Lavoro

Il rimedio definitivo contro lo stress? Il senso di appartenenza all’azienda

Secondo uno studio dell'università di Trento l'appartenenza a un gruppo soddisfa importanti bisogni umani come far parte di un qualcosa più grande di sé e di sentirsi in connessione con gli altri

Livia Liberatore 

Giornalista professionista

Scollegarsi dalla casella di posta, prendersi delle pause, fare esercizio fisico: di consigli su come combattere lo stress da lavoro ne circolano diversi. Ma secondo uno studio pubblicato a novembre dall'università di Trento e pubblicato sulla rivista scientifica “Teaching and Teacher Education” il benessere degli impiegati dipende soprattutto dal clima che si crea in ufficio. La soluzione per evitare che i dipendenti raggiungano quella - orribile - sensazione di sovraccarico e di esaurimento emotivo per il troppo lavoro e le continue deadline è di tipo manageriale.

Secondo i ricercatori, il senso di appartenenza protegge dallo stress: significa che identificarsi con l’organizzazione nella quale si lavora favorisce la collaborazione con i colleghi e difende dal burnout. Porta anche a una performance migliore e alla soddisfazione lavorativa.

Lo studio dell’università di Trento ha riguardato gli insegnanti del Canton Ticino: 5079 docenti di tutti i gradi di istruzione con un tasso di risposta del 52 per cento. È stata presa in considerazione la scuola in quanto ambiente dove stress e burnout sono molto sentiti. Ma i risultati valgono anche ogni tipo di ufficio, ente, azienda.

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Il senso di appartenenza

Abbiamo parlato con Lorenzo Avanzi, ricercatore presso il Dipartimento di Psicologia e Scienze Cognitive dell’Università di Trento che ha spiegato a Ninja i particolari dello studio. «L’appartenenza a un gruppo protegge dallo stress perché soddisfa importanti bisogni umani come quello di far parte di un qualcosa più grande di sé, di sentirsi in connessione con altri», dice Avanzi, «o quello di acquisire un’autostima positiva, differenziando in modo positivo il proprio gruppo dagli altri».

Secondo il ricercatore, il senso di appartenenza rende più probabili i comportamenti altruistici e cooperativi fra i membri di gruppo. «Le persone che si percepiscono parte di uno stesso gruppo si sentono più pronte ad agire collettivamente per rispondere alle difficoltà quotidiane. In una parola: fanno squadra».

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Il senso di appartenenza non nasce in automatico, si crea. «È più facile identificarsi con gruppi di minore dimensione, di elevato prestigio e dai confini marcati», sostiene Avanzi, «in ogni caso, bisogna valorizzare gli aspetti positivi già esistenti e i valori condivisi, favorendo iniziative di condivisione di attività, simboli e rituali, come la partecipazione a cerimonie ed eventi. Un altro elemento importante per facilitare l’emergere di una identità sociale condivisa è dato dallo stabilire obiettivi comuni, chiari, sfidanti e coinvolgenti, sui quali si possano avere riscontri nel tempo».

 

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Le responsabilità dell'azienda

La Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro ha definito lo stress lavoro-correlato come «una risposta psicofisica che occorre quando le richieste del lavoro superano le risorse o le capacità del lavoratore di farvi fronte o si scontrano eccessivamente con in suoi bisogni». Per cui, chiarisce Lorenzo Avanzi, «se da un lato le risorse personali del lavoratore (come le abilità, i valori, le motivazioni) sono un fattore decisivo per affrontare al meglio le costrizioni lavorative, dall’altro una cattiva gestione rappresenta un’inutile o dannosa caratteristica dell’ambiente di lavoro». Per fare degli esempi, la presenza di ruoli lavorativi indefiniti e ambigui o uno stile di leadership autoritario possono provocare reazioni avverse, a lungo andare, sulla salute del lavoratore.

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A influire sullo stress è soprattutto il sovraccarico lavorativo, che ha una stretta correlazione con burnout e altre condizioni avverse per la salute. Si tratta di fattori a molti ben conosciuti come scadenze difficili da rispettare, dover lavorare in modo rapido e intenso, essere sempre sotto pressione a causa di lunghi orari lavorativi o perché ci si porta il lavoro a casa.

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Il caso del giovane insegnante

«Prendiamo un giovane insegnante», ci dice Avanzi, «se posto in un ambiente di lavoro esigente in termini di impegni professionali, può affrontare le situazioni in modo del tutto individualistico e spesso irrealistico. Un professore intervistato in una ricerca da noi citata affermava che: «Quando lavoro, tutto dipende da me. In un certo senso ogni giorno è un esame. Se non sono ben preparato, ciò si riflette su di me. Nei primi due anni di insegnamento pensavo di potere fare tutto, di essere capace di gestire tutto. Ho lavorato di notte, nei fine settimana e durante le vacanze».

Ma il giovane non era solo. Era parte della squadra "scuola" ma non se ne accorgeva. «La nostra idea è che un maggior spirito di squadra e senso di appartenenza possano far emergere comportamenti di sostegno e aiuto reciproco, fornendo risorse aggiuntive ai dipendenti nell'affrontare le sfide del loro mestiere».

Il senso di appartenenza non nasce in automatico, si crea. «È più facile identificarsi con gruppi di minore dimensione e di elevato prestigio», sostiene  Lorenzo Avanzi, «in ogni caso, bisogna valorizzare gli aspetti positivi già esistenti e i valori condivisi, favorendo iniziative di condivisione di attività, simboli e rituali, come la partecipazione a cerimonie ed eventi»

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