Tutti i temi e le novità Ninja Marketing per il 2018

Ninja Marketing cresce e, a margine dell’evento sul branded content promosso e organizzato dalla testata ieri a Milano, annuncia importanti novità editoriali ed opportunità per gli inserzionisti per il 2018, dichiarando la propria ambizione di costruire e consolidare anche una nuova business unit Media dedicata al branded content.

Con oltre 900 mila pageviews mensili (dati Google Analytics) e oltre 2,4 milioni di contatti mensili considerando anche la forte presenza social, Ninja Marketing è da 13 anni il punto di riferimento per il marketing e la comunicazione in Italia.

Forte anche di un +60% di traffico nel primo mese dall’arrivo del nuovo direttore Aldo Pecora, riconosciuto top influencer italiano sul Fintech, la testata ha iniziato a introdurre anche nuovi formati e nuovi temi tra i quali la digital economy, il lavoro, il fintech, l’industria 4.0, e si propone di andare oltre anche la stessa definizione di magazine e divenire quella che il CEO e founder dell’azienda Mirko Pallera ha presentato come «la piattaforma italiana per la digital economy».

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Come cambia Ninja Marketing

Una definizione che, spiega Pallera, trae le sue ragioni dal concetto di «singolarità tecnologica, ovvero quel punto nello sviluppo della civiltà umana in cui lo sviluppo accelera oltre la capacità di previsione degli esseri umani, e che cambierà radicalmente il mondo così come lo conosciamo. Una nuova e sempre più vicina fase che comporterà certamente per chi fa business nuovi mindset, competenze e lifestyle. Ed è questo che, con il direttore Aldo Pecora, abbiamo voluto mettere al centro del nuovo Ninja».

«Un nuovo Ninja – gli fa eco Pecora, presentando le novità editoriali per il 2018 – che andremo a costruire e migliorare giorno dopo giorno. La parola d’ordine del patto che stringiamo con i nostri lettori e la nostra community sarà “spiegare”. La prima cosa che ho detto ai nostri collaboratori al mio arrivo è stata “aggiungere senza mai togliere”: manterremo alto il focus sui temi che hanno fatto la storia di Ninja Marketing, ma ci siamo dati una sfida ambiziosa, ovvero accompagnare le aziende nel percorso di trasformazione digitale del Paese e al contempo rivolgerci ai millennials e a quella parte di audience insoddisfatta dai contenuti dell’informazione mainstream. Un magazine-piattaforma per il giovane professionista, anche avvocato, medico o commercialista, o che studia per diventarlo, e non solo per marketer, strategist, social media manager o comunque chi già lavora nel digital».

Per farlo Pecora, di concerto con l’editore, sta ridisegnando i quattro canali della testata.

Marketing

Ritorna, completamente rinnovato, il target “storico” della community Ninja. In un solo canale, tutta la filiera della creatività, per aiutare chi lavora comunicando brand, aziende e persone. Condivideremo ogni giorno know-how, i nuovi tools, le strategie e gli approcci del marketing, soprattutto lato Digital e Social Media.

Business

News, interviste, analisi e scenari dal mondo che innova l’economia e l’impresa, dalle startup fino alle grandi corporate e al no profit. E poi il Fintech, gli how-to, le leggi (spiegate), con un obiettivo: accrescere ogni giorno, con una divulgazione indipendente, le skills dei professionisti, soprattutto dei nuovi arrivati.

Future

Ninja Tech diventa Ninja Future: mobility, industria 4.0, energia, cybersecurity, blockchain, robotica, spazio e scienze della vita, un nuovo canale completamente di visione dedicato alle tecnologie che migliorano la vita delle persone.

Life

Non un canale di Lifestyle ma un occhio imparziale e ispirazionale per vivere meglio il mondo che cambia: dall’alimentazione alla salute, ai viaggi, alle città, fino ai temi del lavoro, smart working, produttività e crescita personale.

Una nuova business unit dedicata al branded content

Intorno a questi temi Ninja porta sul mercato anche nuove offerte per i partner, a partire dai progetti di brand journalism ovvero dalla realizzazione di piattaforme editoriali “chiavi in mano”.
Per questo, forte della collaborazione di quasi 80 contributor da tutta Italia e dell’esperienza maturata nel contenuto che unisce qualità giornalistica ad approccio orientato al marketing, costituirà una unit dedicata a servire grandi clienti con progetti speciali.

La particolarità di questa nuova divisione di Ninja Marketing sarà quella di creare contenuti di valore unendo a questi tecnologia e automazione con finalità di marketing e lead generation, non solo di branding.

Tecnologia

Quanto conterà la tecnologia nel marketing di domani?

Inutile negarlo, la tecnologia sta cambiando nettamente non solo il nostro lavoro, ma anche i nostri stili di vita. E tra realtà aumentata, intelligenza artificiale, assistenti digitali ecc. il cambiamento non è di certo ancora terminato.

Tecnologia e marketing: cosa dicono le ricerche?

Proprio in tal senso, un nuovo studio del Chief Marketing Technologist sottolinea quanto sia importante la tecnologia nelle aziende, motivo per cui i leader dei reparti Marketing non possono assolutamente sottovalutarla.

Dalla ricerca è emerso che più di un quarto (26,9%) degli intervistati  ha dichiarato che sta completamente ristrutturando i propri dipartimenti di marketing e IT, per fare un uso migliore della tecnologia in ambito marketing.  Inoltre, il 14,9% non ha ancora avviato una simile impresa, ma la sta programmando nei prossimi 12 mesi.

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Nel frattempo, gli altri (più lungimiranti) si sono mossi  in anticipo rispetto alla massa: non a caso quasi il 19% dei Marketing Manager intervistati ha ristrutturato i reparti marketing e IT nell’ultimo anno, mentre un altro 12,4% lo ha fatto più di un anno fa. Bravi, no?!

Riorganizzazione tecnologica e nuove figure in azienda

Ma la riorganizzazione di un dipartimento è solo uno dei modi con cui i professionisti del marketing investono nella tecnologia, e da solo non basta! Indispensabile, è avere qualcuno incaricato, esplicitamente, di sfruttare la tecnologia in maniera profittevole. Questo è un passaggio successivo ma senz’altro necessario. Che senso avrebbe sostenere l’investimento dell’ammodernamento tecnologico, se poi non lo sfruttasse nessuno?

Credits: Chiefmartec.com

Credits: Chiefmartec.com

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Non a caso, il 52,7% degli intervistati ha dichiarato di aver già preso provvedimenti per nominare un responsabile che faccia da collante tra tecnologia e marketing, mentre il 21,5% ha affermato di non avere ancora assunto nessuno in questo ruolo, ma conta di farlo in questo anno, poiché ne capisce la necessità.

Tra le nuove figure che faranno capo al responsabile della tecnologia nel Marketing, è facile distinguere alcune funzioni:

  1. applicazioni – Sono i membri del team concentrati principalmente su sviluppo e gestione dei rispettivi strumenti di marketing. Tra di loro possiamo trovare esperti di Marketing Automation, specialisti di CMS e di CRM per la gestione rispettivamente dei contenuti e dei database, esperti nella gestione dei prodotti o del magazzino.
  2. Infrastrutture – I membri di questo team saranno più tecnici, in grado di costruire e gestire database da integrare nei software e nei sistemi aziendali. Si tratta di ruoli che in passato sarebbero forse stati demandati al reparto IT, ma che oggi devono essere strettamente comunicanti con il team di Marketing.
  3. Sviluppo – Finora incaricati della creazione e del funzionamento di siti web, app, interfacce mobile, applicazioni interne, oggi queste figure lavoreranno su chatbot e assistenti vocali, sperimenteranno con realtà aumentata e realtà virtuale, seguendo le indicazioni del responsabile del Marketing. Sia i tecnici software che i professionisti di UI & UX faranno parte di questo gruppo di sviluppo basato sul marketing.
Credits: Chiefmartec.com

Credits: Chiefmartec.com

Anche Ingegneri informatici e Web Designer, insomma, saranno sempre più chiamati a comprendere e saper rispondere alle regole del Marketing, un marketing digitale sempre più basato sulla capacità di raccogliere e interpretare i dati.

E la tua azienda ha già provveduto a creare il giusto mix tra tecnologia e marketing?

Le mamme fashion blogger. Intervista a Elena Schiavon

Elena Schiavon, considerata tra le fashion blogger più influenti d’Italia, è un vulcano di idee. Ti conquista subito per la sua umiltà e il suo buonumore, anche quando la passi a prendere con una navetta in un paesino del Lago di Garda. Elena inizia la sua avventura nel fashion blogging nel 2007 che dal 2015 si evolve nel suo blog su Grazia.it, Impulse Mag.

Nel 2016 Elena è diventata mamma ed è stata capace di innovare la sua narrazione online includendo anche la sua esperienza di maternità. Un’operazione tutt’altro che semplice per un settore che finora – quest’anno a rompere definitivamente il tabù è arrivata nostra regina Chiara Ferragni – ha rinchiuso lo storytelling della fashion blogger nell’eterna adolescenza e giovinezza. Elena per prima è stata capace di affrontare il tema con la sua consueta delicatezza e bon ton non solo non perdendo pubblico, ma ampliandolo. Oggi il suo blog conta oltre un milione di visite.

L’abbiamo intervistata.

Come nasce un blog da 1 milione di views

Ciao Elena, innanzitutto complimenti per il tuo nuovo traguardo con Impulsemag, il tuo blog di fashion e lifestyle, che ha di molto superato il milione di visualizzazioni mensili. Ti aspettavi questo traguardo?

Naturalmente quando ho cominciato con il blog no, di certo no: ho iniziato mossa dalla passione per la moda e per me metriche e Analytics erano termini fuori dal mio dizionario. Negli ultimi anni invece devo ammettere che abbiamo lavorato molto per raggiungere questo obiettivo e il giusto mix di contenuti e strategia ha dato il risultato che ci eravamo prefissati.

Com’è arrivata l’intuizione del tuo blog, che nasce tra i banchi dell’università?

Sono sempre stata una persona molto curiosa, e molto determinata. Mentre studiavo avevo cominciato a navigare e seguivo alcune blogger americane. Ispirata da questa nuova forma di comunicazione, e con il desiderio di confrontarmi con la scrittura e con le ragazze con la mia stessa passione per la moda, ho aperto il mio primo blog nel 2007.

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In questi ultimi due anni abbiamo assistito al successo nazionale di tutti i blogger del 2008/2009: Chiara Ferragni, GialloZafferano, Salvatore Aranzulla e tu. Pensi che accadrà lo stesso processo di lavoro/successo per i blog nati nelle annate successive?

«Una cosa che mi fa riflettere è fondamentalmente una: chi ha successo è sempre mosso dalla passione. Il business e la pianificazione vengono dopo (o insieme), e non sono il presupposto del successo: non è un caso se in questi anni abbiamo visto decine di blog (anche di personaggi molto famosi o influenti) che non hanno avuto alcun successo o sono morti. Questo perché se non hai la passione, la dedizione, l’interesse per curare un blog, è difficile avere successo. Non escludo che anche chi è arrivato dopo possa ottenere degli ottimi risultati, e forse stiamo assistendo ad un certo ritorno dei blog in una formula un po’ più originaria e meno business oriented. Questo perché le persone cercano autenticità. Ma probabilmente chi vuole avere successo ora con un blog non può non confrontarsi con tutta una serie di attività che non hanno dovuto tenere in considerazione i primi: strategia, personal branding, SEO, etc».

In America è molto forte la cultura del fallimento, mentre in Italia è un qualcosa che censuriamo: il racconto dei vincitori è sempre fatto omettendo i loro tentativi falliti o errori. Ci racconti il tuo fallimento migliore? Quello che ti ha aiutata ad essere la Elena di oggi?

«Diverse volte ho parlato sui miei canali delle difficoltà che si incontrano anche in un lavoro agli occhi di tutti meraviglioso come il mio; credo che sia necessario creare anche una certa cultura dei social, cultura della difficoltà e sì, anche del fallimento perché i social tendono a censurare gli aspetti negativi».

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«Non ho un fallimento specifico che ha segnato la mia carriera, ma tanti piccoli episodi di difficoltà. Li ho sempre condivisi con la mia community perché la vita è quello che succede oltre Instagram, e voglio che le persone non debbano mortificarsi confrontandosi con dei modelli apparentemente perfetti che si trovano sui social. Forse il “fallimento” che mi ha bruciato di più è stato un casting per un programma TV: mi avevano cercato loro, alla fine avevo passato tutte le selezioni, eravamo rimaste in due e alla fine non hanno scelto me. Ma sono anche molto fatalista: probabilmente all’epoca non ero pronta, ma mi piacerebbe molto fare qualcosa in TV. Oggi sono molto più sicura di me e molto più autoironica, mi prendo meno sul serio».

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La fashion blogger diventa madre

Ti seguiamo da tempo e la cosa che ci ha colpito maggiormente è stata la tua capacità di trasformare lo storytelling nel tempo rimanendo sempre fedele a te stessa. L’esempio più evidente è stato il racconto di te come madre: sei riuscita a trasformare l’icona di eterna teenager che caratterizza un po’ le fashion blogger in mamma. Come hai operato il cambio di racconto?

«È stata una trasformazione che ha seguito il mio percorso di vita in modo piuttosto naturale, anche se lo ammetto, a volte non senza difficoltà. Il racconto della mia maternità è entrato nel racconto della mia vita, ma ho scelto di non farlo diventare l’argomento dominante; per capire quale direzione prendere da un punto di vista di contenuti mi sono avvalsa anche della consulenza di una professionista di personal branding per capire come portare avanti il mio lavoro dopo la nascita di Lavinia Giulia. Da un punto di vista social mi preme mostrare come la maternità non sia uno spartiacque tra quello che sei prima e quello che sei dopo: mi batto perché una donna che diventa mamma continui ad essere vista come donna e come professionista e non “solamente mamma”».

Hai riscontrato resistenze da parte del tuo pubblico ai post dove racconti il tuo essere madre?

«Generalmente no, devo ammettere che ho anzi scoperto un nuovo pubblico, o, meglio delle nuove compagne di viaggio, le mamme che mi seguono, mi consigliano, mi ispirano. Quello che ho potuto notare è che veramente qualunque argomento riguarda la maternità, o l’essere mamma risulta spesso essere molto divisivo o comunque molto partecipato: tutti si sentono in diritto di dire la propria opinione, nel bene e nel male, spesso anche in modo molto -troppo- brusco o senza considerare che dall’altra parte ci sono delle persone, delle mamme e dei papà. Temi come l’allattamento, lo svezzamento, scatenano dei flame pazzeschi perché ognuno ha una storia da raccontare.»

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C’è qualche personalità pubblica che ti ha ispirata su come raccontare la maternità?

«La personalità pubblica che mi trasmette un’idea di empowered woman è Beyoncé: se ci pensi, wow, fa tutto e bene, per me è uno degli esempi pop che amo citare.

Per quanto riguarda blogger e influencer seguo le americane che hanno cominciato con me (come Pink Peonies o Taza) e sono diventate poi mamme continuando a fare serenamente il loro lavoro; poi una italiana, Federica Piccinini Sweet as a candy, semplicemente perché quando mi sembra di non riuscire a combinare niente presa tra lavoro e mammitudine la guardo e mi sprona a rimboccarmi le maniche: se ce la fa lei che ha tre bambini beh, mi dico, ce la puoi fare anche tu».

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Un post condiviso da Beyoncé (@beyonce) in data: 13 Lug 2017 alle ore 22:10 PDT

Dal punto di vista di relazioni con i brand com’è stato accolto il “cambio di passo”?
«Alcuni marchi con cui ho lavorato quando ero incinta erano “preoccupati” della mia imminente maternità perché vivevano “moda” e “maternità” come due mondi totalmente distanti che non potevano coesistere: trovo che questa sia una idea vecchia e molto miope della maternità.
La moda non è solamente per le ragazzine, le donne giovani e belle, e per questo mi sono sempre battuta, fin dall’inizio, con il mio blog: la moda è per tutti, anzi, un atteggiamento contrario rivela una scarsa capacità di lettura della realtà. Per il resto devo ammettere di aver fatto una bella selezione, e ovviamente collaboro con chi sento vicino a me.

Il messaggio che voglio che passi attraverso il mio racconto è che una donna che diventa mamma “poi” non è solo mamma, ma continua ad essere donna, con tutto quello che questo significa».

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Coinvolgere i bambini nella propria visibilità online

Pensi di evolvere ancora lo storytelling quando tua figlia sarà più grande e magari farla partecipare attivamente?

«Sapeste quante proposte di lavoro ho rifiutato per conto di Lavinia Giulia in questo anno e mezzo! Io e il papà abbiamo scelto di non “sfruttare” la nascita di nostra figlia per il nostro lavoro ma di lasciare che cresca serena e libera di scegliere, quando sarà il momento, che cosa fare con i social e come comunicarsi. Mia figlia non sarà protagonista di shooting e campagne nei prossimi anni: vi dico che no, non la vedrete mai, almeno finché sono io a doverla tutelare e scegliere se pubblicare o meno le sue foto».

Che rapporto hai, come madre, con la diffusione di immagini che ritraggono tua figlia online?

«Io e Christian abbiamo scelto di non condividere foto in cui la si vede in viso perché quella della diffusione di foto di minori è per me un argomento molto spinoso. Preferisco evitare che le foto di mia figlia finiscano chissà dove e non perché (come mi hanno scritto alcuni) mia figlia sia “brutta come me” (mi hanno scritto anche questo, in modo decisamente meno prosaico però!), ma semplicemente perché quando pubblico una foto su un social so che quella foto non appartiene più a me e non so dove finisce. Può finire in mani innocenti, ma anche no. Su questo aspetto personalmente non transigo, e più di me il papà, che fatica a lasciarmi pubblicare anche la foto di una manina!»

Un consiglio ai genitori non famosi che postano foto dei propri figli online?

«Da mamma so quanto amore e orgoglio ci sia nel pubblicare una foto di proprio figlio: si vuole condividere la gioia immensa e l’amore infinito che si prova per nostro figlio o nostra figlia e, credetemi, tante volte io stessa vorrei mostrarlo al mondo! Io non giudico le scelte di ciascuno, ma invito sempre chi ha poca dimestichezza con i social a considerare solamente una cosa: quando pubblichi una foto su Facebook o su qualunque social, quella foto smette di appartenere a te, non è più tua, e “vive di vita propria”. Te la puoi ritrovare ovunque e usata davvero in qualunque modo: l’importante è avere consapevolezza di quello che si fa, poi ognuno decide se “il gioco vale la candela”. Come ultimo lasciami sottolineare una cosa, anche per i non genitori: prima di pubblicare la foto dove compare un minore su un social chiedete il permesso ai genitori».

«Il digitale è una grande opportunità e credo che i nostri figli abbiano a disposizione uno strumento prezioso per affermarsi come individui, confrontarsi e aprirsi al mondo. Mi auguro che vista l’importanza del digitale si affermi e nasca anche nel nostro Paese una vera e propria cultura del digitale, che allarghi sempre di più gli orizzonti e le opportunità per tutti i bambini. Il digitale è apertura, non chiusura».

Instagram: un’occhiata ai trend che ci aspettano nel 2018

Marketers, non mentite: avete già iniziato a pianificare le vostre strategie di social media marketing per il prossimo anno? Non possiamo più nasconderci dietro l’account o l’art director vicino di scrivania, il momento è arrivato.

Ma non preoccupatevi: in questa ardua impresa ci sono i Ninja ad aiutarvi! Abbiamo avviato la scorsa settimana una vera e propria “inchiesta” che ci aiuterà a identificare i maggiori trend social che ci aspettano nel 2018, partendo da Facebook (se ti sei perso la prima puntata la puoi trovare qui).

Rimaniamo anche questa settimana in casa Zuckerberg, provando a capire cosa succederà su Instagram, che sembra essere la piattaforma che crescerà maggiormente nel prossimo anno.

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Un occhio di riguardo alle opzioni dedicate al Business

Dopo aver raggiunto a settembre il traguardo degli 800 milioni di utenti attivi al mese, Instagram è diventata nell’ultimo anno una delle piattaforme più appetibili per i marketers. Inevitabilmente la crescita del bacino di utenti ha aumentato anche gli investimenti in sponsored content, che superano i 2 milioni di inserzionisti al mese.

Le aziende trovano sempre più opportunità per entrare in contatto con i loro consumatori attraverso la piattaforma, e Instagram continua a migliorarsi lato business per favorire e facilitare il lavoro dei marketers.

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Una delle feature più importanti che la piattaforma ha già testato lo scorso novembre è la possibilità di taggare direttamente nelle foto condivise i prodotti venduti dall’azienda, il cosiddetto “Shopping Tag”. Recentemente Instagram ha annunciato una integrazione con Shopify che sarà attiva a breve: i tag Shopify consentiranno agli utenti di effettuare acquisti da qualsiasi post Instagram senza lasciare l’applicazione – ovviamente questa opzione è disponibile solo per i commercianti Shopify selezionati.

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Aggiornamento continuo delle Stories e introduzione di nuovi format

Il successo delle Instagram Stories è stato palese fin da subito: in meno di un anno dal lancio ufficiale infatti questo strumento battuto il suo diretto competitor Snapchat, con un totale di 250 milioni di utenti attivi al giorno – contro 166 milioni di utenti iscritti all’applicazione del fantasmino (dati aggiornati a giugno 2017).

Gli aggiornamenti di questo tool si sono susseguiti velocemente durante l’anno – Live Streaming, filtri facciali, geolocalizzazione, Poll Stickers – e sicuramente per il 2018 dobbiamo aspettarci tante altre novità. Una tra le tante, già anticipata da Instagram, è il formato Canvas per le Sponsored Stories, che funziona in modo analogo ai Canvas di Facebook.

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Alcune indiscrezioni non ancora confermate, invece, prevedono l’introduzione di un nuovo format visual (già presente da tempo su Facebook) ovvero le foto a 360°, che porterebbero un cambiamento davvero significativo nella piattaforma.

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Ricerca visiva tramite IA

Come abbiamo anticipato nella puntata precedente, la passione di Zuckerberg per Realtà Aumentata e Intelligenza Artificiale è nota a tutti e influenza gli aggiornamenti delle piattaforme proprietà dello stesso Mark.

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Nello specifico, il prossimo anno Instagram potrebbe implementare una nuova tecnologia di IA avanzata per il riconoscimento delle immagini; questa nuova feature risulterebbe molto preziosa in una piattaforma che si basa esclusivamente sulla condivisione dei format visual. Nell’ultimo anno Instagram si è già impegnata a migliorare il feed esplora cercando di dare maggiore importanza al formato video, mentre una delle novità più recenti è la possibilità di seguire specifici hashtag.

LEGGI ANCHE: I nuovi hashtag di Instagram: cosa sono e come utilizzarli

Instagram sembra proprio destinata a salire sul podio delle tre piattaforme social più importanti nel 2018. Quale sarà invece la sorte di Twitter? Ne parleremo nella prossima “puntata”!

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Assistenti digitali e ricerca vocale: cosa ne pensano le persone?

Al momento sembra impossibile, o quasi, ma il futuro promette grandi cose in termini di assistenti digitali e ricerca vocale.

Non a caso, se fino a qualche hanno fa i sondaggi facevano emergere la difficoltà degli utenti ad utilizzarli, sopratutto in pubblico, oggi diversi studi dimostrano invece che l’interazione con le applicazioni, piuttosto che con gli umani, diventeranno sempre più frequenti.

I motivi sembrano molteplici, ma uno su tutti è quello di poter chiedere qualsiasi informazione (dall’indirizzo al risultato del match sportivo) in qualunque momento.

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Cosa dicono le ricerche?

Secondo la ricerca di Accenture Interactive l’atteggiamento dei consumatori verso queste nuove tecnologie è assolutamente positivo, poiché ne riconoscono i vantaggi, seppur siano consapevoli dei miglioramenti ancora da applicare in tal senso.

Mark Kiernan, Amministratore Delegato e Responsabile Marketing di Accenture Digital, ha osservato che i consumatori sono a proprio agio con gli assistenti digitali: il 62% degli intervistati “ama” il proprio assistente digitale e lo considera una persona reale.

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«Poiché questo nuovo canale si espande rapidamente i brand devono adattarsi ad un ambiente sempre meno sotto controllo», ha affermato Kiernan. «Il modello interruttivo della pubblicità a pagamento non funzionerà più. I marchi devono adattarsi intuitivamente al tempo, al luogo e alla situazione per garantire esperienze a valore aggiunto e non intrusivo».

Pare, quindi, ovvio che queste nuove funzionalità siano destinate a diventare il legame più naturale tra consumatori e marchi, a patto di utilizzarle nel modo più nativo possibile. Le persone sono decisamente più portate a vivere senza problemi queste esperienze e la ricerca vocale avrà sempre di più un ruolo centrale nella vita di tutti noi. La tecnologia vocale si è evolverà (o forse si è già evoluta) da funzione innovativa a stile di vita sempre più intuitivo ed iperconnesso.

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E tu che rapporto hai con gli assistenti digitali? Li utilizzo con tranquillità o sei ancora un po’ restio? Raccontacelo nei commenti.

Marketing natalizio

Shopping natalizio: vince il marketing felice e personalizzato

Avrete iniziato a vederle per strada, nei negozi, qualche accenno anche in ufficio: è inutile che fate i duri, anche a voi mettono allegria le decorazioni natalizie! Del resto ci siamo, il Black Friday ha dato inizio ufficialmente anche allo shopping natalizio. Un periodo che può rivelarsi determinante per chiudere il 2017 in super positivo o con un laconico “poteva andare meglio”.

Shopping natalizio: decorazioni

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Quest’anno il sondaggio di Epsilon 2017, rivela quanto siano alte le aspettative dei consumatori e noi marketers dobbiamo lavorare duro per soddisfarle. Aprite quindi bene gli occhi e leggete i quattro consigli Ninja per attirare i clienti nel magico mondo del marketing natalizio. I nostri alleati saranno: customer sentiment, loyalty, personalizzazione e strategia omnichannel.

1. Customer Sentiment: dati alla mano

“Quando pensi allo shopping natalizio, come ti senti?”

“Felice, emozionato, stressato, oppresso”.

Lo shopping natalizio effettivamente potrebbe portare una sorta di agitazione, ma gli acquisti online renderanno la vita più facile per il 72% dei consumatori questo Natale. Niente più file, orari di negozi, risse per l’ultima offerta, anche se l’86% dichiara che visiterà comunque almeno un negozio.

Per scovare i clienti e donargli uno shopping confortevole, abbiamo bisogno non solo dei dati, ma anche di una loro interpretazione trasversale. Non possiamo più ragionare in segmenti, cookies, visualizzazioni del prodotto, ma dobbiamo cominciare a interpretare il consumatore come individuo, incrociando i puri dati delle vendite con metriche cross-device di engagement e storico delle ricerche, così come attitudini dei consumatori e aspettative.

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Il sondaggio di Epsilon per esempio ci restituisce dati interessanti sul comportamento del consumatore. Gli acquisti verranno fatti dal 29% dei consumatori a novembre, di cui il 42% nel Cyber Monday e il 37% nel Black Friday. L’orario più affollato sarà per  i retail offline dalle 9 alle 15 (39%) e dalle 18 alle 21 per l’online (41%). Come per il 2016 il costo per famiglia dovrebbe aggirarsi sui 600 euro,  i nostri connazionali infatti non sembrano disposti a rinunciare ai regali di Natale. Un altro dato interessante sono le gift card, saranno scelte da ben il 62% dei consumatori.

2. Loyalty: tieni alta la fedeltà del consumatore

Sapete che il 74% dei consumatori italiani (contro il 77% negli USA) è iscritto almeno a un programma fedeltà?

Più di 6 consumatori su 10 ammette che preferisce comprare a parità di condizioni economiche e di qualità in un negozio che offre carte fedeltà. Inoltre per il 60% la carta fedeltà è un ottimo motivo per rimanere affezionati al brand e per il 55% spendere anche una somma di denaro maggiore in vista di promozioni o regali.

shopping natalizio: regali

Le carte fedeltà sono strumenti appetibili al consumatore per avere sconti vantaggiosi, coupon, rimborsi spesa e nel caso di acquisti online di spedizioni gratuite. Per il brand d’altra parte è un’opportunità per mantenere un dialogo costante con il singolo consumatore, disponendone di tutti i dati.

I programmi fedeltà sono efficaci quando offrono ai membri del programma i riconoscimenti che si aspettano. Non puntate quindi su premi irraggiungibili che si guadagnano solo dopo milioni di euro di spesa, i consumatori vi sono fedeli e vi hanno fornito i loro dati personali, ricompensateli e mantenete una relazione pro-attiva.

Potete anche coinvolgerli offrendo esperienze con il brand o sondaggi sul prodotto che preferiscono. Inoltre con i dati a disposizione cercate di capire cosa il singolo consumatore preferisce e cosa lo persuade a comprare. Ovviamente le offerte convinceranno il 51% dei consumatori durante lo shopping natalizio, ma una promozione non mirata non raggiungerebbe comunque l’obiettivo.

3. Potere alla personalizzazione

Come abbiamo anticipato, i consumatori hanno grandi aspettative per il prossimo shopping natalizio e un’esperienza di acquisto su misura potrebbe essere la chiave giusta del vostro marketing.

Profili di dati più ricchi possono aiutare i rivenditori sia online che offline a capire i momenti chiave di acquisto, oltre che la fascia di età, dati demografici e la geo-localizzazione. Questi dati insieme creano un’esperienza di acquisto su misura. Ovviamente prima di tutto è necessario valutare quali dati sono importanti e fattibili da reperire, anche perché analizzarli tutti potrebbe portare fuori strada.

shopping natalizio

Uno strumento che vi permetterà di catturare le preferenze degli utenti sono le liste dei desideri, ben il 73% dei consumatori le utilizzerà per lo shopping natalizio. Le liste dei desideri riducono l’abbandono del carrello e possono essere utilizzate per offrire proprio sui prodotti desiderati dal potenziale cliente la promozione natalizia.

I social media saranno utilizzati per le idee regalo (Facebook 29%, Pinterest 24%, Instagram 10%), perché propongono idee convenienti per il 53% dei consumatori e interessanti per il 60%.

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La chiave del successo per assicurare la soluzione di acquisto migliore è la costruzione di profili robusti dei consumatori, scelte di marketing sui messaggi appropriati da inviare e la misurazione in tempo reale dell’efficacia.

4. Strategia omnichannel per lo shopping natalizio

Il comportamento cross-channel dei consumatori continuerà, infatti nonostante gli acquisti online si prospettano al 72% quest’anno (di cui Amazon padrone indiscusso con la quasi totalità), l’86% dei consumatori pensa di comprare almeno un regalo in un negozio fisico.

Tra questi il 36% farà comparazioni di prezzo online, il 42% userà offerte ricevute via mail, il 33% stamperà coupon acquistati online e il 31% li utilizzerà da app.

omnichannel

Come potete vedere dai dati si prospetta anche per il marketing natalizio una fusione tra online e offline, un’ottima opportunità quindi per massimizzare la strategia omnichannel e catturare i consumatori in un unico ecosistema cross-device.

La strategia omnichannel infatti permette di integrare il processo di acquisto su diversi canali fisici e digitali, relazionati tra loro in modo dinamico.

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I consumatori che acquistano su diversi canali, inoltre tendono a spendere di più per transazione. Lasciate stare quindi le offerte segmentate su email, sms, social, video, display, ma piuttosto integratele in un’unica esperienza.

Un breve recap!

Quindi ricapitolando cosa inserire nella vostra To Do List del marketing natalizio:

  • il comportamento dell’utente – cavalcate le emozioni e i momenti di acquisto, potrete farlo attraverso un’analisi trasversale dei dati, non solo dati di vendite e visualizzazioni, ma anche attitudini e geo-localizzazione.
  • Proponete offerte e promozioni mirate per entrare nel cuore dei vostri utenti, soprattutto quelli che vi sono fedeli con le carte fedeltà.
  • Non vi fermate infine a pubblicità segmentate multichannel, ma massimizzate piuttosto la strategia omnichannel. È vero le file sono stancanti, stressanti, ma quanto è bello sentire tra le vetrine lo spirito del Natale?

Ambulanze tenere, Vogue, Renzi, Ikea: epic win e fail della settimana

Le certezze della vita: il lunedì, l’ufficio, il capo che si lamenta, i colleghi turbati dall’inizio della settimana. Se pensate che tutto questo sia impossibile da superare, siamo qui per ricordarvi che tanti momenti epici allieteranno la vostra giornata. Anche questo lunedì, il meglio e il peggio del web: pronti per altri epic win ed epic fail scovati da noi Ninja?

Win

Lo ammettiamo: siamo dei romanticoni. Non possiamo dunque fare a meno di condividere con tutti voi questo episodio che, come spesso accade, ha avuto massima diffusione grazie a Facebook.

This story told to us by Helen Donaldson the Officer in charge of Hervey Bay is too good not to share. A crew were…

Gepostet von Queensland Ambulance Service (QAS) am Mittwoch, 22. November 2017

La storia può sembrare da film o qualcosa di costruito, ma ci piace cogliere anche l’umanità che ci circonda: in fondo, non bisogna sempre trovare il pelo nell’uovo no? Così, ci scappa una lacrimuccia a leggere la storia degli infermieri del Queensland Ambulance Service (QAS) che hanno accontentato la richiesta di una malata terminale in barella facendole ammirare il mare.

La bellezza dei piccoli gesti e la sua condivisione (social che sia o meno) è un epic win di diritto!

Ancora, se siate o meno simpatizzanti del PD a noi, onestamente, poco importa. Quello che ci preme segnalarvi è che questo video è diventato virale, ma talmente virale che, dai social, è rimbalzato fino al piccolo schermo.

“E scusa se non parlo abbastanza, ma ho una scuola di danza nello stomaco”. Il segretario @matteorenzi canta @coezofficial

Un post condiviso da Partito Democratico (@partitodemocratico) in data: 22 Nov 2017 alle ore 11:35 PST

È accaduto questo: l’ex Premier, attuale Segretario del PD, Matteo Renzi si trova in treno. Canta una canzone di Coez ed il video viene pubblicato sul canale Instagram del PD. Visualizzazioni alle stelle, ed è subito epic win!

E se di win si deve parlare, allora non possiamo fare a meno di parlare di IKEA, la nota azienda di arredamento svedese (che poi, ha bisogno forse di presentazioni?). Ricordate cosa accaduto la scorsa settimana nel campo dell’arte?

Il famoso dipinto di Leonardo Da Vinci “Salvator Mundi è stato venduto all’asta per la modica cifra di 450milioni di dollari e IKEA non si è fatta sfuggire l’occasione per dire la propria con la grafica che vi riportiamo di seguito. Per la serie: “Ma ‘ndo vai se la cornice non ce l’hai?” IKEA: EPIC!

 

ninja_marketing_ epicwin_fail_ikea

 

Fail

Caduta di.. stile? O di tempi? Nel corso della scorsa settimana ha fatto molto discutere un post pubblicato sul canale Facebook di Vogue Italia:

Obiettivo anello di fidanzamento? Qui la nostra guida sui diversi tagli di diamante:

Gepostet von Vogue Italia am Donnerstag, 23. November 2017

Oggetto di discussione: diamanti, anelli e tagli. Ecco cosa è accaduto: nel copy del post è stato usato un tempo verbale che alle lettrici non è piaciuto per niente. E come spesso accade, gira e rigira, commenta lì, condividi là e Vogue ha corretto la forma accontentando gli utenti di Facebook. Non è un dramma, ma un piccolo fail, sì, dobbiamo assegnarlo!

Che poi, cosa diceva esattamente l’articolo?

Al prossimo lunedì epico! Ciao Ninjas!

5 trend sul mondo della finanza dal Salone dei Pagamenti

Prelevamenti e pagamenti più piccoli ma sempre più frequenti; AI, machine learning e dati che faranno sempre di più la differenza nell’offerta di servizi personalizzati; attenzione alle esperienze di acquisto frictionless (senza attrito) che diventeranno sempre più centrali nel customer journey online. Sono questi alcuni dei temi affrontati durante il Salone dei Pagamenti 2017, dedicato alla Payvolution, una vera e propria evoluzione tra innovazione digitale e nuove regole, all’interno del mondo dei pagamenti.

Sono i protagonisti dei più recenti cambiamenti nel settore a parlare in prima persona del ruolo dell’intelligenza artificiale e dell’individuo, di competizione e di trasformazione, partendo dalle esperienze e dalle sfide che si prospettano all’orizzonte.

La nuova direttiva PSD2 e il futuro dei pagamenti

In particolare, la nuova direttiva sui servizi di pagamento, la cosiddetta PSD2, che dovrà essere recepita entro il prossimo 13 gennaio 2018 anche dall’ordinamento italiano, cambierà il mondo dei servizi finanziari e aprirà la porte a nuovi soggetti: una sfida per il mondo della finanza, ma anche un’opportunità di crescita, in cui tutti i fornitori di servizi di pagamento, dalle banche alle Fintech, alle telco, ai TPP (Third Party Providers), saranno chiamati ad operare con nuove regole in un mercato più competitivo, che amplia le possibilità di scelta da parte dei clienti.

Per conoscere e seguire i principali trend dal mondo della finanza, abbiamo ascoltato gli interventi di Paola Bonomo e la Tavola Rotonda dedicata a “Pagamenti digitali: progettare il futuro”. Ecco cosa ci portiamo a casa dal Salone dei Pagamenti 2017.

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1. AI e Machine Learning saranno sempre di più al servizio del mondo della finanza

Tutte le evoluzioni sono per definizione processi lenti, ma spesso all’improvviso diventano velocissimi e si trasformano in vere e proprie rivoluzioni. Ecco perché parliamo oggi di Payvolution, un insieme di evoluzione e rivoluzione nel mondo dei pagamenti che ci conduce diretti al futuro come consumatori.

Le domande da porsi diventano quindi quelle relative all’intelligenza artificiale e all’effettiva capacità delle macchine di replicare quelle di un cervello umano. Le criptovalute sono la risposta al sogno di un’economia senza intermediari centrali? La rivoluzione digitale, quella biotecnologica, quella energetica, infine, vanno studiate solo per conoscerle o anche per guidarle? Questi i principali temi, tra filosofia e etica, tra diritto e politiche pubbliche, al centro dell’intervento di Paola Bonomo, Consigliere Indipendente e Business Angel.

Comprendere ora in che modo AI e machine learning reinventeranno i processi di credito e assicurazioni, ad esempio permettendo di sottoscrivere una polizza in pochi istanti via chat, ma anche come le politiche pubbliche dovrebbero facilitare questa transizione, significa poter cogliere le opportunità offerte dall’innovazione.

Allo stesso tempo, capire appieno quali potranno essere tutte le potenziali applicazioni delle tecnologie blockchain e delle criptovalute significherà poter utilizzare un modello alternativo con validazione collettiva delle transazioni.

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2. I dati consentiranno di conoscere sempre meglio i clienti

Marco Siracusano, Responsabile Pagamenti, Mobile e Digital Poste Italiane e Amministratore Delegato Poste Mobile ha sottolineato che «Lo sviluppo del mondo digitale dei pagamenti è un data game ed è importante come questi dati saranno gestiti».

Anche nell’ottica del PSD2, essere pronti alla corretta acquisizione e gestione dei dati dei clienti, permetterà alle società di servizi finanziari di conoscere sempre meglio i consumatori, le loro abitudini e i loro percorsi di acquisto, per offrire servizi e prodotti sempre più personalizzati.

Così pure Melissa Peretti, Country Manager American Express, ha dichiarato l’importanza di sfruttare «i dati dei pagamenti digitali per conoscere meglio i clienti», un driver importante di crescita.

3. Lo sviluppo degli Instant Payments

Stefano Favale, Responsabile Global Transaction Banking Intesa Sanpaolo, ha fatto il punto sulle strategie del Gruppo in tema di instant payments.

La banca è impegnata in due progetti transnazionali lanciati per sviluppare soluzioni di pagamento istantanee. Una decisione presa per essere tra le prime a poter offrire servizi di pagamento con questo nuovo standard, partita con un primo test a giugno e un progetto pilota a novembre, per comprendere anche come andranno gestite le valute a livello transnazionale.

Anche l’interesse dei clienti è altissimo su un tema che renderà imprescindibile la cooperazione tra istituti a livello europeo e che punta a far diventare i pagamenti sempre più veloci, semplificando il lavoro delle tesorerie aziendali, soprattutto nelle grandi corporate.

4. La frictionless experience per essere più competitivi

Roberto Liscia, Presidente Netcomm, ha sottolineato che il customer journey online si ferma al momento del pagamento, per questo è importante lavorare su «un’esperienza senza attrito».

Al tempo stesso, in uno scenario sempre più aperto e competitivo, per le banche sarà necessario combattere la concorrenza di Amazon, Apple e degli altri operatori digitali, diventando piattaforme aperte attraverso equity partnership, cioè joint venture che consentano di mettere in comune capitale, competenze e risorse per ottenere maggiori ricavi e crescita, ma anche attraverso servizi non bancari, che assicurino e valorizzino l’affidabilità dei tradizionali servizi finanziari.

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5. La valorizzazione del circuito nazionale in una prospettiva internazionale

BANCOMAT® SPA e PagoBANCOMAT® sono forse l’esempio più lampante di questo trend già in atto: insieme registrano 4 milioni di operazioni al giorno, oltre 1 miliardo e mezzo all’anno, per 87 miliardi di euro. Un dato su tutti, per comprendere ancora meglio l’importanza del circuito nazionale: nel 2016 le carte di debito (92%) e le prepagate (85%) sono state più attive rispetto alle carte di credito (69%).

Quest’anno, inoltre, il consorzio BANCOMAT® è diventato BANCOMAT® SPA, ponendosi come primo obiettivo quello di rendere il sistema dei pagamenti con carta non solo sicuro (una sola frode ogni milione di pagamenti), ma ancora più evoluto. Oggi BANCOMAT® SPA è anche contactless e va incontro così alle esigenze degli attori del mondo dei pagamenti e degli utenti.

Altre innovazioni arriveranno nei primi sei mesi del 2018, in base al piano di innovazione che sarà messo in atto fino al 2022, con cui BANCOMAT® SPA si propone come infrastruttura che crea le regole, per guidare il paese nella digitalizzazione dei pagamenti, anche attraverso la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione.

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Oggi, insomma, il principale obiettivo del mondo della finanza è quello di garantire un’esperienza d’acquisto e di pagamento semplice sicura e affidabile, capace di mettere al centro il cliente e offrirgli scelte pensate su misura e diversificate sulla base della sua effettiva esperienza e tutti questi trend ci parlano di un settore in fermento che vuole trasformare l’innovazione in realtà utilizzabile da tutti.

Il valore degli User Generated Content nel Word of Mouth Marketing

C’è una connessione tra gli aggiornamenti personali che postiamo sui social e il comportamento dell’acquisto di un prodotto qualsiasi? Si. A spiegarne la correlazione (grazie all’ausilio di qualche dato) è stato l’ultimo report di ricerca sui social media di Sprout Social, che ha illustrato una serie di interessanti specifiche sulle modalità di gestione dei contenuti, condivisione di esperienze, e di come determinati comportamenti influiscano sulla conversione dell’utente.

Come?

Partiamo subito con un grafico che pone subito un tema interessante. Qual è il metodo preferito per la condivisione di raccomandazioni (quindi di esperienze di consumo) e con i propri contatti?

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Colpo di scena (mica tanto)!
A giudicare dai dati, il 79% delle persone preferisce i social media per mostrare i momenti importanti della propria vita a parenti ed amici. La facilità con cui è possibile farlo e la rapidità di condivisione, tale da annullare qualsiasi tipo di distanza, mette i social al primo posto tra le scelte possibili.

Questo dato assume grande importanza in relazione alle meccaniche di Word of Mouth, che sfruttano il nostro costante bisogno di condividere informazioni con chi ci circonda. Se vediamo qualcosa che ci colpisce, nella maggior parte dei casi vogliamo contattare un amico o un parente per comunicarglielo.

LEGGI ANCHE: Social networks: la classifica in un’infografica

Sui social network, questa condizione si verifica con la semplice condivisione del proprio status, che a sua volta apparirà nella bacheca di tutti i nostri contatti. Sebbene il report di Sprout Social faccia riferimento solo ed esclusivamente alle milestones, il discorso può essere tranquillamente applicato a qualsiasi tipo di condivisione. Nello specifico, su Facebook, il potenziale del WOMM coinvolge principalmente le interazioni personali.

Dove?

Un altro dato interessante è quello che ci indica la piattaforma preferita dagli utenti.

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Su più di 1200 intervistati, il 94% ha indicato Facebook come piattaforma preferita per la condivisione di aggiornamenti personali. A seguire Instagram con il 39% e Snapchat con il 27%. Interessante anche il dato che riguarda il dove i consumatori trovano dati relativi alle preferenze di consumo: Facebook continua a farla da padrone al 51%, è però Pinterest che la spunta per piazzarsi alla seconda posizione: a cosa è dovuta questa particolarità?

Senz’altro, all’abitudine di utilizzarlo soprattutto in ambito eCommerce come estensione del catalogo prodotti, in una logica virtuosa per cui un buon contenuto viene agevolmente viralizzato grazie ai tool forniti dalla piattaforma. Non è un caso, infatti, che all’estero (in particolare sul mercato americano e orientale) Pinterest sia una delle piattaforme più impiegate per “esplorare” stili e tendenze nel mondo del fashion come in quello del modellismo, dall’automotive al food. Molti approfondimenti interessanti si possono ritrovare in questo senso in un report molto utile per capire meglio le dinamiche eCommerce, quello pubblicato annualmente dalla Casaleggio Associati.

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Quando?

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Ci sono occasioni dove i consumatori sono più propensi a condividere sui social le proprie esperienze collegate a un brand. Endorsement di questo genere sono sempre più rari e preziosi, tanto che nelle strategie di social media marketing è importante incentivare le meccaniche di advocacy spontanea che portano ad aumentare il numero di earned media. Anche qui, il report di Sprout è indicativo: ai primi posti della classifica si trovano le vacanze, che vedono una forte propensione a condividere contenuti più “esperienziali” (66%), cui però in molti casi (il 47%) si collega anche un brand. Sfumatura diversa e leggera quella che separa la prima posizione dalla seconda: i “viaggi“, che possono ad esempio essere per lavoro, si collocano con un rapporto simile (60%-43%), mentre già alla terza posizione, i contenuti relativi alla “famiglia” (quindi la sfera più personale della vita delle persone) vede allargarsi la forbice (59% – 30%), facendo constatare come ci siano segmenti di mercato più difficili, nell’ambito del reclutamento di ambassador spontanei.

Un’altra indicazione interessante si ritrova nelle ultime posizioni, che vedono momenti come i lutti, i traslochi, o le separazioni come momenti della vita difficili da condividere: segno che l’utente medio è più propenso a proporre alla propria rete sociale momenti leggeri, felici, slegati a richiami dolorosi. Un aspetto non secondario nel comprendere il comportamento dell’utente social.

LEGGI ANCHE: Le sei cose da non fare sui social durante le vacanze estive

Perché?

Qual è la ragione che ci spinge a condividere sui social? Anche qui, ad aiutarci nel trovare le risposte c’è un grafico.

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Al primo posto, con un bel 54%, si piazza il desiderio di condividere un momento importante e invitare gli altri a celebrarlo con noi, seguito dalla semplice intenzione di informare il proprio network. Curioso anche il dato che si ritrova in terza posizione: solo il 42% condivide dubbi e richieste di aiuto e informazioni. Siamo forse portati a vergognarci dei nostri dubbi e delle nostre insicurezze?

Noi e i brand

Altro elemento da non sottovalutare è perché si condividono – volutamente – riferimenti ai marchi. La metà degli utenti che hanno partecipato alla survey di Sprout Social hanno dichiarato che lo scopo è di raccomandare il brand coinvolto nell’esperienza/momento di vita; il 34% si spinge oltre, sottolineando il proprio grazie. Nella survey non si specifica quando l’inclusione prevede un giudizio negativo: le voci rimangono generiche, anche se nel 30% che vuole sottolineare le proprie preferenze, è prevedibile che vi sia una parte che spinge per la condivisione di una cattiva esperienza di consumo.

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Conclusioni

Il report continua con un’appendice sul mondo delle industry, andando a scandagliare il punto di vista delle aziende e di come gli User Generated Content contribuiscano a spostare valore dal punto di vista delle marche. I dati sovraesposti, però, sono già sufficienti per capire quanto l’obiettivo di accaparrarsi earned media sia centrale per una strategia capillare, a maggior ragione se si considerano gli effetti dell’ormai conclamato fenomeno di Content Shock.

Che ne pensate, amici lettori? Come userete i dati di Sprout? Diteci la vostra su Facebook, su Twitter e su LinkedIn!

sala server OVH

#OVHdown: cosa è successo e cosa possiamo imparare dal collasso del gigante dell’hosting

I siti delle aziende europee sono divisi in due categorie: quelli che non sono hostati da OVH e quelli che lo sono.

I webmaster lo sanno bene, e di recente anche molte aziende ne sono diventate consapevoli nel peggiore dei modi: giovedì 9 novembre 2017 sono andati offline tutti i datacenter OVH localizzati a Roubaix (RBX) e Strasburgo (SBG).

L’evento ha coinvolto una grossa fetta delle aziende italiane, rimaste senza sito e senza caselle di posta per l’intera giornata lavorativa!

Cosa è successo esattamente? Come è stato possibile? Si ripeterà?

Andiamo con ordine.

Hosting Internet, cloud e server dedicati

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OVH è una delle più grandi aziende di cloud provider al mondo e la più grande in Europa. Fondata in Francia nel 1998, fornisce server dedicati, domini e servizi di telefonia. Ha all’attivo 15 datacenter (più tre in costruzione), con una capacità hosting di oltre 1 milione di server.

Giovedì 9 le sedi di Roubaix e Strasburgo, per un totale di nove datacenter, sono stati compromesse da due incidenti indipendenti tra loro, lasciando offline i siti e i servizi di posta di mezza Europa. Agli italiani interessa maggiormente il secondo, che copre l’Europa centrale e dell’est.

Ecco cosa è successo.

#OVHdown

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Luogo del guasto all’alimentazione di Strasburgo

Alle 7.23 un’interruzione di corrente lascia i tre data center di Strasburgo senza alimentazione per tre ore e mezza. I due cavi da 10 MVA ciascuno sono collegati alla stessa sorgente e allo stesso interruttore di circuito, per cui l’avvenuto danneggiamento di uno coinvolge anche l’altro.

È ovviamente previsto un sistema di backup, progettato per funzionare senza limiti di tempo. In caso di interruzione dell’alimentazione esterna, le celle ad alta tensione vengono automaticamente riconfigurate da un sistema di failover motorizzato. In meno di 30 secondi, e senza interruzioni di servizio, l’alimentazione dei datacenter dovrebbe essere ripristinata con a 20kV.

Il condizionale è d’obbligo, dato che nella pratica il comando di avvio dei generatori di backup non è mai partito.

I tecnici di OVH e dell’impresa di distribuzione elettrica locale riescono a riavviare le macchine verso le 10.00, cambiando manualmente le celle del generatore e ripristinando il cavo non danneggiato.

I router SBG tornano così online, ma i servizi di hosting, mail e cloud devono ancora essere ripristinati. La piena operatività dei siti si avrà intorno alle ore 23.00; per le mail occorrerà aspettare le 2.00 del venerdì.

Gli aggiornamenti del CEO Octave Klaba

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L’emergenza è dunque rientrata in quasi 24 ore, un’intera giornata lavorativa durante la quale i telefoni di tutti i webmaster e web agency che si appoggiano a OVH squillano ininterrottamente, preannunciando le richieste di spiegazioni di migliaia di clienti.

Di pari passo, il call center del colosso dell’hosting è intasato di chiamate, senza che la domanda principale trovi una risposta: quando torneranno operativi tutti i servizi?

La multinazionale non è comunque stata avara di comunicazioni: l’account Twitter del CEO Octave Klaba è stato aggiornato ogni mezz’ora con frasi riprese poi dai vari account aziendali nazionali. Meno conosciuto ma altrettanto pubblico è il task manager di OVH, aggiornato dai tecnici e nel quale è possibile trovare i dettagli di ogni lavoro eseguito o in corso.

Cosa ha portato a questo scenario catastrofico? La risposta breve, fornita direttamente dal CEO, è questa:

«La griglia di alimentazione di SBG ha ereditato tutti i difetti di progettazione che erano il risultato delle piccole ambizioni inizialmente previste per quella posizione».

Problemi ereditati: alimentazione e container

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Più nel dettaglio, l’origine del problema risale al 2011. In quell’anno, OVH progetta di implementare nuovi datacenter a Strasburgo, ma decide di evitare i limiti di tempo associati ai permessi di costruzione, di modo da ricevere conferme operative prima di effettuare investimenti sostanziali. Per creare il datacenter SBG1 vengono così impiegati dei container. Due anni dopo, la stessa soluzione verrà utilizzata per l’SBG4.

Nel frattempo, sono nati SBG2 e SBG3, costruiti in torri da cinque o sei piani, come da standard OVH.

Con queste premesse, il tracollo di giovedì è stato reso possibile da due fattori:

  1. Assenza di due alimentazioni elettriche 20kV separate in tutti i datacenter localizzati a Strasburgo.
  2. Mancata indipendenza della rete elettrica di SBG2, posizionata invece su quella di SBG1. Ovunque, tranne che sul sito SBG, la numerazione dei datacenter indica proprio l’autonomia energetica dell’uno rispetto all’altro.

Le cause esterne, già citate, invece, sono state:

  1. Il danneggiamento di uno dei cavi di alimentazione.
  2. Il mancato funzionamento del sistema di avviamento dei generatori ausiliari. Inoltre, il problema non è mai stato evidenziato nel corso dei test, l’ultimo dei quali avvenuto a maggio.

Una congiuntura sfavorevole ha portato alla luce i mancati investimenti di OVH per garantire un servizio continuativo, caratteristica fondante di un cloud provider.

LEGGI ANCHE: Pensi che Facebook e Google siano gli unici a sapere tutto quello che fai? Sbagli

Piano d’azione per il futuro di OVH

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A seguito dei report sul problema, arriva la dichiarazione Octave Klaba, che ammette le responsabilità di OVH e annuncia le contromisure decise per il lungo termine:

«Anche se l’incidente è stato causato da automi di terze parti, non possiamo negare la nostra responsabilità per il crollo. Abbiamo approntato un piano d’azione su SBG affinché raggiunga lo stesso livello di standard degli altri siti di OVH. […] Si tratta di un piano di investimenti di 4-5 milioni di euro, che lanceremo subito e che ci consentirà di ripristinare la fiducia dei nostri clienti in SBG e OVH».

Le finalità degli interventi sulla sede di Strasburgo sono state così riassunte:

«Rivalutazione del design elettrico del sito, con conseguente decisione di abbandonare definitivamente l’utilizzo di container marittimi, come nel caso delle strutture di SBG 1 e 4, a vantaggio di data center “fissi” di elevata capacità, concepiti per infrastrutture di larga scala e ad alta affidabilità. I server ospitati a SBG 1 e 4 verranno migrati verso il data center SBG3, in costruzione, in modo che l’intero sito sia in grado di rispondere allo stesso livello di domanda raggiunto da tutti gli altri del Gruppo».

Il punto della situazione completo sugli incidenti accaduti a OVH il 9 novembre 2017 è consultabile a questo link, mentre per osservare da vicino l’evoluzione dei lavori presso le sedi OVH, il mezzo più diretto rimane l’account Twitter del CEO Oktave Klaba.