#MeToo

Come spiegare il caso Asia Argento e il gender gap nel cinema

Dalle ramificazioni dello scandalo Weinstein alla colpevolizzazione delle sopravvissute. Ovvero validi argomenti di cui parlare invece di fare il processo alla vittima

Martha Burns 

Editor at large

Harvey Weinstein (il produttore americano al centro dello scandalo per gli abusi sessuali denunciati da diverse star del cinema, ndr) dichiara di volersi far curare e spera di avere una seconda chance. Poi arriva una telefonata alla polizia dalla figlia che dice che suo padre minaccia di ammazzarsi.
Bob, fratello di Harvey, piange di fronte alle telecamere e chiama il fratello “depravato”. Povero Bob, che insieme al resto del consiglio di amministrazione della casa di produzione, sapeva che erano state pagate almeno tre o quattro donne per tacere sulle molestie di Harvey.

I fatti

Gli abusi di Weinstein

Intanto continuano a farsi avanti vittime di Weinstein e non solo. Seth Rogen e Kate Winslet parlano rispettivamente di lui come un "pezzo di merda" e come uno con cui è orribile lavorare, un bullo. Ben Affleck condanna Weinstein eppure Rose McGowan, l’attrice che aveva accusato da tempo il produttore ed etichettata come pazza, dice che Affleck sapeva.
L’attore è stato inoltre colto dalle telecamere nel 2003 mentre palpeggiava, in diretta su MTV, il seno di una presentatrice. E non ci dimentichiamo che il fratello Casey è stato accusato di molestie sessuali da parte di una direttrice della fotografia e una producer.

Ben Affleck, Harvey Weinstein, Matt Damon Credit: The Daily Beast

Ben Affleck, Harvey Weinstein, Matt Damon. Credits: The Daily Beast

Rinfreschiamoci un attimo la memoria e ricordiamo che Ben Affleck e Matt Damon sono migliori amici da decenni e che da giovanissimi sono entrati a far parte dell’olimpo di Hollywood grazie a Will Hunting – Genio Ribelle, prodotto da Weinstein.

Vediamo un po’, chi altro sapeva? Ah sì, Gwyneth Paltrow racconta di essere stata molestata da Harvey, di averlo raccontato a Brad Pitt che ha intimato il produttore di non farlo più, e a sua volta Weinstein ha intimato l’attrice di non raccontarlo a nessun altro. Anche Angelina Jolie ha accusato Weinstein di molestie sessuali. Con chi è stata sposata per anni Jolie? Brad Pitt.

Non solo Weinstein: Hollywood e le molestie sessuali

Alle vicende di Harvey se ne sommano altre. Una producer di Amazon dice di essere stata molestata sessualmente da Roy Price, l’uomo che decideva le sorti dei contenuti di Amazon, responsabile tra l’altro della cancellazione di Good Girls Revolt, una serie femminista che trattava, tra le altre cose, di molestie sessuali.

Blake Lively racconta di un make up artist inquietante che la filmava di nascosto mentre dormiva e che dopo settimane, grazie all’intervento del suo avvocato, è stato allontanato ma con una bella lettera di raccomandazione dallo unit production manager perché nessuno voleva rimanere in cattivi rapporti.

Credits: Amazon Studios

Credits: Amazon Studios

Inoltre Ronan Farrow, autore dell’inchiesta per il New Yorker, che ha parlato con decine di persone per il suo pezzo sia per ascoltare le testimonianze delle sopravvissute che per confermare le loro versioni ha sottolineato che non è un caso che Weinstein – così come Roger Aisle – sia stato colpito nel momento in cui aveva meno potere e che il suo articolo era pronto già da parecchio tempo prima di essere pubblicato.

Oltre i fatti

Cosa non torna del caso Weinstein

Vedi: magari a qualcuno conveniva fare fuori Weinstein per ragioni che non hanno niente a che fare con la giustizia per le sopravvissute.

Un mucchio di fatti interessanti, non trovate? Si potrebbero riempire innumerevoli pagine di giornale – ma che dico, c’è abbastanza materiale per scriverci libri. Si può provare a ragionare sul perché tanti uomini sono stati complici e sono restati  in silenzio.

Si può parlare dell’ostruzionismo intorno all’inchiesta di Farrow, scartata dall’NBC con cui collabora. Si può cercare di capire perché Weinstein è stato fatto fuori e altri come Woody Allen e Casey Affleck sono rimasti illesi dai loro di scandali.

Si può ragionare sulle ramificazioni del sessismo nell’industria del cinema americano che pervade ogni anello della catena alimentare di Hollywood. Ci si può scandalizzare di fronte a Weinstein che dopo tutto questo casino spera ancora di essere perdonato o alle lacrime di coccodrillo di Bob che ha definito suo fratello “malato” come per attirare un senso di pena e compassione per lui, come se potesse essere curato. Che se così fosse, i soldi non gli mancavano di certo per farsi curare. Che poi Harvey non era l’irrefrenabile maiale che allunga le mani su chicchessia.

Harvey Weinstein con Gwyneth Paltrow e Cameron Diaz. Credits: Rex Features per The Sun

Harvey Weinstein con Gwyneth Paltrow e Cameron Diaz. Credits: Rex Features per The Sun

Così venivano adescate le vittime

Harvey seguiva uno specifico modus operandi, che ritroviamo nei racconti delle sopravvissute: sceglieva con cura le sue vittime tra giovanissime modelle e attrici emergenti, le faceva portare da lui da gente di cui si fidavano (assistenti, produttori, direttori di casting, spesso donne) per poi rimanere solo con loro tipicamente in una camera d’albergo, con indosso un accappatoio, porgendo loro una crema per il corpo e supplicandole di fargli un massaggio.
Nei giorni seguenti l’accaduto, Weinstein telefonava alle sue "prede", mandava loro regali, come per convincerle di essere un romantico spasimante, per confonderle, manipolarle e spesso anche per lusingarle con offerte di ingaggi.

Harvey, amante e amico, benefattore e scopa-amico. È così che Weinstein si vedeva, è così che razionalizzava il suo disgustoso comportamento da predatore sessuale seriale – del resto anche gli stupratori devono dormire la notte. Ed è così che alcune sopravvissute, appunto per sopravvivere e convivere con la vergogna che pare trasferirsi dal carnefice alla vittima, si sono sforzate di considerarlo.
Come se andarci a letto consensualmente potesse cancellare lo stupro; come se accettare i suoi regali, soldi e proposte di lavoro potesse in qualche modo risarcirle della violenza subita. Fino a quando sono cresciute, si sono imposte di guardare le cose per come sono e non per come vorrebbero che fossero e allora si sono unite alla lunga schiera di donne che con coraggio hanno accusato il megaproduttore.

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Il "problema" di Asia Argento

È il caso della nostra Asia Argento. Sì, nostra. Asia è italiana, è una di noi, e come tale è facile per chi scrive provare una maggiore empatia nei suoi confronti e sono particolarmente fiera di lei per aver raccontato la sua storia.

Mi incazzo perché sulla vicenda Weinstein e sull’industria del cinema in generale c’è tanto di cui si potrebbe parlare e invece che si fa in Italia? Il processo a Asia Argento.

C’è chi l’attacca e condanna apertamente, chi invece pieno buone intenzioni vuole solo cercare di capire come mai non l’abbia denunciato prima o perché non abbia detto semplicemente di no, chi ovviamente ha abbastanza tempo per scrivere articoli e post sui social media ma è troppo pigro per informarsi sui fatti che di per sé fugherebbero esaustivamente ogni dubbio, chi di abusi sessuali non sa niente e ignora che è piuttosto tipico per le vittime tornare dal proprio aguzzino eppure sputa sentenze da esperto su questo caso specifico, chi con le sue domande innocenti non si rende conto che compie l’ennesima violenza di mettere in dubbio la vittima.

No ma io voglio solo capire, dice con il tono più umile che riesce a trovare. E allora leggi, informati. È una faticaccia, lo so. C’è troppa roba. Ti capisco ma allora stai zitto. La tua opinione non è richiesta, possiamo serenamente vivere senza.

Alla fine è proprio questo il problema di Asia Argento: l’ignoranza, la cocciutaggine nell’ignoranza, l'arrogarsi il diritto di parlare nonostante l’ignoranza, la svogliatezza dell’ignoranza, l’urgenza di avere ragione a tutti i costi anche da ignoranti.

La volontà di comprendere richiede fatica e non parlo solo della fatica di leggere le copiose pagine di giornale spese per raccontare le violenze di Weinstein. Mi riferisco ad andare a fondo, scavare nelle motivazioni, individuare un sistema e una matrice nella quale siamo tutti immersi.

Le differenze uomo-donna sul lavoro

La vittima diventa il problema, e non il carnefice

Perché non vi fidate delle donne? Perché non credete alle donne quando denunciano una violenza sessuale? Ah, perché quella volta trent’anni fa una donna ha ammesso di aver mentito. E quindi mettiamo in dubbio a prescindere il racconto di una donna perché una su un milione è una bugiarda?

Se qualcuno denuncia un furto, la prima cosa che pensate è che voglia i soldi dell’assicurazione o gli credete fino a prova contraria? Perché sono spesso le donne a essere le critiche più severe di altre donne e non mostrano “solidarietà femminile”? Mai sentito parlare di sessismo internalizzato? Altra interessante lettura, prego, non c’è di che.

Perché si cercano disperatamente nel comportamento della vittima le attenuanti per il comportamento dei predatori sessuali? Da dove viene questa perversione nell’esaminare tutti i dettagli della vita delle sopravvissute e perché siete così poco zelanti nei confronti degli aggressori? Perché li volete un po’ meno colpevoli e preferite credete alla complicità della vittima?

Il cinema italiano e l'importanza del networking

Perché devono essere le donne a farsi furbe e a non mettersi in situazioni potenzialmente pericolose quando sono gli uomini a crearle queste situazioni? Perché gli uomini, che hanno la possibilità di fare amicizia con altri uomini che possono aiutarli professionalmente, sono liberi di andarci a parlare, di fare pacificamente networking anche da soli e invece le donne, se non sono delle cretine, devono dire di no? Vi sembra giusto in un settore in cui quasi sempre l’unica maniera per essere assunti è attraverso networking?

Il gender gap

Perché ci sono così poche donne, a qualsiasi livello, nel cinema, hollywoodiano e italiano? Insomma, non è che si tratta di andare a lavorare in miniera che uno dice, mah, magari alle donne non interessa. Qualche dubbio non vi viene che possano essere ambienti maschilisti estremamente ostili nei confronti delle donne?

E ancora, com’è che si crede che gli uomini abbiano più talento delle donne quando pochissimi uomini fanno bei film e innumerevoli uomini fanno film inguardabili pur continuando a lavorare e a ottenere finanziamenti pubblici pagati con le nostre tasse?

In Svezia ci sono le quote di genere per l’assegnazione dei finanziamenti pubblici alle produzioni cinematografiche, in Australia tra il 2015 e il 2017 il 47% dei finanziamenti pubblici al cinema è andato a progetti guidati da team di donne, nel Regno Unito se ne parla, e in Italia invece stiamo bene così?

Perché quando, rarissimamente, si parla di quote di genere, arrivano orde di gente scandalizzata che parla di meritocrazia? Perché si dà per scontato che le donne non siano meritevoli? Ce li siamo scordati tutti quei film bruttissimi che fanno gli uomini o magari nemmeno ce ne siamo accorti perché non sopravvivono neanche un paio di sere nelle sale?

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Insomma, cari italiani e italiane, se proprio avete voglia di scrivere, leggere e commentare, di alternative a fare il processo a Asia Argento e occasioni di riflessione ce ne sono tante. Eviterete di perdere tempo con tossiche insinuazioni con annessa potenziale umiliazione di fare brutte figure, e allo stesso tempo risparmierete a Asia e a tutte le vittime  ulteriori offese. Win-win come dicono in America.

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