NEW AMSTERDAM FILM COMPANY, THE NETHERLANDS

Digital Craft

A World with No Heroes per Ubisoft, creato da DDB Paris / Ubisoft, Paris, France, si aggiudica il premio per la categoria Digital Craft.

Credits
Client: UBISOFT
Product/Service: GHOST RECON WILDLANDS
Entrant: DDB PARIS, FRANCE
Idea Creation: DDB PARIS, FRANCE
Idea Creation 2: UBISOFT Paris, FRANCE
Production: MAKE ME PULSE Paris, FRANCE

Entertainment e PR

All That We Share per TV2 e di &Co., Copenhagen, Denmark, si aggiudica il Grand Prix della categoria intrattenimento e quello della categoria PR.

Credits
Client: TV2
Product/Service: TV2
Entrant: &CO Copenhagen, DENMARK
Idea Creation: &CO Copenhagen, DENMARK
Media Placement: TV2 MARKETING Copenhagen, DENMARK
Production: MOLAND FILM COMPANY Copenhagen, DENMARK
Production 2: &CO. PRODUCTIONS Copenhagen, DENMARK

Film

Un Grand Prix  va anche a Buster The Boxer l’ormai celeberrima campagna natalizia di John Lewis creata da adam&eveDDB, London.

Credits
Client: JOHN LEWIS
Product/Service: JOHN LEWIS
Entrant: adam&eveDDB London, UNITED KINGDOM
Idea Creation: adam&eveDDB London, UNITED KINGDOM
Media Placement: MANNING GOTTLIEB OMD London, UNITED KINGDOM
Production: BLINK PRODUCTIONS London, UNITED KINGDOM

Film Craft

Anche Go With The Flaw la campagna pensata per Diesel da Publicis Italy, Milan vince il Grand Prix per la categoria Film Craft.

Credits
Client: DIESEL
Product/Service: FALL WINTER 2017 COLLECTION
Entrant: DIESEL Breganze, ITALY
Idea Creation: PUBLICIS ITALY Milan, ITALY
Production: DIVISION Paris, FRANCE
Production 2: MPC London, UNITED KINGDOM

Healthcare

È la campagna Get The Flow di Vodafone ideata da DDB & Tribal Amsterdam ad aggiudicarsi il Gran Premio degli Eurobest 2017 per la categoria Healthcare.

Credits
Client: VODAFONE
Product/Service: VODAFONE
Entrant: DDB & TRIBAL AMSTERDAM, THE NETHERLANDS
Idea Creation: DDB & TRIBAL AMSTERDAM, THE NETHERLANDS

Innovation

Grand Prix per KPN Safe Lock, la campagna di KPN di N=5, Amsterdam.

Credits
Client: KPN
Product/Service: TELECOM PROVIDER
Entrant: N=5 Amsterdam, THE NETHERLANDS
Idea Creation: N=5 Amsterdam, THE NETHERLANDS

Integrated

Il premio per la categoria Integrated è andato invece a Evert_45, sempre per KPN e di N=5, Amsterdam.

Credits
Client: KPN
Entrant: N=5 Amsterdam, THE NETHERLANDS
Idea Creation: N=5 Amsterdam, THE NETHERLANDS

Interactive

E ancora, per Interactive, Grand Prix a Retail Therapy per IKEA, la campagna ideata da Åkestam Holst, Stockholm, Sweden.

Credits
Client: IKEA
Product/Service: FURNITURE
Entrant: ÅKESTAM HOLST Stockholm, SWEDEN
Idea Creation: ÅKESTAM HOLST Stockholm, SWEDEN
Media Placement: MEC Stockholm, SWEDEN
PR: ÅKESTAM HOLST Stockholm, SWEDEN
Production: ÅKESTAM HOLST Stockholm, SWEDEN

Media

La categoria Media, con Sweden on Airbnb per VisitSweden va a Forsman & Bodenfors, Gothenburg, Sweden. Vi avevamo già parlato di questa campagna anche qui.

Credits
Client: VISITSWEDEN
Product/Service: VISITSWEDEN
Entrant: FORSMAN & BODENFORS Gothenburg, SWEDEN
Idea Creation: FORSMAN & BODENFORS Gothenburg, SWEDEN
PR: FORSMAN & BODENFORS Gothenburg, SWEDEN
Production: FORSMAN & BODENFORS Gothenburg, SWEDEN

Mobile

Premiata anche la campagna Official Gorillaz App per Gorillaz, di B-Reel, London.

Credits
Client: GORILLAZ
Product/Service: HUMANZ (5TH ALBUM BY GORILLAZ)
Entrant: B-REEL London, UNITED KINGDOM
Idea Creation: B-REEL London, UNITED KINGDOM
Production: B-REEL London, UNITED KINGDOM

Outdoor

Per gli Outdoor il Grand Prix degli Eurobest 2017 è andato a Magenta Unleashed per Deutsche Telekom, creata da Saatchi & Saatchi, London.

Credits
Client: DEUTSCHE TELEKOM
Product/Service: DEUTSCHE TELEKOM
Entrant: SAATCHI & SAATCHI London, UNITED KINGDOM
Idea Creation: SAATCHI & SAATCHI London, UNITED KINGDOM

Print & Outdoor Craft

Grand Prix per Tapestry la campagna di Tourism Ireland creata da Tourism Ireland, Redmonds Hill / Publicis London, Ireland.

Credits
Client: TOURISM IRELAND
Product/Service: TOURISM IRELAND
Entrant: TOURISM IRELAND Redmonds Hill, IRELAND
Idea Creation: PUBLICIS LONDON, UNITED KINGDOM
Media Placement: CARAT London, UNITED KINGDOM
Production: SPACE66 London, UNITED KINGDOM

Print & Publishing

E Grand Prix anche per Trump la campagna stampa di Der Tagesspiegel creata da Scholz & Friends, Berlin, Germany.

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Credits
Client: DER TAGESSPIEGEL
Product/Service: DER TAGESSPIEGEL
Entrant: SCHOLZ & FRIENDS Berlin, GERMANY
Idea Creation: SCHOLZ & FRIENDS Berlin, GERMANY

Promo & Activation

Infine, premiata Edeka Vielfalt per Edeka, la campagna di Jung von Matt, Hamburg, Germany.

Credits
Client: EDEKA
Product/Service: VIELFALT KAMPAGNE
Entrant: JUNG VON MATT Hamburg, GERMANY
Idea Creation: JUNG VON MATT Hamburg, GERMANY
Production: MARKENFILM CROSSING Hamburg, GERMANY

E i premi alle agenzie di ogni paese

Queste le agenzie premiate durante i Grand Prix Awards, dedicati alla creatività made in Europe:

Belgio: DDB Brussels
Danimarca:
 &Co., Copenhagen
Francia: BETC, Paris
Germania: Jung von Matt, Hamburg
Italia: Publicis Italy, Milan
Norvegia: TRY, Oslo
Russia: Good, Moscow
Spagma: The Cyranos//McCann, Barcelona
Svezia: Forsman & Bodenfors, Gothenburg
Olanda: N=5, Amsterdam
Regno Unito: adamandeveDDB, London

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Adolescenti, smartphone e depressione: perché è una relazione pericolosa

Bello da mostrare, con noi ovunque andiamo, confidente, amico e tramite per le nostre relazioni in maniera sempre performante: è lo smartphone, senza il quale non sappiamo più stare. E se per alcuni, gli “immigrati digitali”, la propria vita si potrebbe dividere tra prima e dopo lo smartphone, per altri c’è sempre stato.

Da un sondaggio condotto nel nostro paese dal Centro per la Salute del Bambino Onlus emerge che la presenza dello smartphone in famiglia è arrivata a un rotondo 100% (la televisione è al 95%) e il tablet al 68%. Nel secondo anno di vita, il 60% dei genitori lascia usare il cellulare o lo smartphone ai figli e nella fascia fra i 2 e i 5 anni questa percentuale sale gradualmente fino a sfiorare l’80%.

Se nei primi anni di vita la situazione è questa, difficile pensare che negli anni a venire se ne farà a meno, costi quel che costi. E proprio a proposito di prezzo da pagare, dall’Università di San Diego non arrivano buone notizie, soprattutto per quel che riguarda l’adolescenza.

Adolescenti e smartphone: un rapporto pericoloso

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L’adolescenza è un periodo difficile da attraversare e ovunque troviamo comprensione ci rifuggiamo. Il problema è che, nel tempo, il modo in cui ciò avviene è cambiato e non promette grandi cose.

Da una ricerca condotta Jean Twenge, Professore di Psicologia, e i suoi colleghi, emerge che in soli cinque anni tra il 2010 e il 2015, il numero di adolescenti statunitensi che si sentivano inutili e senza gioia – i classici sintomi della depressione – è cresciuto del 33%. I tentativi di suicidio tra i teenager sono aumentati del 23%. E, ancora più preoccupante, il numero di suicidi tra i 13 e i 18 anni è balzato al 31%.

Che cosa è successo in un così breve periodo di tempo? Colpa dell’adolescenza e basta? È difficile anche attribuire la causa di questo fenomeno esclusivamente ad altro: infatti tra i suicidi compaiono ragazzi e ragazze provenienti da ogni ceto sociale, da diverse regioni e non appartenenti a nessuna etnia in particolare.

L’analisi al centro della ricerca ha rilevato che la generazione di adolescenti definiti “iGen” – quelli nati dopo il 1995 – ha molte più probabilità di sperimentare problemi di salute mentale rispetto ai loro predecessori millenari.

Dopo aver setacciato diversi sondaggi sugli adolescenti per trovare una giustificazione, si è scoperto che tutto risale a un grande cambiamento nella vita dei ragazzi: l’improvvisa ascesa dello smartphone.

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Secondo il Pew Research Center, la proprietà degli smartphone ha superato la soglia del 50% alla fine del 2012 – proprio quando la depressione e il suicidio adolescenziale hanno iniziato ad aumentare. Entro il 2015, il 73% degli adolescenti aveva accesso a uno smartphone. Non solo l’uso degli smartphone e la depressione sono aumentati in tandem, ma anche il tempo trascorso online pare abbia avuto il suo ruolo.

Stare dietro a uno schermo a volte facilita le cose, soprattutto quando sei un adolescente che teme le figuracce, che non sa esprimere se stesso, quando non ti piaci e pensi che gli altri vedano in te solo difetti. Il display dietro al quale ti nascondi sembra davvero essere un amico ma l’esagerazione può provocare seri problemi.

Dagli studi emerge che gli adolescenti che trascorrevano cinque o più ore al giorno online avevano il 71% di probabilità in più rispetto a quelli che spendevano meno di un’ora al giorno di essere colpiti da depressione, pensare al suicidio o tentare il suicidio. Nel complesso, i fattori di rischio di suicidio sono aumentati in modo significativo dopo due o più ore al giorno online.

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In particolare, in questo scenario, vanno nominati i social network e il posto che occupano nella nostra vita. Dagli studi emerge che passare molto tempo sui social media porti all’infelicità: a un terzo dei partecipanti alla ricerca è stato proibito di usare Facebook per una settimana e al termine dell’esperimento ha dichiarato di sentirsi meno depresso.

Dunque non c’è una stretta correlazione tra depressione e social network, preesistenti al 2012, quanto piuttosto tra depressione e tempo speso online, aumentato grazie allo smartphone sempre a portata di mano. Ma attenzione! Tutto dipende non dal possedere uno smartphone ma dall’uso che se ne fa.

A cosa rinunciamo quando siamo online

Può sembrare banale ma le conseguenze non lo sono affatto. Essere online per molto tempo ci priva di un elemento alla base della felicità umana: l’interazione faccia a faccia.

Stando ai dati ma è facile da capire, l’utilizzo consistente dello strumento fa in modo che gli adolescenti di oggi abbiano sempre meno interazioni sociali e questo può provocare isolamento e condurre verso uno stato depressivo o, ancora peggio, risulta essere uno dei principali fattori che conducono al suicidio.

Dalla ricerca emerge che gli adolescenti che passano più tempo della media online e meno della media in compagnia degli amici sono i più inclini alla depressione. È quello che è successo dal 2012: gli adolescenti hanno speso meno tempo in attività note per il beneficio della salute mentale (interazione sociale di persona) e più tempo per attività che potrebbero danneggiarla (tempo online).

Non solo. Non dormire abbastanza è un importante fattore di rischio per la depressione e gli adolescenti che passano più tempo sui loro dispositivi hanno maggiori probabilità di non dormire abbastanza.

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Depressione e suicidio hanno molte cause: predisposizione genetica, ambienti familiari, bullismo e traumi di vario genere possono ricoprire un ruolo in tal senso.

Però, senza creare facili allarmismi, è possibile affermare che alcuni adolescenti vulnerabili, che altrimenti non avrebbero avuto problemi di salute mentale, potrebbero essere scivolati in depressione a causa del troppo tempo trascorso sullo schermo del proprio smartphone, scarsa interazione sociale faccia a faccia, sonno inadeguato o una combinazione di tutti e tre i fattori.

Insomma cari ragazzi e ragazze, nonostante il nostro amore per il digital, ci sentiamo di invitarvi ad uscire, di sforzarvi di farlo e di godere di questo tempo in modalità offline perché per stare dietro a uno schermo ore e ore ne avrete di occasioni… E potreste rimpiangere di non esservi goduti davvero “la libertà” della vostra età!

Cosa sono i content-bot e come ci ruberanno il mestiere

Per content-bot si intende oggi la creazione di contenuto da parte di un robot. Un argomento che vi coinvolge non solo come possibili “utilizzatori” delle piattaforme di content-bot, ma anche da lettori. Se domani infatti la Divina Commedia parte II verrà scritta da HAL 9000, probabilmente anche nella lettura dovremo farci i conti.

I conent-bot sono, infatti, a tutti gli effetti un’evoluzione della scrittura e non sbagliamo a pensare a una nuova era nel momento in cui un robot prende una penna “in mano”.

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Nel mondo i content-bot esistono già da qualche anno e portano importanti vantaggi monetari. Le tre parole chiave per identificarli sono: narrazioni intelligenti (intelligent narratives); generazione di linguaggio naturale (natural language generation – NLG) e tecnologia di storytelling automatizzato (automated storytelling technology).

Ma per capire ancora meglio di cosa si tratta, vediamone insieme qualche esempio.

Quill: il pupillo di Narrative Science

C’era una volta Narrative Science, nata nel 2010 come esperimento alla Northwestern University per trasformare i riepiloghi statistici delle partite di baseball in storie tradizionali. Nel 2011 questo piccolo esperimento ha raccolto oltre 6 milioni di dollari per studiare le “human-free stories”, vale a dire storie scritte senza l’intervento umano.

Nel 2013 altri 11,5 milioni di dollari per sviluppare ulteriormente lo studio, da cui è venuto fuori Quill, software NLG, che decreta Narrative Science tra le aziende più importanti in fatto di content-bot.

content-bot scrittura

Quill può generare storie, report, analisi statistiche e perfino titoli, senza che un uomo debba materialmente mettere mano ai testi, anche se è ancora molto legato ai dati numerici che recepisce e rielabora.

In campo Business, Quill è utilizzato principalmente nel settore finanziario, può infatti rielaborare dati in pochi secondi e creare da 10 a 15 pagine di report che richiederebbero settimane ad un copywriter professionista. Utilizzano Quill aziende come Groupon, Forbes, T.Rowe Price, Credit Suisse e USAA.

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Credits: narrativescience.com

Tra le abilità più inquietanti – o esorbitanti, a seconda dei punti di vista – di Quill, vi è quella di recepire il tono e lo stile della scrittura. Per esempio se il nostro pubblico è un fan sfegatato di “La La Land” e ai Golden Globe questo film è in gara con “Moonlight”, possiamo chiedere a Quill di spendere parole più “carine” sugli incassi del primo rispetto al secondo.

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Lo so, siete anche voi a bocca aperta, ma del resto di cosa meravigliarsi, quando Narrative Science stessa dichiara di vivere nel punto di incontro tra tecnologia e umanità?

Se volete divertirvi comunque Narrative Science fornisce una demo di Quill, non ha tutte le potenzialità del software vero e proprio, ma è interessante per capire di cosa è capace.

Costi: intorno a 70.000 dollari per una sola tipologia di storia (interpretazione dei dati); tre tipologie di storie circa 175.000 dollari.

Heliograf, la penna del Washington post

Siete lettori abituali del Washington Post? Bene sappiate che solo lo scorso anno circa 850 storie sono state create da Heliograf, piattaforma di storytelling automatizzato. Più che di storytelling, Heliograf si occupa di risultati di eventi o brevi informazioni, poiché produce articoli, news e post sui social media, soprattutto Twitter. Eccone un esempio:

bot-content: heliograf

https://twitter.com/wpolympicsbot

Heliograf è stato impiegato per le elezioni statunitensi, le Olimpiadi di Rio e per il football locale, restituisce risultati, statistiche sui giocatori, classifiche, orari di inizio degli eventi. Come potete vedere, anche qui il legame con i numeri e le statistiche appare “fondamentale”. La grande opportunità che ha saputo cogliere il Washington Post è la possibilità di aggiornare costantemente gli utenti su eventi sportivi e competizioni e impiegare risorse umane in articoli più dettagliati sull’argomento.

Costi: Da 10.000 a 150.000 dollari al mese con profitto tra il 60% e 80%.

Wordsmith: co-writer tuttofare di Automated Insight

Associate Press, agenzia stampa storica degli Stati Uniti (con ben 171 anni di storia alle spalle) è caduta come il Washington Post nella rete dei content-bot, avvalendosi delle penna di Wordsmith, piattaforma NLG di Automated Insight, per creare notizie.

content-bot scrittura

La differenza rispetto ad Heliograf e Quill è che Wordsmith necessita inizialmente di una cooperazione umana (inserimento dati; scrittura del template; revisione del contenuto), restituendo però risultati di “umanità” superiore rispetto ai content-bot competitors.

Enfasi nella scrittura e non semplici dati numerici rielaborati in un’informazione alquanto piatta, insomma.

Wordsmith è anche una piattaforma flessibile, poiché può essere utilizzato in diversi settori per esempio in descrizioni di hotel, abbigliamento o perfino nelle guide turistiche. I suoi clienti spaziano da Yahoo a Ndivia e Microsoft. La scelta di Wordsmith potrebbe essere percorsa quindi dai marketer. Nondimeno Wordsmith può generare contenuti in pochi secondi e in 20 lingue diverse.

Costi: da 2.000 dollari al mese, che aumentano con l’aggiunta di servizi. In ogni caso, anche Automated Insight propone una Demo per testarne le potenzialità.

Altri esempi content-bot

Se pensate sia finita qui la nostra lista di content-bot, vi sbagliate di grosso, ce ne sono molti altri sulla scena e molti altri vi entreranno. Il Los Angeles Times per esempio ha creato QuakeBot, che genera storie prendendo dati dal sito federale US. Geological Survey dopo un terremoto. Il robot ha addirittura il suo profilo Twitter.

content-bot scrittura

Google ha speso oltre 800.000 dollari per lo sviluppo di RADAR (Reporters And Data And Robots), una piattaforma per scrivere news. E, gran finale, un romanzo a quattro mani, frutto di una collaborazione tra un uomo e un robot, ha vinto un premio letterario in Giappone.

I robot sono tra noi e hanno intenzione di restare. Voi cosa siete disposti a perdere come lettori?

Facebook Mentorship

Week in Social: foto in 4k su Messenger e Promoted Stories su Snapchat

Superato il Black Friday e il Cyber Monday più o meno indenni (carte di credito prosciugate a parte), Week in Social inizia il suo conto alla rovescia verso la fine di questo 2017, con il primo numero di dicembre. Un anno ricco di novità dal mondo dei social media, in continuo aggiornamento e in moto perpetuo. Anche questa settimana non è stata da meno. Preparatevi quindi a scoprire tutti gli update di Facebook, Instagram e Snapchat.

Facebook

Facebook Mentorship

Durante il secondo Social Good Forum annuale, Facebook annuncia l’introduzione di un nuovo strumento per connettere utenti che potrebbero avere bisogno di supporto e consulenza per raggiungere i propri obiettivi, con persone che hanno la giusta esperienza come i mentor.

Facebook Mentorship

Al momento il programma pilota partirà attraverso la partnership con due organizzazioni non profit: iMentor per l’istruzione e The International Rescue Committee per il tutoraggio nel recupero di crisi.

L’obiettivo di Facebook è quello di espandere le aree di interesse, per aiutare a supportare le persone attorno ad una serie di cause come il recupero dalle dipendenze, gli avanzamenti di carriera ed altri settori in cui sono fondamentali programmi di mentorship.

Foto in 4K in Facebook Messenger

Una super novità per l’app di messaggistica di Facebook. Partendo dalla considerazione che oggi le conversazioni su Messenger non si limitano solo più all’invio di testo, da Menlo Park hanno deciso di investire fior di milioni per permettere agli utenti di inviare e ricevere foto a risoluzione 4K.

Foto in 4k su Facebook Messenger

Ogni mese infatti nel mondo vengono condivise circa 17 miliardi di foto attraverso Messenger, per questo Facebook vuole rendere l’invio di contenuti  fotografici quanto più nitido possibile.

Attualmente l’implementazione di questo nuovo aggiornamento è partito negli Stati Uniti, Canada, Francia, Australia, Regno Unito, Singapore, Hong Kong, Giappone e Corea del sud. Nelle prossime settimane l’implementazione della risoluzione in 4k  riguarderà anche altri Paesi.

Messenger come strumento di marketing

Messenger diventa sempre più uno strumento di marketing, proprio come Zuckerberg & Co. si erano immaginati. Con il rilascio della versione di Messenger 2.2 sono stati aggiunti nuovi strumenti e opportunità di marketing per i brand. Dalla chat integrata nei web site, che permette di fornire assistenza e supporto ai clienti, fino alla possibilità di inserire un pulsante di call to action in qualsiasi contenuto condiviso su Messenger come foto, video, gif per incrementare il coinvolgimento nelle conversazioni.

Messenger non si è ancora trasformato in un’assistente personale, ma queste nuove funzionalità ampliano le potenzialità di uno strumento che nei prossimi mesi potrebbe crescere a dismisura.

Su questo Luca La Mesa, top teacher di Ninja Academy, al proposito ci ha dato la sua opinione: “Messenger diventerà sempre di più il cuore della nuova piattaforma, almeno per le attività di supporto e conversione. Da ieri è disponibile in beta il plugin per l’estensione della Customer Chat anche sui siti internet e questa è una novità di per se semplice ma veramente grande per gli scenari che può aprire. Invito tutti a sperimentare le novità per comprenderne le potenzialità. “.

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Snapchat

Snapchat lancia le Promoted Stories

Il social del fantasmino introduce un nuovo formato pubblicitario che permette ai brand di raccontare le proprie storie nello stesso modo in cui lo fanno editor e snapchatter.

Le Promoted Stories saranno visualizzabili nella sezione Discover, la stessa che ogni giorno viene utilizzata da milioni di utenti per guardare le storie condivise in giro per il mondo.

Snapchat promoted stories

Consistono in una narrazione che può comporsi da un minimo di 3 ad un massimo di 10 differenti Snap, che gli inserzionisti possono personalizzare in ogni dettaglio.

Tutti gli advertiser potranno promuovere la propria Promoted Story per la durata di un giorno e potranno ricevere metriche complete su impression totali, apertura totale della storia e molto altro.

Instagram

Chiudiamo la prima Week in Social di dicembre con le tantissime novità che arrivano da Instagram.

Una delle ultime in ordine cronologico riguarda la possibilità di “remixare” le foto dei nostri amici inviate su direct, per dare vita a conversazioni ancora più divertenti.

Si ha quindi la possibilità di rispondere ad un contenuto condiviso in una Stories da un nostro amico e personalizzare la risposta in direct con filtri e stickers per creare delle divertenti combinazioni.

Instagram Remix

Inoltre è possibile gestire la privacy di queste foto utilizzando i tasti “One View” per far visualizzare la foto una sola volta oppure “Consenti Replay” in modo da dare l’opportunità ai nostri contatti di visualizzare con più calma il contenuto. L’aggiornamento è già disponibile su dispositivi iOS e Android, quindi iniziate a provarlo.

Altro cambiamento in fase di rollout è quello annunciato dall’indiscrezione riportata dal portale TheNextWeb secondo cui Instagram sta testando il pulsante per i repost nativi dei contenuti di altri utenti. La funzione permette così di “regrammare” i contenuti che più ci piacciono condivisi da altri utenti fornendo i credits e aumentando così la viralità dei post.

È una funzione che da tempo attendono con ansia tutti gli instagramers. In realtà la funzione di repost è già utilizzabile su Instagram a patto di utilizzare app terze esterne ad Instagram. La nuova funzionalità potrebbe avere anche interessanti ripercussioni dal punto di vista del business, in termini di visibilità. Immaginate l’aumento della portata e dell’engagement dei post se influencer e grandi brand iniziassero ad utilizzare il regram?

Cosa ne pensa Luca La Mesa? “La notizia non stupisce per un motivo molto semplice: gli utenti non sono “stupidi” come talvolta ci fanno pensare. Gli utenti alla fine siamo noi. Sono convinto che alla maggior parte dei fan delle celebrities fosse già chiaro quando un post nasceva come “spontaneo” rispetto a quelli che erano concordati con un’azienda. La trasparenza è fondamentale e tutela sia noi utenti che le aziende. Sono contento che, anche a livello di risultati, la trasparenza non abbia impattato le performance.”.

Per questa settimana da Week In Social è tutto. Godetevi il weekend e preparatevi a tutte le novità che i social media ci offriranno in vista del Natale.

non abbiamo fiducia nei social

Non abbiamo fiducia nei social, ma continueremo ad usarli

A inizio mese Facebook, Twitter e Google hanno delineato la quantità e la natura degli annunci acquistati e pubblicati sulle loro piattaforme da operatori stranieri (in larga parte provenienti dalla Russia). La percezione di fiducia che utenti e brand hanno oggi delle campagne pubblicitarie ha subito un forte scossone, che però, inaspettatamente, non li ha fermati dal continuare ad usare i social e investire in pubblicità.

La fiducia nei social rivelata da un sondaggio

Hubspot ha condotto proprio su questo tema un interessante sondaggio per raccogliere dati e capire il sentiment di fiducia di 1000 adulti statunitensi dopo i recenti fatti che hanno coinvolto le più grandi piattaforme di condivisione di contenuti del mondo.

Gli annunci vengono ora visualizzati con diffidenza?

Si, la percezione degli annunci pubblicitari è negativa per circa la metà degli intervistati. Un piccolo 5.5% continua a descrivere l’adv come ”abbastanza o molto affidabile”.

grafico fiducia nei social media

©blog.hubspot.com

 

Gli utenti sono soddisfatti delle risposte fornite dai social media?

Il sentiment di minore positività si registra nei confronti di Twitter (il punteggio “un po’ soddisfatto” è, per esempio, di tre punti percentuali inferiore rispetto a quello di Google e Facebook).

Alla luce delle testimonianze di Twitter, Facebook e Google davanti al Congresso degli Stati Uniti dove è stato esaminato il ruolo dei colossi social in relazione alle inserzioni pubblicitarie ad opera della Russia, questo è un dato che deve far riflettere. Le tre aziende hanno ammesso di aver venduto annunci ad agenti russi durante le campagne presidenziali, e che questi ultimi sono stati responsabili di fomentare l’odio, con argomenti divisivi come la razza, i rifugiati, il controllo delle armi. Twitter ha però ammesso che ciò è avvenuto in relazione soltanto a 200 account, cifra che al Congresso è sembrata quanto mai bassa e non veritiera.

sentiment fiducia social

©blog.hubspot.com

I social network stessi sono ora visti con sfiducia?

La fiducia nei social network ha subito un brusco crollo dopo i fatti sugli annunci sponsorizzati a tema politico. Facebook detiene il primato di maggior sfiducia, con quasi il 50% degli intervistati che dichiara di trovare il canale poco affidabile. Tuttavia, un dato ancora maggiore riferisce di non aver maturato sfiducia in nessuna delle piattaforme, segnalando, tra le altre cose, la non volontà futura degli utenti di ridurre o interrompere il loro uso dei social media. Insomma, il sentiment negativo o la continua fiducia nelle piattaforme sembrano, per una parte degli intervistati, andare a convergere su un’unica decisione finale.

fiducia reti social

©blog.hubspot.com

I social devono essere responsabili della verifica degli annunci pubblicitari?

Il 77% degli intervistati sostiene che le piattaforme debbano verificare gli annunci che vendono e mostrano. Il lato interessante di questo dato è che il campione degli intervistati fosse assolutamente eterogeneo per età, visione politica, reddito. La maggior parte degli utenti è perciò concorde e si aspetta in futuro consistenti cambiamenti proattivi nelle politiche pubblicitarie dei social network.

annunci pubblicitari fiducia

©blog.hubspot.com

Gli utenti smetteranno di usare o useranno meno i social network interessati dalla polemica?

Nonostante la percezione di poca attendibilità delle piattaforme, pochi degli intervistati dichiarano di voler usare meno o interrompere l’utilizzo dei social. Meno di un quarto del totale prevede un calo di utilizzo nello specifico di Twitter, nonostante non sia soddisfatto della risposta dell’azienda sulla crisi pubblicitaria politica. Il dato appare ancora più basso per Google, e lievemente più alto per Facebook. Pochi intervistati infine, stanno pianificando l’abbandono totale delle piattaforme.

riduzione uso social media

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abbandono uso social media

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È di oggi, inoltre, il comunicato ufficiale di Facebook sulla volontà di continuare ad aumentare la trasparenza dei loro annunci pubblicitari. Come parte di questo impegno continuo, creeremo presto un portale per consentire alle persone su Facebook di scoprire quale delle pagine Facebook o degli account Instagram abbiano seguito che siano stati sottoposti ad accertamenti da parte dell’Agenzia di Ricerca Internet tra gennaio 2015 e agosto 2017, assicurano dalla Newsroom di Facebook.

Cosa significano questi dati sulla fiducia

Che cosa ci dicono questi dati sulle nostre abitudini online e quali saranno le implicazioni per aziende e marketers?

Innanzitutto i numeri illustrano una dipendenza dai canali contestati. Nonostante la sfiducia schiacciante nei contenuti proposti, utenti, brand e marketers continueranno ad utilizzarli perché rispondono a precisi bisogni, personali o commerciali. Circa un terzo dei visitatori giornalieri di Google risiede negli Stati Uniti e trascorre, in media, 35 minuti al giorno su Facebook.

Il messaggio per aziende e professionisti del marketing continua ad essere uno soltanto: i social sono utili e sono efficaci. Dobbiamo riflettere molto su ciò che è accaduto con l’adv politica made in Russia, con la consapevolezza che gli utenti pretendono trasparenza e chiarezza e con quella che deriva dalla dipendenza di tutti dai social media interessati.

Continuiamo a percorre una strada che sembra sempre di più arrivare ad un bivio di natura etica: i social sono efficaci, certo, ma da quella efficacia derivano anche grandi responsabilità, soprattutto nei confronti degli utenti.